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giovedì 31 maggio 2018

L’Europa dei popoli contro il “sabotaggio liberale” del progetto europeo

È stato un anniversario molto attuale quello celebrato il 29 maggio al Parlamento europeo di Strasburgo dalla France Insoumise e dai suoi alleati europei. Deputati europei e nazionali di otto diverse nazionalità si sono riuniti per “celebrare” l’anniversario della vittoria del “no” al Trattato costituzionale europeo il 29 maggio 2005 come ha detto Marisa Matias, eurodeputata del Bloco portoghese. L’emblema arriva proprio nel momento in cui l’Unione europea, i mercati finanziari e la Germania hanno posto il loro veto alla formazione di un governo italiano che rispetti l’esito delle elezioni parlamentari in questo paese.

I “colpi finanziari” sono “inaccettabili”

Tredici anni dopo il voto francese, la sovranità popolare e la democrazia sono ancora ostacoli per l’Europa dell’austerità. Questo è l’argomento sul quale hanno insistito i relatori, denunciando i “colpi di stato” come dalle parole di Panayotis Lafazanis, ex ministro greco che ha lasciato Syriza per rifiutare la capitolazione del governo di Tsipras nel 2015 e fondare il partito di Unità Popolare. Eleonora Forenza, eurodeputata italiana e membro di Potere al Popolo, ha respinto l’“inaccettabile” colpo di stato in Italia. Sebbene il suo movimento si stia preparando ad essere “l’opposizione sociale e politica” all’alleanza tra il Movimento 5 Stelle e la Lega di estrema destra, ha respinto le pressioni esercitate sul suo paese e ha chiesto le dimissioni del commissario europeo tedesco Gunther Oettinger che ha detto di volere che i mercati finanziari influenzino il voto italiano in caso di nuove elezioni.

Questa è la voce dei popoli che i relatori di questa tavola rotonda intendono portare, introdotta dall’eurodeputato Younous Omarjee. Tutti hanno espresso il loro punto di vista, a cominciare dai rappresentanti delle tre forze firmatarie dell’appello di Lisbona “Ora il popolo, per una rivoluzione dei cittadini in Europa“: Jean-Luc Mélenchon, presidente del gruppo dei deputati della France Insoumise all’Assemblea nazionale, Miguel Urban, eurodeputato di Podemos (Spagna) e Marisa Matias. L’ex candidato francese alle presidenziali ha ricordato che queste forze sono “movimenti a vocazione di governo” in ciascuno dei loro paesi, un modo per affermare l’ambizione di questa alleanza europea.

Far saltare il “giogo”

Tutti hanno confermato di volere “uscire dagli attuali trattati” imposti dal 2005, sia che si tratti del trattato di Lisbona o del trattato sul bilancio. “Bisogna rigettarli e cambiarli”, ha sostenuto Marisa Matias. Per loro, questo è un prerequisito per costruire “un’Europa impegnata per l’ambiente, per l’uguaglianza, femminista, che difenda i diritti dei lavoratori”, come ha sottolineato Malin Bjork, eurodeputato del Partito della Sinistra Svedese, e “costruire la pace” ha completato Jean-Luc Mélenchon. La volontà è quella di costruire un’Europa “in armonia con la natura” e in grado di affrontare la “nuova sfida della minaccia della crisi ecologica”, come auspicato da Stefan Eck, eurodeputato tedesco eletto in una lista della difesa della condizione animale, un’“Europa di cooperazione libera e rafforzata tra paesi sovrani, democratici e indipendenti” nelle parole di Panyotis Lafazanis. David Wagner, deputato per il Granducato di Lussemburgo e portavoce di Dei Lenk si è detto lieto di vedere questo approccio di “internazionalismo” e ha augurato che questo continui “nell’UE e oltre, verso il Nord Africa o l’America Latina”. Inoltre ha aggiunto che “è l’internazionalismo che fa saltare in aria l’attuale quadro della UE”, denunciato come un “giogo” dagli altri partecipanti, mentre “l’euro non è uno strumento neutro” come ha testimoniato Panayotis Lafazanis.

Mettere fine al “sabotaggio del progetto europeo” da parte dei liberisti

Diversi interventi hanno denunciato la “brutalità” di questi metodi, ma anche di coloro che vogliono ridurre il dibattito europeo a una falsa scelta tra euro-liberali ed estrema destra. Jean-Luc Mélenchon ha denunciato questa “gabbia di parole” e “ricatti permanenti” che vedono dal 2005 tutti i critici dell’UE dipinti all’interno del “nazionalismo”. Miguel Urban (Podemos) ha denunciato il “federalismo neoliberale delle élite europee che si rivolgono a Macron o Ciudadanos in Spagna, e che alimentano l’estrema destra”. Ha chiesto di “combattere il centro estremo di Merkel-Macron e le Le Pen di tutta Europa, perché Macron e Le Pen sono due facce della stessa medaglia”. Ha denunciato “il neoliberismo [come] un sabotaggio del progetto europeo”. “Quelli che ci accusano di nazionalismo sono quelli che uccidono l’Europa”, ha aggiunto Marisa Matias, ricordando che il “no francese è stato un sì alla democrazia”. Tutti hanno rifiutato questa Europa “a senso unico” rinchiusa in “una via senza uscita” se non quella dell’“egemonia” del governo tedesco e della finanza che rafforzano l’estrema destra. Il lussemburghese David Wagner ha fatto appello a “togliere all’estrema destra il ruolo di portavoce” della volontà di resistere all’UE, ricordando i danni causati dalla resa di Syriza mentre “noi pensavamo che Tsipras avesse un Piano B” e invece i progressisti europei hanno dovuto ricostruire tutto dopo la rinuncia greca.

Jean-Luc Mélenchon ha in conclusione evidenziato “l’estrema omogeneità di pensiero” tra i relatori e le forze che rappresentano vedendolo come una grande forza di fronte alla “cecità del dibattito politico che dà l’impressione di un soggetto fuori dall’ordinario mentre l’unico ecosistema compatibile con la vita umana è minacciato dalla rovina”. Ha messo in dubbio il fatto che “l’UE non ha nessun piano di sviluppo” e che “non si fa nulla per fermare la corsa verso l’abisso” proprio lì dove “si trova concentrata la maggior parte delle risorse umane e intellettuali”.

L’attaccamento alla sovranità popolare, al progresso sociale ed ecologico e il rifiuto dell’Europa dell’austerità costituiscono in maniera effettiva un cemento solido che Stefan Eck ha riassunto in poche parole: “Abbiamo bisogno di una nuova Europa, di un nuovo movimento, di un cambio dei trattati”. Questa tappa di Strasburgo è un altro passo verso la costruzione di un movimento europeo che promuova la Rivoluzione dei cittadini in vista delle elezioni europee del maggio 2019. Un prossimo incontro con nuovi alleati, in particolare quelli scandinavi, è in preparazione per le prossime settimane.

* Traduzione a cura di Andrea Mencarelli dell’articolo originale pubblicato su: https://heuredupeuple.fr/leurope-des-peuples-contre-le-sabotage-liberal-du-projet-europeen

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