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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/12/2025

Bolivia i lavoratori hanno proclamato lo sciopero a oltranza contro il governo

«Annunciamo lo sciopero generale a oltranza e chiediamo al popolo boliviano di unirsi alla protesta». Queste le parole di Andrés Paye, segretario della Federazione Sindacale dei Minatori della Bolivia (FSTMB), con cui ha dato inizio alla mobilitazione del settore. Poco dopo si è aggiunta anche la Centrale Operaia Boliviana (COB), il principale sindacato del Paese, che riunisce al suo interno diverse sigle, tra cui la FSTMB. I lavoratori si sono schierati contro il presidente Rodrigo Paz Pereira, la cui elezione, avvenuta lo scorso ottobre, ha interrotto 20 anni di socialismo boliviano, segnando la svolta a destra per il Paese. A finire nel mirino dei lavoratori sono state le misure approvate dal nuovo governo – in particolare il decreto supremo 5503 – accusate di favorire gruppi privilegiati e lobby a discapito della maggioranza della popolazione.

«Vogliamo dire alla comunità internazionale che tutto ciò che accadrà a partire da ora sarà responsabilità del governo», ha dichiarato Andrés Paye al culmine del discorso che ha dato inizio allo sciopero dei minatori boliviani, un settore chiave per l’economia del Paese. Poche ore dopo, la protesta è stata rilanciata anche dalla Centrale Operaia Boliviana, rinsaldando il carattere generale dello sciopero. Tra giovedì e venerdì scorso si sono registrati i primi disservizi, con diverse città boliviane rimaste senza trasporto pubblico. Contestualmente, i lavoratori hanno effettuato dei blocchi autostradali. Contromisure che i sindacati minacciano di riproporre fino all’abrogazione delle ultime leggi approvate in materia economica dal governo di Rodrigo Paz Pereira. La Federazione Sindacale dei Minatori della Bolivia rilancia, facendo sapere che il suo sciopero continuerà fino alle dimissioni del nuovo presidente.

Per ridurre il deficit fiscale, il decreto supremo 5503 ha eliminato la sovvenzione statale sui carburanti, facendone raddoppiare il prezzo per i consumatori finali. Ciò avrà conseguenze sul lungo termine, riguardando soprattutto trasporti e beni di prima necessità, per un generale aumento del costo della vita. Nella capitale La Paz, i costi del trasporto pubblico dovrebbero ad esempio crescere del 100% nei prossimi giorni.

I sindacati hanno bollato la riforma economica come un attacco alla classe lavoratrice, a tutto vantaggio di poche oligarchie industriali, a partire da quelle del carburante. Il risentimento popolare è alimentato dall’eliminazione delle tasse ai grandi patrimoni e alle transazioni finanziarie, decisa dal governo pochi giorni fa. Lo schema realizzato dal neopresidente boliviano Paz si inquadra nei canoni neoliberisti: di fronte alle crisi economiche si procede con i tagli alla spesa sociale, non curandosi delle conseguenze per le classi meno abbienti – lavoratori, contadini, poveri – su cui viene anzi fatto ricadere tutto il peso della crisi.

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14/12/2025

Bolivia - Arrestato l’ex presidente Luis Arce, timori per Evo Morales

Luis Arce, ex presidente della Bolivia dal 2020 a poche settimane fa, è stato arrestato mercoledì con l’accusa di essere coinvolto in un presunto caso di appropriazione indebita di fondi pubblici destinati ai popoli indigeni che sarebbe avvenuta quando l’esponente del Movimento al Socialismo era Ministro dell’Economia, cioè tra il 2006 e il 2017.

Il procuratore incaricato del caso, Miguel Cardozo, ha dichiarato che l’ex presidente è indagato per presunta cattiva gestione del cosiddetto Fondo per lo sviluppo agricolo e contadino indigeno (Fondioc).

«È stato accertato che il Ministero dell’Economia ha finanziato oltre 3.500 progetti. Di questi 3.500, meno della metà è stata completata, ed è stato dimostrato che i pagamenti sono stati effettuati su conti privati ​​di alcuni leader» di organizzazioni indigene e contadine, ha affermato Cardozo.

Reduce da un lungo scontro con l’ex leader e fondatore del Mas, Evo Morales, Arce si era candidato alle ultime elezioni presidenziali ma poi aveva deciso di rinunciare dopo che nei sondaggi era emerso che non aveva alcuna possibilità di arrivare al ballottaggio.
L’arresto rientra nelle attività di inchiesta contro i suoi predecessori stimolate dall’attuale presidente, l’esponente della destra Rodrigo Paz Pereira e per questo l’ex ministra Maria Nela Prada, collaboratrice di Arce, nel dare la notizia della detenzione ha sostenuto che la mossa sia stata politicamente motivata.

Se il Mas, diviso tra varie correnti e leader in contrapposizione tra loro è allo sbando, nel Chapare, nel centro della Bolivia, i sostenitori di Evo Morales temono ora che anche l’ex cocalero possa essere arrestato ed hanno rafforzato la vigilanza attorno al suo rifugio di Lauca Ene.

L’ex senatore Leonardo Loza ha annunciato ai principali media boliviani che la mobilitazione sarà intensificata, denunciando il rischio di un’operazione del governo del presidente Rodrigo Paz per “catturare Evo Morales”.

Loza ha definito la detenzione di Arce una “distrazione” rispetto alle difficoltà dell’esecutivo, segnato da carenze di carburante e tensioni sociali, come il recente scontro a Colcapirhua, nel dipartimento di Cochabamba, che ha provocato due morti.

Il dirigente ha inoltre accusato il governo di centrodestra di preparare una “caccia ai leader contadini”, pur riconoscendo la necessità di un’indagine per accertare le responsabilità nella malversazione del Fondo Indigeno.

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18/08/2025

Bolivia - Gli oppositori Rodrigo Paz e Jorge ‘Tuto’ Quiroga in testa alle presidenziali

I candidati Rodrigo Paz Pereira e Jorge ‘Tuto’ Quiroga sono in testa nei conteggi in Bolivia, ha comunicato questo domenica il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) dopo aver diffuso i risultati preliminari delle elezioni generali, in cui la popolazione ha votato per il binomio presidenziale che governerà il paese fino al 2030.

Il Sistema di Risultati Elettorali Preliminari (Sirepre), utilizzato per la prima volta, ha mostrato un quadro di come si sono concluse queste elezioni, in cui da mesi si prevedeva un risultato molto stretto.

Con quasi 1,6 milioni di voti, pari al 32%, Paz Pereira guida le elezioni in modo sorprendente. Tuto Quiroga è dietro con oltre 1,3 milioni di voti (26%), con il 90% dei verbali scrutinati.

Secondo la legge elettorale boliviana, per evitare il ballottaggio, un candidato deve ottenere oltre il 50% dei voti o almeno il 40% con 10 punti di vantaggio sul secondo. Pertanto, tutto indica che ci sarà un ballottaggio il 19 ottobre.

Il Sirepre raccoglie foto dei verbali per un conteggio rapido in tempo reale, sotto la supervisione di osservatori internazionali. Questa tecnologia offre ai cittadini un’anticipazione dei risultati già il giorno delle elezioni.

Tuttavia, l’Organo Elettorale Plurinazionale (OEP) ha chiarito che si tratta di risultati preliminari. I dati definitivi saranno pubblicati sul sito ufficiale.

Anche il conteggio rapido di Unitel mostra Paz Pereira in testa con il 31,3%, seguito da Tuto Quiroga con il 27,3%. Al terzo posto, con il 20,2%, c’è Samuel Doria Medina.

Primo sostegno a Paz Pereira

Doria Medina, che in tutti i sondaggi era dato in testa, ha riconosciuto la sconfitta e ha appoggiato Paz Pereira. Intanto, l’attuale presidente Luis Arce si è congratulato con i cittadini per la giornata elettorale, esprimendo fiducia nel ballottaggio: “La democrazia ha vinto!”.

L’ex presidente Evo Morales, che durante la campagna aveva invitato a votare scheda bianca, non si è ancora pronunciato ufficialmente, ma ha scritto su X: “Oggi abbiamo votato ma non abbiamo scelto. Il popolo boliviano non rinuncerà al diritto di decidere il proprio destino”.

Arce e Morales, un tempo alleati, sono ora divisi, e questo si è riflesso nel Movimento al Socialismo (MAS), che – frammentato – ha ottenuto solo il 3,14% con il candidato Eduardo del Castillo. L’Alleanza Popolare, con Andrónico Rodríguez, ha ottenuto l’8,11%. Anche Rodríguez ha accettato i risultati, promettendo di difendere le conquiste sociali.

Chi è Rodrigo Paz Pereira?

Economista, figlio dell’ex presidente Jaime Paz Zamora, non era dato tra i favoriti nei sondaggi. È stato deputato nel 2002 e sindaco di Tarija nel 2015. Oggi candidato per il Partito Democratico Cristiano (PDC), propone:
– un salario universale per le donne e miglioramenti nell’istruzione; 
– “capitalismo per tutti” con crediti agevolati e riduzione delle tasse (ma niente accordi con il FMI); 
– riforma della giustizia e lotta alla corruzione.

Chi è Tuto Quiroga?

Ex presidente ad interim (2001-2002), è una delle figure di spicco della destra boliviana. La sua agenda si basa su 7 pilastri, tra cui:
– accordo con il FMI per ottenere miliardi di dollari; 
– modello economico simile a Cile e Perù per aumentare le esportazioni;
– riforma del sistema giudiziario per garantire trasparenza; 
– nuova politica estera per attrarre investimenti.

Incidenti isolati

Il TSE ha segnalato alcuni episodi di tensione, tra cui un ordigno esplosivo vicino a un seggio a Cochabamba, dove votava Andrónico Rodríguez. In generale, però, la votazione si è svolta in modo tranquillo.

Oltre al presidente, i boliviani hanno eletto anche i membri dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale e i rappresentanti indigeni. Ora si guarda al ballottaggio di ottobre.

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