Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
10/12/2014
Le paure di domani: tanto Medioriente e Oceano poco Pacifico
Tutti ad occuparci della guerra all'Islamic State con un occhio sull’Ucraina. Il resto del mondo non esiste, ed è un errore. Vicende che si muovono lente ma destinate a ridisegnare il panorama geo-strategico mondiale. L’Asia-Pacific Economic Cooperation svolto a Pechino e il ‘G 20′ in Australia.
‘Asia-Pacific Economic Cooperation’ è l’organismo delle economie dei 21 Paesi che si affacciano su quell’Oceano. Il G20 è formato da Ministri delle Finanze e i Governatori delle Banche centrali. Ne fanno parte i 19 Paesi più industrializzati e l’Unione Europea. I 2/3 del commercio e popolazione globale e l’80% del PIL mondiale.
La diplomazia cinese nel Pacifico
Il Presidente cinese Xi Jinping propone il ‘Free Trade Area of the Asia-Pacic’, un accordo di libero scambio in Asia e nel Pacifico.
Lo studio di fattibilità di due anni impegna ‘Asian Infrastructure Investment Bank’ di Pechino per 100 miliardi di dollari e il ‘Fondo per l’antica Via della Seta’ con 40 miliardi di dollari.
La proposta è l’alternativa al ‘Trattato di libero Commercio’ proposto dagli USA che hanno escluso Russia e Cina e probabilmente avranno scarsa possibilità di successo.
Obiettivo dell’AIIB (l’acronimo di Asian Infrastructure Investment Bank) è sviluppo comune e integrazione regionale per un mercato planetario.
La sfida cinese si chiama ‘Cintura economica della via della Seta’ e non nasce all’improvviso.
È un antico percorso che collega Oceano Pacifico e Mar Baltico, Asia Orientale e Meridionale con il Medio Oriente. La ‘Via della Seta’ ha potenzialmente un mercato di circa 3 miliardi di persone.
Il progetto è stato preparato nel tempo da Xi Jinping con una ragnatela di contatti e accordi:
- in Kazhakistan, un accordo per 30 miliardi di dollari per petrolio e gas;
- in Kirghizistan, un prestito di 3 miliardi di dollari per infrastrutture;
- in Indonesia, costruzione e ampliamento di porti e aree industriali nel Sud-Est asiatico.
Un aumento del commercio bilaterale valutato a 1.000 miliardi di dollari entro il 2020.
A favore della proposta cinese su quella statunitense due importanti segnali.
Di rilievo storico la posizione della Corea del Sud che dichiara di volere un accordo con la Cina per il libero scambio che eliminerebbe il 90% delle tariffe sui beni scambiati.
In secondo luogo, Pechino conferma l’ormai consolidato asse con Mosca con un accordo anche per il gas. Altro che South Stream.
La replica statunitense al G20 in Australia
Due giorni dopo l’APEC, nel G20 in Australia, gli USA indicano nella Cina la minaccia nel Mar cinese meridionale e invitano l’Europa a compattarsi contro la Russia nelle sanzioni per la crisi in Ucraina.
La secessione della Crimea annessa a Mosca radicalizza di fatto una crisi che va espandendosi in Moldavia e Georgia e potrebbe interessare l’intera area dei Paesi ad alta presenza russofona.
Al contrario, il Presidente cinese evidenzia come gli equilibri mondiali siano ormai cambiati, incontra tutti i leader del BRICS (Brasile, Russia, India, Sudafrica) e li invita a realizzare un fronte economico comune, l’integrazione finanziaria e la connessione delle infrastrutture.
L’obiettivo dichiarato di Xi Jinping è la creazione di un motore economico che dia una spinta propulsiva all’economia globale e operi da scudo per la pace mondiale.
Criticità
A) Troppo timida la ripresa del dialogo Pechino - Tokyo nello scontro sulle isole Diaoyu Senkaku.
Problema di risorse energetiche e transito delle rotte commerciali, le piccole isole hanno già portato ad azioni dimostrative vicine a iniziative militari.
Il dissenso fra i due Paesi rimane ad alto livello. La Cina ha dichiarato l’area zona di difesa aerea non attraversabile senza autorizzazione, provocatoriamente violata da voli USA.
In ritorsione, il Giappone ostenta visite di Stato alle tombe dei caduti durante il conflitto della seconda guerra mondiale, che i cinesi considerano criminali di guerra.*
B) L’accordo sulla riduzione delle emissioni a impatto ecologico raggiunto da Pechino e Washington è stato presentato dagli statunitensi come una svolta epocale.
La realtà è diversa. L’Accordo prevede che gli USA si impegnino e diminuire le emissioni di Co2 del 26/28% entro il 2025 mentre la Cina accetta di raggiungere il massimo delle emissioni entro il 2030 per poi diminuirle.
Nessuno però chiarisce quali attività siano previste né gli impegni quantitativi che diano corpo a quanto promesso. Impegni forse decisi a Parigi nel dicembre 2105 alla Conferenza sul clima.**
C) Escalation degli armamenti statunitensi mirati al Pacifico e all’Europa.
A ottobre, la General Dynamics ha sperimentato il sistema satellitare ‘Muos’ nell’area dell’Oceano Pacifico.
Il mese dopo, il rapporto al Congresso degli Stati Uniti della ‘US-China Economic and Security review Commission’ segnala due criticità:
- il deficit degli USA negli scambi commerciali con la Cina salito a 318 miliardi di dollari nonostante l’aumentato export statunitense in Cina;
- le Forze armate cinesi si stanno modernizzando e il bilancio militare è salito a 131 miliardi di dollari nel 2014.
D) Il rapporto non aggiunge che gli USA, con una popolazione 4 volte inferiore a quella cinese, hanno una spesa militare di mille miliardi di dollari all’anno, che consente - dati ufficiali del Pentagono - di avere 576 basi militari all’estero, con una vasta rete proprio intorno alla Cina, mentre quelle cinesi si trovano solo in Cina.
La Commissione raccomanda al Congresso l’aumento degli stanziamenti per potenziare la presenza militare nella regione Asia-Pacifico, dove le Forze USA hanno attualmente 360 mila militari, 200 navi e 1.500 aerei.
Secondo i piani del Pentagono, entro il 2020 nel Pacifico sarà concentrato il 60% delle navi e delle basi della U.S. Navy.
E) Per quanto riguarda la crisi in Ucraina, sin da ottobre la U.S. Navy ha installato il sistema d’arma Aegis della Lockheed nella base di Deveselu in Romania, prima base terrestre - la seconda sarà in Polonia - dello scudo missilistico USA in Europa. Sarà dotata di un radar Spy-1 e di una batteria di missili Sm-3 che non avranno capacità offensiva - dicono - ma solo quella di intercettare missili balistici lanciati da Paesi ostili.
Fonte
* non è che i cinesi considerano, sono criminali di guerra.
** per farla breve, supercazzole, forse gestite meglio da parte statunitense.
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