Mentre si rincorrevano le voci del ferimento, confermato oggi dal governo di Baghdad, di Abu Bakr al Baghdadi, il leader dell’autoproclamato Stato islamico, Barack Obama ha parlato di una “nuova fase” nel contrasto all’avanzata jihadista in Iraq e in Siria.
Una fase iniziata con l’invio, annunciato due giorni fa, di altri 1.500 uomini in sostegno alle truppe irachene. Nonostante
il supporto dell’aviazione della coalizione internazionale, l’esercito
di Baghdad è in grande difficoltà, non riesce a contenere l’offensiva
dei miliziani dell’Isis (lo Stato islamico dell’Iraq e della Siria) e si
è spesso trovato allo sbando di fronte ai combattenti di al-Baghdadi.
L’autoproclamato califfo è stato dato per ferito, o addirittura morto, nelle ultime ore. Oggi
il governo iracheno ha confermato il suo ferimento, ma non è chiaro se
sia stato ferito durante un’operazione dell’intellignece irachena o in
un raid statunitense nei pressi di Mosul, venerdì scorso, in cui sono
stati uccisi esponenti dell’Isis e il vice del “califfo” Abu-Muslim
al-Turkmani.
Mentre si attendeva di fare chiarezza sulla sorte del capo dello
Stato islamico, Il presidente statunitense in un’intervista alla Cbs Tv
ha parlato di una “fase” più offensiva nella lotta ai jihadisti. “La
prima fase ha riguardato la formazione di un governo iracheno inclusivo e
credibile”, ha detto Obama, “adesso che c’è, siamo nella posizione di
iniziare l’offensiva”. Si dovrebbe dunque passare da una fase di
contenimento a quella di respingimento, e toccherà alle Forze armate
irachene mettere in pratica questa strategia sul campo. “I
raid”, ha detto il presidente Usa, “sono stati molto efficaci
nell’indebolire lo Stato islamico e frenare la sua avanzata. Adesso
abbiamo bisogno di truppe irachene in grado di respingerlo”. Per questo
l’invio di altri 1.500 consiglieri militari statunitensi in Iraq.
Saranno mandati a Baghdad e a Erbil, la capitale della regione del
Kurdistan iracheno, e addestreranno i militari iracheni e i peshmerga
curdi. Li prepareranno a una controffensiva contro i jihadisti con la
copertura aerea della coalizione. In ogni caso, ha precisato
Obama, non ci sarà alcun intervento di terra della coalizione e i
rinforzi statunitensi non prederanno parte ai combattimenti.
Un cambio di strategia che la Casa Bianca si augura renda più
efficace il suo intervento in Iraq. Quando l’Isis, ad agosto, ha
iniziato la sua espansione dalla provincia dell’Anbar, sono stati
avviati i raid della coalizione. A fine settembre i bombardamenti sono
stati estesi in Siria, tuttavia i jihadisti non arretrano. Inoltre,
guadagnano consensi nella regione. Ieri con un twitt il gruppo Ansar
Beit al-Maqdis, responsabile di diversi attentati in Egitto, ha giurato
fedeltà al cosiddetto califfato di al Baghdadi.
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