Domenica prossima voteremo sulla legge
che consente le trivellazioni al largo delle nostre coste.
Bloccare le
trivellazioni è una misura di buon senso e già per questo motivo è
auspicabile una vittoria del Si. In primo luogo esiste
il fondato dubbio che, non sempre ma a volte, lo sfruttamento di gas e
petrolio a quelle profondità può provocare movimenti tellurici ed è per
lo meno disonesto l’atteggiamento dei mass media in queste settimane che
tacciono o mettono in ombra casi del genere o l’esistenza di movimenti
di opinione su questo tema. Per non dire del rischio di inquinamento di
falde più o meno profonde. Non sono per principio ostile allo
sfruttamento del petrolio di scisto, ma non sarebbe il caso di studiare
meglio i rischi e la prevenzione contro essi prima di avventurarsi su
questo terreno? Per approfondire alcuni temi legati al referendum
inoltre, segnalo questo articolo che mi pare ben fatto.
Anche perché, se ci trovassimo nella
situazione di 10 anni fa, quando il petrolio da 40 dollari al barile
galoppava verso i 170, la cosa avrebbe una certa urgenza, ma siamo in
una situazione in cui il petrolio oscilla fra i 30 ed i 40 dollari e
questa situazione probabilmente non cambierà ancora per alcuni anni.
Al punto che le compagnie petrolifere
del settore, negli Usa, ne sono disperate, perché a quei prezzi il loro
fallimento è certo e ci sono da pagare le banche che hanno finanziato le
trivellazioni. Già, perché estrarre petrolio a quelle profondità ha un
costo molto superiore ai 40 dollari e, quindi significa produrre in perdita. Insomma, anche economicamente sembra una
bestialità: mentre gli altri frenano la produzione, noi conduciamo
ricerche (per giunta rischiose) proprio in questo settore, per cui,
questi giacimenti, non sono economicamente convenienti per ancora
diversi anni. Vice versa, la strada più opportuna sembra quella delle
energie rinnovabili per le quali siamo all’avanguardia e, perciò stesso,
conviene che proseguiamo, mentre, se si consumano risorse per
trivellare poi le si sottrae allo sviluppo delle rinnovabili (anche se,
poi, in questo caso, le spese sono delle compagnie petrolifere che, poi
intendono rifarsi più con giochi finanziari che altro).
Dunque, ci sono ottime ragioni, tanto
ambientali quanto economiche, per cui un governo assennato opterebbe per
il blocco delle trivelle. Ma il nostro governo è sensibile ad altre ragioni che si sono rese evidenti a Potenza.
A proposito: Renzi è un genio! Pescano un ministro con le mani nella
marmellata grazie ad una intercettazioni e lui che dice? Che bisogna
dare una stretta alle intercettazioni telefoniche. C’è poco da fare:
questo Renzi pensa con la testa dell’imputato. Mi ricorda un altro
signore...
E dunque c’è anche un’altra ottima ragione per andare a votare e votare Si: colpire il governo del malaffare. Non si tratta solo di inquinamento ambientale da petrolio, ma anche di inquinamento della vita politica da interessi privati.
Una sconfitta del governo su questo
terreno sarebbe un ottimo esordio prima delle amministrative e poi del
referendum istituzionale di ottobre, per preparare la cacciata del
fiorentino. Ma potrebbe anche avere altri riflessi di cui si parla poco.
Come è noto il referendum è stato sostenuto in particolare dal
Presidente della Regione Puglia Emiliano che, nel congresso di tre anni
fa fu fra i sostenitori di Renzi, ma oggi si candida come suo
concorrente. Una vittoria referendaria lo trasformerebbe in un personaggio nazionale intorno al quale potrebbe agglutinarsi quella
corrente di “centro” capace di mettere in minoranza Renzi forse prima
ancora del congresso. E non mi pare poco.
Dunque, diamoci sotto e che questo referendum sia il primo chiodo sulla bara del fiorentino.
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