Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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26/06/2015

Delusa


In memoria delle sciacquette di Non è la Rai.
Quanto ci rincoglioniva la testa quella merda...

21/06/2015

Il Fatto Quotidiano, i luoghi comuni e la tv spazzatura

Ogni tanto faccio l'errore di leggere roba come il fatto quotidiano e questo in genere si traduce in indicibili travasi di bile.

Stamattina mi è toccato questo.

Un articolo sulla Gran Bretagna basato sui pregiudizi e le banalità assorbiti da un programma di tv spazzatura: uno di quelli che in UK stanno proliferando da un po' al solo scopo di stigmatizzare chi per qualsiasi ragione non lavora e percepisce una qualche forma di sussidio. In pratica questa Antonia Di Lorenzo dice che i britannici non hanno voglia di lavorare e vivono benissimo grazie ai sussidi, mentre i volenterosi giovani italiani vanno a fare i lavoretti che gli inglesi sdentati possono evitare grazie alla generosità del welfare.

Non bastavano i pregiudizi di casa nostra, ci andiamo a puppare anche un po' di quelli altrui. La tipa ha visto un paio di episodi di benefit street e ha capito al volo come funziona la Gran Bretagna. Veramente molto brava.

Vedi, cara Antonia, la roba che ti mostra la tv spazzatura inglese non è rappresentativa di un bel niente: ore e ore di trasmissione basate su casi estremi pescati ad arte, totalmente marginali, che non dicono assolutamente nulla sullo stato del welfare britannico, servono soltanto a legittimare la politica di tagli del governo fomentando l'odio verso queste fantomatiche orde di "parassiti" che camperebbero di benefit. Questo nella società più polarizzata e diseguale d'Europa, dove la povertà infantile ha ricominciato a crescere dopo i miglioramenti degli anni '90 e l'indice di Gini è il più alto dell'Occidente, secondo solo a quello degli Stati Uniti. Perché non leggere un po' di stampa vera, ogni tanto, invece d'imbottirsi di tv spazzatura? Dai un'occhiata a questo magari, è proprio di oggi.

La realtà dei fatti ovviamente è molto diversa da quella raccontata in questi programmi e, se l'autrice avesse fatto il suo mestiere, la conoscerebbe. Gli out-of-work benefit, quelli su cui insistono queste trasmissioni di merda, sono in calo costante da anni, e anzi si calcola addirittura che la quantità di benefit NON riscossa, ovvero quella a cui le persone avrebbero diritto ma che neanche richiedono, superi di vari ordini di grandezza i benefit che vengono riscossi senza averne diritto, in maniera fraudolenta.

Quello che, semmai, è in aumento sono i tax credit, ovvero i sussidi che lo stato paga a chi lavora ma guadagna troppo poco (eh si, in Gran Bretagna esiste anche questo). Quelli sono esplosi negli ultimi anni e a beneficiarne sono anche moltissimi immigrati dall'Unione Europea che fanno i lavoretti del cazzo che piacciono tanto ad Antonia. Sarebbe molto interessante un programma su chi a lavorare ci va e si fa pure il mazzo tanto, ma guadagna talmente poco da avere bisogno del sussidio, ma stranamente non esiste. L'esplosione degli in-work benefits è il segno più tangibile della stagnazione dei salari in GB perché, all'atto pratico, i tax credit non sono altro che sovvenzioni statali ai datori di lavoro perché possano continuare a pagare salari bassi. Questo è il vero problema e al dato dei tax credit agli stranieri si è appigliato Farage alle ultime elezioni per mostrare quanto realmente costino gli immigrati alla Gran Bretagna. Ma ovviamente il problema non sono i benefit che vengono riscossi, ma i salari che non crescono e di questo gli immigrati certo non hanno colpa.

Invece di stare a casa col sussidio di disoccupazione lo sdentato potrebbe andare a riempire gli scaffali di ALDI al posto di un polacco. In questo modo lui, invece della disoccupazione, prenderebbe il tax credit e il polacco dovrebbe cercarsi un altro "lavoretto" o tornarsene in Polonia come vorrebbe Farage. Un inglese in più e un polacco in meno farebbero un lavoro di merda, lo stato pagherebbe più o meno gli stessi soldi in benefit, e i profitti da record di ALDI sarebbero invariati. Capito qual è la questione, Antonia?

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29/12/2013

Svolta generazionale


Un pirla giovane è tutt'altra cosa da un pirla vecchio (secondo alcune mie amiche un po' disinvolte). Ma una carogna giovane in cosa potrebbe esser meglio di uno vecchio?

Stavo pensando a una possibile qualità migliorativa, quando ho sentito Letta parlare di "svolta generazionale". Sono rimasta fulminata: non c'è. Sono vent'anni che ci assillano col "nuovo" contro il vecchio, col "change", il "ricambio", il "merito" e l'"innovazione".

Lasciamo perdere quel che abbiamo perso, noi qui sotto, nel frattempo; e badiamo alle forme. Dopo tutto quel bel discorrere ci ritroviamo a interrogarci pensosi su quanto possa essere "di sinistra" un figlio di De Mita acculturato da Mike Bongiorno.

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29/07/2013

Livorno, arrivano gli “Amici di Maria” e la città si ribella: controevento sul lungomare

Il Comune invita i giovani del programma di Canale 5 a "Effetto Venezia", la principale manifestazione estiva della costa toscana. I gruppi musicali del posto per protesta organizzano una jam session sul lungomare: già oltre mille adesioni

In città arrivano gli “Amici di Maria“? E Livorno organizza il controevento: i “Nemici di Maria“, una jam session musicale alla quale sono annunciate centinaia di persone. Quando una settimana fa tre musicisti livornesi hanno avuto l’idea di organizzare il concerto (improvvisato e gratuito) non immaginavano proprio che avrebbero suscitato tanto clamore e che il numero delle adesioni (per ora virtuale, su facebook) potesse superare quota mille. Così, mentre alla principale manifestazione dell’estate livornese (“Effetto Venezia“) il Comune ha invitato i quattro finalisti del talent show di Maria De Filippi band musicali di ogni genere si ritroveranno alla Terrazza Mascagni, sul lungomare livornese.

Livorno non è solo Livorno la rossa*. E’ anche una città che vanta una delle scene più interessanti del Paese nell’ambito musicale (Bobo Rondelli, Virginiana Miller, Appaloosa o il livornese d’adozione Andrea Appino degli Zen Circus solo per citare alcuni nomi). Quindi in molti hanno storto il naso vedendo assegnato uno dei palchi di “Effetto Venezia” agli idoli di “Amici”. Il dibattito in città è diventato quasi sociopolitico. Il direttore artistico della manifestazione, Mario Menicagli, ha spiegato al Tirreno che i ragazzi di Amici rappresentano “una realtà concreta” e “una fetta di mercato discografico importante, con un pubblico da rispettare” e che non è stato possibile dare uno spazio alle band cittadine – a differenza dello scorso anno – per l’incertezza dei finanziamenti (ogni anno la quasi trentennale “Effetto Venezia”, che è riuscita a richiamare anche 200mila persone in una settimana, pare a rischio chiusura).

La scelta della direzione artistica del festival tuttavia non è piaciuta perché, come si legge dalla pagina Facebook della jam di protesta, “dopo mesi di tira e molla, ‘non ci sono soldi’, ‘quest’anno concentreremo il programma in meno giorni’, l’evento più ‘propagandato’ è l’ennesimo prodotto dei talent show”. Ecco perché Massimiliano Morandi (cantante della band labronica Chromosom) e i fratelli Matteo e Diego Caldari (musicisti e fondatori dell’etichetta indipendente Inconsapevole Records) hanno avuto l’idea di creare una jam session aperta a tutti sul lungomare di Livorno. Come si legge da un comunicato dei tre organizzatori: “Nemici di Maria nasce semplicemente per far sentire la voce di quella parte della città che non condivide questa direzione artistica dell’evento principe dell’estate livornese. Il tutto nasce molto spontaneamente, non c’è ‘direzione’ dell’evento, non ci sarà un palco, non ci sarà corrente, non ci sarà un bar, semplicemente ci troveremo tutti lì per stare insieme”. “E’ nata come una goliardata, personalmente non ho nulla contro quei ragazzi (Moreno, Greta, Nicolò e Verdiana di “Amici”) – spiega Matteo Caldari – ma Livorno come città dovrebbe differenziarsi e l’importante è creare un’alternativa valida. Domenica ci sarà uno spirito di festa ma allo stesso tempo sarà una bella occasione per confrontarsi sul panorama culturale livornese. Siamo rispettosi nei confronti di chi andrà a vedere lo spettacolo dei finalisti di “Amici”, anzi, posso dire che quel concerto ci ha dato l’opportunità di fare qualcosa di diverso. Speriamo che sia l’inizio di un progetto culturale più ampio”.

Fonte

* Livorno è sicuramente la città italiana dove il pensiero unico ha attecchito in maniera meno invasiva e pelosa.