La Procura di Roma ha acquisito una mail anonima arrivata a La Repubblica che, dopo aver fornito elementi su tempi e modalità del rapimento di Regeni, della sua detenzione-tortura e della sua uccisione, indica esplicitamente i mandanti ed i responsabili nelle massime autorità istituzionali del paese
(il generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale, Magdy Abdel
Ghaffar ministro dell’Interno, Mohamed Sharawy capo della Sicurezza
Nazionale, generale Ahmad Jamal ad-Din consigliere del Presidente, che,
peraltro, avrebbe informato il Presidente Al Sisi). Il messaggio non è stato ritenuto credibile per ora,
ma contiene tre dettagli sin qui inediti sulle torture inflitte al
nostro connazionale (la battitura sotto le piante dei piedi, l’uso di
una baionetta e lo spegnimento di sigarette sul collo e nelle orecchie)
confermate dall’autopsia. Se questi fatti fossero confermati, sarebbe un
fatto di enorme gravità che segna una svolta nella vicenda.
Questo non significa che dica la verità
o, per lo meno che sia tutto vero quel che riferisce, ma che organi di
polizia egiziana siano responsabili della morte di Regeni è ormai
provato dalla esibizione del suo portafogli e dei suoi documenti, visto
che le stesse autorità del Cairo si sono rimangiate la teoria della
banda di rapitori a scopo di riscatto. E la mail ha tutta l’aria di
provenire da ambienti interni agli organi repressivi di regime, anche se
qualche punto merita d’essere chiarito e fa nascere dei dubbi.
Secondo l’anonimo autore Regeni avrebbe
avuto una parte di notevole rilievo nell’organizzazione dell’opposizione
egiziana e, sarebbe stato lungamente torturato affinché rivelasse i
nomi dei suoi contatti. Che Regeni stesse facendo cose pericolose (ad
esempio, sappiamo che partecipava a riunioni clandestine del sindacato,
che avesse devoluto una parte delle sue borse di studio a favore
dell’opposizione democratica) si sa, ma è credibile che si trattasse di
cose a tale livello da investire le massime autorità del paese, sino al
Presidente? Certo, gli stessi egiziani hanno ammesso l’esistenza di un
fascicolo dei servizi a lui intestato, ma, come ha intelligentemente
notato uno degli intervenuti in questo blog, sarebbe stato possibile in
ogni momento sbatterlo fuori dal paese con una scusa qualsiasi. E se,
invece, lo si è lasciato fare per risalire all’eventuale rete di
resistenza interna (ma chi? Fratelli Musulmani oppure opposizione
democratica?) Regeni serviva vivo e libero. Lo si sarebbe potuto
pedinare, spiarne i movimenti tramite il cellulare, intercettarne mail e
telefonate, seguire quanti entravano in contatto con lui. E, in un
paese con un controllo poliziesco di quel livello, la cosa sarebbe stata
senza altro più fruttuosa.
Ma ammettiamo pure che, invece, fosse
necessario estorcergli informazioni con la forza, pur trattandosi di un
cittadini straniero e, quindi, con l’elevato rischio di un incidente
internazionale, perché, nonostante fosse prassi corrente la scomparsa
dei cadaveri delle vittime, il corpo di Regeni è stato fatto trovare? E
per di più in quella data particolare?
Dunque, che la ragione della scomparsa
del giovane italiano sia quella delle sue attività non convince molto.
Sicuramente era seguito dalla polizia (come dimostra l’esistenza di quel
fascicolo i cui contenuti ameremmo conoscere), ma non sembra che questo
possa essere stato il motivo principale. Diciamo che più probabilmente,
per quelle attività, lui era l’obiettivo ideale ma un “obiettivo di
rimbalzo”, mentre quello principale (e da capire) era un altro.
Che questo sia un delitto di Stato è
dimostrato dall’esibizione degli oggetti di Regeni e dal crollo della
pista di questi strani rapitori (guarda caso sterminati sino all’ultimo
uomo) che non hanno mai chiesto alcun riscatto e confermato dalla
sarabanda di versioni, una più inconsistente dell’altra, che semmai
dimostrano l’imbarazzo del regime che non può confessare come stanno le
cose.
Ed allora, se il regime c’è dentro sino
al collo, come risolvere la contraddizione aperta dal ritrovamento del
corpo che oggi costringe ad inventarsi bufale che aggravano la
situazione?
Sin dall’inizio ho sostenuto una ipotesi diversa: che chi ha rapito, torturato ed ucciso Regeni volesse proprio
l’incidente diplomatico con l’Italia per far saltare il negoziato sullo
sfruttamento dei giacimenti gas-petroliferi al largo delle coste
egiziane. Semplicemente può essere accaduto questo: un soggetto
internazionale da stabilire (Quatar, Kwait, Arabia Saudita, una grande
compagnia petrolifera internazionale con l’appoggio del rispettivo stato
ecc.) e che aveva interessi a far fallire quella trattativa, ha
corrotto qualche esponente di regime perché manovrasse in modo da far
saltare l’accordo con l’Italia (come la scelta del giorno del
ritrovamento fa pensare) e chi di dovere ha montato il teatrino del
rapimento. Poi, tutto il regime si è trovato nei guai,
perché impossibilitato a dire come stanno le cose senza svelare il
verminaio di corruzione in cui sguazza.
Direi che la mail conferma questa
ipotesi anche per un aspetto: l’anonimo dice che Regeni è stato passato
dai servizi di polizia a quelli militari e riferisce di torture tanto
dell’uno quanto dell’altro, come se vi avesse assistito personalmente.
Quindi o si tratta di qualcuno che ha seguito Regeni in tutto il suo
calvario, o scrive su cose che ha sentito o, ancora, che sa come stanno
le cose perché è il vero regista dell’operazione che sta scaricando su
altri la patata bollente.
Prima ipotesi: uno che ha assistito all’intera parabola da un servizio all’altro. Possibile ma decisamente improbabile: ad essere presenti in una posizione del genere possono essere state solo pochissime persone, forse una sola, dunque, l’identificazione sarebbe troppo facile. Molto più realistica è l’ipotesi di chi sta continuando a lavorare alla rottura fra Italia ed Egitto. Allora, voi mi direte, “tu proponi esattamente quello che vuole il soggetto che ha assassinato Regeni”.
Più semplicemente io non mi pongo il
problema di quale banda, di quel gruppo di criminali che governa
l’Egitto, possa aver deciso quella azione. Per me a risponderne deve
essere il governo in quanto tale ed è il momento di passare ai fatti:
– rompere le relazioni diplomatiche con l’Egitto;
– porre la questione in sede internazionale;
– avviare una campagna internazionale contro la violazione dei diritti umani in quel paese;
– appoggiare e finanziare l’opposizione in quel paese contribuendo a destabilizzarne il regime;
– studiare modi e forme per esercitare, in modo proporzionale all’offesa
ricevuta, il diritto di rappresaglia previsto dal diritto
internazionale.
E vengo alle osservazioni di segno
contrario di alcuni lettori che si chiedono “perché tanto clamore per
questo caso?” Risposta: perché, per voi è normale che un cittadino venga
sequestrato, torturato ed ucciso dalla polizia di un altro stato? Se è
così, vuol dire che avete una perfetta cultura fascista.
C’è chi si chiede perché trattare questo
caso diversamente dagli altri. Altri quali? A me non risulta che ci
siano altri casi di cittadini italiani all’estero, rapiti e torturati a
morte da un qualche reparto della locale polizia. A voi risultano?
Fateci sapere. Ma forse intendete per altri casi i 300 egiziani
sequestrati e fatti sparire, con la ben nota prassi dei “desaparecidos”.
Giusto, infatti c’è un silenzio ignobile su questa realtà per cui voi,
saggiamente egualitari, direte: “non si parla degli altri e, dunque, non
parliamo nemmeno di Regeni”.
Io sostengo che sia intollerabile
questa situazione e che si debba iniziare una campagna internazionale
per la violazione dei diritti umani in Egitto ed il caso Regeni può
essere un ottimo innesco, per attirare i riflettori dei mass media,
proprio perché si tratta di un incidente diplomatico fra Stati. Come
peraltro chiede anche l’opposizione democratica egiziana. O forse sfugge
la dimensione dell’incidente internazionale e la sua importanza?
Capisco: non si può chiedere molto alla cultura politica di chi scrive
certe cose.
Se poi si allude a casi italiani,
ricordo di aver sempre denunciato e protestato, nei limiti delle mie
scarse forze contro tutti i casi di abusi delle “forze dell’ordine”
(Cucchi, Aldovrandi ecc). Quindi anche in questo senso, mi pare di star
facendo la stessa cosa di sempre.
Appartengo (orgogliosamente) ad una
generazione che si è sempre battuta contro la repressione e che ha
sempre guardato male quanti si dissociavano da queste campagne. In Cile
abbiamo difeso anche i democristiani, in Spagna i carlisti. Ed in
Italia, pur prendendo le doverose distanze dai deliri delle Brigate
Rosse, quando qualcuno di loro era torturato, abbiamo sempre protestato,
denunciato, fatto quanto in nostro potere per difendere i loro diritti.
Come nel caso di Di Lenardo che venne torturato e per il quale stesi
personalmente il testo di un appello in suo favore.
Alcuni interventi danno più o meno per
scontato che Regeni fosse una spia con il sottinteso che, insomma, se
l’è andata a cercare e che, in fondo, questi sono i rischi del mestiere,
per cui non state a scocciarci con questa storia. Il tutto con una
superficialità da fare spavento.
Che Regeni stesse facendo cose
pericolose si è detto, ma questo non vuol dire che fosse una spia, anzi,
aggiungo: ha fatto benissimo a farle, anche se, magari, è stato
imprudente nel modo in cui s’è mosso. Ricordo che fra la fine dei
sessanta ed i primi settanta diversi compagni hanno fatto cose anche più
pericolose, sia in Grecia che in Italia, in appoggio alla Resistenza
greca contro i colonnelli. O pensate che gli attuali generali egiziani
siano migliori di quei colonnelli?
La riprova che Regeni non fosse una spia
sta proprio nella fine che ha fatto: nessun uomo dei servizi si sarebbe
mosso in quel modo, nessun uomo dei servizi sarebbe stato così
completamente indifeso, nessun servizio di intelligence avrebbe lasciato
un suo uomo in balia degli avversari come è accaduto a questo ragazzo.
Considerata l’orribile fine che ha fatto, dire una cosa del genere è una
infamia degna del peggiore delatore.
Su cosa si fonda il sospetto (per alcuni la certezza) che Regeni “Non fosse quello che vogliono far crederci”? Essenzialmente sul fatto che la borsa di studio ottenuta ed una precedente, proveniva da un ente sospettato di lavorare per la Cia. Chi scrive questo ha una idea molto vaga di come stanno queste cose: che il servizio americano usi alcune fondazioni culturali come tramite per proprie operazioni è cosa nota e risaputa, ma che tutti (dico tutti) quelli che hanno borse di studio da quegli enti siano suoi agenti è una balordaggine che non merita commento: proprio per far agire i propri uomini indisturbati, occorre che la maggior parte dei ricercatori sia esattamente quel che sembra, diversamente tutti sarebbero immediatamente individuati.
Perché non azionate il cervello prima di
mettere mano alla tastiera? Leggo che qualcuno sragiona di americani
nemici dei generali che avrebbero destituito i Fratelli Musulmani che
erano creature della Cia. Non so da dove provengano questi deliri o su
che si fondino, magari possiamo aggiungere che Mubarak era agente della
Cia, che anche la rivolta di piazza Tahir contro di lui è stata voluta
dalla Cia, ma che poi è stata messa sotto dai Fratelli musulmani che
sono uomini della Cia e magari anche l’Isis è una quinta colonna della
Cia. Questo cosa è? Un film di Bunuel, un verbale di ricovero della
neurodeliri, una profezia di Nostradamus o cosa? Faccio umilmente
presente che è noto che gli Usa sono i massimi sostenitori del regime
militare del Cairo che foraggiano ed armano: per quale motivo avrebbero
dovuto mandare un loro uomo a fare destabilizzazione e sino al punto da
provocare una reazione di quel tipo da parte del regime loro amico?
Ripeto: la testa non serve a dividere le
orecchie e non inventiamo balle da record. Questa serie di affermazioni
(rectius: ignobili insinuazioni) aggirano allegramente tutti i dati
assolutamente certi, lo strano ritrovamento del cadavere e in quella
data precisa, il portafogli in mano alla polizia, le balle inventate da
un regime che non sa che dire...
Come mai i nostri simpatici interventori
ignorano questi dati di fatto? Essi invitano a rivolgere l’attenzione
verso chi “ha mandato Regeni dandogli l’incarico che gli è costato la
vita”. Ma, anche se ciò fosse e Regeni sia stato vittima inconsapevole,
resta il fatto che ad ucciderlo non sono stati i suoi mandanti e che di
questa morte deve risponderne il governo egiziano. Poi ci sarà anche la
responsabilità di altri, ma è fatto secondario che si vedrà in altro
momento, dirlo ora è solo un modo per sviare l’attenzione, si chiama
depistaggio.
Infine, temo che ai nostri
contraddittori non interessi nulla neppure dei 300 oppositori massacrati
che invocano come schermo per non parlare del caso Regeni. E’ possibile
che questo dipenda dal fatto che si teme di dare una mano ai Fratelli
Musulmani. Come è noto, non amo certamente gli eredi di Al Banna e Al
Qutb, ma per me vale una questione di principio, per cui, tortura ed
omicidi sono inammissibili anche se applicati a loro. Io ne faccio una
questione di principio, cosa evidentemente ignorata dai nostri baldi
amici che i principi li applicano a seconda del se uno gli sta simpatico
o no. Poi c’è anche un altro elemento: il sospetto su Regeni spia
americana, ed in quanto tale indegna di essere difesa. O forse una spia
non era, ma solo uno scemo che si è fatto strumentalizzare: fatti suoi,
non doveva accettare una borsa di studio da quegli enti. Ora, imbastire
questo cumulo di deliri dimenticando che stiamo parlando dell’assassinio
e della tortura di un ragazzo di 28 anni, mi pare una cosa un po’
indegna. Vi pare?
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