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mercoledì 30 maggio 2018

La marcia su Berlino

Erano in 70.000 semplici cittadini, personaggi della cultura, del mondo politico ed associativo a tentare di sbarrare la strada, domenica a Berlino, ai neofascisti dell’AfD. Eppure, malgrado l’enorme superiorità numerica, da un punto di vista antifascista la giornata non è stata un successo. Il populismo e lo svuotamento della democrazia con mezzi democratici operato dalla AfD non si ferma con i lustrini, la musica e le feste. Questa forma di protesta è una riedizione della «rivolta delle persone perbene» e serve in primo luogo a dare di sé stessi un’immagine cosmopolita, colorata e tollerante. Nulla da ridire, naturalmente: ballare è sempre meglio che marciare.

Impedire la marcia su Berlino dell’AfD e dei suoi 5.000 dimostranti grazie alle dimensioni della contromanifestazione sarebbe stato un successo. Ma non è avvenuto. Ciò è dipeso da una parte dall’autosufficienza dei contro-dimostranti in festa o dei festaioli della contro-manifestazione, che non hanno mai avuto la pretesa di affrontare fino in fondo l’AfD. D’altro canto è dipeso anche dalla strategia della sinistra, che ha tentato, senza successo, di organizzare dei blocchi. Era prevedibile che nel centro della città un blocco della strada non avrebbe funzionato. Singoli tentativi non sono falliti solo per l’uso della forza da parte della polizia, ma anche per la debolezza di chi li ha organizzati e per la sua incapacità di sviluppare ed adattare alle circostanze una strategia efficace.

Musica, canti e balli non bastano a sgomberare la piazza dai razzisti. Ci vuole la protesta che non ha timore dello scontro, quella che rende la vita più dura possibile all’AfD. Le occasioni non sono mancate, come su quel ponte della metropolitana di superficie dove il nero della AfD è vistosamente sbiadito o alla stazione centrale, quando i fascisti sono stati costretti a passare fra due ali di contro-dimostranti che gridavano la loro rabbia. Fra gli applausi degli antifascisti anche alcune bandiere tedesche sono state strappate dalle mani dei razzisti, finendo nella spazzatura.

La sinistra avrebbe dovuto approfittare di momenti del genere. Nella folla è possibile rendersi invisibili, realizzando azioni adatte a colpire direttamente l’AfD. Puntare solo sulla tolleranza e l’apertura non basta. Vivere una vita piena di bolle di sapone e di musica tecno è sicuramente meglio che farne a meno, ma non è sufficiente. E’ molto meglio se migliaia di razzisti decidono di non fare più nessuna manifestazione. Ma, perché questo avvenga, ci vuole ben altro.

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