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venerdì 25 maggio 2018

Il caso Bolkestein, i balneari ed il caos politico italiano

La confusione politica attuale in Italia non è frutto del caso. 

Per molti la direttiva europea “servizi” 2006/123/CE i cui lavori furono coordinati da Friz Bolkestein riguarda solo quei casini degli stabilimenti balneari, spesso ladri e cementificatori, e degli ambulanti che commerciano su suolo pubblico, poco inclini a fare scontrini. Oltre non si va. Peccato.
Questo esempio sui balneari e ambulanti si adatta bene a dimostrare come la politica nazionale abbia poco margine sui rivolgimenti sistemici che invece sono sempre stato dominio dei liberal di stampo anglosassone. La facile propaganda politica si fa su ciò che si vede, quindi: immigrazione incontrollata, competizione “sleale” e sicurezza. Tutte, chiaramente, “colpa della sinistra” si sostiene a destra. Con questi presupposti sociali e politici, perché di fatto sono legittimati dalle menti di tante persone, si va verso un inconcludente caos.

La direttiva “servizi” invece è stato un passo enorme dal punto di vista normativo le cui linee guida hanno uno spessore politico non di poco conto su tutto il territorio europeo. E’ una norma che regola il mondo delle masse che vivono del reddito da lavoro, è la norma infatti che definisce ancora di più la realtà del Mercato Unico Europeo e da forma alla Strategia di Lisbona. Quelle masse oggi in piena crisi a cui si chiedono sforzi, a cui si è fatto scendere il valore reale del reddito. Ecco proprio quelle dove ci stiamo tutti noi che facciamo parte del mondo reale. Dopo dodici anni dalla sua emanazioni si può fare un punto della situazione economica che si è generata da questa impostazione normativa.

In prima battuta c’è da rendersi conto del peso che l’economia dei servizi ha sul territorio europeo che storicamente aveva agricoltura e industria come settori principali. Oggi in Europa alcuni documenti istituzionali dicono che 9 lavoratori su 10 sono impiegati nei servizi e la direttiva stessa afferma che il 70% del PIL è prodotto dai servizi.

Di seguito si deve capire poi come la direttiva voglia entrare nel funzionamento della pubblica amministrazione dei vari paesi membri affinché la concorrenza e la libertà di impresa venga tutelata e promossa.
Siamo di fronte alla concreta implementazione dei principi di libertà che la destra liberale ha sempre professato, anteponendo quella particolare libertà dell’impresa come se fosse un diritto naturale. Inoltre i servizi finanziari, esclusi dalla direttiva, sono anch’essi regolati con leggi specifiche le cui norme arrivano a far affermare gli stessi principi di libertà della destra conservatrice.
Da una parte l’impresa deve poter agire liberamente sul territorio comunitario, dall’altra il sistema bancario e assicurativo deve poter fare la stessa cosa non condividendo troppo il rischio d’impresa.
Una vicenda molto complessa ma allo stesso tempo visibile e percepibile sulla quale vengono messe alla prova tutte le forze politiche presenti in Europa a tal punto di esser completamente spiazzate per l’insignificanza che esprimono. Abbiamo sotto gli occhi l’Italia ma anche negli altri paesi si ricorre a grandi coalizioni di governo perché i partiti in sé non hanno più la forza per stare in piedi, poiché nessuno ha la proposta vincente. Nessuna legge elettorale può aiutare i partiti che sostanzialmente sono stati sorpassati dall’affermazione delle norme che immesse nel sistema giuridico europeo penetrano nelle varie nazioni e mettono in stretto contatto il significato politico contenuto appunto nella norma e le procedure amministrative. Le norme hanno permesso lo sviluppo economico di aree che non necessariamente coincidono con i confini degli stati membri[1].

Ad oggi le idee espresse storicamente da forze politiche stile People’s Party for Freedom and Democracy hanno momentaneamente vinto, paradossalmente in un contesto di crisi e l’ex commissario in pensione Bolkestein si può permettere di dire che i balneari italiani e anche gli ambulanti non dovevano rientrare in questa direttiva!

Le forze di sinistra, in Italia, gioirono per quella che al tempo sembrava come una liberazione del demanio marittimo dallo sfruttatore, a cui sarebbe succeduto poi in realtà solo un altro sfruttatore, portata per mano da idee e uomini della destra conservatrice liberale del nord europa. Bolkestein è figlio d’arte in tal senso, suo nonno era già un ministro del governo olandese ed esponente del Free Thinking Democratic League.
Le forze di destra locali invece sono sempre legate ai signorotti più o meno borgatari e palazzinari che con l’impresa non hanno mai avuto niente a che vedere e nemmeno con una sana competizione. Una destra che è detestata a livello europeo in quanto fiscalmente sfuggente.
Sta il fatto che nessuna attività politica critica efficace è mai riuscita a scalfire la forza della governance europea orientata al rapporto cittadino-impresa; l’adeguamento di Forza Italia e del Pd alla gestione politica dettata dall’Unione Europea, Commissione e settori di Regolazione è tutt’ora in corso.

Oggi però sul nostro territorio si fatica enormemente per trovare o mantenersi un lavoro poiché l’impresa liberalizzata spesso non arriva neanche, pensiamo a porti e logistica, a partecipare agli stupidi e sconvenienti bandi lanciati dalle pubbliche amministrazioni, pensiamo quindi a un ciclo economico che si annichilisce non trovando mai rilanci soprattutto orientati al miglioramento della vita. Niente di questo vien fatto.
L’Europa a guida liberale lo sa, e nel 2017 Juncker scrive il suo Libro Bianco che la sinistra non ha neanche letto visto che professa certe idee che Juncker invece ha scritto prima, senza saperlo.
Confusione totale e il risultato è l’insignificanza e l’inconcludenza. Non è che la politica non ascolta i cittadini, è il fatto che la politica non sa più dove si trova, quale sia il suo piano di azione ed è infatti morente. Parla così di sicurezza e immigrazione invasiva perché è stata colpita e invasa essa stessa da chi ha avuto potere e lucidità per metterla in un angolo. Sindacato compreso chiaramente.
Il rapporto impresa-cittadino ha assunto il significato principale nelle aspirazioni di un maggior benessere (l’ascesa di Berlusconi era fondata su quest’idea), forse lo è sempre stato ma oggi il cittadino se esce dall’abbaglio della comunicazione mainstream capisce bene che la politica è irrilevante, molto più efficace un’associazione consumatori.
Da qui si inizia a comprendere il ruolo della pubblica amministrazione che deve liberare il campo da ogni ostacolo che possa limitare l’azione di tutte quelle imprese che prevedono di spostarsi per prestare i loro servizi.
Il dibattito di restare in Europa oppure uscirne è una gag comica. Restarci invece dentro a queste condizioni è davvero una realtà infelice poiché i raggruppamenti demografici cambieranno e il rischio di lasciare zone urbane semi deserte c’è ed è reale.
La libertà di impresa e la tutela della concorrenza su quale piano si giocano e per quali risultati?
Il binomio impresa-cittadino, entrambi liberi di guadagnare per poi gestire in proprio come spendere tali guadagni, fa in modo che siano i gusti a decidere le linee di sviluppo europeo compresi i flussi di import.

Alla “direttiva servizi” si sono sommate le precedenti direttive UE la 17 e la 18 del 2004 sulla concorrenza, appunto, che hanno lanciato i contenuti di base. Parallelamente esiste ed è in vigore tutta la normativa sulla Regolazione nei vari settori, dalla politica agricola fino ai settori della IT (information tecnology).
C’è da chiedersi oggi cosa si voglia fare di politicamente rilevante al fine di interrompere questa crisi in cui i liberal conservatori hanno condotto milioni di persone sulle spalle di altri miliardi di persone ancora più povere.
Di certo aver gioito e quasi idolatrato Bolkestein perché gli stabilimenti balneari e gli ambulanti andassero all’asta è stata una miopia enorme da parte del centro sinistra e della sinistra, dalla Gabbanelli fino all’amante della costa libera che però purtroppo nessuno pulisce. Le eventuali aste non sono un cambiamento di linea politica di gestione della costa, sono solo un avvicendamento di imprese nella speranza di far cadere i prezzi, che in questo preciso settore non cadranno mai fino a che la domanda rimane alta. Un po’ poco per una visione politica di successo nel tempo. La destra, sia Lega che FdI e FI, invece protegge le posizioni privatistiche più becere a tal punto di sognare la sdemanializzazione ossia la vendita delle superfici attualmente pubbliche. Il PD invece vuole le aste e non pensa mai a cosa sia successo nel settore manifatturiero e dei servizi che serviva tutto il settore balneare nazionale in questi otto anni di blocco.
Tornando a trattare della situazione generale, nell’imminenza c’è il rigore delle questioni di bilancio nazionale che spingeranno l’IVA al 25%[2] a partire dal 1° Gennaio 2019 come già anticipato nell’ultima finanziaria.
Il quadro che emerge è particolare, e grave, dove accanto alle idee liberali in concreto aumenta la pressione fiscale a tal punto che è sempre più un limite per la volontà di fare e organizzare azioni lavorative. Inoltre gli impiegati nella pubblica amministrazione, attualmente, hanno tutele incredibilmente superiori rispetto ai lavoratori dei settori privati, a parità di servizio spesso anche più scadente.
Quindi da una parte ci sono i regolatori della concorrenza che hanno creato un ambiente privato aggressivo, dall’altra uno Stato Apparato che non molla e vuole attualizzare in ogni caso la remunerazione dei suoi fattori. Per lo Stato la norma sul Pareggio di Bilancio è diventato uno scudo contro la crisi. Lo Stato tenta di salvarsi a spese della massa, questo chiaramente creerà reazioni in futuro.
Se l’Italia non trova una produttività fondata su settori legati al territorio in modo da redistribuire in maniera omogenea, potrebbe spopolarsi[3] offrendo intelligenza e manodopera ad altre aree del mercato unico europeo che non necessariamente sono i suoi pochi distretti.
Il leghismo come i movimentisti del 5 Stelle non si rendono conto della situazione e lo dimostra il fatto che non riescono ad andare oltre ad una trattazione molto superficiale[4]; Pd e FI sono europeisti della corrente che governa attualmente continuando a battere la strada, in salita, del rigore senza speranza che li sta portando ad esaurirsi. Con l’idea di Governo Neutrale il presidente Mattarella conferma il suo stato di paura, un argine molto debole per una situazione molto agitata.
Per Senza Soste, Jack RR
24 maggio 2018



Ragionamento fondamentalmente corretto ma abbastanza confuso, soprattutto in merito alle prospettive. Detto chiaramente non si capisce quale dovrebbe essere l'approccio nei confronti della UE e trovo opinabile il discorso sui dipendenti pubblici che presta terribilmente il fianco alla guerra tra poveri. 

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