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28/03/2020

Emergenza economica e sociale al Sud. Fate presto!


Che i provvedimenti di “distanziamento sociale” avrebbero causato ulteriori lacerazioni nel corpo sociale era ampiamente prevedibile.

Stupiscono, infatti, le allarmate preoccupazioni dei Servizi Segreti circa il lievitare della rabbia sociale in alcune aree del paese – al Sud particolarmente – a seguito dei provvedimenti circa il “periodo di quarantena”.

Non occorrono, infatti, i soloni dei Servizi per comprendere che centinaia di migliaia di donne e uomini che tirano a campare attraverso le mille forme del lavoro “nero”, “grigio” e “informale” (che è cosa ben diversa dai circuiti dell’economia “extra/legale”) sarebbero andati a sbattere contro questo stop forzato delle diversificate attività con cui, quotidianamente, sbarcano il lunario.

E non occorrono le vestali della cosiddetta antimafia (dal magistrato Raffaele Cantone al “tuttologo” Roberto Saviano) per evidenziare che – probabilmente – da questa situazione di diffuso dramma sociale a giovarne, nel prossimo periodo, saranno, prioritariamente, i grandi cartelli criminali.

Da qui qualche titolo sensazionalistico sui giornali e qualche ovvietà fatta trapelare, morbosamente, come “notizia sensazionale”. Il tutto condito dalle foto del supermercato di Palermo dove alcune persone reclamavano la gratuità di alcuni generi di prima necessità e da qualche spezzone di video circa analoghi episodi accaduti nel napoletano. Naturalmente – come è prassi abituale – sono stati schierati i mezzi di Polizia e Carabinieri agli ingressi di alcuni grandi centri commerciali ed è partita l’ipocrita esecrazione dei moralisti... a pancia piena!

Tali cronache, però, sono solo un aspetto di una complessa situazione sociale che si sta squadernando velocemente e che attiene alle condizioni di vita e di sopravvivenza di milioni di persone.

È evidente, infatti, che questa inedita condizione di vita in cui siamo costretti sta provocando una accentuazione di tutti gli indicatori statistici (e, soprattutto, materiali) circa i fattori di polarizzazione delle diseguaglianze sociali stressandoli pesantemente fino a raggiungere “punti di non ritorno” che nelle prossime settimane potranno platealmente evidenziarsi.

Del resto tutte le misure finanziarie ed economiche che il governo sta varando – anche quelle più avanzate – escludono consistenti quote di popolazione che non rientrano in nessuna “categoria/segmento lavorativo” preso in esame finora.

Esistono, però – e devono continuare a vivere – chi “lavora” a ridosso dei circuiti di produzione e riproduzione classici e che, spesso, sbrigativamente, vengono certificati come “lavoratori al nero e/o invisibili”.

Stiamo parlando, quindi, di centinaia di migliaia di persone che iniziano ad avvertire gli effetti devastanti di questo Stop forzato e che rappresentano il segmento reale delle nuove povertà urbane e metropolitane le quali solo parzialmente, in questi anni, sono stati “tutelati” da interventi normativi come il “Reddito di Cittadinanza”.

A fronte di questo scenario preoccupante appaiono come lacrime di coccodrillo le “preoccupazioni” del Ministro del Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, che paventa rischi per il Sud e che, confusamente, allude a (timide) misure di interventi economici per affrontare questa particolare forma di emergenza sociale.

Il Ministro – come è nella natura culturale e politica di una certa tradizione di “meridionalismo compatibilista” – pur individuando le cause strutturali della drammatica condizione che si sta configurando attesta i suoi ragionamenti e le sue proposte attorno ad (improbabili) misure d’intervento che – se mai fossero adottate – presuppongono tempi lunghi di maturazione e di misurazione degli effetti concreti che non sono assolutamente in grado di impattare con il lievitare della sofferenza sociale e del mugugno che sta incubando e che potrebbe esplodere in rabbia incontrollata.

Occorre fare altro ed occorre farlo in fretta

È ormai certo che i tempi di fuoriuscita dallo Stop forzato saranno più lunghi di quelli inizialmente previsti e che la “ripresa delle normali attività” avverrà gradualmente ma – ed è questo il dato più importante e preoccupante – in un contesto economico totalmente terremotato nei suoi fondamenti.

Considerato tale scenario appaiono come formali e apertamente offensive della dignità delle persone tutte le chiacchiere e le dissertazioni che si producono attorno a questa situazione di emergenza economica e di aumento assoluto delle povertà.

Allora se, veramente, si vuole evitare il caos e la drammatizzazione di una pesante condizione di sopravvivenza, occorre un radicale cambio di passo da parte del Governo e del complesso delle Istituzioni.

Da subito bisogna mettere in sicurezza economica decine di migliaia di famiglie attraverso un mix di provvedimenti economici e monetari (Estensione del Reddito di Cittadinanza – Esenzione dal pagamento delle utenze domestiche per determinate fasce reddituali – Blocco dei prezzi all’ingrosso e calmierazione dei prezzi dei beni di prima necessità) che non devono preoccuparsi di rispettare “tetti di spesa” o i vari livelli di “compatibilità economica”. Servono soldi e velocemente!

Tale portato di Interventi deve essere prodotto dallo Stato e dalle sue articolazioni e non può essere – in alcun modo – delegato né alla Chiesa, né al Terzo Settore e deve configurarsi come una sorta di “New Deal contro la nuova povertà” utilizzando tutte le risorse disponibili fino ad arrivare a forme di tassazione straordinaria verso i grandi patrimoni e le ricchezze sconsiderate che nel nostro paese abbondano.

Ci rendiamo conto che queste misure necessitano di una volontà di rottura politica verso i dogmi della “sacralità del mercato” che non è presente nel dibattito politico pubblico, né nell’agenda di governo.

Ma questa è l’unica “ricetta economica e sociale” per evitare il disastro economico e una pericolosa (tra cui le preoccupazioni legate alla diffusione del contagio virale) deriva sociale che, da qui a qualche settimana, potrebbe innestarsi nel Meridione d’Italia e non solo.

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