Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/05/2022
18/11/2014
Il monopolio del porno online
Pubblichiamo questo articolo poichè conferma come la tendenza alla
concentrazione del capitale, con conseguente creazione di monopoli, sia
in atto anche nel mondo del porno. Ne avevamo parlato qui e qui, rispetto ai colossi del web e dell’informatica.
di David Auerbach – Slate
Che cos’è e come funziona Mindgeek, la società – proprietaria di YouPorn, PornHub e RedTube, tra gli altri – che sta monopolizzando il settore in modo “vampiresco”.
I siti di video sono di gran lunga i più grossi consumatori di banda, su internet: Netflix, YouTube, Twitch… MindGeek. O forse quest’ultimo non vi dice niente? Fondato nel 2007 dai canadesi Stephane Manos e Ouissam Youssef, MindGeek (noto precedentemente come Manwin and Mansef) ha più di 100 milioni di visitatori al giorno, ed è tra i 10 principali consumatori di banda; qualche ricerca lo inserisce tra i primi tre. Gestisce quasi 100 siti che in totale consumano più banda di Twitter, Amazon o Facebook. Di tutti i principali siti, tuttavia, MindGeek è sicuramente la presenza più ambigua. Il suo sito dice che stanno “facendo da pionieri nel futuro del traffico online” – ma non dice molto su cosa fanno realmente con tutta quella banda.
MindGeek è un provider di porno. O, più esattamente, il provider di porno. MindGeek ha conquistato il monopolio del porno, costringendo i membri dell’industria alla posizione paradossale di lavorare per la stessa società che trae profitto dalla pirateria del loro lavoro. MindGeek è talmente potente che le persone che lavorano nel settore della pornografia online hanno paura di parlarne, per timore di finire nella sua lista nera. E il predominio di MindGeek dovrebbe essere preso come esempio dei pericoli dell’accorpamento di produzione e distribuzione in un singolo proprietario monopolistico.
Nello specifico, MindGeek possiede molti aggregatori di video porno , i “tube sites” (chiamati così perché imitano il formato YouTube) come PornHub, YouPorn e RedTube, che distribuiscono enormi quantità di pornografia gratuita finanziata con la pubblicità. Secondo Mike South, blogger esperto di industria pornografica, MindGeek ora possiede otto dei dieci principali aggregatori porno online (le due eccezioni sono xHamster e Xvideos). Questi siti, che siano di proprietà di MindGeek o meno, notoriamente ospitano un sacco di contenuti piratati. Nonostante ogni sito di video debba rispettare le richieste di rimozione di contenuti, in base al Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la maggior parte dei produttori di porno non ha le risorse degli studi cinematografici o delle etichette discografiche per monitorare la pirateria; secondo la pornostar Siri, i siti di MindGeek «costringono chi possiede i diritti d’autore a fare i salti mortali per far rimuovere i nostri contenuti». Di conseguenza la produzione di film porno è scesa del 75 per cento rispetto a otto anni fa, e le vendite di DVD sono calate nello stesso periodo del 50 per cento. L’opinione comune è che il crollo del business della pornografia del 2008 sia stato dovuto alla crescita della pirateria su larga scala, sui siti di video e su quelli di torrent, a un aumento del porno amatoriale e alla crisi economica.
Il declino da allora è proseguito, causando un abbassamento dei budget e obbligando gli attori a cercare altrove modi di sbarcare il lunario. Quando South è entrato nel settore, dice, «potevo contare gli attori che conoscevo che si prostituivano sulle dita di una mano. Ora posso contare gli attori che conosco che non si prostituiscono sulle dita di una mano». Secondo Salon, mentre nel 2000 gli attori che lavoravano come escort erano rari e guardati di traverso, entro la fine del decennio è diventata una cosa comune. L’attrice di film per adulti Houston ha detto a E. J. Dickinson di Salon l’anno scorso: «Se guardi sui siti di escort, ci sono praticamente tutti gli attori porno». Il crollo nel business del porno ha consentito a MindGeek di acquistare produttori di contenuti pornografici di alto profilo a costi ribassati, compresi grossi nomi come Brazzers (nel 2010) e Digital Playground (nel 2012), ciascuno dei quali gestisce decine di siti. Insieme a nomi come Hustler e Vivid, MindGeek di fatto è arrivato a controllare un’enorme fetta dell’industria della pornografia mainstream tradizionale – la scena delle produzioni stile-Hollywood con base nella San Fernando Valley, in California, che ci ha dato Jenna Jameson e Sasha Grey. Come ha detto al Daily Dot Colin Allerton, direttore dello sviluppo degli affari di Adult Empire, «ogni principale studio e star è ora associato con MindGeek, o ha lavorato per uno studio comprato da MindGeek». Da allora, i lavoratori dell’industria pornografica si sono trovati nella situazione difficile di vedere i propri lavori piratati su siti di proprietà della stessa società che li paga: immaginate se la Warner Bros possedesse anche il sito di torrent The Pirate Bay. Per come la mette Siri, è come se Walmart facesse fallire i negozi a conduzione familiare «e poi, come se non bastasse, entrasse nei negozi a conduzione familiare e rubasse letteralmente i loro prodotti per rivenderli da Walmart». Sono tempi difficili per chi per ha un’attività porno a conduzione familiare.
Perfino i produttori di contenuti di proprietà di MindGeek hanno problemi a far rimuovere i propri video dai siti di MindGeek. Il risultato è un ecosistema vampiresco: i produttori di MindGeek fanno film porno soprattutto perché siano caricati sui siti gratuiti di video di MindGeek, con minori ricavi per i produttori ma con maggiori ricavi per MindGeek – che fa soldi con la pubblicità – che non vanno a nessuno di quelli coinvolti nella produzione. Chi lavora nell’industria del porno non ha molte soluzioni a disposizione. L’attrice Tasha Reign ha detto ad Abc: «In un certo senso devo recitare per MindGeek, perché possiedono praticamente tutto». Questo predominio totale nel settore ha avuto l’effetto di far tacere gli attori dal criticare la società; le persone come Siri e South, che hanno apertamente condannato il monopolio e il potere di MindGeek, sono estremamente rare. La maggior parte, quando viene chiesto loro, rifiutano di parlare di pirateria, preoccupati di finire nella lista nera di MindGeek. Da quando le compagnie possedute da MindGeek fanno molta pubblicità su Adult Video News e altri siti di informazione sull’industria pornografica, esercitano molta influenza anche su pubblicazioni di settore e sui vari eventi.
MindGeek stessa ha un passato di luci e di ombre. Nel 2009, quando la società era ancora gestita dai fondatori Manos e Youssef, gli agenti federali statunitensi sequestrarono 6,4 milioni di dollari da conti bancari controllati da MindGeek, provocando la vendita delle sue azioni a Fabian Thylman, un investitore in tecnologia tedesco che cambiò il nome della società in “Manwin”. Nell’aprile del 2011, Manwin si assicurò con discrezione un prestito di 362 milioni dal fondo di Wall Street Colbeck Capital, fondato dagli ex dipendenti di Goldman Sachs Jason Colodne e Jason Beckman (Goldman Sachs ha preso le distanze dai due). I finanziamenti di Colbeck erano a loro volta garantiti tramite altri fondi, come il controverso Fortress Capital, per mascherare il legame con Manwin. Dopo aver utilizzato i prestiti per continuare ad acquisire siti porno e case di produzione, Thylman fu poi estradato dal Belgio alla Germania nel 2012 per evasione fiscale sui profitti di Manwin. Alla fine del 2013, Thylman fu sostituito dall’attuale amministratore delegato Ferras Antoon e dal direttore operativo David Tassillo, che erano da tempo nella società e che ora dirigono le operazioni da Montreal.
Con il suo business orientato ad aumentare le visite e i link sui suoi siti, MindGeek ha cercato di espandersi in aree “più pulite” del business online, e a costruirsi un’immagine da tipica startup piena di potenzialità. Non è sicuro che questa strategia funzionerà, visto che la facciata rimane piuttosto evidente. Come ha scritto un utente di GlassDoor: «Se sei interessato a lavorare come “revisore dei contenuti”, sappi solo che sarai sostanzialmente un glorificato supervisore di pornografia minorile, e che guarderai video orribili tutto il giorno.» A causa del tabù che circonda la pornografia, specialmente in America, non saranno presi provvedimenti antitrust contro MindGeek nel futuro prossimo, né si è prestata la dovuta attenzione ai problemi sempre maggiori in cui si trova chi lavora nell’industria del porno mentre un solo colosso si divora le altre compagnie. Il blogger specializzato Lux Alptraum ha detto a Grant Stoddard di Mademan che con il ridursi della concorrenza, la pirateria di fatto sdoganata e le paghe sempre più basse, se MindGeek fallisce «potrebbe portarsi dietro la maggior parte dell’industria del porno».
Mentre i distributori di contenuti come Netflix e Amazon si spostano verso il business della produzione, MindGeek rappresenta un esempio di come può cambiare l’allineamento degli interessi: il distributore non ha necessariamente bisogno di produrre contenuti che garantiscano ricavi adeguati a chi li ha prodotti, finché questi in qualche modo fanno fare soldi. Nessuna di queste compagnie passerà al modello di business gratuito e finanziato con la pubblicità, su cui si basano i tube sites di MindGeek, ma una società come Netflix può arrivare a una posizione decisamente più forte se si assicura il controllo di uno dei principali mezzi di distribuzione – specialmente se è uno più economico della tv via cavo – e gli studi cinematografici e i network televisivi possono ritrovarsi a dover raggiungere un accordo con Netflix, invece che il contrario. Ora come ora i produttori di contenuti hanno un’enorme influenza su Netflix perché Netflix ha bisogno dei loro contenuti, ma se questo equilibrio di poteri dovesse cambiare, sarà Netflix a ritrovarsi con il coltello dalla parte del manico, il che è il motivo per cui HBO e altri stanno facendo a gara per buttarsi nel business dello streaming online. Come per l’industria della pornografia, sopravviverà qualcuno? South ha detto che i siti verticali dedicati a determinati feticismi, come Kink.com, sono molto più al sicuro dal vampirismo di MindGeek («Le nicchie fanno diventare ricchi», dice) e South spera che Google alla fine inasprirà i controlli sui tube sites in generale e che li penalizzerà per pirateria di massa, minando la supremazia di MindGeek sull’industria. Ciononostante, l’eccezionale successo di MindGeek è un inquietante segnale del livello al quale la l’accentramento di produzione e distribuzione possa uccidere un’intera industria.
da http://www.ilpost.it/
Fonte
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di David Auerbach – Slate
Che cos’è e come funziona Mindgeek, la società – proprietaria di YouPorn, PornHub e RedTube, tra gli altri – che sta monopolizzando il settore in modo “vampiresco”.
I siti di video sono di gran lunga i più grossi consumatori di banda, su internet: Netflix, YouTube, Twitch… MindGeek. O forse quest’ultimo non vi dice niente? Fondato nel 2007 dai canadesi Stephane Manos e Ouissam Youssef, MindGeek (noto precedentemente come Manwin and Mansef) ha più di 100 milioni di visitatori al giorno, ed è tra i 10 principali consumatori di banda; qualche ricerca lo inserisce tra i primi tre. Gestisce quasi 100 siti che in totale consumano più banda di Twitter, Amazon o Facebook. Di tutti i principali siti, tuttavia, MindGeek è sicuramente la presenza più ambigua. Il suo sito dice che stanno “facendo da pionieri nel futuro del traffico online” – ma non dice molto su cosa fanno realmente con tutta quella banda.
MindGeek è un provider di porno. O, più esattamente, il provider di porno. MindGeek ha conquistato il monopolio del porno, costringendo i membri dell’industria alla posizione paradossale di lavorare per la stessa società che trae profitto dalla pirateria del loro lavoro. MindGeek è talmente potente che le persone che lavorano nel settore della pornografia online hanno paura di parlarne, per timore di finire nella sua lista nera. E il predominio di MindGeek dovrebbe essere preso come esempio dei pericoli dell’accorpamento di produzione e distribuzione in un singolo proprietario monopolistico.
Nello specifico, MindGeek possiede molti aggregatori di video porno , i “tube sites” (chiamati così perché imitano il formato YouTube) come PornHub, YouPorn e RedTube, che distribuiscono enormi quantità di pornografia gratuita finanziata con la pubblicità. Secondo Mike South, blogger esperto di industria pornografica, MindGeek ora possiede otto dei dieci principali aggregatori porno online (le due eccezioni sono xHamster e Xvideos). Questi siti, che siano di proprietà di MindGeek o meno, notoriamente ospitano un sacco di contenuti piratati. Nonostante ogni sito di video debba rispettare le richieste di rimozione di contenuti, in base al Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la maggior parte dei produttori di porno non ha le risorse degli studi cinematografici o delle etichette discografiche per monitorare la pirateria; secondo la pornostar Siri, i siti di MindGeek «costringono chi possiede i diritti d’autore a fare i salti mortali per far rimuovere i nostri contenuti». Di conseguenza la produzione di film porno è scesa del 75 per cento rispetto a otto anni fa, e le vendite di DVD sono calate nello stesso periodo del 50 per cento. L’opinione comune è che il crollo del business della pornografia del 2008 sia stato dovuto alla crescita della pirateria su larga scala, sui siti di video e su quelli di torrent, a un aumento del porno amatoriale e alla crisi economica.
Il declino da allora è proseguito, causando un abbassamento dei budget e obbligando gli attori a cercare altrove modi di sbarcare il lunario. Quando South è entrato nel settore, dice, «potevo contare gli attori che conoscevo che si prostituivano sulle dita di una mano. Ora posso contare gli attori che conosco che non si prostituiscono sulle dita di una mano». Secondo Salon, mentre nel 2000 gli attori che lavoravano come escort erano rari e guardati di traverso, entro la fine del decennio è diventata una cosa comune. L’attrice di film per adulti Houston ha detto a E. J. Dickinson di Salon l’anno scorso: «Se guardi sui siti di escort, ci sono praticamente tutti gli attori porno». Il crollo nel business del porno ha consentito a MindGeek di acquistare produttori di contenuti pornografici di alto profilo a costi ribassati, compresi grossi nomi come Brazzers (nel 2010) e Digital Playground (nel 2012), ciascuno dei quali gestisce decine di siti. Insieme a nomi come Hustler e Vivid, MindGeek di fatto è arrivato a controllare un’enorme fetta dell’industria della pornografia mainstream tradizionale – la scena delle produzioni stile-Hollywood con base nella San Fernando Valley, in California, che ci ha dato Jenna Jameson e Sasha Grey. Come ha detto al Daily Dot Colin Allerton, direttore dello sviluppo degli affari di Adult Empire, «ogni principale studio e star è ora associato con MindGeek, o ha lavorato per uno studio comprato da MindGeek». Da allora, i lavoratori dell’industria pornografica si sono trovati nella situazione difficile di vedere i propri lavori piratati su siti di proprietà della stessa società che li paga: immaginate se la Warner Bros possedesse anche il sito di torrent The Pirate Bay. Per come la mette Siri, è come se Walmart facesse fallire i negozi a conduzione familiare «e poi, come se non bastasse, entrasse nei negozi a conduzione familiare e rubasse letteralmente i loro prodotti per rivenderli da Walmart». Sono tempi difficili per chi per ha un’attività porno a conduzione familiare.
Perfino i produttori di contenuti di proprietà di MindGeek hanno problemi a far rimuovere i propri video dai siti di MindGeek. Il risultato è un ecosistema vampiresco: i produttori di MindGeek fanno film porno soprattutto perché siano caricati sui siti gratuiti di video di MindGeek, con minori ricavi per i produttori ma con maggiori ricavi per MindGeek – che fa soldi con la pubblicità – che non vanno a nessuno di quelli coinvolti nella produzione. Chi lavora nell’industria del porno non ha molte soluzioni a disposizione. L’attrice Tasha Reign ha detto ad Abc: «In un certo senso devo recitare per MindGeek, perché possiedono praticamente tutto». Questo predominio totale nel settore ha avuto l’effetto di far tacere gli attori dal criticare la società; le persone come Siri e South, che hanno apertamente condannato il monopolio e il potere di MindGeek, sono estremamente rare. La maggior parte, quando viene chiesto loro, rifiutano di parlare di pirateria, preoccupati di finire nella lista nera di MindGeek. Da quando le compagnie possedute da MindGeek fanno molta pubblicità su Adult Video News e altri siti di informazione sull’industria pornografica, esercitano molta influenza anche su pubblicazioni di settore e sui vari eventi.
MindGeek stessa ha un passato di luci e di ombre. Nel 2009, quando la società era ancora gestita dai fondatori Manos e Youssef, gli agenti federali statunitensi sequestrarono 6,4 milioni di dollari da conti bancari controllati da MindGeek, provocando la vendita delle sue azioni a Fabian Thylman, un investitore in tecnologia tedesco che cambiò il nome della società in “Manwin”. Nell’aprile del 2011, Manwin si assicurò con discrezione un prestito di 362 milioni dal fondo di Wall Street Colbeck Capital, fondato dagli ex dipendenti di Goldman Sachs Jason Colodne e Jason Beckman (Goldman Sachs ha preso le distanze dai due). I finanziamenti di Colbeck erano a loro volta garantiti tramite altri fondi, come il controverso Fortress Capital, per mascherare il legame con Manwin. Dopo aver utilizzato i prestiti per continuare ad acquisire siti porno e case di produzione, Thylman fu poi estradato dal Belgio alla Germania nel 2012 per evasione fiscale sui profitti di Manwin. Alla fine del 2013, Thylman fu sostituito dall’attuale amministratore delegato Ferras Antoon e dal direttore operativo David Tassillo, che erano da tempo nella società e che ora dirigono le operazioni da Montreal.
Con il suo business orientato ad aumentare le visite e i link sui suoi siti, MindGeek ha cercato di espandersi in aree “più pulite” del business online, e a costruirsi un’immagine da tipica startup piena di potenzialità. Non è sicuro che questa strategia funzionerà, visto che la facciata rimane piuttosto evidente. Come ha scritto un utente di GlassDoor: «Se sei interessato a lavorare come “revisore dei contenuti”, sappi solo che sarai sostanzialmente un glorificato supervisore di pornografia minorile, e che guarderai video orribili tutto il giorno.» A causa del tabù che circonda la pornografia, specialmente in America, non saranno presi provvedimenti antitrust contro MindGeek nel futuro prossimo, né si è prestata la dovuta attenzione ai problemi sempre maggiori in cui si trova chi lavora nell’industria del porno mentre un solo colosso si divora le altre compagnie. Il blogger specializzato Lux Alptraum ha detto a Grant Stoddard di Mademan che con il ridursi della concorrenza, la pirateria di fatto sdoganata e le paghe sempre più basse, se MindGeek fallisce «potrebbe portarsi dietro la maggior parte dell’industria del porno».
Mentre i distributori di contenuti come Netflix e Amazon si spostano verso il business della produzione, MindGeek rappresenta un esempio di come può cambiare l’allineamento degli interessi: il distributore non ha necessariamente bisogno di produrre contenuti che garantiscano ricavi adeguati a chi li ha prodotti, finché questi in qualche modo fanno fare soldi. Nessuna di queste compagnie passerà al modello di business gratuito e finanziato con la pubblicità, su cui si basano i tube sites di MindGeek, ma una società come Netflix può arrivare a una posizione decisamente più forte se si assicura il controllo di uno dei principali mezzi di distribuzione – specialmente se è uno più economico della tv via cavo – e gli studi cinematografici e i network televisivi possono ritrovarsi a dover raggiungere un accordo con Netflix, invece che il contrario. Ora come ora i produttori di contenuti hanno un’enorme influenza su Netflix perché Netflix ha bisogno dei loro contenuti, ma se questo equilibrio di poteri dovesse cambiare, sarà Netflix a ritrovarsi con il coltello dalla parte del manico, il che è il motivo per cui HBO e altri stanno facendo a gara per buttarsi nel business dello streaming online. Come per l’industria della pornografia, sopravviverà qualcuno? South ha detto che i siti verticali dedicati a determinati feticismi, come Kink.com, sono molto più al sicuro dal vampirismo di MindGeek («Le nicchie fanno diventare ricchi», dice) e South spera che Google alla fine inasprirà i controlli sui tube sites in generale e che li penalizzerà per pirateria di massa, minando la supremazia di MindGeek sull’industria. Ciononostante, l’eccezionale successo di MindGeek è un inquietante segnale del livello al quale la l’accentramento di produzione e distribuzione possa uccidere un’intera industria.
da http://www.ilpost.it/
Fonte
06/11/2014
Grilletti Premuti: Riflessione femminista sulla pornografia
Riceviamo e pubblichiamo il dossier informativo e di analisi sulla pornografia a cura del Collettivo DeGenerate.
Perché vogliamo parlare di pornografia
L’esigenza di parlare di pornografia è sorta innanzitutto dal silenzio che circonda questo argomento.
Nonostante il porno pervada la nostra vita in tutte le sue forme, e ci si senta costantemente bombardate da immagini di corpi nudi, l’argomento è ancora considerato un tabù, soprattutto per noi donne. Siamo costantemente escluse dal mondo della pornografia, mentre questo è sempre più presente nella vita di tutti i giorni. Ed è proprio questa esclusione delle donne che rende il porno un’arma così potente per l’oppressione sessuale femminile, unita all’immagine degradante della donna stessa proposta dall’industria pornografica. L’argomento si è perciò rivelato, ai nostri occhi, ancora più importante, avendo già affrontato in assemblea il tema della sessualità.
Ci siamo inoltre chieste se ci fosse, e quale potesse essere, il potenziale eversivo del porno e in che modo riappropiarcene.
Il documento che segue ripercorre i passi della nostra discussione e del nostro lavoro di ricerca: in un primo momento abbiamo discusso e abbiamo cercato di documentarci sull’argomento, attraverso libri e film, per poi passare ad una fase più “empirica” di interviste su svariate tematiche connesse al porno, fino ad arrivare ad un’analisi conclusiva di tutto il percorso svolto.
Il porno che non ci piace
In ogni epoca, in modo differente in base al luogo e al contesto sociale, l’uomo ha sempre sentito il bisogno di esternare la propria sessualità tramite scritti e rappresentazioni, che a seconda del momento storico sono state in maniera diversa diffuse e talvolta represse.
All’inizio del Novecento con la maggiore consolidazione dei mezzi di comunicazione di massa (film su pellicola, giornali, riviste), le immagini pornografiche cominciano a diffondersi su scala più vasta nella società. A partire dal secondo dopoguerra si va creando un sistema di produzione dedicato specificatamente alla pornografia che porta col tempo ad avere nei grandi centri di alcuni paesi anche sale di proiezione ad essa dedicate.
Alla fine degli anni ’70 dall’esclusiva delle sale cinematografiche la produzione pornografica si sposta anche sull’home video e su alcuni canali televisivi raggiungendo un ancor più ampio pubblico.
Un’ulteriore grande evoluzione della diffusione di materiale porno si ha nell’ultimo ventennio con l’avvento di internet e di una tecnologia alla portata di quasi tutti: per la prima volta sono il mezzo e la richiesta che influenzano il circuito produttivo portandolo ad una crescita esponenziale.
Tutto questo ha generato notevoli cambiamenti anche nel tipo di produzione e di offerta che è diventato sempre più diversificato e variegato; in seguito a richieste sempre più mirate nascono ad esempio categorie specifiche per soddisfare (e creare!) desideri e fantasie. Insieme anche alla possibilità di accesso continuo che internet offre e ad un conseguente aumento della quantità di materiale prodotto, c’è stata una diminuzione della qualità del rapporto sessuale rappresentato, che risulta estremamente banalizzato e, nonostante la varietà di offerta, costruito sempre sugli stessi canoni di impronta sessista; si pensi ad esempio alle inquadrature che sono sempre finalizzate all’immedesimazione del fruitore nel personaggio maschile o alla durata dell’amplesso che segue i tempi dell’orgasmo del protagonista maschile.
Oltretutto questo contribuisce alla creazione di un immaginario sessuale il cui divario con le possibilità concrete del quotidiano è sempre maggiore, un universo fatto di corpi perfetti e rapporti dalle tempistiche e dalle modalità irreali.
Questa costante riproposizione di modelli di bellezza idealizzata porta generalmente alla ricerca dello stesso livello di perfezione estetica e di totale disponibilità anche nella vita reale. La discrepanza tra le aspettative e la realtà crea un senso di frustrazione che si sfoga a sua volta in un uso sempre più assiduo del materiale pornografico vissuto in un isolamento sempre maggiore.
Quanto alla presenza femminile e alla sua immagine proposta nella maggior parte della produzione di porno, con piccole eccezioni per alcuni casi, questa è, come già accennato, subordinata alla figura maschile e rappresentata nel rapporto in un ruolo di sudditanza asservito al suo desiderio. Questo tipo di ruolo nella pornografia è in realtà lo stesso con cui la donna viene rappresentata anche nella società, solo in modo più esplicito e meno filtrato. Infatti questi canoni estetici e comportamentali ci vengono riproposti continuamente oltre che dalla pornografia anche da tutti gli altri mezzi di comunicazione mediatica, come film, pubblicità, programmi televisivi, e riviste.
L’esclusione delle donne dal mondo della pornografia, nel senso che non è prevista una loro partecipazione attiva come fruitrici di tale materiale è infine strettamente legata al mancato riconoscimento di una vita sessuale libera e indipendente e di conseguenza alla impossibilità di esternarla e manifestarla al pari degli uomini.
Interviste uomini
Abbiamo intervistato un campione di 60 uomini di età compresa fra i 20 e i 35 anni e un campione di 40 donne di età compresa fra i 18 e i 30 anni.
Gli uomini si sono dichiarati tutti eterosessuali, ad esclusione di un bisessuale e un omosessuale.
La totalità afferma di fare uso di materiale pornografico con diverse regolarità, anche in base ai periodi e alle situazioni sentimentali, comunque comprese fra 1 e 4 volte la settimana.
Tutti quanti usano video presi da siti internet che permettono di scegliere anche i minimi particolari, partendo dal colore dei capelli fino ad arrivare a quello della pelle, passando da posizioni e dimensioni.
Le scelte degli intervistati ricadono soprattutto su anale e amatoriale.
Quando si chiede se piacerebbe loro ritrovarsi in situazioni simili a quelle viste nei porno (intese come i classici “scenari” da film), la maggior parte riconosce che il contesto ricreato è fittizio e finalizzato ad un’eccitazione momentanea, troppo distante dalla realtà e in parte degradante. Questo è uno dei motivi per cui la scelta ricade facilmente sull’amatoriale, che ricrea circostanze più realistiche e avvicinabili. Quello che invece piace praticamente a tutti è sperimentare col partner posizioni e pratiche riprese dai video. Questa incongruenza di risposte si può far risalire ad un’evoluzione della pornografia, incrementata soprattutto dalle nuove tecnologie: mentre inizialmente era la realtà ad ispirare il porno, oggi siamo nella situazione ribaltata in cui è il porno a fornire spunti alla realtà, se non addirittura a sostituirsi ad essa, imponendo stereotipi e immaginari difficilmente riproducibili. Questo ha un forte impatto soprattutto sulle nuove generazioni, che spesso vengono a contatto con la pornografia ancora prima di avere un rapporto sessuale e ne vengono influenzati, rimanendo però incapaci di rielaborare quanto visto. In alcuni soggetti emerge anche una certa frustrazione e/o ansia da prestazione, derivanti proprio dalle eccessive aspettative create dal porno.
Praticamente tutti li guardano da soli. Si evidenzia però un gap generazionale: fino ad una decina di anni fa la visione di porno aveva una dimensione molto più collettiva, soprattutto fra ragazzi giovani che si incontravano in compagnia, magari a casa di qualcuno con un registratore in camera oppure si scambiavano videocassette e giornaletti. Una sorta di rito non incentrato sulla propria masturbazione ma che permetteva di fare insieme qualcosa che ai tempi era considerato un tabù.
La maggior parte degli uomini hanno parlato con la propria fidanzata/partner della sua masturbazione ma quasi nessuno parla di porno e ancora meno dell’eventuale visione di essi da parte delle fidanzate.
La maggioranza riconosce una certa influenza del porno sulla propria fantasia e sui propri desideri. Fra i più giovani ritorna la questione di crearsi determinate aspettative, non sempre soddisfatte; fra i più grandi è innegabile che il porno abbia costituito un momento di espansione della propria sessualità, ma si nota lo spartiacque creato dall’avvento di internet. Questo strumento ha permesso una massiccia distribuzione e un’accessibilità sempre maggiore al materiale pornografico, spesso con contenuti molto diversi e volendo più estremi e inusuali rispetto a quelli della pornografia in cassetta/film/fumetti diffusa precedentemente. I più adulti evidenziano come certo materiale non abbia poi così tanto determinato la loro ricerca o i loro gusti sessuali, dal momento che ne hanno iniziato a fruire quando la loro sessualità era già stata determinata in maniera più consistente (rispetto ai ventenni di adesso) dall’esperienza diretta.
Tutti gli intervistati danno molta importanza alla parte sonora, che deve essere fatta bene e sufficientemente realistica per eccitare, altrimenti risulta fastidiosa; il momento preferito non è univoco, alcuni dicono preliminari, altri penetrazione, altri tutto quanto.
Abbiamo poi chiesto un parere sulla pratica di eiaculare sul viso della partner, che è il momento conclusivo della maggioranza dei porno attualmente in circolazione.
È emerso:
- che la pratica è trovata generalmente eccitante, ma essendo entrata nell’immaginario collettivo come un simbolo di sottomissione, l’uomo stesso si autolimita e lo richiede solo in determinate circostanze, che possono essere o di estrema complicità o, all’opposto, di estrema occasionalità;
- quanto questo pratica, oggi ambita da quasi la totalità dei giovani e percepita come un desiderio naturale, è in realtà un bisogno indotto e veicolato dalla visione del porno; basti pensare che persone dai 35 anni in su prima non la conoscevano neppure.
Quasi nessuno prova sensi di colpa dopo aver guardato porno; alcuni sì, nei confronti della partner, altri descrivono più una sensazione di estraniamento dopo aver concluso.
E’ stato riconosciuto da tutti l’impostazione nettamente maschile del porno, orientato quasi nella totalità alla soddisfazione dell’uomo. Quando viene chiesto se cambierebbero qualcosa, nessuno fa critiche rilevanti e tutti si ritengono abbastanza soddisfatti di quello che vedono, se non che limiterebbero l’artificiosità e la surrealtà delle situazioni rappresentate, che spesso alterano l’idea dell’approccio.
Interviste donne
Il campione femminile era composto da 40 donne, di età compresa fra i 18 e i 30 anni.
Di queste, 5 si sono dichiarate bisessuali, 2 lesbiche, le altre eterosessuali.
Abbiamo chiesto cosa venisse loro in mente in associazione alla parola “porno”, le risposte sono state comprensibilmente variegate; ne riportiamo comunque alcune che ci hanno colpite: “grezzo”, “finto”, “proibito”, “un uomo che si masturba davanti al pc”.
Abbiamo chiesto cosa associassero invece alla parola erotico, e anche qui le risposte sono state variegate: “intimo”, “sensuale”, “femminile”, “qualcosa di rosso”, “intrigante”, “immaginazione”.
Già da queste prime due domande si può avere un’idea di quanto il mondo femminile sia tenuto lontano da quello pornografico.
I dati poi parlano chiaro: su quaranta donne, solo 8 usufruiscono regolarmente di materiale pornografico, 19 di loro lo hanno usato casualmente o senza una buona dose di intenzionalità, 13 non lo usano affatto.
Ma i lacci con cui viene costretta la sessualità delle donne non si limitano ad escluderle dalla pornografia; investono in toto l’autoerotismo femminile, su cui grava ancora un tabù molto forte.
Sebbene i dati reali siano abbastanza equilibrati numericamente, con 22 donne che praticano autoerotismo, 7 che lo fanno poco e 11 che non lo praticano, emerge dalle risposte un rapporto generalmente controverso con la propria masturbazione.
Quelle che si masturbano vivono questo momento come una naturale espressione della propria sessualità e una modalità per conoscere meglio i propri desideri e pulsioni, ma non è raro che le stesse donne riportino di essersi sentite in colpa, in età adolescenziale, per quello che facevano.
Coloro che non si dedicano all’autoerotismo, percepiscono questa pratica come qualcosa di innaturale e distante dall’essere donna; tutte loro hanno una vita sessualmente attiva ma, se la masturbazione maschile è accettata come qualcosa di fisiologico e irrinunciabile per l’uomo, quella femminile sembra un surplus, destinato solo alle più viziose o di cui comunque si potrebbe fare a meno, privarsi.
Abbiamo tristemente constatato che si parla ancora troppo poco di masturbazione femminile, sia in ambito di relazioni sia in ambito di amicizie.
Abbiamo chiesto se avessero mai parlato col partner della propria masturbazione e della visione di porno: il campione è diviso, ma più di quante avremmo pensato non hanno mai parlato della loro masturbazione col partner; di porno se ne parla, ma probabilmente sempre più in ottica maschile, dal momento che quando si chiede agli uomini se sanno di un uso di materiale pornografico da parte della partner, la stragrande maggioranza risponde che non sanno oppure che non c’è uso.
Con le amiche si parla più facilmente di entrambi gli argomenti e si condividono fantasie sessuali, anche se questa maggiore facilità non investe la totalità del campione: alcune dichiarano di non parlarne neanche con le amiche.
Le donne che non utilizzano materiale pornografico spiegano questa scelta soprattutto in termini di non necessità e poca familiarità con l’argomento, ovvero molte lo trovano grottesco e lontano dall’essere eccitante; alcune inseriscono motivi pratici quali l’impossibilità tecnica dovuta per esempio alle situazioni di convivenza familiare, ma la maggior parte lo riconduce ad una mancanza di interesse e avvicinabilità.
A queste donne è capitato di guardare film erotici ma senza una ricerca accurata legata alla visione.
Generalmente, le donne che non guardano porno non emarginano coloro che li guardano né vedono le altre donne in modo strano, anche se ci tengono a precisare che dipende dall’uso che se ne fa, dalla quantità e dalla qualità.
Le donne che invece usano materiale pornografico (e da questo momento nel testo si farà riferimento a queste e a quelle che lo hanno utilizzato almeno una volta) si rivolgono perlopiù a video su internet o a fumetti. Il primo contatto con questo mondo avviene generalmente durante il periodo delle scuole medie, magari a casa di amici in maniera scherzosa oppure insieme al ragazzo.
La maggior parte preferisce comunque il film erotico al film porno, per la presenza nel primo di una maggior elaborazione contenutistica; solo una sparuta rappresentanza mette i due generi sullo stesso piano di preferenza, riconoscendo che ognuno ha il suo momento.
In generale, quanto visto/letto nel porno non viene messo in pratica col partner, a meno che non venga scoperto insieme ad esso. Le donne affermano tuttavia che, inconsciamente, alcune di loro forse assumono atteggiamenti simili a quelli delle protagoniste dei materiali da loro utilizzati.
Il momento più eccitante in un porno è perlopiù identificato nei preliminari o in tutti quegli atti che rientrano nell’approccio iniziale, fra cui lo spogliarsi etc.
Alcune intervistate descrivono il momento subito successivo alla visione di porno come un insieme di sensazioni riconducibili alla sfera dell’insoddisfazione e dello squallore. Un’intervistata evidenzia il fastidio suscitato dall’ottica machista e dalle dinamiche di preda-cacciatore (donna-uomo) sempre riproposte nei video.
Il sonoro è percepito sempre come fastidioso ed eccessivamente finto.
Circa la metà delle donne che usano materiale pornografico ritrova in esso le proprie fantasie, altre si sentono più a proprio agio con l’erotico.
Abbiamo concluso l’intervista con una serie di domande comuni, rivolte sia a coloro che usano tale materiale sia a coloro che non lo usano.
Le donne si sentono perlopiù poco influenzate dalla visione di porno, vedono questa influenza molto più pesante sulla sessualità dei partner. Tutte sono particolarmente consapevoli che l’avvento di internet ha reso la diffusione di porno molto capillare, immediata ed estremamente accessibile e di conseguenza ha un forte impatto sulla sessualità degli uomini, che ne sono i primi fruitori. Proprio la consapevolezza che il partner sia un abituale consumatore di questo materiale ha inoculato in alcune donne ansie da prestazione, paura di non essere all’altezza di quello che l’uomo vede nel video e altre imposizioni legate a canoni estetici, come per esempio la moda dilagante dei genitali depilati.
Tutte le donne hanno la sensazione che il porno mainstream sia rappresentato in chiave prettamente maschile e che manchi lo spazio per le fantasie femminili; si evidenzia un’affezione eccessiva per la penetrazione, un’intervistata vorrebbe debellare il porno per questioni di aspettative create da esso, spesso irraggiungibili nella quotidianità, e perché ravvisa una triste tendenza a far diventare il sesso lo specchio del porno, e non viceversa. In generale, le donne chiederebbero al porno una maggiore attenzione ai desideri e all’eccitazione femminili.
Le donne sono poi state interrogate in merito al mestiere di pornostar e al business dell’industria pornografica.
Sul primo argomento vengono fuori pareri discordanti: alcune esternano un senso di tristezza e non condividono la scelta di tale professione, che a volte, sottolineano, può essere proposta come l’unica via per raggiungere un’indipendenza economica; altre lo ritengono un lavoro come un altro. Molte si interrogano su come gli attori si vivano nella realtà la loro sessualità.
Sul business c’è una generale e diffusa inconsapevolezza.
Abbiamo infine chiesto, anche alle donne, cosa ne pensano di farsi eiaculare sul viso dal partner.
La maggior parte non ama questa pratica, ma fa una grande distinzione a seconda della situazione: in generale si predilige una certa intimità, ma non è vista oggettivamente come un atto di sottomissione. Coloro che guardano video porno riconoscono, tuttavia, che per la quantità con cui è presente diventa degradante.
La satiriasi
Discostandoci poi in parte dalla pornografia, abbiamo chiesto a uomini e donne cosa significasse la parola “satiriasi”; ebbene, nessuno è stato in grado di rispondere. Satiriasi è il corrispettivo maschile della parola “ninfomania”, termine indicante l’aumento in modo morboso dell’istinto sessuale femminile.
Considerato dapprima una perversione e successivamente una patologia sessuale, solo negli anni ’90 ninfomania, e satiriasi, vengono “cancellate” a livello medico riconducendo il concetto alla categoria di “ipersessualità”. Ma mentre ninfomania è un termine che tutti conoscono, non può dirsi lo stesso della parola satiriasi.
Nel linguaggio comune ninfomania ha un’accezione generica e spregiativa, per definire donne alla costante e compulsiva ricerca di partner sessuali, donne che non sanno tenere a freno i propri istinti, donne malate. Perché una donna che libera la sua sessualità non può che essere malata.
Tutto ciò naturalmente per l’uomo non esiste. All’uomo è riconosciuto il desiderio sessuale a qualsiasi livello e in qualsiasi forma, perché questo è naturale, fisico, istintivo.
Iniziamo ad aprire gli occhi su ciò che è davvero istintivo e su ciò che invece ci viene indotto da questa società. Ribelliamoci a questi schemi mentali, riappropriamoci della nostra sessualità!
Conclusione: il porno che vogliamo
In seguito alla visione di diversi video e film porno, a numerose discussioni e alla lettura delle interviste fatte a conoscenti e amici/amiche abbiamo maturato una nostra posizione sulla pornografia.
L’industria pornografica attuale si basa come tutte le grandi industrie sullo sfruttamento del lavoro altrui in nome di un guadagno determinato dalla capacità di usufruire al massimo del capitale umano e di manipolare i gusti dei consumatori per fidelizzarli sempre più al proprio prodotto; come le altre industrie inoltre uno dei peggiori effetti della ricerca spasmodica di domanda è il condizionamento delle preferenze individuali e l’omologazione delle scelte dei consumatori su un modello precostituito, che porta nel caso della pornografia all’impoverimento della vita sessuale, che viene percepita sempre più come “altro” rispetto all’alienante realtà dei porno: tutto ciò che la fantasia individuale potrebbe suggerire (e anche di più) viene reso concreto, ma non in un atto sessuale condiviso con un’altra persona bensì all’interno di un video “consumato” in solitudine e in fretta, che spesso lascia un senso di vuoto e di vergogna.
A questo tipo di pornografia stereotipata e sessista rinunciamo volentieri.
Siamo però consapevoli del fatto che non si può decidere di punto in bianco di ignorare completamente un aspetto che è diventato così preponderante nella vita di quasi tutte/i e per questo abbiamo deciso di indirizzarci verso una pornografia diversa, che esca dalle logiche di mercato e dai condizionamenti estetici e morali per ritrovare la sua dimensione iniziale di intrattenimento sensuale ed autoironico, che crei collegamento più che isolare e che fornisca interessanti spunti per la realtà piuttosto che uno sfogo visivo a pulsioni di retaggio sessista, come la sottomissione della donna.
Il porno per noi dovrebbe rappresentare un piacevole mezzo per la masturbazione e per la propria crescita sessuale, senza per questo arrivare a surrogare le esperienze reali.
In quest’ottica abbiamo scelto di appoggiare un progetto chiamato “Le ragazze del porno”, avviato da dieci registe italiane che si propongono di realizzare dieci cortometraggi “per ampliare il punto di vista sulla sessualità e sulla sua bellezza senza distinzione di genere e orientamento sessuale e indipendente da canoni estetici imposti” sperando che a questo seguano progetti analoghi, che producano sempre più materiale di cui usufruire in modo sereno e consapevole, con il rispetto come costante imprescindibile.
Fonte (con allegati ecc.)
*****
Perché vogliamo parlare di pornografia
L’esigenza di parlare di pornografia è sorta innanzitutto dal silenzio che circonda questo argomento.
Nonostante il porno pervada la nostra vita in tutte le sue forme, e ci si senta costantemente bombardate da immagini di corpi nudi, l’argomento è ancora considerato un tabù, soprattutto per noi donne. Siamo costantemente escluse dal mondo della pornografia, mentre questo è sempre più presente nella vita di tutti i giorni. Ed è proprio questa esclusione delle donne che rende il porno un’arma così potente per l’oppressione sessuale femminile, unita all’immagine degradante della donna stessa proposta dall’industria pornografica. L’argomento si è perciò rivelato, ai nostri occhi, ancora più importante, avendo già affrontato in assemblea il tema della sessualità.
Ci siamo inoltre chieste se ci fosse, e quale potesse essere, il potenziale eversivo del porno e in che modo riappropiarcene.
Il documento che segue ripercorre i passi della nostra discussione e del nostro lavoro di ricerca: in un primo momento abbiamo discusso e abbiamo cercato di documentarci sull’argomento, attraverso libri e film, per poi passare ad una fase più “empirica” di interviste su svariate tematiche connesse al porno, fino ad arrivare ad un’analisi conclusiva di tutto il percorso svolto.
Il porno che non ci piace
In ogni epoca, in modo differente in base al luogo e al contesto sociale, l’uomo ha sempre sentito il bisogno di esternare la propria sessualità tramite scritti e rappresentazioni, che a seconda del momento storico sono state in maniera diversa diffuse e talvolta represse.
All’inizio del Novecento con la maggiore consolidazione dei mezzi di comunicazione di massa (film su pellicola, giornali, riviste), le immagini pornografiche cominciano a diffondersi su scala più vasta nella società. A partire dal secondo dopoguerra si va creando un sistema di produzione dedicato specificatamente alla pornografia che porta col tempo ad avere nei grandi centri di alcuni paesi anche sale di proiezione ad essa dedicate.
Alla fine degli anni ’70 dall’esclusiva delle sale cinematografiche la produzione pornografica si sposta anche sull’home video e su alcuni canali televisivi raggiungendo un ancor più ampio pubblico.
Un’ulteriore grande evoluzione della diffusione di materiale porno si ha nell’ultimo ventennio con l’avvento di internet e di una tecnologia alla portata di quasi tutti: per la prima volta sono il mezzo e la richiesta che influenzano il circuito produttivo portandolo ad una crescita esponenziale.
Tutto questo ha generato notevoli cambiamenti anche nel tipo di produzione e di offerta che è diventato sempre più diversificato e variegato; in seguito a richieste sempre più mirate nascono ad esempio categorie specifiche per soddisfare (e creare!) desideri e fantasie. Insieme anche alla possibilità di accesso continuo che internet offre e ad un conseguente aumento della quantità di materiale prodotto, c’è stata una diminuzione della qualità del rapporto sessuale rappresentato, che risulta estremamente banalizzato e, nonostante la varietà di offerta, costruito sempre sugli stessi canoni di impronta sessista; si pensi ad esempio alle inquadrature che sono sempre finalizzate all’immedesimazione del fruitore nel personaggio maschile o alla durata dell’amplesso che segue i tempi dell’orgasmo del protagonista maschile.
Oltretutto questo contribuisce alla creazione di un immaginario sessuale il cui divario con le possibilità concrete del quotidiano è sempre maggiore, un universo fatto di corpi perfetti e rapporti dalle tempistiche e dalle modalità irreali.
Questa costante riproposizione di modelli di bellezza idealizzata porta generalmente alla ricerca dello stesso livello di perfezione estetica e di totale disponibilità anche nella vita reale. La discrepanza tra le aspettative e la realtà crea un senso di frustrazione che si sfoga a sua volta in un uso sempre più assiduo del materiale pornografico vissuto in un isolamento sempre maggiore.
Quanto alla presenza femminile e alla sua immagine proposta nella maggior parte della produzione di porno, con piccole eccezioni per alcuni casi, questa è, come già accennato, subordinata alla figura maschile e rappresentata nel rapporto in un ruolo di sudditanza asservito al suo desiderio. Questo tipo di ruolo nella pornografia è in realtà lo stesso con cui la donna viene rappresentata anche nella società, solo in modo più esplicito e meno filtrato. Infatti questi canoni estetici e comportamentali ci vengono riproposti continuamente oltre che dalla pornografia anche da tutti gli altri mezzi di comunicazione mediatica, come film, pubblicità, programmi televisivi, e riviste.
L’esclusione delle donne dal mondo della pornografia, nel senso che non è prevista una loro partecipazione attiva come fruitrici di tale materiale è infine strettamente legata al mancato riconoscimento di una vita sessuale libera e indipendente e di conseguenza alla impossibilità di esternarla e manifestarla al pari degli uomini.
Interviste uomini
Abbiamo intervistato un campione di 60 uomini di età compresa fra i 20 e i 35 anni e un campione di 40 donne di età compresa fra i 18 e i 30 anni.
Gli uomini si sono dichiarati tutti eterosessuali, ad esclusione di un bisessuale e un omosessuale.
La totalità afferma di fare uso di materiale pornografico con diverse regolarità, anche in base ai periodi e alle situazioni sentimentali, comunque comprese fra 1 e 4 volte la settimana.
Tutti quanti usano video presi da siti internet che permettono di scegliere anche i minimi particolari, partendo dal colore dei capelli fino ad arrivare a quello della pelle, passando da posizioni e dimensioni.
Le scelte degli intervistati ricadono soprattutto su anale e amatoriale.
Quando si chiede se piacerebbe loro ritrovarsi in situazioni simili a quelle viste nei porno (intese come i classici “scenari” da film), la maggior parte riconosce che il contesto ricreato è fittizio e finalizzato ad un’eccitazione momentanea, troppo distante dalla realtà e in parte degradante. Questo è uno dei motivi per cui la scelta ricade facilmente sull’amatoriale, che ricrea circostanze più realistiche e avvicinabili. Quello che invece piace praticamente a tutti è sperimentare col partner posizioni e pratiche riprese dai video. Questa incongruenza di risposte si può far risalire ad un’evoluzione della pornografia, incrementata soprattutto dalle nuove tecnologie: mentre inizialmente era la realtà ad ispirare il porno, oggi siamo nella situazione ribaltata in cui è il porno a fornire spunti alla realtà, se non addirittura a sostituirsi ad essa, imponendo stereotipi e immaginari difficilmente riproducibili. Questo ha un forte impatto soprattutto sulle nuove generazioni, che spesso vengono a contatto con la pornografia ancora prima di avere un rapporto sessuale e ne vengono influenzati, rimanendo però incapaci di rielaborare quanto visto. In alcuni soggetti emerge anche una certa frustrazione e/o ansia da prestazione, derivanti proprio dalle eccessive aspettative create dal porno.
Praticamente tutti li guardano da soli. Si evidenzia però un gap generazionale: fino ad una decina di anni fa la visione di porno aveva una dimensione molto più collettiva, soprattutto fra ragazzi giovani che si incontravano in compagnia, magari a casa di qualcuno con un registratore in camera oppure si scambiavano videocassette e giornaletti. Una sorta di rito non incentrato sulla propria masturbazione ma che permetteva di fare insieme qualcosa che ai tempi era considerato un tabù.
La maggior parte degli uomini hanno parlato con la propria fidanzata/partner della sua masturbazione ma quasi nessuno parla di porno e ancora meno dell’eventuale visione di essi da parte delle fidanzate.
La maggioranza riconosce una certa influenza del porno sulla propria fantasia e sui propri desideri. Fra i più giovani ritorna la questione di crearsi determinate aspettative, non sempre soddisfatte; fra i più grandi è innegabile che il porno abbia costituito un momento di espansione della propria sessualità, ma si nota lo spartiacque creato dall’avvento di internet. Questo strumento ha permesso una massiccia distribuzione e un’accessibilità sempre maggiore al materiale pornografico, spesso con contenuti molto diversi e volendo più estremi e inusuali rispetto a quelli della pornografia in cassetta/film/fumetti diffusa precedentemente. I più adulti evidenziano come certo materiale non abbia poi così tanto determinato la loro ricerca o i loro gusti sessuali, dal momento che ne hanno iniziato a fruire quando la loro sessualità era già stata determinata in maniera più consistente (rispetto ai ventenni di adesso) dall’esperienza diretta.
Tutti gli intervistati danno molta importanza alla parte sonora, che deve essere fatta bene e sufficientemente realistica per eccitare, altrimenti risulta fastidiosa; il momento preferito non è univoco, alcuni dicono preliminari, altri penetrazione, altri tutto quanto.
Abbiamo poi chiesto un parere sulla pratica di eiaculare sul viso della partner, che è il momento conclusivo della maggioranza dei porno attualmente in circolazione.
È emerso:
- che la pratica è trovata generalmente eccitante, ma essendo entrata nell’immaginario collettivo come un simbolo di sottomissione, l’uomo stesso si autolimita e lo richiede solo in determinate circostanze, che possono essere o di estrema complicità o, all’opposto, di estrema occasionalità;
- quanto questo pratica, oggi ambita da quasi la totalità dei giovani e percepita come un desiderio naturale, è in realtà un bisogno indotto e veicolato dalla visione del porno; basti pensare che persone dai 35 anni in su prima non la conoscevano neppure.
Quasi nessuno prova sensi di colpa dopo aver guardato porno; alcuni sì, nei confronti della partner, altri descrivono più una sensazione di estraniamento dopo aver concluso.
E’ stato riconosciuto da tutti l’impostazione nettamente maschile del porno, orientato quasi nella totalità alla soddisfazione dell’uomo. Quando viene chiesto se cambierebbero qualcosa, nessuno fa critiche rilevanti e tutti si ritengono abbastanza soddisfatti di quello che vedono, se non che limiterebbero l’artificiosità e la surrealtà delle situazioni rappresentate, che spesso alterano l’idea dell’approccio.
Interviste donne
Il campione femminile era composto da 40 donne, di età compresa fra i 18 e i 30 anni.
Di queste, 5 si sono dichiarate bisessuali, 2 lesbiche, le altre eterosessuali.
Abbiamo chiesto cosa venisse loro in mente in associazione alla parola “porno”, le risposte sono state comprensibilmente variegate; ne riportiamo comunque alcune che ci hanno colpite: “grezzo”, “finto”, “proibito”, “un uomo che si masturba davanti al pc”.
Abbiamo chiesto cosa associassero invece alla parola erotico, e anche qui le risposte sono state variegate: “intimo”, “sensuale”, “femminile”, “qualcosa di rosso”, “intrigante”, “immaginazione”.
Già da queste prime due domande si può avere un’idea di quanto il mondo femminile sia tenuto lontano da quello pornografico.
I dati poi parlano chiaro: su quaranta donne, solo 8 usufruiscono regolarmente di materiale pornografico, 19 di loro lo hanno usato casualmente o senza una buona dose di intenzionalità, 13 non lo usano affatto.
Ma i lacci con cui viene costretta la sessualità delle donne non si limitano ad escluderle dalla pornografia; investono in toto l’autoerotismo femminile, su cui grava ancora un tabù molto forte.
Sebbene i dati reali siano abbastanza equilibrati numericamente, con 22 donne che praticano autoerotismo, 7 che lo fanno poco e 11 che non lo praticano, emerge dalle risposte un rapporto generalmente controverso con la propria masturbazione.
Quelle che si masturbano vivono questo momento come una naturale espressione della propria sessualità e una modalità per conoscere meglio i propri desideri e pulsioni, ma non è raro che le stesse donne riportino di essersi sentite in colpa, in età adolescenziale, per quello che facevano.
Coloro che non si dedicano all’autoerotismo, percepiscono questa pratica come qualcosa di innaturale e distante dall’essere donna; tutte loro hanno una vita sessualmente attiva ma, se la masturbazione maschile è accettata come qualcosa di fisiologico e irrinunciabile per l’uomo, quella femminile sembra un surplus, destinato solo alle più viziose o di cui comunque si potrebbe fare a meno, privarsi.
Abbiamo tristemente constatato che si parla ancora troppo poco di masturbazione femminile, sia in ambito di relazioni sia in ambito di amicizie.
Abbiamo chiesto se avessero mai parlato col partner della propria masturbazione e della visione di porno: il campione è diviso, ma più di quante avremmo pensato non hanno mai parlato della loro masturbazione col partner; di porno se ne parla, ma probabilmente sempre più in ottica maschile, dal momento che quando si chiede agli uomini se sanno di un uso di materiale pornografico da parte della partner, la stragrande maggioranza risponde che non sanno oppure che non c’è uso.
Con le amiche si parla più facilmente di entrambi gli argomenti e si condividono fantasie sessuali, anche se questa maggiore facilità non investe la totalità del campione: alcune dichiarano di non parlarne neanche con le amiche.
Le donne che non utilizzano materiale pornografico spiegano questa scelta soprattutto in termini di non necessità e poca familiarità con l’argomento, ovvero molte lo trovano grottesco e lontano dall’essere eccitante; alcune inseriscono motivi pratici quali l’impossibilità tecnica dovuta per esempio alle situazioni di convivenza familiare, ma la maggior parte lo riconduce ad una mancanza di interesse e avvicinabilità.
A queste donne è capitato di guardare film erotici ma senza una ricerca accurata legata alla visione.
Generalmente, le donne che non guardano porno non emarginano coloro che li guardano né vedono le altre donne in modo strano, anche se ci tengono a precisare che dipende dall’uso che se ne fa, dalla quantità e dalla qualità.
Le donne che invece usano materiale pornografico (e da questo momento nel testo si farà riferimento a queste e a quelle che lo hanno utilizzato almeno una volta) si rivolgono perlopiù a video su internet o a fumetti. Il primo contatto con questo mondo avviene generalmente durante il periodo delle scuole medie, magari a casa di amici in maniera scherzosa oppure insieme al ragazzo.
La maggior parte preferisce comunque il film erotico al film porno, per la presenza nel primo di una maggior elaborazione contenutistica; solo una sparuta rappresentanza mette i due generi sullo stesso piano di preferenza, riconoscendo che ognuno ha il suo momento.
In generale, quanto visto/letto nel porno non viene messo in pratica col partner, a meno che non venga scoperto insieme ad esso. Le donne affermano tuttavia che, inconsciamente, alcune di loro forse assumono atteggiamenti simili a quelli delle protagoniste dei materiali da loro utilizzati.
Il momento più eccitante in un porno è perlopiù identificato nei preliminari o in tutti quegli atti che rientrano nell’approccio iniziale, fra cui lo spogliarsi etc.
Alcune intervistate descrivono il momento subito successivo alla visione di porno come un insieme di sensazioni riconducibili alla sfera dell’insoddisfazione e dello squallore. Un’intervistata evidenzia il fastidio suscitato dall’ottica machista e dalle dinamiche di preda-cacciatore (donna-uomo) sempre riproposte nei video.
Il sonoro è percepito sempre come fastidioso ed eccessivamente finto.
Circa la metà delle donne che usano materiale pornografico ritrova in esso le proprie fantasie, altre si sentono più a proprio agio con l’erotico.
Abbiamo concluso l’intervista con una serie di domande comuni, rivolte sia a coloro che usano tale materiale sia a coloro che non lo usano.
Le donne si sentono perlopiù poco influenzate dalla visione di porno, vedono questa influenza molto più pesante sulla sessualità dei partner. Tutte sono particolarmente consapevoli che l’avvento di internet ha reso la diffusione di porno molto capillare, immediata ed estremamente accessibile e di conseguenza ha un forte impatto sulla sessualità degli uomini, che ne sono i primi fruitori. Proprio la consapevolezza che il partner sia un abituale consumatore di questo materiale ha inoculato in alcune donne ansie da prestazione, paura di non essere all’altezza di quello che l’uomo vede nel video e altre imposizioni legate a canoni estetici, come per esempio la moda dilagante dei genitali depilati.
Tutte le donne hanno la sensazione che il porno mainstream sia rappresentato in chiave prettamente maschile e che manchi lo spazio per le fantasie femminili; si evidenzia un’affezione eccessiva per la penetrazione, un’intervistata vorrebbe debellare il porno per questioni di aspettative create da esso, spesso irraggiungibili nella quotidianità, e perché ravvisa una triste tendenza a far diventare il sesso lo specchio del porno, e non viceversa. In generale, le donne chiederebbero al porno una maggiore attenzione ai desideri e all’eccitazione femminili.
Le donne sono poi state interrogate in merito al mestiere di pornostar e al business dell’industria pornografica.
Sul primo argomento vengono fuori pareri discordanti: alcune esternano un senso di tristezza e non condividono la scelta di tale professione, che a volte, sottolineano, può essere proposta come l’unica via per raggiungere un’indipendenza economica; altre lo ritengono un lavoro come un altro. Molte si interrogano su come gli attori si vivano nella realtà la loro sessualità.
Sul business c’è una generale e diffusa inconsapevolezza.
Abbiamo infine chiesto, anche alle donne, cosa ne pensano di farsi eiaculare sul viso dal partner.
La maggior parte non ama questa pratica, ma fa una grande distinzione a seconda della situazione: in generale si predilige una certa intimità, ma non è vista oggettivamente come un atto di sottomissione. Coloro che guardano video porno riconoscono, tuttavia, che per la quantità con cui è presente diventa degradante.
La satiriasi
Discostandoci poi in parte dalla pornografia, abbiamo chiesto a uomini e donne cosa significasse la parola “satiriasi”; ebbene, nessuno è stato in grado di rispondere. Satiriasi è il corrispettivo maschile della parola “ninfomania”, termine indicante l’aumento in modo morboso dell’istinto sessuale femminile.
Considerato dapprima una perversione e successivamente una patologia sessuale, solo negli anni ’90 ninfomania, e satiriasi, vengono “cancellate” a livello medico riconducendo il concetto alla categoria di “ipersessualità”. Ma mentre ninfomania è un termine che tutti conoscono, non può dirsi lo stesso della parola satiriasi.
Nel linguaggio comune ninfomania ha un’accezione generica e spregiativa, per definire donne alla costante e compulsiva ricerca di partner sessuali, donne che non sanno tenere a freno i propri istinti, donne malate. Perché una donna che libera la sua sessualità non può che essere malata.
Tutto ciò naturalmente per l’uomo non esiste. All’uomo è riconosciuto il desiderio sessuale a qualsiasi livello e in qualsiasi forma, perché questo è naturale, fisico, istintivo.
Iniziamo ad aprire gli occhi su ciò che è davvero istintivo e su ciò che invece ci viene indotto da questa società. Ribelliamoci a questi schemi mentali, riappropriamoci della nostra sessualità!
Conclusione: il porno che vogliamo
In seguito alla visione di diversi video e film porno, a numerose discussioni e alla lettura delle interviste fatte a conoscenti e amici/amiche abbiamo maturato una nostra posizione sulla pornografia.
L’industria pornografica attuale si basa come tutte le grandi industrie sullo sfruttamento del lavoro altrui in nome di un guadagno determinato dalla capacità di usufruire al massimo del capitale umano e di manipolare i gusti dei consumatori per fidelizzarli sempre più al proprio prodotto; come le altre industrie inoltre uno dei peggiori effetti della ricerca spasmodica di domanda è il condizionamento delle preferenze individuali e l’omologazione delle scelte dei consumatori su un modello precostituito, che porta nel caso della pornografia all’impoverimento della vita sessuale, che viene percepita sempre più come “altro” rispetto all’alienante realtà dei porno: tutto ciò che la fantasia individuale potrebbe suggerire (e anche di più) viene reso concreto, ma non in un atto sessuale condiviso con un’altra persona bensì all’interno di un video “consumato” in solitudine e in fretta, che spesso lascia un senso di vuoto e di vergogna.
A questo tipo di pornografia stereotipata e sessista rinunciamo volentieri.
Siamo però consapevoli del fatto che non si può decidere di punto in bianco di ignorare completamente un aspetto che è diventato così preponderante nella vita di quasi tutte/i e per questo abbiamo deciso di indirizzarci verso una pornografia diversa, che esca dalle logiche di mercato e dai condizionamenti estetici e morali per ritrovare la sua dimensione iniziale di intrattenimento sensuale ed autoironico, che crei collegamento più che isolare e che fornisca interessanti spunti per la realtà piuttosto che uno sfogo visivo a pulsioni di retaggio sessista, come la sottomissione della donna.
Il porno per noi dovrebbe rappresentare un piacevole mezzo per la masturbazione e per la propria crescita sessuale, senza per questo arrivare a surrogare le esperienze reali.
In quest’ottica abbiamo scelto di appoggiare un progetto chiamato “Le ragazze del porno”, avviato da dieci registe italiane che si propongono di realizzare dieci cortometraggi “per ampliare il punto di vista sulla sessualità e sulla sua bellezza senza distinzione di genere e orientamento sessuale e indipendente da canoni estetici imposti” sperando che a questo seguano progetti analoghi, che producano sempre più materiale di cui usufruire in modo sereno e consapevole, con il rispetto come costante imprescindibile.
Fonte (con allegati ecc.)
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