Pubblichiamo un contributo scritto dal nostro gruppo studentesco e
universitario, insieme agli studenti in queste settimane coinvolti
nelle occupazioni scolastiche, sull’adeguamento scolastico allo stato di
eccezione permanente presente nella Capitale.
Nelle ultime settimane la città di Roma appare sempre più nervosa per
la “minaccia terrorismo” e mentre tutti corrono ai ripari nessuno sa
realmente cosa fare. Quindi, per ora, si riempiono le stazioni di
militari con l’unico apparente compito di controllare l’obliterazione di
tutti i biglietti mentre il ceto politico romano, Pd in testa, è
intento a capire il modo migliore per spartirsi la torta del Giubileo e,
magari, trovare un altro fantoccio da far sedere in Comune per
distogliere l’attenzione dai loro sporchi affari “privati”. Già, affari,
che di privato hanno solo i profitti come quello della Metro C, il cui
cantiere rischia di fermarsi definitivamente a dicembre finché il Comune
non pagherà qualcosa come 260 milioni a fronte di una spesa totale che
finora, secondo alcune stime, si aggira tra i 4 e 5 miliardi!
Il resto è tutto nelle mani dei due prefetti il cui obiettivo sembra
sempre più quello di traghettare la città verso un finale incerto
assicurandosi che nessuno se ne lamenti. Lo stato di eccezione a Roma
vige dall’inizio dell’inchiesta di Mafia Capitale. Che questo modello di governo della città ben presto sarebbe diventato la ‘normalità’ con
cui ogni entità politica avrebbe dovuto confrontarsi era chiaro già
dall’insediamento di Gabrielli, dopo il quale l’atteggiamento repressivo
delle forze dell’ordine e della questura nei confronti dei movimenti è
aumentato esponenzialmente. Dell’accelerazione in questo senso dopo gli
avvenimenti di Parigi e della militarizzazione dei rapporti politici avevamo parlato già in questo articolo.
In questo clima a finire sotto attacco sono anche gli studenti delle
scuole superiori. Solo nelle ultime settimane sono arrivate decine di
denunce per “interruzione di pubblico servizio” (conseguenza del corteo
non autorizzato che porta a multe dai 2500 ai 10.000 euro) anche per
cortei studenteschi. Ad essere poi letteralmente demonizzate sono le
occupazioni delle scuole verso le quali la linea, neanche a dirlo, è la
tolleranza zero.
Il mantra ripetuto con isteria è “non facciamo perdere tempo alle
forze dell’ordine” che, in realtà mai come quest’anno, si ritrovano a
intervenire immediatamente su richiesta di presidi e genitori
dimostrando di aver molto tempo da perdere. E allora poco importa che
l’idea di cercare terroristi nelle scuole sia quanto meno ridicola: si
procede con sgomberi e denunce tra gli applausi soddisfatti di una buona
parte dell’opinione pubblica, incurante del fatto che l’intervento
delle forze dell’ordine spesso crea più danni materiali (a volte di più
di migliaia di euro) di quelli che dovrebbe prevenire.
Nonostante i presidi si strappino i capelli per il pericolo attentati, Gabrielli nega che ci possano essere collegamenti tra gli sgomberi e la cosiddetta emergenza terrorismo scaricando completamente le responsabilità ai dirigenti scolastici
che, non contenti dell’enorme visibilità data a loro e alle lettere
indignate di alcuni genitori su giornali come Repubblica, lamentano di
essere stati abbandonati dalle istituzioni.
Del resto niente di nuovo sotto al sole: si agita il feticcio del
pericolo terrorismo e una volta scatenatosi il clamore mediatico si
approfitta della confusione per mettere in atto un meccanismo repressivo
che non lasci minimamente spazio e agibilità alle ragioni della
protesta. Oltre agli sgomberi e alle denunce si aggiungono le minacce di
presidi e alcuni professori, tra cui molti sedicenti di sinistra e a
parole “favorevoli alle ragioni della protesta” , i quali usano
meccanismi più subdoli come chiamare i genitori degli studenti più
esposti anche dopo averli addirittura filmati durante presidi e
assemblee. Il clima quindi è dei peggiori, la guerra sul fronte interno
punta ad intensificarsi senza risparmiare nessuno
ed appare necessario tendere la mano al mondo studentesco che sta
subendo un attacco senza precedenti in Italia negli ultimi anni. Il
mondo studentesco nel passato recente ha innescato alcuni dei momenti
più intensi di conflitto in Italia. E questo Gabrielli e i nostri nemici
lo sanno benissimo. Vediamo di non scordarcelo noi.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/12/2015
Roma. Giubileo: si mandano a casa i lavoratori, arrivano i volontari (a gratis)
Via i lavoratori, dentro i volontari che lavorano gratuitamente. Il modello Expo si sta imponendo anche a Roma nella gestione dei servizi turistici per il Giubileo. E la coincidenza tra quanto sta accadendo con l'affidamento del Campidoglio commissariato all'ex Prefetto di Milano Tronca non riesce ad apparire del tutto casuale.
Questa mattina infatti a Roma si è svolto l'incontro tra una delegazione di promoters turistici organizzati con l'Unione Sindacale di Base e la dott.ssa Rossella Matarazzo vice Capo di Gabinetto del Commissario Straordinario, l'ex prefetto Tronca. I lavoratori, interdetti dall'attività di promozione di tour turistici da ben due ordinanze del Commissario Tronca, dopo aver esposto le conseguenti gravi difficoltà in cui ora versano centinaia di famiglie hanno richiesto alla Dott.ssa Matarazzo un intervento urgente volto al ripristino immediato dell'attività lavorativa. "Questa vicenda sta facendo emergere aspetti rilevanti”, osserva Fabiola Bravi dell'Unione Sindacale di Base. “Sarà forse una semplice coincidenza, ma dopo aver emanato lo scorso 25 novembre la prima ordinanza che mette fuori gioco i promoters turistici, a distanza di soli cinque giorni il Commissario Tronca ha pubblicato ben tre bandi per il reclutamento di 100 volontari da impiegare nei poli turistici con maggiore affluenza di pellegrini.
Alquanto paradossale che tra gli obiettivi che i volontari reclutati dovranno raggiungere vi sia "l'apprendimento delle capacità progettuali, organizzative e gestionali del lavoro di gruppo finalizzato alla promozione culturale del patrimonio archeologico e storico-artistico". "Così, con due ordinanze, Tronca stronca centinaia di posti di lavoro e contemporaneamente apre nello stesso ambito le porte al lavoro gratuito – denuncia la sindacalista USB – offrendo formazione on the job sebbene abbia a disposizione figure professionali già altamente qualificate e formate a svolgere le stesse attività". “Non vorremmo che migliaia di lavoratori divengano le vittime sacrificali di uno spostamento delle attività di promozione turistico-culturale durante il Giubileo in forma esclusiva e preferenziale alle agenzie gestite dal Vaticano e all'Amministrazione Capitolina. Anche per questo, unitamente al prossimo incontro che la Vice Capo di Gabinetto Matarazzo si è impegnata a convocare, solleciteremo anche l’intervento della Regione Lazio”, sottolinea Fabiola Bravi.
Fonte
Questa mattina infatti a Roma si è svolto l'incontro tra una delegazione di promoters turistici organizzati con l'Unione Sindacale di Base e la dott.ssa Rossella Matarazzo vice Capo di Gabinetto del Commissario Straordinario, l'ex prefetto Tronca. I lavoratori, interdetti dall'attività di promozione di tour turistici da ben due ordinanze del Commissario Tronca, dopo aver esposto le conseguenti gravi difficoltà in cui ora versano centinaia di famiglie hanno richiesto alla Dott.ssa Matarazzo un intervento urgente volto al ripristino immediato dell'attività lavorativa. "Questa vicenda sta facendo emergere aspetti rilevanti”, osserva Fabiola Bravi dell'Unione Sindacale di Base. “Sarà forse una semplice coincidenza, ma dopo aver emanato lo scorso 25 novembre la prima ordinanza che mette fuori gioco i promoters turistici, a distanza di soli cinque giorni il Commissario Tronca ha pubblicato ben tre bandi per il reclutamento di 100 volontari da impiegare nei poli turistici con maggiore affluenza di pellegrini.
Alquanto paradossale che tra gli obiettivi che i volontari reclutati dovranno raggiungere vi sia "l'apprendimento delle capacità progettuali, organizzative e gestionali del lavoro di gruppo finalizzato alla promozione culturale del patrimonio archeologico e storico-artistico". "Così, con due ordinanze, Tronca stronca centinaia di posti di lavoro e contemporaneamente apre nello stesso ambito le porte al lavoro gratuito – denuncia la sindacalista USB – offrendo formazione on the job sebbene abbia a disposizione figure professionali già altamente qualificate e formate a svolgere le stesse attività". “Non vorremmo che migliaia di lavoratori divengano le vittime sacrificali di uno spostamento delle attività di promozione turistico-culturale durante il Giubileo in forma esclusiva e preferenziale alle agenzie gestite dal Vaticano e all'Amministrazione Capitolina. Anche per questo, unitamente al prossimo incontro che la Vice Capo di Gabinetto Matarazzo si è impegnata a convocare, solleciteremo anche l’intervento della Regione Lazio”, sottolinea Fabiola Bravi.
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08/12/2015
Scala e Giubileo, prove di grandi eventi della paura
Il problema "terrorismo" è il modo migliore per disciplinare una società distratta, ignorante, rappresa nell'individualismo senza speranze, votata alla sopravvivenza. E il modo in cui il governo italiano ha preparato sia la prima della Scala che il Giubileo straordinario è quasi da manuale.
Partiamo dalla prima, che come "grande evento" è una novità assoluta. Sia per la ridotta partecipazione di persone (vip e ultraricchi, qualche migliaio di pupazzi che "ci devono essere" per farsi fotografare in loco e quindi per affermare la propria appartenenza all'upper class) che per il lo scarso impatto sulla vita di una sola città italiana (appuntamento tradizionale per proteste locali, variabili per importanza a seconda della stagione politica). Una esibizione di "stato di polizia" concentrato in pochi ettari, esibizione di metal detector, telecamere e cani poliziotto che dovevano servire a far vedere che "lo stato c'è" e che "protegge". Naturalmente protegge esattamente quegli spettatori e null'altro, e per la breve durata del concerto...
Tutt'altra scala dimensionale per Roma, ovviamente, evento globale per definizione. Qui lo spettacolo del controllo totale ha coinvolto fognature, tetti dei palazzi, strade, con la partecipazione straordinaria di una piccola fetta di popolazione disciplinata a prescindere: i "pellegrini". Teatro di grande fascino – il centro storico di Roma – fondale ideale per qualsiasi narrazione, mentre il resto della città scompare, rubricato a fastidio da nascondere sotto il tappeto per tutta la durata del "grande evento".
Sullo sfondo, in entrambi i casi, la società reale, i suoi problemi di sopravvivenza e di reddito, l'occupazione che non c'è e il salario che non basta. Lo spettacolo del controllo totale, l'esibizione di superpotenza militare (più apparente che reale, ovviamente; non è questo meccanismo che può impedire attentati jihadisti...) è rivolto soprattutto a quest'ultima. Perché introietti la disparità totale dei rapporti di forza e accetti la passività come il minore dei mali possibili.
Passato l'evento, tutto resterà come prima. Con una fetta di libertà di movimento in meno, replicabile più volte l'anno. Un "grande evento", in fondo, è un format che può essere adottato per qualsiasi bisogna. Decideranno palazzo Chigi e/o i sindaci-prefetto se e come sospendere la vita reale per proteggere la piccola banda di "vip" che non va più disturbata.
Vi piace, questo mondo?
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06/11/2015
L'aria che tira a Roma. Vietato il corteo del pubblico impiego
Sarà un caso, ma non può esserlo. A Roma, governata da una diarchia prefettizia, la questura ha vietato il corteo in occasione dello sciopero generale del pubblico impiego, indetto dall'Unione sindacale di Base per venerdì 20 novembre.
Ridicole o provocatorie le motivazioni: “gravi ripercussioni sull’ordine e la sicurezza pubblica”. Stiamo parlando di un corteo di padri e madri di famiglia, lavoratori dello Stato e/o degli enti locali, impiegati del catasto e quant'altro.
Ma c'è un'"ordinanza prefettizia" – quindi direttamente governativa – che vieta qualsiasi manifestazione durante il giubileo. A meno che non avvenga di sabato o domenica. Ma uno sciopero del genere non può avvenire nel weekend, né ha senso convocare una manifestazione in un giorno diverso dallo sciopero.
Il "modello Expo" è questa roba qui. Il governo decide che in occasione dei "grandi eventi" – siamo in attesa che vengano dichiarati tali anche gli internazionali di tennis, le partite del Sei Nazioni e la sagra della porchetta – i diritti costituzionali a esprimere il proprio dissenso rispetto alle scelte del governo sono sospesi. Che il lavoro possa essere non retribuito. Che soltanto gli affari – anche quelli sporchi – non debbano subire intralci.
Decisioni come questa non sono l'ordinaria amministrazione, ma esibizioni pratiche di un golpe costituzionale continuo. Con l'affidamento alla polizia degli incarichi politico-amministrativi viene reciso il legame tra amministrazione e cittadinanza organizzata (in sindacati, partiti, organismi sociali collettivi, ecc). Viene insomma soppressa la mediazione politica tra interessi diversi. Vigono solo le decisioni governative, trasmesse attraverso una catena militare.
Nessuno più potrà parlare di istituzioni democratiche, in queste condizioni. Un governo non eletto, nominato d'autorità e privo di una maggioranza parlamentare stabile, peraltro espressa da un parlamento di nominati attraverso una legge elettorale dichiarata con sentenza incostituzionale, impone militarmente le sue decisioni e cerca di renderle "costituenti" di un altro, eversivo, ordine.
Questa è la realtà. Se la capitale è corrotta, la nazione è infetta, si diceva una volta. Dunque, se la capitale è militarizzata, il paese è avviato alla dittatura.
Segue il comunicato dell'Usb.
*****
USB, ATTO GRAVISSIMO RICORREREMO IN TUTTE LE SEDI
La Questura di Roma ha negato l’autorizzazione al corteo indetto per il prossimo 20 novembre a Roma, in occasione dello sciopero generale nazionale dei lavoratori pubblici, proclamato per la stessa giornata dall’USB Pubblico Impiego contro la Legge di Stabilità 2016.
A motivo della mancata autorizzazione, si sostiene che la manifestazione “si sarebbe dovuta svolgere in giorno lavorativo in difformità dall’ordinanza prefettizia che prevede lo svolgimento dei cortei nelle giornate di sabato e domenica” e che la centralità del percorso prescelto comporterebbe “gravi ripercussioni sull’ordine e la sicurezza pubblica”.
La Confederazione USB, considera la decisione assunta dalla Questura di Roma un gravissimo atto lesivo delle libertà sindacali e democratiche, che reprime un corteo di lavoratrici e lavoratori pubblici indetto in occasione di uno sciopero generale nazionale per il quale sono previste altre due manifestazioni, a Milano e Napoli.
Sottolinea che non è stato possibile conoscere il testo della direttiva prefettizia a cui si fa riferimento nel divieto (la 182692 del 26 giugno 2015) e che l’USB ne sta richiedendo accesso agli atti, ai sensi della legge 241 del 1990.
La Confederazione USB evidenzia inoltre che nell’ordinanza viene surrettiziamente introdotto il motivo delle ripercussioni sull’ordine e la sicurezza pubblica, unica ragione per cui la Costituzione italiana contempla il divieto a manifestare.
La Confederazione USB annuncia infine che si opporrà contro tale divieto in tutte le sedi, a cominciare dal Tar del Lazio, presso il quale depositerà ricorso nelle prossime ore.
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04/11/2015
La crisi di civiltà investe Roma e Vaticano
Sono molti e insidiosi i segnali che vedono la Capitale al centro di malevole attenzioni e tentazioni ancora inconfessate. Da quello che accade in Campidoglio fino al Vaticano, tutto sembra convergere verso una messa all'indice di Roma come “centro” politico del paese e “centro” spirituale del mondo. La tentazione, inconfessata ma ormai evidente, è quella di “spostare” la Capitale de facto da Roma a Milano. Sbaracchiamo subito il campo da ogni velleità campanilista. Le recenti sconfitte sul campo delle due squadre romane con quelle milanesi sembrano confermare il “presagio” di alcuni mesi fa che vide una colomba bianca lanciata dal balcone del Vaticano aggredita da due rapaci metropolitani.
Stoppiamo qui le suggestioni, che un loro immaginario però lo dipingono, e prendiamo di petto le contraddizioni che stanno emergendo intorno ai simboli del potere temporale, sia nella sua versione statuale che religiosa. Roma Capitale e Città del Vaticano sono infatti legati da una connessione che affonda nei secoli e ne ha legato i destini, i fasti e i nefasti.
Marx sottolinea profeticamente come il capitalismo nella sua continua e contraddittoria ansia da prestazione (per usare un eufemismo), punti continuamente a travolgere e ridefinire le strutture esistenti per crearne di nuove e funzionali alle proprie esigenze di valorizzazione. Questo processo diventa ancora più detonante dentro la crisi. E nessuno può negare che oggi il capitalismo – o meglio, i capitalismi – sono dentro una crisi sistemica che si riverbera anche come crisi della civiltà storicamente prodotta dal suo incedere ma anche dai temporanei compromessi o arretramenti che hanno subito nel XX Secolo (dal socialismo reale al welfare state).
Dentro questo violento processo di adeguamento e sopravvivenza, tutte le strutture e le sovrastrutture della civiltà vengono sollecitate bruscamente e rimesse in discussione. Questo riguarda sia la democrazia rappresentativa – che per decenni è stata spacciata come indissolubile dalla primazia del mercato – sia i monopoli spirituali (e temporali) che ne hanno criticato gli eccessi (il Vaticano, ad esempio).
Se una parte delle vecchie classi dominanti, e il ceto politico che ne era espressione, pensavano di uscire indenni dai contraccolpi della crisi in corso, la medesima illusione è stata coltivata per anni anche dalla Curia di Roma, ossia dalle ultime vestigia del potere temporale del papato. Ed invece ormai ce n'è per tutti.
La governance autoritaria, che dalla gerarchizzazione imposta da Bruxelles discende fino alle amministrazioni statali e locali imponendo piloti automatici e prefetti/commissari, sta ridefinendo completamente le regole della democrazia rappresentativa sostituendole con il dogma della governabilità. Renzi è l'espressione piena di questo modello.
Ma anche in Vaticano – una struttura che per ammissione di almeno due pontefici non è una democrazia né un parlamento – l'aria non poteva che cambiare bruscamente.
L'apparenza ci lascia intravedere uno scontro tra conservatori e progressisti, la realtà ci dice invece che la crisi di civiltà sta bussando prepotentemente anche alle porte di San Pietro, illuminando nefandezze e bassezze note a molti ma finora sussurrate a mezza bocca o facilmente bypassabili dai diktat e dai desideri della vita reale degli uomini e delle donne, soprattutto di quelli che contano.
A uno squalo della finanza multinazionale quanto può interessare se il Sinodo si divide sulla comunione ai divorziati o sulle aperture verso l'omosessualità? Niente di niente. E per una classe dominante resa incerta e spietata dalla ricerca di uno spiraglio di uscita dalla crisi che l'attanaglia, quanto possono interessare la pertinenza delle unioni civili con la dottrina della Chiesa di Roma? Ancora meno. Del resto, come ha scritto Giuliano Amato, di diritti civili la società liberale ne può concedere a vagonate perché non costano nulla, mentre i diritti sociali – che un costo ce l'hanno – vanno ridotti.
Dentro questa contraddizione si muove un mondo che non riesce più a stare al passo con i tempi dettati dalla crisi di civiltà del capitalismo, sia sul piano politico che su quello spirituale.
E allora cosa c'entrano in tutto questo i destini di Roma? C'entrano, perché Roma è stata per un secolo e mezzo la Capitale di un mondo antico sottoposto a bruschi scossoni e sede di un Vaticano capitale spirituale di un mondo ancora più antico e più vasto.
I tecnocrati che reggono le sorti dell'occidente capitalista ragionano con altri parametri, e se la costruzione di una struttura sovrastatale come l'Unione Europea deve realizzarsi appieno, anche le vecchie strutture devono adeguarsi. Il partito dell'Expo non è affatto bendisposto a convivere ancora con il partito del Giubileo “vecchio stile”. Una Milano vicino all'Europa (come cantava Lucio Dalla) in questo senso, diventa una Capitale più funzionale al modello di “civiltà” capitalista oggi dominante di quanto lo possa essere ancora una Roma troppo avviluppata ad un Vaticano che sa di antico e di inadeguato. Volendo usare un linguaggio corrente dopo la vicenda di Mafia Capitale, possiamo dire che è il Mondo di Sopra che vuole superare e distruggere il Mondo di Sotto togliendosi di torno anche buona parte del Mondo di Mezzo.
Fonte
Stoppiamo qui le suggestioni, che un loro immaginario però lo dipingono, e prendiamo di petto le contraddizioni che stanno emergendo intorno ai simboli del potere temporale, sia nella sua versione statuale che religiosa. Roma Capitale e Città del Vaticano sono infatti legati da una connessione che affonda nei secoli e ne ha legato i destini, i fasti e i nefasti.
Marx sottolinea profeticamente come il capitalismo nella sua continua e contraddittoria ansia da prestazione (per usare un eufemismo), punti continuamente a travolgere e ridefinire le strutture esistenti per crearne di nuove e funzionali alle proprie esigenze di valorizzazione. Questo processo diventa ancora più detonante dentro la crisi. E nessuno può negare che oggi il capitalismo – o meglio, i capitalismi – sono dentro una crisi sistemica che si riverbera anche come crisi della civiltà storicamente prodotta dal suo incedere ma anche dai temporanei compromessi o arretramenti che hanno subito nel XX Secolo (dal socialismo reale al welfare state).
Dentro questo violento processo di adeguamento e sopravvivenza, tutte le strutture e le sovrastrutture della civiltà vengono sollecitate bruscamente e rimesse in discussione. Questo riguarda sia la democrazia rappresentativa – che per decenni è stata spacciata come indissolubile dalla primazia del mercato – sia i monopoli spirituali (e temporali) che ne hanno criticato gli eccessi (il Vaticano, ad esempio).
Se una parte delle vecchie classi dominanti, e il ceto politico che ne era espressione, pensavano di uscire indenni dai contraccolpi della crisi in corso, la medesima illusione è stata coltivata per anni anche dalla Curia di Roma, ossia dalle ultime vestigia del potere temporale del papato. Ed invece ormai ce n'è per tutti.
La governance autoritaria, che dalla gerarchizzazione imposta da Bruxelles discende fino alle amministrazioni statali e locali imponendo piloti automatici e prefetti/commissari, sta ridefinendo completamente le regole della democrazia rappresentativa sostituendole con il dogma della governabilità. Renzi è l'espressione piena di questo modello.
Ma anche in Vaticano – una struttura che per ammissione di almeno due pontefici non è una democrazia né un parlamento – l'aria non poteva che cambiare bruscamente.
L'apparenza ci lascia intravedere uno scontro tra conservatori e progressisti, la realtà ci dice invece che la crisi di civiltà sta bussando prepotentemente anche alle porte di San Pietro, illuminando nefandezze e bassezze note a molti ma finora sussurrate a mezza bocca o facilmente bypassabili dai diktat e dai desideri della vita reale degli uomini e delle donne, soprattutto di quelli che contano.
A uno squalo della finanza multinazionale quanto può interessare se il Sinodo si divide sulla comunione ai divorziati o sulle aperture verso l'omosessualità? Niente di niente. E per una classe dominante resa incerta e spietata dalla ricerca di uno spiraglio di uscita dalla crisi che l'attanaglia, quanto possono interessare la pertinenza delle unioni civili con la dottrina della Chiesa di Roma? Ancora meno. Del resto, come ha scritto Giuliano Amato, di diritti civili la società liberale ne può concedere a vagonate perché non costano nulla, mentre i diritti sociali – che un costo ce l'hanno – vanno ridotti.
Dentro questa contraddizione si muove un mondo che non riesce più a stare al passo con i tempi dettati dalla crisi di civiltà del capitalismo, sia sul piano politico che su quello spirituale.
E allora cosa c'entrano in tutto questo i destini di Roma? C'entrano, perché Roma è stata per un secolo e mezzo la Capitale di un mondo antico sottoposto a bruschi scossoni e sede di un Vaticano capitale spirituale di un mondo ancora più antico e più vasto.
I tecnocrati che reggono le sorti dell'occidente capitalista ragionano con altri parametri, e se la costruzione di una struttura sovrastatale come l'Unione Europea deve realizzarsi appieno, anche le vecchie strutture devono adeguarsi. Il partito dell'Expo non è affatto bendisposto a convivere ancora con il partito del Giubileo “vecchio stile”. Una Milano vicino all'Europa (come cantava Lucio Dalla) in questo senso, diventa una Capitale più funzionale al modello di “civiltà” capitalista oggi dominante di quanto lo possa essere ancora una Roma troppo avviluppata ad un Vaticano che sa di antico e di inadeguato. Volendo usare un linguaggio corrente dopo la vicenda di Mafia Capitale, possiamo dire che è il Mondo di Sopra che vuole superare e distruggere il Mondo di Sotto togliendosi di torno anche buona parte del Mondo di Mezzo.
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19/10/2015
Divieto di sciopero giubilare. La Cgil approva
La notizia è ufficiale, visto che appare su Rassegna.it,
organo della Cgil. Il governo vuole il divieto di sciopero per il
Giubileo e altri "grandi eventi", soprattutto nella Capitale. E la Cgil
ci sta. Subito e prima ancora di discuterne a un tavolo di trattativa.
L'unico limite che mette è quello che questo divieto sia introdotto "per
via negoziale", ovvero con un accordo esplicito del sindacato, anziché
con una legge.
Un'infamia non cambia di natura se viene decisa per via negoziale, ma alla Cgil il merito delle questioni che riguardano tutti i lavoratori non interessa più. I padroni e il governo facciano pure tutto ciò che vogliono, ma "con il permesso di Cgil-Cisl-Uil". A questo e nient'altro è ridotto il mitico "ruolo politico del sindacato", in pratica intermediario della pace sociale e garante del silenzio di chi lavora.
Mission impossible, naturalmente, come ogni infamia decisa sulla pelle di terzi. Ma non per questo meno vergognosa. In effetti, se il governo decide di vietare gli scioperi durante i "grandi eventi" (oggi il Giubileo, domani la finale di Coppa Italia, tra qualche anno la sagra della castagna...) si apre una questione politica di grande rilievo, che costringere(bbe) chi si autonomina ancora "sindacato" a fare sfracelli in difesa di una libertà costituzionale (non ancora soppressa). E bisogna dire che il governo ha questa tentazione per tagliare via definitivamente anche l'impressione di un "ruolo politico" del sindacato. Sa benissimo che in nessun caso Camusso-Furlan-Barbagallo alzeranno la voce (figuriamoci le barricate).
Per questo i bonzi di Corso Italia si affannano a farsi avanti chiedendo di essere coinvolti in una decisione già presa, ma che potrebbe essere "comunicata" come frutto di una "contrattazione che ha evitato limiti peggiori". Solo per giustificare la propria esistenza in vita e il percepimento (ingiustificabile) delle quote sindacali mensili.
Dobbiamo sempre ricordarvelo: non c'è limite al peggio, se si continua a stare in casa a chattare su feisbuk...
I sindacati dicono sì alla proposta del ministro Delrio sull'eventualità di una moratoria sugli scioperi in vista del Giubileo. In vista c'è una sorta di pax sindacale. Dettori (Fp): "Non vogliamo una legge, ma contrattazione per tutelare i lavoratori"
I sindacati hanno accolto la proposta del ministro dei Trasporti Graziano Delrio di discutere l'eventualità di una moratoria sugli scioperi in vista del Giubileo a Roma. Delrio ha lanciato un appello ai rappresentanti dei lavoratori affinché ci si potesse sedere intorno a un tavolo per trovare una soluzione di buon senso.
“Avevamo detto che dopo il varo della legge di Stabilità ci saremo messi intorno al tavolo per discutere del tema degli scioperi selvaggi, della regolamentazione proprio in vista del Giubileo. Ora è arrivato quel momento.
Sono pronto a chiamare i sindacati per discuterne e mettere a punto un modus operandi”, ha affermato Delrio in un'intervista a 'Il Messaggero'. E i sindacati hanno risposto, dicendosi disponibili a cercare un’intesa con il dicastero, sul modello Expo, ma puntando forte sulla contrattazione.
L’obiettivo del ministro è quello di stabilire una sorta di pax sindacale, una tregua a tutto campo per evitare disagi ai cittadini romani e ai milioni di turisti che affluiranno nella Capitale salvaguardando, allo stesso tempo, i diritti dei lavoratori.
La Cgil ha detto sì, ma senza forzature legislative. La Funzione pubblica del sindacato di Corso d'Italia, infatti, vede di buon occhio un'intesa di ampio respiro, mentre l'intervento legislativo viene considerato una via impraticabile. Rossana Dettori, segretario generale della Fp, crede che serva un accordo, perché “solo con la contrattazione si possono gestire i grandi eventi”. Si è subito detto “favorevole all'iniziativa” anche Giovanni Luciano, segretario della Fit Cisl. Mentre per Carmelo Barbagallo, leader della Uil, “bisogna stare attenti, è necessario evitare che vengano commessi abusi dalla controparte datoriale”.
Fin quando il papa ha annunciato il giubileo, ha infine aggiunto Paolo di Bernardino, leader della Cgil Roma e Lazio, “abbiamo chiesto all'amministrazione romana e alla Regione, oltre che alle imprese di aprire un tavolo in anticipo. Pensiamo che si importante arrivare in tempo".
Fonte
Un'infamia non cambia di natura se viene decisa per via negoziale, ma alla Cgil il merito delle questioni che riguardano tutti i lavoratori non interessa più. I padroni e il governo facciano pure tutto ciò che vogliono, ma "con il permesso di Cgil-Cisl-Uil". A questo e nient'altro è ridotto il mitico "ruolo politico del sindacato", in pratica intermediario della pace sociale e garante del silenzio di chi lavora.
Mission impossible, naturalmente, come ogni infamia decisa sulla pelle di terzi. Ma non per questo meno vergognosa. In effetti, se il governo decide di vietare gli scioperi durante i "grandi eventi" (oggi il Giubileo, domani la finale di Coppa Italia, tra qualche anno la sagra della castagna...) si apre una questione politica di grande rilievo, che costringere(bbe) chi si autonomina ancora "sindacato" a fare sfracelli in difesa di una libertà costituzionale (non ancora soppressa). E bisogna dire che il governo ha questa tentazione per tagliare via definitivamente anche l'impressione di un "ruolo politico" del sindacato. Sa benissimo che in nessun caso Camusso-Furlan-Barbagallo alzeranno la voce (figuriamoci le barricate).
Per questo i bonzi di Corso Italia si affannano a farsi avanti chiedendo di essere coinvolti in una decisione già presa, ma che potrebbe essere "comunicata" come frutto di una "contrattazione che ha evitato limiti peggiori". Solo per giustificare la propria esistenza in vita e il percepimento (ingiustificabile) delle quote sindacali mensili.
Dobbiamo sempre ricordarvelo: non c'è limite al peggio, se si continua a stare in casa a chattare su feisbuk...
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Giubileo: un tavolo per la «pax sindacale»
I sindacati dicono sì alla proposta del ministro Delrio sull'eventualità di una moratoria sugli scioperi in vista del Giubileo. In vista c'è una sorta di pax sindacale. Dettori (Fp): "Non vogliamo una legge, ma contrattazione per tutelare i lavoratori"
I sindacati hanno accolto la proposta del ministro dei Trasporti Graziano Delrio di discutere l'eventualità di una moratoria sugli scioperi in vista del Giubileo a Roma. Delrio ha lanciato un appello ai rappresentanti dei lavoratori affinché ci si potesse sedere intorno a un tavolo per trovare una soluzione di buon senso.
“Avevamo detto che dopo il varo della legge di Stabilità ci saremo messi intorno al tavolo per discutere del tema degli scioperi selvaggi, della regolamentazione proprio in vista del Giubileo. Ora è arrivato quel momento.
Sono pronto a chiamare i sindacati per discuterne e mettere a punto un modus operandi”, ha affermato Delrio in un'intervista a 'Il Messaggero'. E i sindacati hanno risposto, dicendosi disponibili a cercare un’intesa con il dicastero, sul modello Expo, ma puntando forte sulla contrattazione.
L’obiettivo del ministro è quello di stabilire una sorta di pax sindacale, una tregua a tutto campo per evitare disagi ai cittadini romani e ai milioni di turisti che affluiranno nella Capitale salvaguardando, allo stesso tempo, i diritti dei lavoratori.
La Cgil ha detto sì, ma senza forzature legislative. La Funzione pubblica del sindacato di Corso d'Italia, infatti, vede di buon occhio un'intesa di ampio respiro, mentre l'intervento legislativo viene considerato una via impraticabile. Rossana Dettori, segretario generale della Fp, crede che serva un accordo, perché “solo con la contrattazione si possono gestire i grandi eventi”. Si è subito detto “favorevole all'iniziativa” anche Giovanni Luciano, segretario della Fit Cisl. Mentre per Carmelo Barbagallo, leader della Uil, “bisogna stare attenti, è necessario evitare che vengano commessi abusi dalla controparte datoriale”.
Fin quando il papa ha annunciato il giubileo, ha infine aggiunto Paolo di Bernardino, leader della Cgil Roma e Lazio, “abbiamo chiesto all'amministrazione romana e alla Regione, oltre che alle imprese di aprire un tavolo in anticipo. Pensiamo che si importante arrivare in tempo".
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15/10/2015
Alesse: "Vietare per decreto gli scioperi durante il Giubileo"
L'offensiva contro il diritto di sciopero non si ferma. Anzi cerca di sfruttare al massimo la situazione di “assenza di poteri” – e di resistenza da parte sindacale – per arrivare al risultato finale.
Alla vigilia del Giubileo, come avvenne nel 2000, "sarebbe necessario per legge che nel caso di grandi eventi di rilievo l'Autorità possa estendere l'obbligo di osservare la 'franchigia', periodo in cui non è possibile attuare astensioni dal servizio". Il presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi, Roberto Alesse, nel corso della sua audizione al Senato ha calato la maschera: non è un “garante” dell'”equilibrio tra diritti dei lavoratori e diritti degli utenti dei servizi”, ma un semplice esecutore testamentario della fine delle libertà costituzionali di ogni singolo lavoratore (il diritto di sciopero è in campo al singolo, non alle organizzazioni).
L'occasione, com'era ampiamente annunciato, viene dall'indizione del Giubileo, che richiederebbe secondo lui “una tregua dagli scioperi, oltre che per evidenti motivi di sicurezza collegati al grande flusso di utenti, anche per la tutela dell'immagine del Paese". Non notate anche voi quel sentore di cetriolo che si alza ogni volta che si parla di “grandi eventi”, “immagine del paese”, “sicurezza”, ecc? Fateci caso: ognuna di queste frasi, da sola o nell'insieme, punta a un solo obiettivo: cancellare le possibilità di chi lavora di far rispettare un qualsiasi proprio diritto o persino gli obblighi contrattuali dell'impresa (com'è successo in Tpl, dove non pagano gli stipendi...).
E naturalmente Alesse non poteva non “apprezzare” che il governo abbia accolto il consiglio, avanzato anche dal suo ufficio, per l'equiparazione per decreto tra i musei e i servizi pubblici essenziali. Ma non basta, ci mancherebbe... "Sarebbe tuttavia importante che, già in sede di conversione del decreto legge, si provvedesse a introdurre la norma pro Giubileo", in modo da blindare militarmente la conflittualità per un periodo lunghissimo, in cui ogni vertenza potrebbe essere repressa manu militari.
E siccome non vuole lasciare nulla al caso, Alesse ha suggerito anche delle “sanzioni per i singoli lavoratori" che dovessero dar vita a “scioperi selvaggi” (ovvero non approvati dal suo ufficio): "sanzione pecuniaria nella forma della sospensione del servizio e della relativa retribuzione, determinata nel minimo e nel massimo". Pfiuu... per ora ancora non chiede l'arresto e le frustate.
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Alla vigilia del Giubileo, come avvenne nel 2000, "sarebbe necessario per legge che nel caso di grandi eventi di rilievo l'Autorità possa estendere l'obbligo di osservare la 'franchigia', periodo in cui non è possibile attuare astensioni dal servizio". Il presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi, Roberto Alesse, nel corso della sua audizione al Senato ha calato la maschera: non è un “garante” dell'”equilibrio tra diritti dei lavoratori e diritti degli utenti dei servizi”, ma un semplice esecutore testamentario della fine delle libertà costituzionali di ogni singolo lavoratore (il diritto di sciopero è in campo al singolo, non alle organizzazioni).
L'occasione, com'era ampiamente annunciato, viene dall'indizione del Giubileo, che richiederebbe secondo lui “una tregua dagli scioperi, oltre che per evidenti motivi di sicurezza collegati al grande flusso di utenti, anche per la tutela dell'immagine del Paese". Non notate anche voi quel sentore di cetriolo che si alza ogni volta che si parla di “grandi eventi”, “immagine del paese”, “sicurezza”, ecc? Fateci caso: ognuna di queste frasi, da sola o nell'insieme, punta a un solo obiettivo: cancellare le possibilità di chi lavora di far rispettare un qualsiasi proprio diritto o persino gli obblighi contrattuali dell'impresa (com'è successo in Tpl, dove non pagano gli stipendi...).
E naturalmente Alesse non poteva non “apprezzare” che il governo abbia accolto il consiglio, avanzato anche dal suo ufficio, per l'equiparazione per decreto tra i musei e i servizi pubblici essenziali. Ma non basta, ci mancherebbe... "Sarebbe tuttavia importante che, già in sede di conversione del decreto legge, si provvedesse a introdurre la norma pro Giubileo", in modo da blindare militarmente la conflittualità per un periodo lunghissimo, in cui ogni vertenza potrebbe essere repressa manu militari.
E siccome non vuole lasciare nulla al caso, Alesse ha suggerito anche delle “sanzioni per i singoli lavoratori" che dovessero dar vita a “scioperi selvaggi” (ovvero non approvati dal suo ufficio): "sanzione pecuniaria nella forma della sospensione del servizio e della relativa retribuzione, determinata nel minimo e nel massimo". Pfiuu... per ora ancora non chiede l'arresto e le frustate.
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28/08/2015
Roma è “anemica” e il governo la commissaria
Marino fa buon viso a cattivo gioco, oppure è fatto proprio così, tutto contento di suo. "Le parole del ministro Alfano e le decisioni del Consiglio dei Ministri spazzano via il chiacchiericcio e i rumors di un commissariamento di fatto del Campidoglio che non è mai esistito". Così il sindaco di Roma Ignazio Marino, dopo un lungo silenzio, ha commentato in una nota le decisioni assunte dal Consiglio dei Ministri sulle sorti della Capitale e soprattutto sulla gestione del Giubileo straordinario che comincerà l’8 dicembre prossimo. "Non posso che dirmi soddisfatto per le decisioni importanti, attese e positive che arrivano oggi dal Governo” ha aggiunto Marino. Nel frattempo il Ministero degli Interni ha provveduto a sciogliere il consiglio del X Municipio, quello di Ostia (il presidente era il giovane e rampante piddino Tassone), per infiltrazioni mafiose.
Il governo era intervenuto a gamba tesa sul Comune di Roma per il Giubileo affidando al Prefetto gran parte delle competenze e all'autorità anticorruzione la supervisione sulle procedure per i lavori infrastrutturali della Capitale. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, in conferenza stampa ha illustrato le decisioni assunte dal Consiglio dei ministri affermando che: "Non c'è nessun commissariamento". De Vincenti ci ha tenuto a precisare: "Attenzione, non c'è nessuna deroga sulle procedure, ma la possibilità di ridurre i tempi". A questo proposito, "abbiamo fatto riferimento alla metodologia utilizzata per l'Expo di Milano, dove all'autorità anticorruzione è stato affidato compito di supervisione delle procedure, in modo da rafforzare l'azione della giunta capitolina per la realizzazione delle opere necessarie". "Le risorse - ha aggiunto - vengono da quelle già a disposizione del comune e da quelle del piano di rientro di Roma Capitale”. In sostanza, come dice l’assessore Sabella, con l’Expo "L'unica differenza purtroppo sono i soldi... che per Roma non ci sono”. Insomma nozze con i fichi per il Giubileo voluto da Papa Francesco con dieci anni di anticipo sulla sua convocazione canonica (ogni 25 anni). "Roma oggi è una città anemica spiritualmente e questo dà il via a tutte quelle conseguenze morali negative; perciò c'è bisogno di una nuova linfa vitale che la percorra” dice l'appello lanciato da Lourdes dal cardinale vicario di Roma Agostino Vallini. Con monsignore occorrerebbe però intendersi sulla linfa.
In sostanza al Comune di Roma resta in mano solo il cerino di assicurare la mobilità e l’accoglienza in occasione del Giubileo, alla Regione quello di garantire l’assistenza sanitaria ai pellegrini, tutto il resto finisce nelle mani del Prefetto. Negative le reazioni dei consiglieri del M5S: “Questa invenzione di Renzi/Alfano in Consiglio dei Ministri è totalmente inammissibile perché "mettere sotto tutela una città" non esiste nel nostro ordinamento: il TUEL (Testo Unico degli Enti Locali), infatti, prevede una serie di misure ma non "mettere sotto tutela un comune": questo provvedimento deriva dalla loro paura di andare ad elezioni” – hanno dichiarato i consiglieri M5S in Campidoglio – “Dunque viene attuato un "commissariamento morbido" per cui il nostro nuovo sindaco (non eletto) è Gabrielli, sindaco di una città al collasso. Pertanto noi accogliamo questa decisione con estremo sfavore e grandissima preoccupazione”.
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Il governo era intervenuto a gamba tesa sul Comune di Roma per il Giubileo affidando al Prefetto gran parte delle competenze e all'autorità anticorruzione la supervisione sulle procedure per i lavori infrastrutturali della Capitale. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, in conferenza stampa ha illustrato le decisioni assunte dal Consiglio dei ministri affermando che: "Non c'è nessun commissariamento". De Vincenti ci ha tenuto a precisare: "Attenzione, non c'è nessuna deroga sulle procedure, ma la possibilità di ridurre i tempi". A questo proposito, "abbiamo fatto riferimento alla metodologia utilizzata per l'Expo di Milano, dove all'autorità anticorruzione è stato affidato compito di supervisione delle procedure, in modo da rafforzare l'azione della giunta capitolina per la realizzazione delle opere necessarie". "Le risorse - ha aggiunto - vengono da quelle già a disposizione del comune e da quelle del piano di rientro di Roma Capitale”. In sostanza, come dice l’assessore Sabella, con l’Expo "L'unica differenza purtroppo sono i soldi... che per Roma non ci sono”. Insomma nozze con i fichi per il Giubileo voluto da Papa Francesco con dieci anni di anticipo sulla sua convocazione canonica (ogni 25 anni). "Roma oggi è una città anemica spiritualmente e questo dà il via a tutte quelle conseguenze morali negative; perciò c'è bisogno di una nuova linfa vitale che la percorra” dice l'appello lanciato da Lourdes dal cardinale vicario di Roma Agostino Vallini. Con monsignore occorrerebbe però intendersi sulla linfa.
In sostanza al Comune di Roma resta in mano solo il cerino di assicurare la mobilità e l’accoglienza in occasione del Giubileo, alla Regione quello di garantire l’assistenza sanitaria ai pellegrini, tutto il resto finisce nelle mani del Prefetto. Negative le reazioni dei consiglieri del M5S: “Questa invenzione di Renzi/Alfano in Consiglio dei Ministri è totalmente inammissibile perché "mettere sotto tutela una città" non esiste nel nostro ordinamento: il TUEL (Testo Unico degli Enti Locali), infatti, prevede una serie di misure ma non "mettere sotto tutela un comune": questo provvedimento deriva dalla loro paura di andare ad elezioni” – hanno dichiarato i consiglieri M5S in Campidoglio – “Dunque viene attuato un "commissariamento morbido" per cui il nostro nuovo sindaco (non eletto) è Gabrielli, sindaco di una città al collasso. Pertanto noi accogliamo questa decisione con estremo sfavore e grandissima preoccupazione”.
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13/06/2015
“Giubiliamo Roma”
“Capitale infetta, nazione corrotta”, il famoso titolo del settimanale il Mondo negli anni sessanta, sembra incombere ancora come una nemesi su Roma, la città capitale che da troppo tempo deve convivere con la sua anomala dimensione. Capitale politica del paese, ma anche sede dello Stato del Vaticano, imprigionata dalla rendita speculativa, obiettivo sistematico di appetiti famelici.
La notizia “bomba” è che il governo intende di fatto commissariare il Comune di Roma pur mantenendo al suo posto Marino e la sua Giunta. Un “commissario straordinario” di nomina governativa dovrebbe infatti affiancare il Sindaco per il Giubileo che inizia a dicembre e durerà fino al prossimo anno. Il sindaco Marino sembra non abbia affatto gradito. Una ennesima e contraddittoria furbata che ci dice due cose molte precise:
a) al di là delle dichiarazioni, il governo Renzi non si fida più del consiglio comunale e della giunta che lo presiede;
b) il Vaticano è intervenuto a gamba tesa per assicurare che i contraccolpi di Mafia Capitale non disturbino l'evento del prossimo Giubileo. Insomma gli affari sono affari e la Cattedra di Pietro – altro vero governo ombra della Capitale – non può farsi condizionare dalle “miserie” umane e della politica.
La decisione di commissariare de facto Roma, suona a conferma di quanto abbiamo scritto e denunciato sin da dicembre, quando scattarono i primi arresti per l'inchiesta Mafia Capitale. Allora, in completa solitudine, e tra la riluttanza e l'ostilità della sinistra capitolina, affermammo che era opportuno lo scioglimento del consiglio comunale, l'azzeramento dell'apparato dirigenziale comunale e le dimissioni della Giunta. Per motivi giudiziari i primi due, per buonsenso politico la seconda. La seconda ondata di arresti – che ha azzannato la carne del consiglio comunale e della dirigenza del Comune di Roma ancora più in profondità – rende quella presa di posizione ancora più doverosa.
Dalle carte giudiziarie emerge che il saccheggio delle risorse pubbliche, iniziato con le "giunte del sindaco" nel 1993, ha avuto il suo apice durante la giunta Alemanno, la giunta della destra “de panza e de governo” e dei forchettoni neri. Ma l'avvento della Giunta Marino e del nuovo consiglio comunale, non ha avuto il coraggio della discontinuità. Un sistema – o meglio – “il sistema” era quello e in nome delle continue emergenze sociali alimentate strumentalmente dal sistema stesso (dall'accoglienza per i migranti a quella abitativa, dai campi rom all'igiene urbana), si è proceduto a mantenere i rapporti pre-esistenti senza scalfire gli interessi privati consolidati e le relazioni con i personaggi che da anni gestiscono il malloppo.
Quando la giunta Marino ha compreso di essere anche sotto il “fuoco amico” di settori del Pd romano (definiti pericolosi dalla stessa indagine interna svolta da Barca) oltre che di quelli della destra, ha pensato che fosse sufficiente portare i documenti alla Procura di Roma, perseguendo una idea della legalità piuttosto schematica ma indicatrice del personaggio. Non solo. Quando il governo, in cambio del sostegno politico al sindaco, ha preteso il rispetto del Patto di Stabilità con un bilancio comunale lacrime e sangue, la giunta Marino si è adeguata, anzi ha fatto più di quanto richiesto, andando all'assalto dei lavoratori comunali e dei servizi sociali con tagli dolorosi e arroganza.
Dentro questa contraddizione, resa ancora più pesante dagli sviluppi dell'inchiesta su Mafia Capitale, si è palesato ancora più nitidamente quello che andavamo dicendo da mesi: il consiglio comunale e l'apparato dirigenziale del Comune sono pervasi dal sistema corruttivo e la Giunta Marino non può sottrarsi dalle proprie responsabilità politiche né trincerarsi dietro il dogma della legalità che troppo spesso entra in contrasto con le esigenze di giustizia sociale. Dunque il consiglio comunale va sciolto, gli apparati dirigenziali del Comune vanno azzerati e ripuliti e la giunta sarebbe opportuno che rassegnasse le dimissioni, convocando nuove elezioni invece di farsi arrostire sulla graticola dalla destra in attesa di un commissariamento d'ufficio che infatti è arrivato, seppure nelle forme spurie inventate dal governo e dal Pd.
A complicare questo scenario, di per sé già complicato e avvelenato, è arrivato poi il colpo d'ala del Vaticano che ha convocato un “Giubileo straordinario” per il 2016, con nove anni di anticipo sulla sua convocazione naturale (ogni 25 anni). Una decisione effettivamente curiosa che si presta a moltissime “dietrologie”, ma che ha imposto un convitato di pietra sulla Capitale. Il Giubileo è infatti un grande evento che porta milioni di persone a Roma, e quindi soldi, appalti, servizi e quant'altro. E di fronte ai grandi eventi scatta nuovamente il meccanismo emergenziale che facilita operazioni ad alzo zero. E' bene sapere che a Roma non incombe la Chiesa Cattolica ma incombe lo Stato del Vaticano, ossia un soggetto con un peso specifico immensamente superiore a quello di un presidio religioso. Arrivare al Giubileo senza una giunta legittimata e con pieni poteri di programmazione e decisione, era un buco che l'establishment, laico o religioso che sia, non poteva permettersi.
La decisione del governo di affiancare un commissario straordinario al sindaco Marino, privandolo quindi di tale incarico, è la quadratura del cerchio. Mette la camicia di forza alla giunta comunale difendendola dagli attacchi ma legandole le mani, spiana la strada alle soluzioni rapide nell'affidamento degli appalti e dei servizi per il Giubileo. Insomma, far volare un pò di stracci ma mette al riparo il Mondo di Sopra con una sorta d'indulgenza plenaria sul verminaio rivelato da Mafia Capitale.
Pensiamo che questa operazione non abbia nulla da spartire con le esigenze popolari taglieggiate sia dalle reti di affaristi, malavitosi, piddini corrotti e fascisti di Mafia Capitale sia dalle misure antipopopolari previste dal Patto di Stabilità che la giunta ha voluto imporre a tutti i costi. Senza una rottura frontale con gli interessi privati e le privatizzazioni che hanno devastato per anni la città, non c'è soluzione accettabile. Neanche quella di una città amministrata dalla magistratura. Questo è quanto chiederà l'assemblea popolare convocata per lunedì pomeriggio in Campidoglio dal M5S e dai comitati delle periferie che rappresentano la maggioranza della popolazione di Roma, quella più sacrificata e taglieggiata da un intero sistema. Se non c'è questa rottura, non ci saranno sconti per nessuno, e non c'è indulgenza plenaria che tenga.
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La notizia “bomba” è che il governo intende di fatto commissariare il Comune di Roma pur mantenendo al suo posto Marino e la sua Giunta. Un “commissario straordinario” di nomina governativa dovrebbe infatti affiancare il Sindaco per il Giubileo che inizia a dicembre e durerà fino al prossimo anno. Il sindaco Marino sembra non abbia affatto gradito. Una ennesima e contraddittoria furbata che ci dice due cose molte precise:
a) al di là delle dichiarazioni, il governo Renzi non si fida più del consiglio comunale e della giunta che lo presiede;
b) il Vaticano è intervenuto a gamba tesa per assicurare che i contraccolpi di Mafia Capitale non disturbino l'evento del prossimo Giubileo. Insomma gli affari sono affari e la Cattedra di Pietro – altro vero governo ombra della Capitale – non può farsi condizionare dalle “miserie” umane e della politica.
La decisione di commissariare de facto Roma, suona a conferma di quanto abbiamo scritto e denunciato sin da dicembre, quando scattarono i primi arresti per l'inchiesta Mafia Capitale. Allora, in completa solitudine, e tra la riluttanza e l'ostilità della sinistra capitolina, affermammo che era opportuno lo scioglimento del consiglio comunale, l'azzeramento dell'apparato dirigenziale comunale e le dimissioni della Giunta. Per motivi giudiziari i primi due, per buonsenso politico la seconda. La seconda ondata di arresti – che ha azzannato la carne del consiglio comunale e della dirigenza del Comune di Roma ancora più in profondità – rende quella presa di posizione ancora più doverosa.
Dalle carte giudiziarie emerge che il saccheggio delle risorse pubbliche, iniziato con le "giunte del sindaco" nel 1993, ha avuto il suo apice durante la giunta Alemanno, la giunta della destra “de panza e de governo” e dei forchettoni neri. Ma l'avvento della Giunta Marino e del nuovo consiglio comunale, non ha avuto il coraggio della discontinuità. Un sistema – o meglio – “il sistema” era quello e in nome delle continue emergenze sociali alimentate strumentalmente dal sistema stesso (dall'accoglienza per i migranti a quella abitativa, dai campi rom all'igiene urbana), si è proceduto a mantenere i rapporti pre-esistenti senza scalfire gli interessi privati consolidati e le relazioni con i personaggi che da anni gestiscono il malloppo.
Quando la giunta Marino ha compreso di essere anche sotto il “fuoco amico” di settori del Pd romano (definiti pericolosi dalla stessa indagine interna svolta da Barca) oltre che di quelli della destra, ha pensato che fosse sufficiente portare i documenti alla Procura di Roma, perseguendo una idea della legalità piuttosto schematica ma indicatrice del personaggio. Non solo. Quando il governo, in cambio del sostegno politico al sindaco, ha preteso il rispetto del Patto di Stabilità con un bilancio comunale lacrime e sangue, la giunta Marino si è adeguata, anzi ha fatto più di quanto richiesto, andando all'assalto dei lavoratori comunali e dei servizi sociali con tagli dolorosi e arroganza.
Dentro questa contraddizione, resa ancora più pesante dagli sviluppi dell'inchiesta su Mafia Capitale, si è palesato ancora più nitidamente quello che andavamo dicendo da mesi: il consiglio comunale e l'apparato dirigenziale del Comune sono pervasi dal sistema corruttivo e la Giunta Marino non può sottrarsi dalle proprie responsabilità politiche né trincerarsi dietro il dogma della legalità che troppo spesso entra in contrasto con le esigenze di giustizia sociale. Dunque il consiglio comunale va sciolto, gli apparati dirigenziali del Comune vanno azzerati e ripuliti e la giunta sarebbe opportuno che rassegnasse le dimissioni, convocando nuove elezioni invece di farsi arrostire sulla graticola dalla destra in attesa di un commissariamento d'ufficio che infatti è arrivato, seppure nelle forme spurie inventate dal governo e dal Pd.
A complicare questo scenario, di per sé già complicato e avvelenato, è arrivato poi il colpo d'ala del Vaticano che ha convocato un “Giubileo straordinario” per il 2016, con nove anni di anticipo sulla sua convocazione naturale (ogni 25 anni). Una decisione effettivamente curiosa che si presta a moltissime “dietrologie”, ma che ha imposto un convitato di pietra sulla Capitale. Il Giubileo è infatti un grande evento che porta milioni di persone a Roma, e quindi soldi, appalti, servizi e quant'altro. E di fronte ai grandi eventi scatta nuovamente il meccanismo emergenziale che facilita operazioni ad alzo zero. E' bene sapere che a Roma non incombe la Chiesa Cattolica ma incombe lo Stato del Vaticano, ossia un soggetto con un peso specifico immensamente superiore a quello di un presidio religioso. Arrivare al Giubileo senza una giunta legittimata e con pieni poteri di programmazione e decisione, era un buco che l'establishment, laico o religioso che sia, non poteva permettersi.
La decisione del governo di affiancare un commissario straordinario al sindaco Marino, privandolo quindi di tale incarico, è la quadratura del cerchio. Mette la camicia di forza alla giunta comunale difendendola dagli attacchi ma legandole le mani, spiana la strada alle soluzioni rapide nell'affidamento degli appalti e dei servizi per il Giubileo. Insomma, far volare un pò di stracci ma mette al riparo il Mondo di Sopra con una sorta d'indulgenza plenaria sul verminaio rivelato da Mafia Capitale.
Pensiamo che questa operazione non abbia nulla da spartire con le esigenze popolari taglieggiate sia dalle reti di affaristi, malavitosi, piddini corrotti e fascisti di Mafia Capitale sia dalle misure antipopopolari previste dal Patto di Stabilità che la giunta ha voluto imporre a tutti i costi. Senza una rottura frontale con gli interessi privati e le privatizzazioni che hanno devastato per anni la città, non c'è soluzione accettabile. Neanche quella di una città amministrata dalla magistratura. Questo è quanto chiederà l'assemblea popolare convocata per lunedì pomeriggio in Campidoglio dal M5S e dai comitati delle periferie che rappresentano la maggioranza della popolazione di Roma, quella più sacrificata e taglieggiata da un intero sistema. Se non c'è questa rottura, non ci saranno sconti per nessuno, e non c'è indulgenza plenaria che tenga.
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08/05/2015
Roma e Milano. L'ipoteca della “gentrificazione forzata”
A Milano si inaugura l'Expo, a Roma ci si prepara al Giubileo straordinario. Nel frattempo numerosi spazi sociali occupati nelle due maggiori aree metropolitane del paese sono stati sgomberati. Ieri, ultimo in ordine di tempo, è toccato allo Scup, spazio sociale occupato tre anni fa nella centrale zona intorno alla basilica di San Giovanni.
Davanti allo Scup sgomberato dalla polizia e semi-demolito dalle ruspe ieri pomeriggio si discuteva dell'aria che tira, si cercava di annusare se quanto accaduto sia un episodio del braccio di ferro tra spazi sociali e appetiti della rendita speculativa oppure se sia l'indicazione di un cambio di passo nella gestione delle metropoli. Il Comune di Roma ha alzato le braccia, dichiarando che si tratta di una iniziativa dei proprietari privati sostenuti da una ordinanza della magistratura che riconsegna lo spazio occupato dallo Scup ai suoi “proprietari”. E il nocciolo della questione appare essere proprio questo.
Da tempo infatti si va affermando ideologicamente e materialmente (spesso con i blindati della polizia) la supremazia degli interessi privati nelle scelte e negli investimenti che determinano le priorità sociali e urbanistiche delle città. In modo particolare delle grandi metropoli dove, come ci ricorda nel suo importante saggio David Harvey, i capitali tendono a mettere a valore – secondo i criteri della produzione di profitti – proprio le città.
Ora, secondo la logica del capitalismo e degli interessi privati che lo ispirano, il territorio nel suo insieme, fatto di spazi, terreni, flussi, capitale umano, servizi, deve essere “messo a valore”, dunque produrre profitto o quantomeno rendita. Dipingere quattro strisce blu per terra, significa che da quel momento occorre pagare per lasciare la macchina su quel pezzo di terra, una sorta di moderne “enclosures” a beneficio di chi ha deciso di dipingerle e di gestirne la proprietà. Di solito a beneficiarne sono i Comuni – ossia istituti pubblici per loro natura – ma sempre più spesso e tendenzialmente ancora di più, sono o saranno società private alle quali verranno date in concessione quei pezzi di terra delimitate da strisce blu.
Questo piccolo esempio ci fa capire come, di fronte a questa filosofia oggi galoppante, difficilmente si possono tollerare che edifici, spazi o pezzi di territorio possano essere messi a valore con criteri radicalmente diversi da quelli privati. I giovani che occupano uno stabile e avviano attività ricreative, sportive, politiche, abitative o sociali “fuori mercato”, sono un abominio per chi ha una visione privata e privatistica della vita sociale.
Il problema è che questa visione della città, ed in particolare delle grandi aree metropolitane, oggi ha cambiato passo, lasciandosi alle spalle sia i vecchi padroni (i palazzinari self made man, i commercianti etc.) sia l'intermediazione con le istituzioni locali e i vincoli che ne derivano sul piano urbanistico o amministrativo. Anche i poteri forti – le mani sulle città – hanno cambiato fisionomia. Sempre più spesso sono multinazionali straniere, fondi di investimento, banche che agiscono come caterpillar sia nelle relazioni con le esigenze sociali sia con le amministrazioni locali. La vicenda della “riconsegna” dello Scup ai suoi “legittimi proprietari” (società a scatole cinesi dei quali è difficile identificare la vera identità) sta dentro questo nuovo clima.
Ma abbiamo l'urgenza di allargare le vedute e cogliere la complessità della posta in gioco. Quanto accade a Milano con l'Expo è, ad esempio, esemplificativo del progetto di rendere una importante area metropolitana un vero e proprio “hub” per le multinazionali. E' una funzione questa rivendicata pubblicamente dai giornali di interesse come Sole 24 Ore e Corriere della Sera con numerosi articoli, commenti e inchieste.
Si scopre così che l'Expo – anche se lascerà 320 milioni di debito nelle casse del Comune, della Regione, della Fondazione Fiera di Milano – deve funzionare da traino a questo progetto. Il 40% delle multinazionali straniere in Italia hanno insediato la loro sede a Milano e il 70% degli investimenti stranieri nel settore real estate (immobiliare) è avvenuto a Milano. A fare da apripista è stato il fondo statunitense Blackstone, seguito poi dai fondi del Qatar. Tutti a fare shopping nell'edilizia non residenziale nel centro e nel semicentro di Milano.
A Roma, anche se in misura inferiore, la tendenza è la stessa. Se Milano mette in campo l'ambizione di diventare l'hub delle multinazionali nei settori avanzati e nell'immobiliare, la Capitale mette in campo i flussi turistici attratti dall'immenso patrimonio archeologico e dal Vaticano. Dodici/tredici milioni di consumatori “dinamici” con predisposizione alla spesa che piombano ogni anno sulla città che si va trasformando sempre più in una foresteria per il turismo di massa.
Le aree metropolitane come Milano e Roma mutano così forma e composizione sociale. Vengono, come si dice, “gentrificate forzosamente”, relegando in periferia o nell'hinterland la popolazione a basso reddito e la nuova popolazione immigrata. Un dualismo che appare sia verticale (sul piano sociale) sia orizzontale (sul piano territoriale).
Gli spazi sociali occupati, e dunque valorizzati con criteri se non antagonisti almeno diversi da questi, sono un intralcio, uno “spreco”, un abominio per gli interessi privati dominanti sulle città, quindi vanno sgomberati/cancellati e gli spazi riconsegnati alla dimensione proprietaria "privata" per essere messi a valore con i criteri di profittabilità o rendita conseguenti.
Mettersi di traverso a questo progetto richiede una visione generale delle città e delle priorità sociali (dunque una visione politica e non solo vertenziale), una rottura culturale con l'idea che si possa ancora sopravvivere negli interstizi di un sistema che invece non ne prevede più ed infine l'unione delle forze, pratica questa che si è andata disperdendo proprio quando sta diventando più necessaria che in passato. Sono tre passaggi che vanno fatti prima possibile, magari anche con discussioni aspre, ma vanno fatti presto.
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Davanti allo Scup sgomberato dalla polizia e semi-demolito dalle ruspe ieri pomeriggio si discuteva dell'aria che tira, si cercava di annusare se quanto accaduto sia un episodio del braccio di ferro tra spazi sociali e appetiti della rendita speculativa oppure se sia l'indicazione di un cambio di passo nella gestione delle metropoli. Il Comune di Roma ha alzato le braccia, dichiarando che si tratta di una iniziativa dei proprietari privati sostenuti da una ordinanza della magistratura che riconsegna lo spazio occupato dallo Scup ai suoi “proprietari”. E il nocciolo della questione appare essere proprio questo.
Da tempo infatti si va affermando ideologicamente e materialmente (spesso con i blindati della polizia) la supremazia degli interessi privati nelle scelte e negli investimenti che determinano le priorità sociali e urbanistiche delle città. In modo particolare delle grandi metropoli dove, come ci ricorda nel suo importante saggio David Harvey, i capitali tendono a mettere a valore – secondo i criteri della produzione di profitti – proprio le città.
Ora, secondo la logica del capitalismo e degli interessi privati che lo ispirano, il territorio nel suo insieme, fatto di spazi, terreni, flussi, capitale umano, servizi, deve essere “messo a valore”, dunque produrre profitto o quantomeno rendita. Dipingere quattro strisce blu per terra, significa che da quel momento occorre pagare per lasciare la macchina su quel pezzo di terra, una sorta di moderne “enclosures” a beneficio di chi ha deciso di dipingerle e di gestirne la proprietà. Di solito a beneficiarne sono i Comuni – ossia istituti pubblici per loro natura – ma sempre più spesso e tendenzialmente ancora di più, sono o saranno società private alle quali verranno date in concessione quei pezzi di terra delimitate da strisce blu.
Questo piccolo esempio ci fa capire come, di fronte a questa filosofia oggi galoppante, difficilmente si possono tollerare che edifici, spazi o pezzi di territorio possano essere messi a valore con criteri radicalmente diversi da quelli privati. I giovani che occupano uno stabile e avviano attività ricreative, sportive, politiche, abitative o sociali “fuori mercato”, sono un abominio per chi ha una visione privata e privatistica della vita sociale.
Il problema è che questa visione della città, ed in particolare delle grandi aree metropolitane, oggi ha cambiato passo, lasciandosi alle spalle sia i vecchi padroni (i palazzinari self made man, i commercianti etc.) sia l'intermediazione con le istituzioni locali e i vincoli che ne derivano sul piano urbanistico o amministrativo. Anche i poteri forti – le mani sulle città – hanno cambiato fisionomia. Sempre più spesso sono multinazionali straniere, fondi di investimento, banche che agiscono come caterpillar sia nelle relazioni con le esigenze sociali sia con le amministrazioni locali. La vicenda della “riconsegna” dello Scup ai suoi “legittimi proprietari” (società a scatole cinesi dei quali è difficile identificare la vera identità) sta dentro questo nuovo clima.
Ma abbiamo l'urgenza di allargare le vedute e cogliere la complessità della posta in gioco. Quanto accade a Milano con l'Expo è, ad esempio, esemplificativo del progetto di rendere una importante area metropolitana un vero e proprio “hub” per le multinazionali. E' una funzione questa rivendicata pubblicamente dai giornali di interesse come Sole 24 Ore e Corriere della Sera con numerosi articoli, commenti e inchieste.
Si scopre così che l'Expo – anche se lascerà 320 milioni di debito nelle casse del Comune, della Regione, della Fondazione Fiera di Milano – deve funzionare da traino a questo progetto. Il 40% delle multinazionali straniere in Italia hanno insediato la loro sede a Milano e il 70% degli investimenti stranieri nel settore real estate (immobiliare) è avvenuto a Milano. A fare da apripista è stato il fondo statunitense Blackstone, seguito poi dai fondi del Qatar. Tutti a fare shopping nell'edilizia non residenziale nel centro e nel semicentro di Milano.
A Roma, anche se in misura inferiore, la tendenza è la stessa. Se Milano mette in campo l'ambizione di diventare l'hub delle multinazionali nei settori avanzati e nell'immobiliare, la Capitale mette in campo i flussi turistici attratti dall'immenso patrimonio archeologico e dal Vaticano. Dodici/tredici milioni di consumatori “dinamici” con predisposizione alla spesa che piombano ogni anno sulla città che si va trasformando sempre più in una foresteria per il turismo di massa.
Le aree metropolitane come Milano e Roma mutano così forma e composizione sociale. Vengono, come si dice, “gentrificate forzosamente”, relegando in periferia o nell'hinterland la popolazione a basso reddito e la nuova popolazione immigrata. Un dualismo che appare sia verticale (sul piano sociale) sia orizzontale (sul piano territoriale).
Gli spazi sociali occupati, e dunque valorizzati con criteri se non antagonisti almeno diversi da questi, sono un intralcio, uno “spreco”, un abominio per gli interessi privati dominanti sulle città, quindi vanno sgomberati/cancellati e gli spazi riconsegnati alla dimensione proprietaria "privata" per essere messi a valore con i criteri di profittabilità o rendita conseguenti.
Mettersi di traverso a questo progetto richiede una visione generale delle città e delle priorità sociali (dunque una visione politica e non solo vertenziale), una rottura culturale con l'idea che si possa ancora sopravvivere negli interstizi di un sistema che invece non ne prevede più ed infine l'unione delle forze, pratica questa che si è andata disperdendo proprio quando sta diventando più necessaria che in passato. Sono tre passaggi che vanno fatti prima possibile, magari anche con discussioni aspre, ma vanno fatti presto.
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