Tra la faccia inebetita del ministro degli Esteri Tajani e l’incidente del ministro della Difesa Crosetto bloccato a Dubai, nelle ore in cui tutto il Mondo tremava per l’avvio dell’aggressione militare statunitense ed israeliana all’Iran, gli esponenti del governo italiano sono sembrati cadere tutti dal pero.
La prima dichiarazione di Palazzo Chigi sui bombardamenti in Iran era prudentissima, praticamente insipiente.
Poi è arrivato subito il “giallo” del ministro Crosetto, che per legittime e comprensibili ragioni familiari, è venuto a trovarsi sul teatro di guerra invece che nella cabina di comando dell’apparato di difesa italiano senza che, pare, gli alleati Usa e Israele avessero avuto la cortesia di informare l’Italia che stavano per attaccare l’Iran.
Infine c’è il ministro Tajani che sembra essere sempre fuori posto e risponde con banalità a domande dettate dall’emergenza.
Sulla guerra in corso che sta infiammando tutto il Medio Oriente (Israele oltre l’Iran sta bombardando anche in Libano, mentre i missili iraniani colpiscono tutti i paesi strategici del Golfo Persico, ndr) da Palazzo Chigi fanno sapere che “è ancora una fase di osservazione”, e questo al termine di una giornata in cui Giorgia Meloni ha avuto una serie di confronti con leader mediorientali e europei, prima di “aggiornare compiutamente” il presidente della Repubblica Sergio Mattarella “sugli sviluppi della situazione e sui contatti intercorsi”.
In sostanza non sanno che pesci prendere se non quello di allinearsi alle scelte guerrafondaie di Washington, Tel Aviv e Bruxelles, l’obbedienza servile dunque.
Per oggi lunedì 2 marzo alle 15 è stata convocata la commissione Affari Esteri e Difesa del Parlamento per una informativa urgente del ministro degli Esteri. L’audizione si svolgerà davanti alle commissioni congiunte Esteri-Difesa del Senato ed Esteri della Camera. In audizione con Tajani ci sarà anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rientrato in Italia, per una informativa urgente sulla situazione in Iran e nel Golfo Persico.
L’Italia si trova ancora una volta schiacciata tra una fedeltà servile a Trump (che però non viene corrisposta) e una obbedienza dovuta all’Unione Europea. Quest’ultima si è allineata all’aggressione militare israelo-statunitense contro l’Iran. La riunione dei ministri degli esteri della Ue ha infatti denunciato “la responsabilità dell’Iran”, ha espresso “solidarietà totale ai Paesi del Golfo aggrediti dall’Iran. Sono stati espressi preoccupazione e coinvolgimento comune per tutelare i cittadini europei che vivono o sono di passaggio nell’area” con un “coordinamento per il loro rientro in Europa”, ma in questo caso – diversamente dall’Ucraina – nessuna solidarietà con il paese aggredito cioè l’Iran.
Indipendentemente dalla Ue ci sono poi Francia, Germania, Gran Bretagna che hanno preso posizione con una dichiarazione congiunta dicendosi “sconvolti dagli attacchi missilistici indiscriminati e sproporzionati lanciati dall’Iran contro i Paesi della regione” in rappresaglia per quelli condotti da Stati Uniti e Israele in Iran.
“Adotteremo misure per difendere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati nella regione, potenzialmente consentendo azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni alla fonte”, scrivono i tre governi europei che non condannano affatto l’aggressione contro l’Iran ma solo la reazione del paese aggredito. Anche in questo caso assistiamo ad un rovesciamento politico e logico di tutte le filippiche di questi quattro anni sull’Ucraina, che conferma quell’odioso doppio standard che avevamo già visto verso Israele nel corso del genocidio dei palestinesi a Gaza.
Forte di questo mandato europeo a continuare i bombardamenti sull’Iran, il ministro degli Esteri Tajani ha dichiarato che “L’Europa farà ascoltare la sua voce, anche dopo che sarà chiusa la fase incandescente, per avviare un dialogo diplomatico a favore della transizione in Iran”, aggiungendo che “È stata confermata la decisione di continuare con le missioni Aspides e Atalanta”.
È bene ricordare che la prima è una missione navale militare operativa dal febbraio 2024, che ha il compito di tutelare “la libertà di navigazione nelle Aree del Mar Rosso, Golfo Persico e Mar Arabico Settentrionale” che ha dovuto già fare i conti con l’interdizione delle navigazione nel Mar Rosso messa in campo dai miliziani Houthi dello Yemen. La seconda è una missione militare navale europea operativa dal 2008 nel Golfo di Aden e davanti alla Somalia in funzione antipirateria.
Curiosamente né Tajani né Crosetto daranno spiegazioni sul fatto che si è scoperto che in Kuwait ci sono ben 300 militari italiani e che la loro base di Ali Al Salem era stata colpita da un drone iraniano. Altri 700 militari italiani sono poi presenti in Iraq, a Erbil, nella zona separata curda, anch’essa colpita dai missili iraniani in quanto alleata di Usa e Israele.
In questi anni nessuno, neanche dall’opposizione, ha mai chiesto il perché di questa presenza militare italiana in Medio Oriente. Del resto con la segretaria del PD Ely Schlein che annuncia che non chiederà le dimissioni del governo qualora questo perda il referendum del 22 e 23 marzo, cosa ci si può aspettare da questa opposizione? Ci manca solo che ripeta puntualmente e ossessivamente “La premier venga in aula a spiegare perché ha perso il referendum”.
Dentro una crisi storica come quella che stiamo attraversando, al governo abbiamo solo dei dilettanti allo sbaraglio, servili verso Usa e Israele, obbedienti alla Ue e omertosi sulle scelte internazionali che coinvolgono il proprio paese dentro teatri di guerra. Mandiamoli a casa!
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