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venerdì 27 luglio 2018

Trump e Juncker: accordo sui dazi

E pace fu. O almeno sembra. Mentre con una mano Donald Trump fa l’incendiario e riaccende lo scontro – al momento mediatico – con l’Iran, con l’altra stringe quella di Jean Claude Juncker ed attenua la tensione con l’Unione Europea.

Ieri infatti una delegazione UE guidata proprio dal presidente Juncker si è recata alla Casa Bianca per provare a trovare un punto di dialogo con l’amministrazione USA su dazi doganali e rapporti commerciali.

Doveva trattarsi di un incontro di contatto – almeno così era stato presentato – ed invece si è trasformato in un vero e proprio negoziato.

In realtà un confronto tra le due parti era prevedibile: difficile immaginare una guerra commerciale vera e propria tra UE e USA, almeno per il momento.

Certo la tensione era alta, arrivata al culmine dopo la decisione di Trump di imporre dazi sull’importazione di acciaio e alluminio dall’UE. La risposta europea era arrivata a stretto giro di posta: dazi in risposta a dazi, e agli Stati Uniti sarebbe costata cara, visto che il valore delle imposizioni deliberate a Bruxelles era di poco inferiore ai tre miliardi di euro l’anno.

L’escalation di tensione e colpi reciproci (commercialmente parlando) si è interrotta quando la battaglia si è spostata sul settore automobilistico: alla minaccia di aumentare le tasse d'importazione per le auto europee, dapprima ha risposto la ministra UE al commercio Cecilia Malmstrom dichiarando interventi per un valore complessivo di 20 miliardi, poi la palla è passata a Juncker con il tentativo “diplomatico”.

Troppo prezioso e strategico il mercato statunitense per le case automobilistiche europee.

Le differenze di tassazione tra USA ed UE erano stati elemento di propaganda per Trump in campagna elettorale: per quale motivo l’export dall’Europa agli Stati Uniti è tassato al 2,5% mentre le auto made in USA esportate in Europa pagano tasse per il 10%?

La risposta esiste, ed è abbastanza logica: mentre le auto europee hanno un forte mercato nel Nord America, le auto statunitensi ne hanno pochissimo in Europa. Inoltre molte case europee producono direttamente sul territorio americano, dando lavoro a molte persone.

Ma nel clima di campagna elettorale permanente che caratterizza ormai tutti i paesi dove la politica ha acquistato una deriva populista (Stati Uniti come Italia) le risposte logiche hanno poca presa, ed allora Trump ha avuto gioco facile nell’inserire l’esempio del mercato automobilistico nei suoi messaggi propagandistici.

Per evitare guai peggiori di quelli che già ci sono, Juncker è volato a Washington ad incontrare Trump, ed i risultati sembrano essere promettenti.

Al termine del vertice svoltosi mercoledì entrambi i leader si sono espressi positivamente: “Oggi e’ un grande giorno – le prime parole di Trump – abbiamo lanciato una nuova fase nei rapporti tra Usa ed Europa”.

“L’obiettivo e’ quello di zero tariffe, zero barriere commerciali non tariffarie e zero sussidi sui beni industriali che non siano auto”, ha aggiunto il focoso presidente statunitense. Soddisfatto anche Juncker: “Ero venuto qui per trovare un’intesa e l’abbiamo trovata”, ha affermato.

Tutto risolto, dunque? No, chiaramente. Il conflitto esiste, c’è. Gli interessi commerciali di USA ed UE non collimano, sono molto più lontani di quanto lo fossero fino a qualche anno fa. Ma l’Europa è un continente di alleati, chi più chi meno. Ed una guerra commerciale all’ultimo sangue forse è meglio dichiararla alla Cina, piuttosto che contro un continente che almeno a parole è tuo alleato.

L’impressione è che, comunque, UE ed USA sono distanti, molto più di quanto lo siano mai stati, forse. Nel grande mercato libero e globale tutti sono competitor, non c’è spazio per sentimentalismi, ricordi di alleanze, affinità culturali. Homo homini lupus, l’uomo è predatore per l’altro uomo: figuriamoci in tempo di crisi.

Ma gli Stati Uniti sono già impegnati in uno strenuo braccio di ferro con la Cina, ci sono le guerre in corso, c’è da sistemare definitivamente la questione con la Corea del Nord, c’è l’Iran alle porte, ci sono da definire le cose in Siria, c’è la Russia... tanta roba, forse troppa. Una guerra commerciale con l’Europa al momento nemmeno Trump forse può permettersela.

Al momento.

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