La tregua mediata dall’Egitto tra Hamas e Israele potrebbe essere
annunciata ufficialmente questa settimana. A riferirlo sono state ieri fonti
palestinesi vicine al movimento islamico secondo le quali
la delegazione egiziana avrebbe raggiunto una intesa in due fasi: la prima, iniziata domenica, rappresentata da alcuni “gesti di buona volontà” d’Israele; la seconda, che scatterà quando sarà formato il nuovo governo israeliano, relativa alle questioni più spinose che riguardano la Striscia.
A testimonianza della volontà di Tel Aviv di arrivare ad un
cessate-il-fuoco, sottolineano ancora le fonti, ci sarebbe la riapertura
dei valichi di confine di Kerem Shalom (conosciuto anche come Karam Abu
Salem) e di Erez che erano stati chiusi la scorsa settimana quando un
razzo sparato dall’enclave palestinese aveva raggiunto le vicinanze di
Tel Aviv.
Le autorità israeliane avrebbero anche esteso la zona di pesca per i gazawi dalle 9 alle 15 miglia nautiche
(la distanza maggiore permessa ai pescatori della Striscia da quando
Israele ha imposto nel 2006 il suo assedio sul lembo di terra
palestinese). Intervistato dal portale Middle East Eye, Hishm Bakr, capo
della Società cooperativa Tawfiq per i pescatori, ha detto che Israele
ha diviso il mare in tre sezioni da nord e sud: i pescatori palestinesi
potranno ora raggiungere le 6 miglia nell’area settentrionale della
Striscia, 12 in quella centrale e 15 a sud, a confine con l’Egitto.
Ciononostante, Bakr ha anche sottolineato che, a causa delle
restrizioni imposte su Gaza da Israele su certi materiali, i pescatori
non potranno spingersi così lontano a causa del “mancato equipaggiamento
necessario” per navigare in acque più profonde.
Conferme dell’alleggerimento del blocco israeliano giungono
sempre su Middle East Eye anche da Talal Abu Zarifa, deputato del Fronte
democratico per la Liberazione della Palestinese (Dflp).
Secondo Abu Zarifa, oltre all’apertura del valico commerciale di Karam
Abu Salem, Israele ha anche permesso l’ingresso nella Striscia di una
ottantina di prodotti precedentemente vietati. Tra questi ci sarebbero
alcuni medicinali e delle attrezzature mediche per curare il cancro e
altre malattie, ma anche i pneumatici il cui ingresso nella Striscia era
stato proibito da Israele per via del loro utilizzo durante le proteste
settimanali delle Marce del Ritorno. I palestinesi, infatti, li hanno
bruciati per ostruire in qualche modo la vista dei cecchini israeliani
stazionati dietro la recinzione di sicurezza.
Tra i punti dell’intesa che dovranno essere discussi in una
seconda fase, invece, ci sarebbero le questioni relative all’acqua,
all’elettricità e alla raccolta dei rifiuti. Non solo: si parlerà anche
della creazione di due zone industriali e, qualora la situazione a Gaza
dovesse restare stabile, dovrebbe essere riaperto il valico di Karni in
modo da ridurre così il tasso di disoccupazione. Affinché
questi progetti siano realizzati, però, è necessario che i palestinesi
ottengano dei finanziamenti. Fonti palestinesi affermano che il
Qatar dovrebbe donare tra i 30 e 40 milioni di dollari entro la fine
dell’anno per l’elettricità, per creare posti di lavoro e pagare gli
impiegati statali. Altro denaro dovrebbe provenire dalle Nazioni Unite, Unione Europea, Banca mondiale, Banca islamica e altri paesi donatori.
La seconda fase dell’intesa dovrebbe essere implementate nel giro di 6 mesi - 1 anno a seconda degli “sviluppi sul campo e della situazione politica”. Tra i punti previsti c’è anche lo scambio di prigionieri tra Israele e Hamas. Dal 2014 il movimento islamico avrebbe infatti con sé 4 israeliani (di cui, pare, due soldati morti). Ma
per il mantenimento della tregua tra le due parti, ha sottolineato il
portavoce di Hamas Hazem Qasem, “le forze di resistenza palestinesi
hanno chiesto anche che l’Occupazione [Israele, ndr] ponga fine alle
violazioni dei diritti dei prigionieri politici e a quelle su
Gerusalemme e sulla moschea di al-Aqsa”. Questi “temi
sensibili”, ha spiegato Qassem, potrebbero portare alla rottura
immediata di qualunque accordo tra le parti. Il governo israeliano per
ora non conferma queste indiscrezioni. Il quotidiano Haaretz ha riferito
che Tel Aviv non annuncerà i dettagli di un’eventuale accordo prima
della fine delle elezioni interne del 9 aprile.
A parlare di “accordo imminente” mediato dall’Egitto per scongiurare
una nuova offensiva israeliana su Gaza è stata però anche al-Jazeera
secondo cui l’intesa tra Hamas e Israele sarebbe stata raggiunta alla
vigilia delle manifestazioni di sabato scorso a Gaza, nel primo
anniversario della Grande marcia del ritorno. Sarebbe stata proprio questa tregua non ancora ufficializzata tra le parti, riferisce la tv qatariota, a impedire due giorni fa un massacro di dimostranti palestinesi lungo le linee con Israele:
i manifestanti si sarebbero infatti tenuti a distanza dalle postazioni
israeliane e i cecchini dell’esercito dello Stato ebraico avrebbero
limitato gli spari. Una ricostruzione che però non corrisponde al vero
se si pensa soltanto che tra sabato e domenica sono stati ben cinque i giovani palestinesi uccisi dal fuoco dei militari (più di 100 i feriti).
Il quotidiano di Hamas al Risala sostiene che
l’accordo di cessate il fuoco, invece, sarebbe stato raggiunto domenica
notte e prevede concessioni di “buona volontà” da parte di Israele:
il via libera all’aumento delle donazioni del Qatar, da 15 a 40 milioni
di dollari; per il pagamento dei dipendenti pubblici di Gaza;
l’estensione della zona di pesca da 9 a 12 miglia nautiche; l’aumento
delle forniture elettriche. Hamas, dal canto suo, si impegnerà a contenere le proteste lungo le linee di demarcazione e
agirà in modo da impedire che nessuna delle fazioni armate palestinesi
spari razzi o colpi di mortaio verso il territorio israeliano. Indiscrezioni che, preme ribadirlo, continuano a non trovare conferma da parte del governo Netanyahu.
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