Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

07/04/2016

Caso Regeni: nuove notizie e qualche risposta

La Procura di Roma ha acquisito una mail anonima arrivata a La Repubblica che, dopo aver fornito elementi su tempi e modalità del rapimento di Regeni, della sua detenzione-tortura e della sua uccisione, indica esplicitamente i mandanti ed i responsabili nelle massime autorità istituzionali del paese (il generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale,  Magdy Abdel Ghaffar ministro dell’Interno,  Mohamed Sharawy capo della Sicurezza Nazionale, generale Ahmad Jamal ad-Din consigliere del Presidente, che, peraltro, avrebbe  informato il Presidente Al Sisi). Il messaggio non è stato ritenuto credibile per ora, ma contiene tre dettagli sin qui inediti sulle torture inflitte al nostro connazionale (la battitura sotto le piante dei piedi, l’uso di una baionetta e lo spegnimento di sigarette sul collo e nelle orecchie) confermate dall’autopsia. Se questi fatti fossero confermati, sarebbe un fatto di enorme gravità che segna una svolta nella vicenda.

Questo non significa che dica la verità o, per lo meno che sia tutto vero quel che riferisce, ma che organi di polizia egiziana siano responsabili della morte di Regeni è ormai provato dalla esibizione del suo portafogli e dei suoi documenti, visto che le stesse autorità del Cairo si sono rimangiate la teoria della banda di rapitori a scopo di riscatto. E la mail ha tutta l’aria di provenire da ambienti interni agli organi repressivi di regime, anche se qualche punto merita d’essere chiarito e fa nascere dei dubbi.

Secondo l’anonimo autore Regeni avrebbe avuto una parte di notevole rilievo nell’organizzazione dell’opposizione egiziana e, sarebbe stato lungamente torturato affinché rivelasse i nomi dei suoi contatti. Che Regeni stesse facendo cose pericolose (ad esempio, sappiamo che partecipava a riunioni clandestine del sindacato, che avesse devoluto una parte delle sue borse di studio a favore dell’opposizione democratica) si sa, ma è credibile che si trattasse di cose a tale livello da investire le massime autorità del paese, sino al Presidente? Certo, gli stessi egiziani hanno ammesso l’esistenza di un fascicolo dei servizi a lui intestato, ma, come ha intelligentemente notato uno degli intervenuti in questo blog, sarebbe stato possibile in ogni momento sbatterlo fuori dal paese con una scusa qualsiasi. E se, invece, lo si è lasciato fare per risalire all’eventuale rete di resistenza interna (ma chi? Fratelli Musulmani oppure opposizione democratica?) Regeni serviva vivo e libero. Lo si sarebbe potuto pedinare, spiarne i movimenti tramite il cellulare, intercettarne mail e telefonate, seguire quanti entravano in contatto con lui. E, in un paese con un controllo poliziesco di quel livello, la cosa sarebbe stata senza altro più fruttuosa.

Ma ammettiamo pure che, invece, fosse necessario estorcergli informazioni con la forza, pur trattandosi di un cittadini straniero e, quindi, con l’elevato rischio di un incidente internazionale, perché, nonostante fosse prassi corrente la scomparsa dei cadaveri delle vittime, il corpo di Regeni è stato fatto trovare? E per di più in quella data particolare?

Dunque, che la ragione della scomparsa del giovane italiano sia quella delle sue attività non convince molto. Sicuramente era seguito dalla polizia (come dimostra l’esistenza di quel fascicolo i cui contenuti ameremmo conoscere), ma non sembra che questo possa essere stato il motivo principale. Diciamo che più probabilmente, per quelle attività, lui era l’obiettivo ideale ma un “obiettivo di rimbalzo”, mentre quello principale (e da capire) era un altro.

Che questo sia un delitto di Stato è dimostrato dall’esibizione degli oggetti di Regeni e dal crollo della pista di questi strani rapitori (guarda caso sterminati sino all’ultimo uomo) che non hanno mai chiesto alcun riscatto e confermato dalla sarabanda di versioni, una più inconsistente dell’altra, che semmai dimostrano l’imbarazzo del regime che non può confessare come stanno le cose.
Ed allora, se il regime c’è dentro sino al collo, come risolvere la contraddizione aperta dal ritrovamento del corpo che oggi costringe ad inventarsi bufale che aggravano la situazione?

Sin dall’inizio ho sostenuto una ipotesi diversa: che chi ha rapito, torturato ed ucciso Regeni volesse proprio l’incidente diplomatico con l’Italia per far saltare il negoziato sullo sfruttamento dei giacimenti gas-petroliferi al largo delle coste egiziane. Semplicemente può essere accaduto questo: un soggetto internazionale da stabilire (Quatar, Kwait, Arabia Saudita, una grande compagnia petrolifera internazionale con l’appoggio del rispettivo stato ecc.) e che aveva interessi a far fallire quella trattativa, ha corrotto qualche esponente di regime perché manovrasse in modo da far saltare l’accordo con l’Italia (come la scelta del giorno del ritrovamento fa pensare) e chi di dovere ha montato il teatrino del rapimento. Poi, tutto il regime si è trovato nei guai, perché impossibilitato a dire come stanno le cose senza svelare il verminaio di corruzione in cui sguazza.

Direi che la mail conferma questa ipotesi anche per un aspetto: l’anonimo dice che Regeni è stato passato dai servizi di polizia a quelli militari e riferisce di torture tanto dell’uno quanto dell’altro, come se vi avesse assistito personalmente. Quindi o si tratta di qualcuno che ha seguito Regeni in tutto il suo calvario, o scrive su cose che ha sentito o, ancora, che sa come stanno le cose perché è il vero regista dell’operazione che sta scaricando su altri la patata bollente.

Prima ipotesi: uno che ha assistito all’intera parabola da un servizio all’altro. Possibile ma decisamente improbabile: ad essere presenti in una posizione del genere possono essere state solo pochissime persone, forse una sola, dunque, l’identificazione sarebbe troppo facile. Molto più realistica è l’ipotesi di chi sta continuando a lavorare alla rottura fra Italia ed Egitto. Allora, voi mi direte, “tu proponi esattamente quello che vuole il soggetto che ha assassinato Regeni”.

Più semplicemente io non mi pongo il problema di quale banda, di quel gruppo di criminali che governa l’Egitto, possa aver deciso quella azione. Per me a risponderne deve essere il governo in quanto tale ed è il momento di passare ai fatti:

– rompere le relazioni diplomatiche con l’Egitto;
 
– porre la questione in sede internazionale;
 
avviare una campagna internazionale contro la violazione dei diritti umani in quel paese;
 
– appoggiare e finanziare l’opposizione in quel paese contribuendo a destabilizzarne il regime;
 
– studiare modi e forme per esercitare, in modo proporzionale all’offesa ricevuta, il diritto di rappresaglia previsto dal diritto internazionale.

E vengo alle osservazioni di segno contrario di alcuni lettori che si chiedono “perché tanto clamore per questo caso?” Risposta: perché, per voi è normale che un cittadino venga sequestrato, torturato ed ucciso dalla polizia di un altro stato? Se è così, vuol dire che avete una perfetta cultura fascista.
C’è chi si chiede perché trattare questo caso diversamente dagli altri. Altri quali? A me non risulta che ci siano altri casi di cittadini italiani all’estero, rapiti e torturati a morte da un qualche reparto della locale polizia. A voi risultano? Fateci sapere. Ma forse intendete per altri casi i 300 egiziani sequestrati e fatti sparire, con la ben nota prassi dei “desaparecidos”. Giusto, infatti c’è un silenzio ignobile su questa realtà per cui voi, saggiamente egualitari, direte: “non si parla degli altri e, dunque, non parliamo nemmeno di Regeni”.

Io sostengo che sia intollerabile questa situazione e che si debba iniziare una campagna internazionale per la violazione dei diritti umani in Egitto ed il caso Regeni può essere un ottimo innesco, per attirare i riflettori dei mass media, proprio perché si tratta di un incidente diplomatico fra Stati. Come peraltro chiede anche l’opposizione democratica egiziana. O forse sfugge la dimensione dell’incidente internazionale e la sua importanza? Capisco: non si può chiedere molto alla cultura politica di chi scrive certe cose.

Se poi si allude a casi italiani, ricordo di aver sempre denunciato e protestato, nei limiti delle mie scarse forze contro tutti i casi di abusi delle “forze dell’ordine” (Cucchi, Aldovrandi ecc). Quindi anche in questo senso, mi pare di star facendo la stessa cosa di sempre.

Appartengo (orgogliosamente) ad una generazione che si è sempre battuta contro la repressione e che ha sempre guardato male quanti si dissociavano da queste campagne. In Cile abbiamo difeso anche i democristiani, in Spagna i carlisti. Ed in Italia, pur prendendo le doverose distanze dai deliri delle Brigate Rosse, quando qualcuno di loro era torturato, abbiamo sempre protestato, denunciato, fatto quanto in nostro potere per difendere i loro diritti. Come nel caso di Di Lenardo che venne torturato e per il quale stesi personalmente il testo di un appello in suo favore.

Alcuni interventi danno più o meno per scontato che Regeni fosse una spia con il sottinteso che, insomma, se l’è andata a cercare e che, in fondo, questi sono i rischi del mestiere, per cui non state a scocciarci con questa storia. Il tutto con una superficialità da fare spavento.

Che Regeni stesse facendo cose pericolose si è detto, ma questo non vuol dire che fosse una spia, anzi, aggiungo: ha fatto benissimo a farle, anche se, magari, è stato imprudente nel modo in cui s’è mosso. Ricordo che fra la fine dei sessanta ed i primi settanta diversi compagni hanno fatto cose anche più pericolose, sia in Grecia che in Italia, in appoggio alla Resistenza greca contro i colonnelli. O pensate che gli attuali generali egiziani siano migliori di quei colonnelli?

La riprova che Regeni non fosse una spia sta proprio nella fine che ha fatto: nessun uomo dei servizi si sarebbe mosso in quel modo, nessun uomo dei servizi sarebbe stato così completamente indifeso, nessun servizio di intelligence avrebbe lasciato un suo uomo in balia degli avversari come è accaduto a questo ragazzo. Considerata l’orribile fine che ha fatto, dire una cosa del genere è una infamia degna del peggiore delatore.

Su cosa si fonda il sospetto (per alcuni la certezza) che Regeni “Non fosse quello che vogliono far crederci”? Essenzialmente sul fatto che la borsa di studio ottenuta ed una precedente, proveniva da un ente sospettato di lavorare per la Cia. Chi scrive questo ha una idea molto vaga di come stanno queste cose: che il servizio americano usi alcune fondazioni culturali come tramite per proprie operazioni è cosa nota e risaputa, ma che tutti (dico tutti) quelli che hanno borse di studio da quegli enti siano suoi agenti è una balordaggine che non merita commento: proprio per far agire i propri uomini indisturbati, occorre che la maggior parte dei ricercatori sia esattamente quel che sembra, diversamente tutti sarebbero immediatamente individuati.

Perché non azionate il cervello prima di mettere mano alla tastiera? Leggo che qualcuno sragiona di americani nemici dei generali che avrebbero destituito i Fratelli Musulmani che erano creature della Cia. Non so da dove provengano questi deliri o su che si fondino, magari possiamo aggiungere che Mubarak era agente della Cia, che anche la rivolta di piazza Tahir contro di lui è stata voluta dalla Cia, ma che poi è stata  messa sotto dai Fratelli musulmani che sono uomini della Cia e magari anche l’Isis è una quinta colonna della Cia. Questo cosa è? Un film di Bunuel, un verbale di ricovero della neurodeliri, una profezia di Nostradamus o cosa? Faccio umilmente presente che è noto che gli Usa sono i massimi sostenitori del regime militare del Cairo che foraggiano ed armano: per quale motivo avrebbero dovuto mandare un loro uomo a fare destabilizzazione e sino al punto da provocare una reazione di quel tipo da parte del regime loro amico?

Ripeto: la testa non serve a dividere le orecchie e non inventiamo balle da record. Questa serie di affermazioni (rectius: ignobili insinuazioni) aggirano allegramente tutti i dati assolutamente certi, lo strano ritrovamento del cadavere e in quella data precisa, il portafogli in mano alla polizia, le balle inventate da un regime che non sa che dire...

Come mai i nostri simpatici interventori ignorano questi dati di fatto? Essi invitano a rivolgere l’attenzione verso chi “ha mandato Regeni dandogli l’incarico che gli è costato la vita”. Ma, anche se ciò fosse e Regeni sia stato vittima inconsapevole, resta il fatto che ad ucciderlo non sono stati i suoi mandanti e che di questa morte deve risponderne il governo egiziano. Poi ci sarà anche la responsabilità di altri, ma è fatto secondario che si vedrà in altro momento, dirlo ora è solo un modo per sviare l’attenzione, si chiama depistaggio.

Infine, temo che ai nostri contraddittori non interessi nulla neppure dei 300 oppositori massacrati che invocano come schermo per non parlare del caso Regeni. E’ possibile che questo dipenda dal fatto che si teme di dare una mano ai Fratelli Musulmani. Come è noto, non amo certamente gli eredi di Al Banna e Al Qutb, ma per me vale una questione di principio, per cui, tortura ed omicidi sono inammissibili anche se applicati a loro. Io ne faccio una questione di principio, cosa evidentemente ignorata dai nostri baldi amici che i principi li applicano a seconda del se uno gli sta simpatico o no. Poi c’è anche un altro elemento: il sospetto su Regeni spia americana, ed in quanto tale indegna di essere difesa. O forse una spia non era, ma solo uno scemo che si è fatto strumentalizzare: fatti suoi, non doveva accettare una borsa di studio da quegli enti. Ora, imbastire questo cumulo di deliri dimenticando che stiamo parlando dell’assassinio e della tortura di un ragazzo di 28 anni, mi pare una cosa un po’ indegna. Vi pare?

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