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24/03/2020

Covid-19 scatena la drone war sulla testa degli italiani. Come finirà?

L’Enac, l’ente di controllo per l’aviazione civile, su richiesta delle polizie locali ha autorizzato l’uso in deroga dei droni per controllare gli spostamenti dei cittadini. Già nei giorni scorsi, infatti le amministrazioni locali avevano cominciato, in ordine sparso a usare i droni per controllare i cittadini. È possibile che il governo intervenga ulteriormente in materia ma, nel frattempo, il dado è tratto.

Ad esempio, Vicenza, Rimini, Monfalcone, Siena, Latina, Palermo si erano già mosse spontaneamente per controllare gli spostamenti di cittadini e rilevare le eventuali infrazioni commesse. L’emergenza Covid-19 è un ottimo motivo per vincere ogni ostacolo, primo tra tutti quello della privacy, e già i cieli delle province italiane si erano aperti alla presenza dei droni. A questo punto l’esplosione dell‘uso diffuso dei droni per compiti di polizia locale ha trovato nell’ENAC legittimazione normativa. Del resto, dopo la Cina che ha usato i droni anche per disinfestazione, trasporto e consegna già Madrid è un grosso esempio di controllo di drone di massa, con una infrastruttura tecnologica di controllo più sofisticata di quelle italiane.

Il punto adesso è capire quali sono le conseguenze di questo genere di controllo sui cittadini e cosa accadrà una volta finita l’emergenza Covid-19: non è affatto scontato infatti che, dopo l’epidemia, i droni si ritirino dai cieli. Esperimenti, come quello di Bruxelles, che dall’alto dicono ai cittadini cosa fare, roba da episodio di Black Mirror, possono continuare benissimo su altri temi e altre “emergenze”. C’è un corpo numeroso di diritti civili messo in discussione da queste pratiche di sorveglianza già oggi figuriamoci se superata l’emergenza.

Se andiamo a vedere la letteratura in materia troviamo due testi utili.


Il primo è l’antologia Drone Wars dove in diversi capitoli si dimostra chiaramente che l’uso bellico dei droni genera usi civili che risentono, nel funzionamento e nelle politiche di controllo dell’origine militare di questo strumento: un problema se l’epidemia diventasse più critica facendo diventare il controllo una vera e propria pratica di guerra contro la popolazione.


Poi, per inquadrare a fondo il problema, merita sicuramente un testo uscito di fresco, Unmaning di Katherine Chandler. La Chandler ha lavorato ad una genealogia storica di 30 anni di esperimenti senza pilota (dagli anni ’60 agli anni ’90) nel periodo precedente alla costruzione del drone per come lo conosciamo. La sua ricognizione serve per sostenere come, da allora, il drone 1) ha una storia di incidenti e fallimenti da non sottovalutare specie per gli effetti che ha sulle popolazioni civili 2) è sempre servito per scopi di guerra e di controllo sociale e progettato con un paradigma culturale di tipo coloniale.

Sono indicazioni di analisi utili per il presente e per il futuro.

Questa epidemia ha mostrato inoltre che un paese, nel bene o nel male, coeso una serie di comportamenti autonomi di comuni e province che sono trasformati in una sorta di piccole secessioni autoritarie. La drone war italiana di provincia, che l’Enac ha ricondotto sotto un quadro normativo nazionale, ne è un esempio.

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