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giovedì 31 maggio 2018

Basta morti sul lavoro. Oggi è sciopero nell’industria

Alla Electrolux di Susegana succede che al primo turno hanno scioperato il 60% dei lavoratori fermando tre linee su cinque. Eppure all’Electrolux l’Usb non è presente ma ha solo volantinato. E’ un segnale – o forse il segnale – che questo sciopero nell’industria contro la strage sul lavoro era atteso da tempo, contro il fatto che troppo spesso si muore mentre si lavora ma forse, e anche, perché i ritmi dello sfruttamento stanno diventando insopportabili e sul lavoro si muore un po’ ogni giorno, di fatica, di stress, di rabbia, fino a quando in un attimo può accadere che un operaio non torni più a casa dal lavoro.

Oggi per cominciare a rialzare la testa e in qualche modo difendere le proprie vite, gli operai hanno scioperato in diverse fabbriche. Con risultati diversi certamente ed anche con tempi diversi. In alcune fabbriche Uilm e Fim, preoccupati dal consenso intorno allo sciopero convocato dall’Usb, hanno convocato degli scioperi aziendali per domani. In alcuni casi si è scelto di spostare lo sciopero di un giorno per non dividere i lavoratori e costringerli a scegliere una data piuttosto che un altra (gli scioperi hanno un costo). Ma è evidente che la strage di lavoratori che si è palesata anche in questi primi cinque mesi dell’anno, non passa più inosservata e con rassegnazione tra i lavoratori.

L’aumento degli omicidi sul lavoro – + 9,2 rispetto al 2017 – che stiamo registrando in questo inizio anno è in feroce sintonia con i processi di modernizzazione capitalista, di precarizzazione e di flessibilità del mercato del lavoro che stanno producendo una nuova guerra quotidiana che lascia sul campo 289 lavoratori fino al 30 maggio, senza contare gli invalidi permanenti e i non assicurati INAIL.

Negli ultimi anni molti provvedimenti legislativi nel mercato del lavoro sono andati nella direzione di corrispondere all’esigenza delle imprese di aumentare i profitti abbassando le tutele dei lavoratori, di renderli più ricattabili e disponibili ad accettare qualsiasi incarico, proprio mentre la crisi economica mordeva. Oggi arriva il conto di quei provvedimenti, ma a pagarlo sono solo i lavoratori.

“Non occorre una grande capacità di elaborazione statistica per verificare come gli effetti della legge Fornero, che ha aumentato l’età pensionabile, abbiano prodotto un incremento dei morti tra i lavoratori più anziani arrivando ad un valore del 25% del totale, oppure che la possibilità di licenziamento con un semplice indennizzo introdotto con il Jobs act abbia costretto molti ad accettare lavori pericolosi o a rinunciare a denunciare condizioni lavorative ottocentesche” denuncia l’Usb in un comunicato che spiega le ragioni dello sciopero di oggi.

Non si può non vedere che tra i comparti più colpiti si confermano quello agricolo e quello edile dove i lavoratori stranieri sono sottoposti alle leggi dei caporali anziché a quelle dello stato.

Per completare il quadro di riferimento in cui si consuma questa tragedia occorre ricordare le scelte servili dei vari governi che hanno accettato tutti i diktat della Troika riguardo il comparto pubblico.

Anche qui gli effetti erano facilmente prevedibili: depotenziando le piante organiche e le risorse disponibili di organi decisivi nella tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro come l’INAIL e le ASL si è lasciati i lavoratori esposti a ogni genere di rischio.

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