Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

02/03/2026

La guerra si allarga ogni ora che passa

Per seguire ciò che sta avvenendo è meglio lasciar perdere quel che Trump dice (parla continuamente, per sommergere i fatti sotto la propria voce, certo che il sistema dei media abboccherà come sempre).

Se nel giro di pochi minuti si possono alternare affermazioni come “La nuova leadership iraniana vuole parlare e ho accettato di farlo, quindi parlerò con loro”, oppure “l’attacco ha avuto un tale successo che ha eliminato la maggior parte dei candidati. Non sarà nessuno di quelli a cui avevamo pensato perché sono tutti morti” (quindi non ci sarebbe nessuno con cui parlare, giusto?), per aggiungere poi che l'operazione in Iran potrebbe durare “quattro settimane o meno”... vuol dire che non c’è nulla di attendibile da registrare. Starlo a sentire è come, per un missile antiaereo, seguire i flares che un caccia semina per non essere colpito.

Parliamo delle cose certe.

Il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, Ali Larijani, ha smentito che il governo di Teheran abbia chiesto di riaprire un negoziato. E ha sottolineato molto chiaramente due cose: I’Iran non intende negoziare con gli Stati Uniti e che in questo momento l’Iran sta solo difendendo se stesso. Ha anche aggiunto che le forze armate del suo Paese non hanno dato inizio a questa guerra.

Alla domanda se l’Iran avrebbe tentato o no un impegno diplomatico, un portavoce del Ministero degli Esteri ha dichiarato ad Al Jazeera che il Paese ci aveva già provato due volte: una con i negoziati del 2025, interrotti dagli attacchi statunitensi e israeliani, e ora, in modo molto simile, il Paese è nuovamente sotto attacco mentre era in attesa di due nuovi round di negoziati con gli Stati Uniti e l’AIEA.

Le autorità di Teheran sembrano ancora mantenere un controllo della situazione e soprattutto calma. Dopo che l’ayatollah Ali Khamenei e alcuni comandanti di alto rango sono stati uccisi all’inizio della guerra, sabato, stanno sottolineando che l’establishment sta riempiendo i vuoti rispettando le proprie regole e i propri meccanismi interni.

In base alle leggi entrate in vigore dopo la Rivoluzione islamica del 1979, un organo clericale chiamato Assemblea degli esperti ha infatti il compito di eleggere il prossimo leader supremo.

Masoud Pezeshkian, il presidente iraniano, un cardiochirurgo di fama, laico e per questo considerato un “moderato”, ha dichiarato che un nuovo consiglio direttivo “ha iniziato i suoi lavori”. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato ad Al Jazeera che il processo dovrebbe essere completato entro pochi giorni.

Lo stesso Araghci ha inviato una lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alle Nazioni Unite in merito all’aggressione israelo-americana contro l’Iran, osservando che “se non si riuscirà a ritenere responsabili gli Stati Uniti e l’entità israeliana, si causerà un ulteriore danno al diritto internazionale”.

Ha inoltre sottolineato che “l’assassinio del leader della rivoluzione e della Repubblica islamica (il signor Ali Khamenei) è un atto terroristico codardo e una flagrante violazione delle leggi e delle risoluzioni internazionali”, avvertendo che questo assassinio “mina i fondamenti dell’uguaglianza nella sovranità tra gli Stati e la stabilità del sistema internazionale”.

Germania, Francia e Gran Bretagna hanno deciso di partecipare alla guerra, ma siccome non possono chiamare le cose con il loro nome dicono di essere pronte a difendere i propri interessi e quelli dei propri alleati nel Golfo, se necessario, adottando “azioni difensive” contro l’Iran perché “sconvolti dagli attacchi missilistici indiscriminati e sproporzionati lanciati dall’Iran contro i Paesi della regione”.

E infatti l’unica portaerei francese, la Charles de Gaulle, è entrata nel Mediterraneo per partecipare alla guerra posizionandosi al largo del Libano o di Israele.

La Gran Bretagna ancora per poco guidata dal blairiano Starmer ha deciso di permettere agli Stati Uniti l’uso della propria base di Diego Garcia, un’isola nell’Oceano Indiano al largo delle coste dell’Oman. Quindici giorni fa aveva rifiutato. Si vede che le cose non stanno andando esattamente come recita la propaganda e c’è bisogno di “rinforzi”.

In ogni caso, queste decisioni dei “tres caballeros” segnano nei fatti una frattura profonda tra i paesi dell’Unione Europea, molti dei quali hanno definito fin da subito l’aggressione sionista e statunitense come una violazione del diritto internazionale. E sembra logico che se altri paesi, invece, fanno propria quella violazione, si apre un problema serio nella UE.

Nel frattempo l’aviazione israeliana ha cominciato a bombardare il sud del Libano e Beirut, provocando decine di morti a fronte della sterile protesta del presidente facente funzioni, il cristiano maronita Aoun. Le autorità libanesi hanno dichiarato che gli attacchi aerei israeliani sul Paese hanno finora ucciso almeno 31 persone e ne hanno ferite altre 149.

Come ampiamente previsto la guerra porta il caos sui mercati finanziari e non. Le piazze asiatiche (Tokyo, Seoul, Shangai, Hong Kong, Singapore, ecc) hanno tutte subito perdite vicino al 2%. Il prezzo del petrolio è subito schizzato all’insu del 13%, per poi stabilizzarsi nel corso della giornata, vista la promessa dell’Opec di aumentare la produzione.

Registriamo però che molti dei paesi dell’Opec sono proprio quelli coinvolti nella guerra (Iran, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Emirati, Kuwait, Iraq), e che obbligatoriamente devono far passare la loro produzione attraverso lo Stretto di Hormuz, bloccato da 48 ore.

Tra l’altro la risposta iraniana, affidata a missili e droni, ha puntato sulle basi militari Usa nell’area, presenti in tutti i paesi arabi prima nominati. Ma i velivoli intercettati dalla contraerea, se non esplodono integralmente in aria, finiscono per forza a terra in modo casuale, finendo per colpire anche sedi civili del paese “ospitante”.

Ora i paesi della regione si trovano di fronte a quella che gli analisti descrivono come una “scelta impossibile”: contrattaccare e rischiare di essere visti come combattenti al fianco di Israele, oppure restare passivi mentre le loro città bruciano. Non che il loro apporto alla guerra possa essere decisivo, comunque. Ricordiamo che la “potente” Arabia Saudita ha condotto per anni una guerra contro i ribelli Houthi dello Yemen risultandone infine sconfitta e costretta a ritirarsi.

Le notizie militari

Ore 10:00. La televisione di Stato saudita afferma che le autorità hanno temporaneamente chiuso la raffineria di Ras Tanura vicino a Dammam dopo un attacco portato da un drone. Il Ministero della Difesa saudita ha dichiarato che è scoppiato un incendio presso l’impianto petrolifero a causa dei detriti caduti da due droni intercettati ma diretti verso una base Usa.

Ore 9:00. Un caccia statunitense è precipitato in Kuwait. La notizia non era occultabile, visto il numero di video che hanno ripreso la sua caduta a vite con la coda in fiamme e i piloti lanciarsi con il paracadute. Le autorità kuwaitiane hanno immediatamente avviato operazioni di ricerca e soccorso, evacuando l’equipaggio e trasportandolo in un ospedale per cure mediche. È in corso un’indagine per determinare la causa dell’incidente. Ma sembra probabile sia stato colpito dalla contraerea iraniana (il Kuwait confina con il paese attaccato).

Ore 8:00. Secondo la Mezzaluna Rossa, finora almeno 555 persone sono state uccise in Iran negli attacchi congiunti israeliani e statunitensi in 131 contee.

Ore 7:45. Una fonte della sicurezza ha riferito ad Al Jazeera che un attacco missilistico israelo-statunitense ha preso di mira siti appartenenti al gruppo paramilitare Kataib Hezbollah sostenuto dall’Iran a Jurf al-Sakhr, a sud della capitale irachena Baghdad.

In aggiornamento

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento