Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

08/07/2023

Il degrado istituzionale si specchia nella vicenda La Russa

C’è qualcosa di commovente – si fa per dire, sia chiaro... – nel modo in cui i fascisti inciampano ad ogni minuto nelle regole della democrazia borghese-parlamentare di stampo liberale.

Si vede ad ogni passo che si muovono in un ambiente per loro ignoto, rifiutato, estraneo. Di cui conoscono solo gli – infiniti – sotterfugi che consentono “ai potenti” di evitare i danni peggiori.

Neanche il tempo di mettere in cantiere la “controffensiva d’estate” contro la magistratura, che aveva osato imputare per ragioni molto diverse sia la ministra-affarista Santanché che il “creativo” sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro, ed ecco scoppiare la terza grana devastante.

Stavolta, oltretutto, la magistratura non ha fatto davvero nulla, se non ricevere – come dovere d’ufficio – la denuncia di una ragazza per esser stata violentata a casa La Russa dal di lui figlio e da un suo amico.

Dopo due giorni di “tritacarne mediatico” tra evasione fiscale, rivelazione di segreto d’ufficio, interesse politico di parte nell’esercizio delle funzioni governative, “imputazione coatta”, ecc., l’affanno dei “fratellini d’Italia” era evidente.

Così al ministro della Giustizia, l’ex magistrato Carlo Nordio – mai compassionevole con i suoi ex colleghi – era venuto in mente che fosse arrivato il momento giusto per contrattaccare promettendo una “riforma complessiva” del codice penale per eliminare (guarda caso) il reato di “abuso d’ufficio”, l’”imputazione coatta”, il meccanismo che regola l’iscrizione al registro degli indagati e quant’altro renda possibile il travaso di informazioni dai procedimenti giudiziari alla stampa.

Non era una sortita sorprendente, anche se irritualmente affidata ad una nota proveniente da “fonti di via Arenula” invece che direttamente a nome del ministro.

È il classico metodo eversivo dell’ultradestra: invece di mostrarsi ferita, ma “rispettosa delle leggi”, parte all’attacco ululando e promettendo sfracelli peggiori. Con gli occhi di fuori e la voce da “esorcista”...

Purtroppo per loro, proprio nel giorno – “il terzo giorno...” – scelto per il contrattacco è esplosa tra i loro piedi la mina Ignazio La Russa, “seconda carica dello Stato” in quanto presidente del Senato, oltretutto in un momento in cui “la prima carica” è dall’altra parte del mondo e quindi è teoricamente “presidente della Repubblica facente funzioni”.

Sulla denuncia che ha raggiunto il figlio – battezzato Leonardo Apache, forse in onore di Tex Willer – il prode Ignazio si è lanciato nella più prevedibile (e ignobile) delle difese d’ufficio.

Anzi, essendo un avvocato di lungo corso (agli esordi difese Maurizio Murelli e Vittorio Loi, i due fascisti che a Milano nel 1973, a margine di un comizio che lo vedeva tra gli oratori-organizzatori, uccisero un agente di polizia tirando bombe a mano in mezzo alla strada), si può ben dire che come “legale di fiducia” ha condotto un “lungo interrogatorio” del figlio arrivando a pronunciare la più scontata delle sentenze: “non ha commesso nulla di penalmente rilevante”.

Non pago della rapidissima assoluzione da lui stesso pronunciata, si è lanciato poi nelle solite insinuazioni sulla “moralità” della ragazza, trovata positiva alla cocaina durante le analisi ospedaliere successive alla violenza sessuale. Come si dice a Roma e non solo, “è andato fuori come un balcone”...

Avvertito da tutto il suo entourage che stavolta l’aveva fatto immensa, più che grossa, il resistibile ammiratore del Duce operava l’ancor più consueta marcia indietro professandosi “frainteso”. Ma ormai era fatta.

Non può sfuggire a nessuno che, anche dal punto di vista della normale democrazia liberale, la massima carica dello Stato (Presidente a parte) non può sostituirsi alla magistratura ordinaria nel caso di denuncia circostanziata contro un proprio congiunto.

Né che – se lo fa – questa è una pressione esplicita sui magistrati che dovranno esaminare la denuncia, preventivamente indicati come potenziali “toghe rosse” nel caso dovessero arrivare alla conclusione che – sì – effettivamente c’è stata una violenza sessuale di gruppo a casa La Russa, condita dall’uso di stupefacenti (quando la vittima “non ricorda nulla” al risveglio, quasi sempre c’è stato l’utilizzo di una “droga dello stupro”).

Basterebbe fare l’esempio di Boris Johnson – premier britannico imputato e poi costretto alle dimissioni per qualcosa di assai meno grave (feste in casa, in violazione delle misure anti-Covid da lui stesso decise per il resto della popolazione) – per chiarire che in una democrazia liberale ci sono limiti che anche “i potenti” devono almeno far finta di rispettare.

Ma i fascisti si sentono al di sopra della legge. Come quei poliziotti che torturano o uccidono e poi magari trovano un sindacato fascista che organizza collette a loro beneficio (è accaduto per gli agenti che a Milano hanno pestato in strada una donna, qualche settimana fa).

È più forte di loro. Non sopportano limiti o regole che devono valere per tutti. Quindi è bene che si riesca a farli sloggiare il prima possibile.

A prescindere...

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento