Il risultato
più importante della prima guerra mondiale è stato la rottura del fronte
unico dell'imperialismo e il distacco della Russia dal sistema mondiale
del capitalismo [...] in seguito alla vittoria del regime socialista
nell'URSS, il capitalismo ha cessato di essere l'unico sistema
dell'economia mondiale. [Andrej Ždanov]
La Seconda Guerra Mondiale, che culminò con la vittoria antifascista
impose un nuovo equilibrio dei rapporti di forza a livello
internazionale, costruito nelle Conferenze di Teheran, Yalta e Potsdam e
con la concretizzazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
Tale equilibrio non fu il risultato di uno scontro interimperialista per
la spartizione di territori e mercati, per la ricerca di una migliore
posizione nella piramide imperialista, poiché la natura della Seconda
Guerra Mondiale era permeata dal tentativo di distruggere il socialismo
in URSS, obiettivo che contò in principio della complicità e dell'avallo
dei paesi coinvolti nel conflitto, anche quelli che in seguito
entrarono a far parte degli Alleati. E' noto che l'Inghilterra aveva tra
i suoi obiettivi la liquidazione del socialismo - "annegare il bambino
nella culla" - dal 1917, anno in cui trionfò la Grande Rivoluzione
Socialista d'Ottobre e si instaurò il potere dei soviet, cioè il potere
degli operai e dei contadini. Gli Stati Uniti attesero che si definissero le forze prima di entrare nel
conflitto (2 nota ), ma anche a guerra
avanzata, tra i monopoli degli Stati Uniti e quelli della Germania
nazista si mantennero forti vincoli commerciali e finanziari. Si può
affermare che in generale i paesi imperialisti avevano una sorda
complicità con gli obiettivi anticomunisti del fascismo tedesco e le
politiche guerrafondaie di Hitler, auspicando la sconfitta dell'URSS
(3), paese che stava costruendo un mondo nuovo.
La costruzione socialista nell'URSS era un fatto indiscutibile dopo il
rovesciamento del vecchio ordine; con la collettivizzazione della terra e
l'industrializzazione basati sul potere operaio, la socializzazione dei
mezzi di produzione, la pianificazione centrale, sorse una nuova
società che rispondeva all'aspirazione degli sfruttati del mondo; gli
operai da ogni angolo del pianeta guardavano al nuovo tipo di vita
come un esempio da seguire e si organizzavano di conseguenza, sfidando
la repressione della classe dominante. In URSS, il lavoro, la salute,
l'abitazione, l'istruzione, la cultura erano garantiti per il
proletariato; l'emancipazione della donna compiva passi da gigante; i
bambini crescevano in condizioni diverse da quelle dei loro genitori e
nonni, che avevano dovuto lavorare fin dalla tenera età per un regime
obbrobrioso di semi-schiavitù. Le statistiche non mentono: la
rivoluzione proletaria e l'edificazione del socialismo-comunismo
schiudevano una nuova vita, con grande ottimismo nonostante i sacrifici e
le difficoltà causate dalla controrivoluzione interna ed esterna.
Conseguentemente l'URSS divenne anche una base di appoggio per il
proletariato e per la sua lotta a livello internazionale, in primo luogo
con la costruzione di un paese multinazionale poi con la forgiatura
dell'Internazionale Comunista, la quale permise che in gran parte del
mondo si organizzassero dei partiti comunisti, accelerando positivamente
la lotta di classe nel contesto della crisi generale del capitalismo
che ebbe inizio nel 1929. Ovunque scoppiarono focolai rivoluzionari che
ricevettero il forte sostegno da parte del potere sovietico: in
Ungheria, a Torino, Shanghai, in Brasile con la Colonna Prestes e il
trionfo del potere popolare in Mongolia. Le lotte rivoluzionarie in Cina
e nella Spagna Repubblicana contarono sempre sul sostegno dell'Unione
Sovietica, ricordando che, e lo sottolineiamo, non si manifestava solo
in dichiarazioni di solidarietà, ma in una politica concreta, tangibile,
di vite e beni.
Insieme con il Comintern, la KIM, la Profintern - cioè i partiti
comunisti, le gioventù comuniste e l'Internazionale dei Sindacati Rossi -
che hanno contribuito a forgiare il movimento comunista, vi era anche
un silenzioso ma vitale lavoro di traduzione delle opere del
marxismo-leninismo in diverse lingue, fornendo un aiuto straordinario
alla fusione del socialismo scientifico con il movimento operaio. Per
coloro che sottoscrivono la tesi marxista che le idee possono
convertirsi in forza materiale, il ruolo delle Edizioni in Lingue
Straniere (e le sue successive denominazioni) dell'Istituto
Marx-Engels-Lenin-Stalin di Mosca, dell'apparato di traduzioni del
Comintern per mettere i classici a disposizione dei lavoratori del
mondo, potenziò fortemente e fino ad oggi, l'agire di ogni forza
rivoluzionaria.
Il ruolo dell'URSS, altamente sovversivo, fu compreso dalla reazione:
contro l'ondata rivoluzionaria, l'imperialismo scatenò la forza
controrivoluzionaria del fascismo, permettendo il riarmo della Germania e
incentivando il ruolo
bellicista dei monopoli che si esprimevano politicamente nel partito
nazista e nella dottrina specificamente designata "anti-Comintern".
Il carattere della guerra che si preparava fu molto chiaro per
l'Internazionale Comunista e le sue sezioni nazionali: la difesa
dell'URSS andava a concretizzare la salvaguardia del socialismo e della
prospettiva rivoluzionaria. Si produsse nel VII Congresso uno
spostamento tattico, espresso nella relazione di Dimitrov, nella
direzione della strenua difesa dell'URSS, paese socialista, con la linea
del fronte popolare.
In URSS, e si possono studiare i materiali del XVIII
Congresso del Partito Comunista Bolscevico dell'URSS, vi fu una intensa
preparazione per il conflitto. Lo Stato sovietico si vide costretto a
una serie di manovre per guadagnare tempo, migliorare le condizioni per
lo scontro con la macchina da guerra del Terzo Reich.
Sebbene il campo di battaglia della Grande Guerra Patriottica fosse
principalmente il territorio sovietico, poiché il proposito acclarato
della guerra era di liquidare il socialismo, la lotta si combatte su più
fronti, con una strategia unitaria dei comunisti del mondo. Sia
l'azione dell'Armata Rossa, dei partigiani sovietici, del Partito
Comunista (bolscevico) mobilitato nella sua interezza, come l'azione dei
partigiani in tutta Europa e l'azione clandestina antifascista dove si
evidenziavano i comunisti (anche all'interno della Germania nazista,
dove ci fu una grande resistenza), così come la lotta dei fronti
popolari e del movimento operaio mondiale chiedendo l'apertura del
secondo fronte in Europa e l'alleanza anti-fascista, influirono
decisamente nel corso della guerra e nella configurazione del successivo
ordine postbellico.
L'eroica resistenza di Mosca e Leningrado così come la sconfitta nazista
a Kursk e Stalingrado definirono il corso della Seconda Guerra
Mondiale, che non si concluse fino a quando a Berlino, sul Reichstag,
sventolò la bandiera rossa con la falce e il martello del comunismo
internazionale, del potere operaio. Un bilancio di quasi 27 milioni di
morti sovietici, ingenti danneggiamenti dell'infrastruttura socialista,
eroici sacrifici del proletariato. Come sappiamo l'apertura del secondo
fronte avvenne quando il risultato della guerra era già definito.
La sconfitta della Germania nazista e del Giappone, così come l'azione
liberatrice dell'URSS in tutta l'Europa orientale, inaugurano un nuovo
ordine internazionale. Si impose una correlazione di forze a favore del
socialismo. Anche se è vero che tra i comunisti si produce in quel
periodo una certa confusione con l'alleanza antifascista, e che durante
questo periodo si forma una tendenza opportunista, matrice
dell'eurocomunismo, dei fronti nazionali di collaborazione di classe
espressa da Earl Browder (4), originata in gran misura dall'assenza di
una strategia unitaria dopo lo scioglimento dell'Internazionale
Comunista, che immaginava la collaborazione degli Alleati nel lungo
periodo, essa viene respinta dalla comparsa dell'Ufficio d'Informazione
dei Partiti comunisti e operai (Cominform) e l'importante approccio di
Andrej Ždanov, del quale è necessario citare alcuni paragrafi:
"... il carattere antifascista della guerra di liberazione, la parte
decisiva avuta dall'Unione Sovietica nella vittoria sugli aggressori
fascisti, hanno modificato nettamente i rapporti di forza fra i due
sistemi - socialista e capitalista - a favore del socialismo.
Come risultato della guerra, l'importanza internazionale e l'autorità
dell'U.R.S.S. sono immensamente cresciute. L'U.R.S.S. è stata la
dirigente e l'anima delle forze che hanno distrutto militarmente la
Germania e il Giappone. Intorno all'Unione Sovietica si sono raccolte le
forze democratiche progressive del mondo intero. La stato socialista ha
superato le terribili prove della guerra ed è uscito vittorioso dal
conflitto mortale contro il fortissimo nemico. L'U.R.S.S. è uscita dalla
guerra non indebolita, ma rafforzata.
I mutamenti radicali, verificatisi nella situazione internazionale e
nella situazione dei diversi paesi in seguito alla guerra, hanno
cambiato tutto il quadro politico mondiale. Si è formato un nuovo
schieramento delle forze politiche. Quanto più ci allontaniamo dalla
fine della guerra, tanto più nettamente si delineano le due tendenze
fondamentali della politica internazionale del dopoguerra,
corrispondenti allo schieramento delle forze politiche che agiscono
nell'arena mondiale in due campi principali: da una parte il campo
imperialista e antidemocratico e dall'altra il campo antimperialista e
democratico." (5).
L'illusione che la coalizione anti-hitleriana sarebbe durata oltre la
fine della guerra andò in frantumi con la decisione degli Stati Uniti di
lanciare le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, un chiaro
avvertimento contro l'Unione Sovietica. Tuttavia, questo non alterò
affatto la correlazione di forze conquistata e la sua influenza
progressista nel mondo. E' importante tenere in conto che: la natura
di un organismo internazionale o di una situazione data in materia di
relazioni internazionali, obbedisce in primo luogo alla corrispondenza
intrinseca tra politica interna e politica esterna delle parti coinvolte
e alla correlazione oggettiva di forze, la quale non è statica e
dipende dal flusso e riflusso della lotta di classe e dalle svolte
improvvise della storia, pertanto l'unico approccio consentito in tale
materia per i marxisti-leninisti è l'approccio di classe. Per il proletariato, per i comunisti, la loro azione, strategia, tattica, si fondano sulla natura di classe del conflitto.
La minaccia atomica, la Dottrina Truman e il Piano Marshall, la politica
aggressiva degli USA che spodesta l'Inghilterra dal vertice della
piramide imperialista dopo la Seconda Guerra Mondiale, si scontrano con
l'esistenza oggettiva del campo socialista, che ha tre espressioni nella
politica internazionale:
a) In primo luogo, l'adozione delle politiche di welfare state
per contenere l'ascesa della lotta di classe, come valvola di sfogo
della pressione sociale accumulata, e la diminuzione della forza dei
partiti comunisti (contro cui si scatenano misure repressive, come il
maccartismo negli Stati Uniti, o le operazioni per erodere la loro
identità comunista, come nei casi di Italia, Francia, Spagna).
L'avanzata del socialismo portò quindi gli Stati capitalisti a
riconoscere, almeno fino a un certo punto, le richieste della classe
operaia.
b) Un quadro internazionale favorevole alla decolonizzazione e alla
liberazione nazionale. Il vantaggio del socialismo nei rapporti di
forze, consentirono che in molti casi l'ONU adottasse risoluzioni
favorevoli ai popoli. Per questo, non si dovrebbe mai giudicare l'ONU al
di fuori dei rapporti di forza, poiché quando questi si alterano, l'ONU
diventa uno strumento esclusivo dell'imperialismo.
c) Un margine per le politiche di non-allineamento, per un certo
sviluppo di alcune nazioni, che tuttavia ha avuto motivo d'essere solo
fintanto che questa correlazione di forze si è mantenuta.
Cioè, l'esistenza dell'URSS e del campo socialista, con la sua forza
politica, economica e militare, con i principi dell'internazionalismo
proletario, permise che Stati determinati dalla loro natura di classe,
rompessero l'unipolarità degli squali imperialisti, che fino ad allora
sulla base degli interessi dei loro monopoli e sostenuti dalla forza dei
loro eserciti potevano fare e disfare, dividendosi il mondo. La mappa
del mondo cambiò. Paesi immensi come la Cina e l'India smisero di essere
paesi colonizzati.
Basta rivisitare le mappe avanti la Prima e la Seconda Guerra Mondiale
per comprendere che il socialismo, in primo luogo con la Russia
Sovietica e poi con il campo socialista, influì in modo liberatorio nel
pianeta: i paesi dell'Africa e dell'Asia devono la loro indipendenza a
tale fattore. Il trionfo della Rivoluzione cinese e la costituzione
della sua Repubblica Popolare sono impensabili senza un tale equilibrio
di forze. Il trionfo della Corea del Nord e del Vietnam sono
comprensibili solo per il ruolo attivo del socialismo, così come
l'esistenza della Rivoluzione cubana, a pochi chilometri dagli Stati
Uniti, nel continente americano, che proclama il suo carattere
socialista. Senza l'esistenza del campo socialista, qualsiasi processo
sarebbe stato sottomesso a sangue e fuoco dalla controrivoluzione
internazionale, e non è vano ricordarsi della Crisi dei Caraibi nel
1961, dove l'ombrello nucleare sovietico accompagnò la ferma decisione
del popolo cubano di affrontare l'aggressione imperialista.
Con la controrivoluzione degli anni '90 che portò al rovesciamento della
costruzione socialista nell'URSS e in altri paesi, è cambiata la
correlazione di forze conquistata a livello internazionale.
La Perestroika e la Glasnost e l'espressione gorbachoviana delle
relazioni internazionali della Nuova Mentalità non sorsero
all'improvviso, ma attraverso la gestazione di un processo in cui le
relazioni di mercato prevalsero sulle relazioni socialiste
nell'economia, per giungere infine al rovesciamento temporaneo della
costruzione socialista. Ci distinguiamo da coloro che considerano che il
processo socialista si interruppe nel 1956 con il XX Congresso del PCUS
o con la morte di I.V. Stalin, e consideriamo che invece sia stato un
lungo percorso fino al trionfo controrivoluzionario giunto al culmine
tra il Plenum di aprile del PCUS del 1985 e il 24 dicembre 1991, quando
la bandiera rossa venne abbassata dal Cremlino. In base a tale
considerazione e nonostante alcune contraddizioni, risultato della lotta
di classe che si produsse nel contesto di questa disputa nell'economia
socialista, per esempio il primato della coesistenza pacifica e
l'esclusione a qualsiasi costo del confronto nucleare (6), il ruolo
dell'Unione Sovietica e del campo socialista mantenne un'influenza
progressista, per esempio, per porre fine all'apartheid in Sudafrica.
Da quando predomina la controrivoluzione, e Gorbaciov come capo di Stato
tradisce il Patto di Varsavia (7) consegnando la Repubblica Democratica
Tedesca (8), in campo internazionale comincia a imporsi quello che oggi
si chiama unipolarità, dove i popoli e le nazioni sono in assoluta
balia dell'imperialismo, dall'intervento imperialista a Panama nel 1989 e
la prima guerra del Golfo.
L'ONU diventa uno strumento dell'imperialismo e come ben afferma Elisseos Vagenas "Il
Diritto internazionale peggiora drasticamente negli ultimi 20 anni.
Nella misura in cui il Diritto Internazionale è pura emanazione degli
stati capitalisti e non il risultato della correlazione tra gli stati
capitalisti e socialisti, può solamente peggiorare per i popoli e la
classe operaia nei paesi capitalisti (9)". Più avanti egli afferma, e siamo d'accordo: "La
posizione dei comunisti verso l'ONU non deve rimanere inalterata; deve
prendere in considerazione l'equilibrio delle forze all'interno dell'ONU
che oggi, in assenza dell'URSS, è chiaramente a favore
dell'imperialismo" (10).
Tale unipolarità si manifesta come barbarie: la sola guerra in Iraq
riporta più di mezzo milione di morti; il volto funesto della morte in
Jugoslavia, in paesi dell'Africa e del Medio Oriente, vanno aprendo il
cammino, con pretesti inverosimili, ai monopoli che cercano nuovi
mercati, risorse naturali, materie prime, manodopera a basso costo,
rotte per le loro merci.
Che fiducia possono avere i popoli nelle Nazioni Unite, se legalizza le
menzogne come il presunto possesso di armi di distruzione di massa mai
provato in Iraq; se avalla il terrorismo statale con la maschera
antiterrorista (11) che ha scatenato l'imperialismo dopo l'11 settembre
2001.
Vi è quindi una grande speranza in un mondo multipolare, ma essa è ingiustificata.
E' vero che lentamente si va superando la deideologizzazione e si danno
risposte antimperialiste: per esempio in America Latina i paesi
bolivariani rompono il dominio del centro imperialista nordamericano nel
continente; si producono alleanze interstatali considerate progressiste,
come l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (12) e ora i
BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), caratterizzate da un
approccio che si limita a identificare l'antimperialismo
all'anti-americanismo, o da un approccio geografico che al confronto
sud-nord contrappone la cooperazione sud-sud come cammino di sviluppo.
Ma qual è la natura di classe di queste alleanze inter-statali?
Mercosur, BRICS, ALBA, sono determinati dal modo di produzione
capitalista. Nel caso dei BRICS, salutati con entusiasmo dal
progressismo, le contraddizioni con gli Stati Uniti sono strettamente
nel quadro interimperialista (13). È la disputa per il vertice della
piramide dell'imperialismo. Come si connota il ruolo dei BRICS nelle
regioni e all'interno di ciascuno di quei paesi, in cui gli attacchi
alla classe lavoratrice sono selvaggi, dove tutto è fatto per favorire i
propri monopoli? Si può forse considerare progressista il ruolo del
Brasile in Sud America? Quando ha diretto l'occupazione di Haiti, quando
produce aerei da guerra acquistati dalla Colombia che usa per
combattere le FARC-EP. E la Russia, l'India o il Sudafrica? Alcuni
sostengono che la Cina è socialista, ma lo studio dell'economia ci
indica che predomina il capitalismo. Da quando la somma di economie
capitaliste può fornire un risultato antimperialista?
Che cosa possono sperare i popoli? La multipolarità è un'illusione,
perché non esistono due mondi in disputa, ma la continuazione del
capitalismo nella sua fase imperialista, in tutti i casi summenzionati.
Gli argomenti per abbellire i centri imperialisti nella contesa
dell'egemonia agli Stati Uniti o all'Unione Europea non nascondono il
loro carattere sfruttatore e sanguinario e le loro aspirazioni per una
nuova ripartizione del mondo, né che tali rivalità inter-imperialiste
possono anche scatenare una nuova guerra mondiale.
Hanno qualcosa da guadagnare i lavoratori? Ben segnala il Partito Comunista di Grecia: "Il
movimento operaio deve dire No ai centri imperialisti,
indipendentemente dalla loro sede geografica e continuare la sua lotta
sulla base degli interessi e delle necessità dei lavoratori senza
perdere di vista la prospettiva del rovesciamento del capitalismo e la
costruzione del socialismo"(14).
Un argomento usato contro la nostra posizione è il carattere tattico
delle dispute inter-imperialiste e come queste possano influenzare
positivamente gli interessi del popolo. Ma una tale posizione respinge
il fondo del conflitto, cioè la contraddizione capitale / lavoro. Non si
nega al movimento comunista o a qualsiasi paese dove è possibile la
rottura della catena imperialista nel suo anello più debole, la
realizzazione di manovre, ma prima o poi gli antagonismi sono chiari.
La bandiera della multipolarità non può essere dei comunisti e
naturalmente nemmeno la proposta che i comunisti fanno alla classe
operaia e ai popoli. Il mondo multipolare così come lo presuppongono gli
ideologi della Nuova Architettura è la prolungazione dell'imperialismo
attraverso una nuova ripartizione dei mercati, della forza lavoro e
delle materie prime. Cambiare un centro imperialista per l'altro, da uno
sfruttatore all'altro non è un'alternativa.
Non è casuale che questo sia lo slogan della socialdemocrazia e del progressismo.
Bisogna lottare contro l'imperialismo stracciando il sistema
imperialista, rompendo i legami della catena, conducendo i popoli sulla
via dello sviluppo del socialismo-comunismo, che, come dimostrato
dall'esistenza dell'URSS e del campo socialista, esprime un fine
egemonico.
La multipolarità sarà solo la parola d'ordine per le alleanze
interstatali di natura capitalistica per disputare il centro che guida
il sistema imperialista.
Nel frattempo, per i comunisti, per quei proletari che sollevano la
bandiera del marxismo-leninismo, la lotta contro ogni unione
interstatale di natura capitalista è una questione di principio, una
necessità oggettiva della strategia rivoluzionaria, scartando qualsiasi
illusione ed evitando di seminare confusione che successivamente può
essere costosa per i popoli, per l'umanità, per una prospettiva di
emancipazione.
Il socialismo-comunismo è l'unica alternativa di fronte all'unipolarità o
al multipolarismo, le varie maschere del sistema imperialista e della
sua barbarie, il quale potrebbe portare all'estinzione del genere umano,
se non lo rovesciamo.
Fonte
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