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venerdì 27 luglio 2018

E’ morto il padrone

Con la sua casimirra
Il padrone è defunto
D’incenso e di mirra
Nauseante il suo cunto

Nato in Abruzzo
Diventò canadese
In Isvizzera il puzzo
Dei profitti d’imprese

150.000 gli euro in un giorno
54 i milioni in un anno
Gli operai gettava nel forno
I sindacati non facero danno

Con la Fiat ha scalato la borsa
Ai lavoratori ha tolto la vita
In Ferrari non ha vinto la corsa
Ha massacrato chi campava in salita

Con l’America strinse il suo patto
Abbracciando un negro venduto
L’Italia gli ha servito su un piatto
Da Mirafiori gli gridaron cornuto

Degli Agnelli egli fu il Consigliori
I Corleone del grande Lingotto
Piani industriali da taglieggiatori
I diritti facevan fagotto

Pranzi brevi riposi azzerati
A pisciare non ci puoi andare
Punizioni dai suoi camerati
In malattia ti facea licenziare

Pomigliano è ormai una caserma
Un lager di tipo nazista
La catena non resta mai ferma
L’uomo/merce del Marchio schiavista

Landini ora esprime cordoglio
La Cgil tesse quasi le lodi
La sinistra senza l’orgoglio
Ha oramai la faccia di Prodi

Dalla Patria fuggì con la cassa
Ricattando politici e servi
In Polonia l’operaio fu massa
Gli stipendi da fame ed impervi

Il capitale ha le sue leggi
Non lo fanno neanche morire
Moribondo non ha privilegi
Solitario lo fanno perire

Un feroce di nome Marchionne
Il vil Sergio era solo un rapace
Nessuna pietà per questo Assalonne
Che all’inferno non trovi mai pace

Fonte

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