Questa mattina decine di missili, lanciati dalla
Striscia di Gaza, hanno raggiunto il sud di Israele senza provocare
danni, per lo più bloccati dal sistema Iron Dome. Il lancio di razzi giunge poche ore dopo le uccisioni che ieri hanno insanguinato un nuovo venerdì di Marcia del Ritorno,
la mobilitazione che da un anno e un mese, dal 30 marzo 2018, porta
lungo le linee di demarcazione tra Gaza e Israele decine di migliaia di
palestinesi.
Ieri migliaia di palestinesi sono tornati nei campi
eretti un anno fa aggiungendo alla tradizionale protesta contro
l’assedio anche quella per il riconoscimento da parte del presidente Usa
Trump del Golan siriano occupato come territorio sovrano di Israele. Tante le bandiere siriane che ieri sventolavano insieme ai vessilli palestinesi.
I cecchini dell’esercito israeliano hanno
ferito 51 manifestanti e ne hanno ucciso due: Raid Abu Tair, 19 anni, e
Ramzi Abdo, 31. Intanto un raid aereo colpiva una postazione di Hamas a
est del campo profughi di al-Mughazi uccidendo due membri delle Brigate
al Qassam: Abdullah Ibrahim Abu Malooh, 33 anni, e Alaa Ali al-Bubali,
29. Hamas ha confermato e promesso di rispondere
“all’aggressione israeliana”. La versione israeliana: l’aviazione si è
mossa dopo spari verso il confine.
E questa mattina dopo il lancio di oltre 50
missili, un 15enne rimasto lievemente ferito e le sirene di allarme che
hanno risuonato nelle città di Ashdod e Ashkelon, l’aviazione israeliana ha compiuto una serie di raid nella zona di Beit Hanoun, nel nord della Striscia, e Khan Younis, a sud. Quattro i feriti nei bombardamenti, secondo funzionari medici palestinesi.
Il primo ministro Netanyahu, che è ancora ministro
della Difesa ad interim nell’attesa della formazione di un nuovo
esecutivo dopo il voto del 9 aprile, terrà a breve un incontro con
l’esercito a Tel Aviv, mentre il comune di Ashkelon ha aperto i rifugi
pubblici e le forze armate hanno chiuso strade e siti vicini a Gaza, tra
cui la nota spiaggia Zikim.
L’escalation cominciata ieri mette in dubbio la fragile
tregua raggiunta a marzo dopo i duri bombardamenti israeliani che
avevano colpito Gaza e i razzi palestinesi lanciati verso il territorio
israeliano, con un missile che aveva colpito una casa a nord di
Tel Aviv. Si era temuto l’inizio di una nuova brutale operazione contro
la Striscia, ma la calma era tornata dopo la mediazione del Cairo e un
accordo dietro le quinte tra Hamas e Israele.
Tra le richieste israeliana c’era la fine delle manifestazioni della
Marcia del Ritorno, o almeno la fine del lancio di palloncini incendiari
verso Israele. Cominciata il 30 marzo 2018 per chiedere la fine
dell’assedio di Gaza, ormai lungo 12 anni, e per rivendicare il diritto
al ritorno dei rifugiati palestinesi, la marcia non sembra voler terminare. Come
non termina la conta delle vittime: in 13 mesi i cecchini israeliani
hanno ucciso almeno 275 manifestanti e ne hanno feriti oltre 29mila.
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