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28/03/2020

USA - L’esercito nelle strade per il Coronavirus? Ipotesi non proprio remota

Abbiamo tradotto questo articolo di William M. Arkin, pubblicato il 20 di marzo da “Nesweek”, con il titolo originale: “Uno sguardo ai piani dell’esercito USA per fermare i “disturbi civili” durante la pandemia di Coronavirus, qualcosa che non hanno fatto in 30 anni”.

Il contributo getta uno sguardo su quella che è una opzione sul tavolo per la gestione dell’attuale pandemia, sostenuta dalle pressanti richieste dei singoli eletti locali nelle situazioni più critiche.

Bill De Blasio, sindaco di New York, ha detto espressamente alle telecamere della CNN il 18 marzo che: «l’unica forza che in America può farlo effettivamente e rapidamente è l’esercito degli Stati Uniti», riferendosi alla risoluzione di alcune criticità attraverso le proprie capacità mediche e logistiche, oltre che per «far uscire dalle fabbriche su tutto il territorio nazionale» quello di cui c’è necessità.

La sua non è una voce fuori dal coro, anzi. Per esempio, Gavin Newsom, governatore della California, ha chiesto il 17 marzo l’introduzione della legge marziale, anche se poi ha ritrattato. Parole che testimoniano il fallimento dello Stato liberale nel fare fronte all’emergenza sanitaria. In pratica, viste le carenze strutturali del Welfare State, diventa preferibile ricorrere al Warfare State, senza curarsi di ciò che può comportare l’utilizzo di uno strumento di guerra per la vita sociale.

E come riporta il Military Times, in tutti i 50 Stati dell’Unione l’esercito ha “mobilitato” una parte dei suoi effettivi per fare fronte ad un loro possibile utilizzo nel corso dell’attuale pandemia.

Per una strana coincidenza, le dichiarazioni del sindaco della “Grande Mela” erano quasi in concomitanza con l’anniversario dell’invasione statunitense dell’Iraq, nel 2003, un teatro operativo che ha mostrato al mondo cosa voglia dire un’occupazione militare da parte degli Stati Uniti. Cero che riprodurre quello scenario sul proprio territorio non sarebbe esattamente un “successo politico”.

La scorsa domenica, durante la sua quotidiana conferenza stampa, Donald Trump ha dato ordine di attivare la Guardia Nazionale negli Stati di New York, Washington e California, con lo Stato Federale ad accollarsi la spesa ma sotto il controllo dei singoli Stati.

Allo stesso tempo non ha “ceduto” alle pressioni di chi ha chiesto l’attuazione del Defence Procuction Act per aumentare la produzione di forniture mediche critiche, a differenza delle affermazioni precedenti.

Allo stesso tempo, ha escluso le proposte di nazionalizzare le forniture farmaceutiche per gestirne meglio la produzione. «Non siamo un Paese basato sulla nazionalizzazione della nostra economia. Chiamate una persona in Venezuela e domandatele: “Ha funzionato la nazionalizzazione della vostra economia?” Non troppo bene. Il concetto di nazionalizzazione nella nostra economia non è un buon concetto».

Una dichiarazione che tranquillizza il “big Business”, ma che non consente un passo in avanti rispetto alle criticità fin qui rivelate nella gestione dell’emergenza sanitaria.

Aiuti alle imprese e militari nelle strade non sono una filosofia di governance in grado di affrontare le conseguenze della pandemia.

E se si pensa a scenari “militarizzati” negli Stati Uniti, la memoria recente non può che andare alla gestione dell’uragano Katrina nel 2005 – esplicitamente richiamata nell’articolo qui tradotto – e nel trattamento riservato alle proteste contro le uccisioni di giovani afro-americani, da Ferguson – 9 agosto 2014 – in poi.

Questa è la descrizione che ne dava il New York Times in un articolo del 9 settembre 2005: «New Orleans è diventata un campo militare, pattugliato da migliaia di agenti delle forze dell’ordine locali, statali e federali, così come dalle truppe della National Guard e da soldati in servizio».

Uno scenario che presto potrebbe ripetersi, ma su una scala più ampia, e che potrebbe avere un consenso quasi “bi-partisan”, con le sole associazioni delle “minoranze etniche” e del movimento pacifista a mostrare criticamente cosa ciò comporterebbe.

In una dichiarazione scritta per l’organizzazione anti-militarista About Face, Drake Logan – scrittore ed attivista dei “Veterani Contro la Guerra”(Veterans Against War) – argomenta che durante il contagio: «dobbiamo tracciare linee precise su cosa sia una risposta militare accettabile e cosa sia categoricamente inaccettabile (…) Ciò che sarebbe categoricamente inaccettabile alle comunità degli Stati Uniti è avere per le strade soldati con armi e giubbotti anti-proiettile in Kevlar – così come altri equipaggiamenti bellici. Abbiamo già una forza di polizia domestica altamente militarizzata che le pattuglia con le armi, e che uccide quotidianamente americani innocenti che non hanno mai avuto la possibilità di essere innocenti prima di essere colpevoli. Non possiamo permetterci di più di questo con i soldati degli Stati Uniti».

Uno scenario inquietante, quello dell’opzione militare, ma che non è da escludere, come si evince anche dall’articolo che qui proponiamo.

Buona lettura.

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Con la Guardia Nazionale ora attiva in 22 Stati e governatori che continuano a dichiarare quotidianamente misure di emergenza più severe, l’esercito americano sta preparando le forze per assumere un ruolo più ampio nella risposta al coronavirus, inclusa la controversa missione di reprimere i “disordini civili” e far rispettare la legge, una missione per cui i militari non sono stati impegnati per quasi 30 anni.

All’interno dei circoli militari, se le forze federali dovrebbero imporsi per fare di più, ci sono posizioni differenti. I governatori di Stato e le rispettive unità della Guardia Nazionale, non il governo federale e l’esercito in servizio attivo, dovrebbero essere i principali responsabili della gestione delle emergenze domestiche: questa è la legge, ed è anche buon senso, poiché i funzionari locali sono sempre l’autorità più vicina in una crisi e generalmente hanno maggiore familiarità con le persone colpite.

Missioni di contenimento dei disturbi civili richiedono un “tocco delicato” che uomini e donne abituati alla battaglia potrebbero non avere, e alcuni si chiedono se i soldati siano addestrati per questo o siano lo strumento più appropriato.

Inoltre il piano di emergenza del Pentagono per affrontare i disordini civili non prevede scenari come il coronavirus, in cui un dispiegamento molto diffuso sul territorio porterebbe maggiori responsabilità nelle mani di comandanti di basso livello in situazione. Lì, dicono gli addetti ai lavori militari, le direttive emanate su quando le truppe federali possono intervenire e quando possono usare la forza vengono piegate verso standard più appropriati per un campo di battaglia straniero.

Riconoscendo che la domanda più difficile da affrontare è quale ruolo i militari giocheranno per mantenere l’ordine in America, giovedì il generale dell’aeronautica militare, Joseph Lengyel, capo dell’Ufficio della Guardia Nazionale, ha messo in guardia contro la federalizzazione della Guardia Nazionale statale, che la priverebbe delle specifiche autorità legali nel far rispettare la legge.

Sebbene Lengyel affermi che non ci sono ancora richieste per usare la Guardia Nazionale come forze dell’ordine, ha argomentato che gli Stati dovrebbero mantenere le “decisioni al loro livello”, non in mani federali, promuovendo le 450.000 forze della Guardia Nazionale come “pronte quando i loro governatori chiameranno.”

Ma i pianificatori del Pentagono e del Comando settentrionale degli Stati Uniti coinvolti, pur ammettendo che la Guardia Nazionale è la scelta migliore in caso di gravi disordini sociali, affermano anche che potrebbe non essere possibile affidarsi alla Guardia, non solo a causa della magnitudine del compito, ma anche perché è una forza cittadina diffusa in tutta l’America e quindi sensibile come il resto della popolazione a contrarre il virus.

Un military planner senior che lavora sul coronavirus, ma non autorizzato a parlare di questioni riservate di pianificazione, afferma che è in preparazione lo schieramento di truppe federali in ruoli di supporto. Questa settimana, per il coronavirus, il Pentagono ha assegnato due navi ospedale della Marina, una a New York e l’altra in California. Altre missioni logistiche e ingegneristiche sono in preparazione, come quelle che supportano le missioni parzialmente intese a sostituire truppe della Guardia Nazionale, in modo che queste possano condurre operazioni di polizia se necessario, con le forze di servizio attive che operano nelle retrovie.

Ma una volta che le forze militari saranno disperse dalle basi in America, dice il senior planner, dovranno fare i conti con la “force protection” (termine tecnico-militare statunitense che indica le misure preventive adottate per mitigare “azioni ostili” in aree specifiche o contro una popolazione specifica, di solito personale militare, risorse, strutture e informazioni critiche, ndr.) e saranno coinvolti in difficili operazioni di polizia, in particolare quando aumenteranno le situazioni di rifugio sul posto e altre situazioni di quarantena.

Voci di un blocco a livello nazionale si sono diffuse sui social media, questa settimana, e il candidato alla presidenza democratica Joe Biden ha dichiarato che avrebbe mobilitato le forze militari “adesso” per rispondere al coronavirus.

Mentre stemperava i timori di legge marziale, il governatore della California Gavin Newsom ha affermato che sebbene non fosse stato richiesto o valutato necessario, “Se si vuole stabilire un quadro di legge marziale, che è la massima autorità, abbiamo la capacità di farlo.”

“La legge marziale prevede l’uso dell’esercito per esercitare poteri di polizia; ripristinare e mantenere l’ordine; assicurare meccanismi essenziali di distribuzione, trasporto e comunicazione; e condurre le misure di soccorso necessarie“, dice un manuale dell’esercito pubblicato lo scorso luglio.

La dottrina, tuttavia, è contraddittoria sulla questione di chi può ordinare la legge marziale. In un passaggio afferma che solo il presidente può ordinare alle forze militari federali di imporre la legge marziale, e in un’altra pagina dice “altri funzionari possono essere autorizzati a imporre la legge marziale all’interno di un particolare stato in base alla legge di quello stato“.

In entrambi i casi, afferma la dottrina, “i comandanti militari federali non devono farsi carico di alcuna funzione del governo civile se non in condizioni di estrema emergenza“. E afferma che “Qualsiasi comandante che è diretto, o che si impegna, a controllare tali funzioni limiterà rigorosamente le azioni militari ai bisogni di emergenza e faciliterà il ripristino della responsabilità civile il più presto possibile“.

Quando gli è stato chiesto di commentare, un ex comandante del NORTHCOM (United States Northern Command) ha affermato a Newsweek: “È una scelta infelice che la discussione sul sostegno della difesa alle autorità civili, le operazioni di contenimento di disordini civili e la legge marziale, siano contenute negli stessi documenti. Certamente non vogliamo confondere le acque suggerendo che la legge marziale è facile o in continuità con quelle misure. Anche la più semplice decisione di permettere operazioni di polizia non è stata presa alla leggera“.

Lo U.S. Northern Command, situato a Colorado Springs, ha scritto il suo primo piano di emergenza specifico per “Operazioni di disordine civile“, chiamato CONPLAN 3502, nel 2007. Il piano riservato, lungo centinaia di pagine, descrive una vasta serie di compiti in cui le forze militari potevano essere chiamate ad assistere le autorità civili in risposta ai disordini civili.

Questi, secondo uno studio, includono “rivolte, atti di violenza, insurrezioni, ostruzioni o assemblee illegali, atti di violenza di gruppo e disturbi pregiudizievoli per l’ordine pubblico“. Sebbene il piano includa un ampio elenco di condizioni in cui potrebbero essere utilizzate le forze federali, presume azioni su un singolo territorio o regione, e ipotizza una forza massima – la forza di “Livello 3” – di un Corpo d’armata di circa 20.000-36.000 persone.

“NORTHCOM è stato specificamente incaricato di essere pronto a rispondere alle ‘richieste di assistenza’ da parte di Stati e autorità locali nel giugno 2018“, afferma il pianificatore senior, “ma nessun piano di emergenza menziona una pandemia di queste dimensioni o ha mai previsto la possibilità di uno schieramento a livello nazionale“.

Ciò che innescherebbe l’uso della forza nelle “operazioni di disturbo civile” deriva principalmente dall’esperienza dell’uragano Katrina. Durante la risposta a New Orleans, la governatrice della Louisiana Kathleen Blanco ha rifiutato, nonostante l’insistenza dell’amministrazione Bush, di accettare la federalizzazione delle sue forze di Guardia, temendo che ne avrebbe perso il controllo.

Sebbene il presidente George W. Bush avesse la possibilità di forzare la federalizzazione e autorizzare le truppe dell’esercito a far rispettare la legge, data la natura dell’emergenza, la Casa Bianca fece marcia indietro, schierando forze ma senza alcun potere di polizia.

L’uso delle forze militari federali per l’applicazione della legge – come un posse comitatus o un gruppo convocato dallo sceriffo locale – è stato a lungo proibito, a meno che non sia altrimenti autorizzato da leggi specifiche approvate dal Congresso.

In CONPLAN 3502, ci sono riferimenti a tre eccezioni: l’uso dei militari nella guerra alla droga; in “circostanze straordinarie” che coinvolgono armi di distruzione di massa; e un terzo, l’Enforcement of the Laws to Restore Public Order Act (atto per il Rispetto delle Leggi per il Ripristino dell’Ordine Pubblico), anche confusamente noto come The Insurrection Act.

Secondo il NORTHCOM, le truppe federali potrebbero essere utilizzate in funzioni di polizia nei casi in cui “la ribellione contro l’autorità degli Stati Uniti rendesse impossibile far applicare le leggi degli Stati Uniti attraverso il corso ordinario dei procedimenti giudiziari“.

Ai sensi dell’Insurrection Act, afferma il CONPLAN 3502, se la violenza non può essere controllata dalle forze dell’ordine statali e locali e dalla Guardia nazionale dello Stato, il presidente può usare la Guardia nazionale (chiamata in servizio federale), le riserve e membri delle forze armate per far rispettare le leggi federali o per reprimere un’insurrezione.

Il presidente può usare le Forze armate o la Guardia nazionale federalizzata, secondo quanto scritto nel piano, per effettuare arresti, condurre ricerche e svolgere altre funzioni tradizionali di polizia, se necessario, per reprimere qualsiasi insurrezione, violenza domestica, combinazione illegale o cospirazione.

Le condizioni non sono illimitate, in quanto anche in quel caso, ai sensi della legge sull’insurrezione, l’uso delle forze militari federali dovrebbe essere giustificato solo se la violenza civile o le perturbazioni “ostacolano l’esecuzione della legge statale e federale tanto che le persone sono private dei loro diritti garantiti dalla Costituzione e dalle leggi“.

Queste condizioni – l’applicazione della legge federale – non si applicano alla situazione attuale, afferma il senior planner.

Il presidente può decidere che la situazione supera le capacità “o la volontà” delle autorità locali di ripristinare la legge e l’ordine, dice; ma il linguaggio stesso, l’inclusione della parola “volontà“, mostra quanto questi piani di emergenza siano stati scritti per le crisi passate e non siano applicabili al coronavirus.

La volontà è stata inclusa, dice il planner, a causa delle esperienze delle truppe utilizzate nell’applicazione dei diritti civili, l’imposizione delle forze federali spesso in contrasto con i desideri degli ufficiali statali e locali.

In risposta all’uragano Katrina, e per prendere in considerazione circostanze più ampie che potrebbero costringere le forze armate federali a far rispettare la legge, il Congresso ha apportato cambiamenti significativi all’Insurrection Act nell’ottobre 2006, ampliando la capacità del presidente di impiegare le forze armate a livello nazionale senza richiesta o consenso statale.

Tale modifica ha aggiunto il passo “a seguito di un disastro naturale, un’epidemia o altre gravi emergenze sanitarie, attacchi o incidenti terroristici o altre condizioni in qualsiasi Stato“, ogni volta che il presidente decide che “la violenza domestica è arrivata a tal punto che le autorità costituite dello Stato non sono in grado di mantenere l’ordine pubblico“.

I cambiamenti sono stati accolti da una diffusa resistenza dei governatori statali e l’anno successivo il Congresso ha abrogato il cambiamento, tornando alla versione precedente. CONPLAN 3502 è stato modificato nel 2009 per riflettere il tenore letterale iniziale dell’Insurrection Act, aggiungendo invece disposizioni per l’uso delle forze federali per far rispettare la legge in risposta ad emergenze di salute pubblica, ma allo stesso tempo attribuendo più responsabilità ai comandanti locali.

Se le forze federali sono chiamate a far rispettare la legge, dice il planner senior, molta più responsabilità sarà posta sulle spalle dei comandanti di basso livello in situazione. Allo stato attuale, se si trovassero di fronte ad un crollo dell’autorità civile o una vera e propria violenza contro se stessi, CONPLAN 3502 non sarebbe di grande aiuto.

“La decisione del comandante di agire deve sempre basarsi sulla necessità, piuttosto che sulla convenienza del comandante militare o delle autorità civili“, afferma la revisione dottrinale dell’esercito scritta lo scorso luglio. La dottrina afferma che “in rare circostanze, un comandante può agire prontamente, persino espletando funzioni di polizia, se ragionevolmente giustificato dalle circostanze“.

Un’altra direttiva del Pentagono emessa nel febbraio 2019 incarica i comandanti di “impegnarsi temporaneamente in attività necessarie per reprimere i disordini civili su vasta scala e inaspettati” anche se non hanno l’autorizzazione preventiva per farlo. I comandanti possono far rispettare la legge, dice la direttiva, quando “necessario per prevenire significative perdite di vite o la distruzione sfrenata della proprietà [e] per ripristinare... l’ordine pubblico“.

E ancora un’altra direttiva del Pentagono, emessa un mese dopo, nel marzo 2019, che si occupa delle emergenze di salute pubblica, autorizza i comandanti militari a imporre “quarantena, isolamento e rilascio condizionale” e afferma che coloro che violano tali ordini potrebbero essere soggetti a multe o reclusione. “Quelle persone o gruppi non soggetti alla legge militare, e che si rifiutano di obbedire o di violare in altro modo un ordine emesso in conformità con questa emissione, possono essere trattenuti dal comandante militare fino a quando le autorità civili appropriate non possono rispondere“, dice la direttiva.

“Sì, i comandanti militari hanno il diritto all’autodifesa“, dice l’ex comandante del NORTHCOM, dopo aver letto queste nuove dottrine e direttive, “possono ovviamente agire in caso di emergenza, ma forse non è ancora appropriato che questo succeda per le strade dell’America“.

Il senior planner concorda, affermando che spetta al Pentagono fornire specifici ordini e regole di ingaggio per il coronavirus.

“Non sono sicuro che le nostre truppe, per quanto buone, possano essere pronte per qualcosa di così diffuso ed esplosivo come COVID-19“, afferma il planner. Allo stesso tempo, è preoccupato che la presenza di personale in uniforme nelle strade d’America, piuttosto che fornire una presenza confortante, dia invece l’impressione dell’uso della forza federale e della legge marziale – peggiorando solo la situazione.

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