Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/07/2021

Storia e mito dell’Orchestra Rossa

Giovedì 22 luglio sarà disponibile nelle librerie “Il Grande Gioco dell’Orchestra Rossa. Le Memorie del capo dei servizi segreti sovietici”, edito da Mimesis Edizioni. Il volume è l’autobiografia di Leopold Trepper – introdotta da Giacomo Marchetti – che fu a capo di una delle maggiori reti dell’intelligence sovietica nell’Europa occupata dalla Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tale progetto editoriale è in continuità con la pubblicazione, alcuni anni or sono, del “Diario della Guerra di Spagna” di M. E. Kol’cov, e di “L’Orchestra Rossa. I servizi segreti sovietici nella guerra al nazifascismo”, editi entrambi da PGreco e ai quali ha collaborato sempre Marchetti.

Nell’introduzione alle memorie di Trepper, oltre ad essere collocata la vicenda dell’Orchestra Rossa e storicizzata la figura del suo capo – e la narrazione che ha fornito di sé – viene ricostruito sinteticamente il ruolo che ebbero l’Unione Sovietica ed il movimento comunista nella sconfitta del nazi-fascismo.

Pubblichiamo alcuni brevi stralci riadattati della lunga introduzione al volume autobiografico.

*****

“La lotta contro il nazismo doveva essere più che mai l’obiettivo dominante, esclusivo. E almeno mi sarei battuto in una lotta fondamentale. Avrei avuto la responsabilità dei gruppi che avrei creato, dell’organizzazione clandestina in cui avrei costruito gli ingranaggi: una volta messa in moto la macchina, nulla avrebbe potuto arrestarla”

Leopold Trepper


Il 21 ottobre del 1974, con un volo SK 365 che proviene dalla capitale danese e da Amsterdam, arriva all’aereo-porto parigino di Le Bourget un settantenne basso e tarchiato, dall’aspetto di un tranquillo pensionato senza segni particolari che lo distinguano dagli altri passeggeri.

Parla un francese comprensibile ma stentato, con un accento che tradisce le sue origini est europee, per la precisione polacche.

Niente di strano, considerato che la comunità polacca, insieme a quella italiana, erano tra quelle che avevano fornito più forza lavoro alla Francia dopo l’ecatombe della prima guerra mondiale.

Se non fosse stato preda dei fotografi ad attenderlo, avrebbe probabilmente conservato il suo anonimato, e sarebbe stato scambiato per un passeggero qualsiasi.

Quell’uomo però è Léopold Trepper, durante la Seconda Guerra mondiale è stato a capo di una delle tre maggiori reti spionistiche sovietiche nel Vecchio Continente. “Un rivoluzionario professionale” dagli anni Trenta, divenuto tale dopo la deludente esperienza in Palestina da immigrato – dove aderì al partito comunista locale – prima di recarsi in Francia.

La sua “rete” inviava messaggi costanti a Mosca dalla Parigi occupata dai nazisti dal giugno del 1940, contenenti preziose informazioni attinenti alle forze di occupazione naziste che nel giugno del 1941 avevano dato inizio all’”Operazione Barbarossa” contro l’Unione Sovietica, facendo entrare quest’ultima nella Seconda Guerra Mondiale.

Il controspionaggio nazista nominò questa rete di spie Orchestra Rossa (Die Rote Kapelle), e i suoi apparati repressivi gli diedero – insieme alle forze collaborazioniste di Vichy – una caccia spietata e meticolosa, terminata con il suo smantellamento ed il tentativo di utilizzarne i suoi uomini e le sue donne – una volta caduti tra le strette maglie degli apparati nazisti – in una operazione di disinformazione strategica nei confronti del “centro” moscovita, Funkspiel in tedesco.

Forse con un po’ troppa enfasi l’ammiraglio Canaris, capo del contro-spionaggio del III Reich, dirà ex post che le attività di questa rete sovietica: «è costata alla Germania la vita di duecentomila soldati».

Nell’ottobre del 1974 è da trent’anni che Trepper non mette piede nella capitale francese, da quando – fuggendo in maniera rocambolesca dalla sua prigionia dopo un anno di detenzione in mano ai nazisti in seguito al suo arresto nel 1942 – si era nascosto nell’Esagono.

Una latitanza finita nel 1945 quando riuscì a raggiungere nuovamente la capitale sovietica su quello stesso aereo che aveva riportato in Francia Maurice Thorez, l’allora segretario del Partito Comunista Francese.

In Unione Sovietica, accusato di tradimento, viene incarcerato per dieci anni fino al 1955, per poi essere liberato in seguito ad una amnistia e successivamente riabilitato. Poté successivamente rientrare in Polonia nel 1957, divenendo presidente dell’associazione degli ebrei polacchi.

Con la fine della “Guerra dei Sei Giorni” nel giugno del 1967, che vide contrapposti da un lato Israele e dall’altro Egitto, Siria e Giordania, iniziò una forte campagna anti-sionista tra le file della dirigenza comunista polacca allora sotto la guida di Gomulka, che stava attraversando in quel periodo una animata contestazione.

Trepper dovrà lasciare la presidenza dell’associazione.

La comunità polacca, composta da circa 30 mila persone, si ridusse sensibilmente negli anni successivi attraverso l’emigrazione in Occidente o in Israele.

Come molti ebrei polacchi, sua moglie ed i suoi bambini emigrano nello Stato ebraico. Ma Trepper dovrà attendere tre anni per lasciare il Paese.

Alla fine degli anni Sessanta Trepper – almeno in Occidente – esce dall’anonimato perché la storia dell’Orchestra Rossa viene raccontata dal famoso giornalista francese Gilles Perrault nel libro omonimo, pubblicato nel 1967.

Un altro libro, uscito quattro anni più tardi, contribuirà a informare il pubblico occidentale sullo spionaggio sovietico in tempo di guerra. L’autore è il famoso giornalista e storico tedesco Heinz Hölne.

Il testo, tradotto in italiano, verrà pubblicato da Garzanti ad inizio anni Settanta con il titolo La vera storia dell’“Orchestra Rossa”.

Da allora Storia e Mito di quella Rete di intelligence hanno convissuto ed in parte si sono fuse.

Nell’ottobre del 1974, il ministro dell’interno Michel Poniatowski toglierà a Trepper il divieto di soggiorno in Francia, per permettergli di partecipare al dibattito televisivo “Dossiers de l’écran”, successivo alla messa in onda dell’ultimo episodio del discusso feuilleton sull’Orchestra Rossa.

La trasmissione di questo sceneggiato a puntate – una produzione franco-tedesca che nell’intenzione degli autori (Peter Adler, Hans Gottschalk e Frank Peter Wirth) doveva essere un adattamento cinematografico del libro di Hölne – era già stata mandata in onda Germania, Olanda ed Italia. In Francia ha suscitato aspre polemiche. Il settimo, ed ultimo episodio, non verrà infatti trasmesso nell’Esagono.

Il giudizio di Trepper sulla fiction è netto, «la storia è stata falsificata» dirà allora al suo arrivo in Francia a Le Monde. La sua venuta è tesa a ristabilire la verità storica sull’Orchestra Rossa, «spesso non si è compreso perché è stata creata la rete».

Trepper, che è il primo a prendere parola, ed interviene più volte, annuncia subito e ripete in seguito che la sua versione complessiva degli avvenimenti la si potrà leggere nella sua autobiografia, che in effetti uscirà di lì a poco nel 1975, sette anni prima della sua morte avvenuta a Gerusalemme, dove visse per una decina d’anni.

(...)

Gli uomini e le donne dello spionaggio sovietico venivano reclutati per lo più all’interno del movimento operaio e comunista, il cui impegno nell’intelligence per il Paese dei Soviet era visto come naturale proseguimento della propria attività politica.

Léopold Trepper, il capo di quella che verrà chiamata dal contro-spionaggio nazista “Orchestra Rossa”, ovvero la maggiore rete di spionaggio sovietico in Europa Occidentale, non fa eccezione.

Il suo curriculum vitae è simile a quello di molti altri che integrarono le tre reti di spionaggio, in particolare in quella porzione rilevante di comunisti e comuniste di origine ebraica provenienti dai paesi dall’Europa Orientale.

La repressione subita nei propri Paesi d’origine, la delusione per l’esperienza dell’Hachomer Hatsaïr in Palestina, l’impegno nelle comunità di immigrati in Francia, Belgio e Olanda tra le file di un proletariato multinazionale in cui il movimento comunista svolgeva un ruolo fondamentale, costituiscono i tratti comuni di una generazione che ha dato un contributo fondamentale alla lotta contro il nazi-fascismo attraverso l’intelligence sovietica o direttamente nelle file della resistenza armata.

L’altro elemento che caratterizzerà questa generazione di militanti sarà quello della partecipazione diretta alla guerra civile spagnola, come nel caso di “Kent”, il numero due dell’Orchestra Rossa.

Molti, anzi i più, pagarono con la propria vita questo impegno, spesso dopo essere stati barbaramente torturati durante gli interrogatori, vengono condannati e giustiziati, oppure si tolsero la vita per non far cadere i propri compagni.

Non poterono quindi scrivere la loro versione della storia, come fecero Trepper e Sàndor Radò – alias “Dora”, capo della Rete che trasmetteva dalla Svizzera[1] – che condizionarono fortemente la rappresentazione dell’Orchestra Rossa in Occidente.

Solo molto più tardi Anatoli Gourevitch, alias “Kent” – nel 1991 – riuscì a vedere riconosciuto il ruolo da lui svolto ed allontanare da sé il marchio dell’infamia e di principale responsabile della caduta della Rete dopo il suo arresto, così come erroneamente supposto da Trepper e Rado, e da Perrault che ha “sposato” la tesi del primo.

Le minuziose ricerche d’archivio hanno permesso poi di passare dal “gioco di specchi deformanti” della memorialistica degli agenti segreti sovietici sopravvissuti, teso a relativizzare i propri errori o a negare la propria effettiva collaborazione con il nemico – di cui Trepper è un maestro – all’accertamento della verità storica.

Queste indagini sembrerebbero confermare quando sostenuto per tutta la vita da Anatoli Gourevitch (a lungo incarcerato) e relativizzando la narrazione del “Grande Gioco” che avrebbe condotto Trepper con i nazisti e di cui il “Centro” sarebbe stato a conoscenza. Le sue stesse ammissioni presenti nei verbali degli interrogatori sovietici consultabili con la fine dell’URSS mostrano la sua collaborazione con i nazisti, e ne legittimano di fatto la detenzione in URSS.

L’autobiografia di Trepper rimane comunque una testimonianza fondamentale per capire l’esperienza di una generazione di militanti internazionalisti cresciuti tra le due guerre e l’azione complessiva del movimento comunista d’allora.

Allo stesso tempo “Il Grande Gioco” è un esempio importante di come una particolare narrazione di una vicenda complessa, come fu quella dell’Orchestra Rossa, da parte di uno dei suoi sopravvissuti, sia scaturita più dalla necessità di piegare gli eventi alle proprie necessità di “riabilitazione”, di critica strumentale alla “stalinismo” e alle contingenze politiche del momento, che dal voler svolgere un servizio di ricostruzione della verità storica e rendere effettivo omaggio a coloro che per la maggior parte vennero ghigliottinati dai nazisti nel carcere di Plötzen, a Berlino.

Tra i condannati e poi giustiziati vi fu anche un italiano, Medardo Griotto, operaio comunista torinese emigrato in Francia, che lavorò nella fabbricazione di documenti d’identità falsi – e degli strumenti per produrli – per Orchestra Rossa, dopo una intensa attività politica-sindacale alla luce del sole.

Griotto è uno dei tanti nostri connazionali comunisti che combatterono il fascismo oltre ogni frontiera, e che sono ormai dimenticati dalla storiografia ufficiale.

Sta a noi colmare questo vuoto.

Note:

1) Sàndor Radò, Nome di battaglia “Dora”, 1972, La Pietra

Fonte

08/05/2017

La storia dell’Orchestra Rossa

Bella come la bandiera rossa che sventola sul Reichstag.

“I veri vincitori della guerra sono il fante russo, con i piedi congelati nella neve di Stalingrado; il marine americano, con il naso nella sabbia arrossata di Omaha Beach; il partigiano jugoslavo o greco, che combatte tra le sue montagne. Nessun servizio segreto ha mai deciso le sorti del conflitto. Né Sorge, né Rado, né Trepper hanno avuto un peso decisivo nella conclusione della guerra. Per quanto potevano e grazie alla devozione dei compagni, essi, partigiani appostati in prima linea, hanno contribuito al successo definitivo delle armi.”
Leopold Trepper, Il Grande Gioco i

A pochi giorni dall’anniversario della liberazione di Berlino da parte dell’Armata Rossa, è necessario ricordare chi preparò tale successo nell’ombra: l’apparato di intelligence sovietica nei Paesi Occidentali, in particolare l’operato dell’“Orchestra Rossa”, di cui PGreco ha pubblicato la storia scritta a fine anni Sessanta da Gilles Perrault (http://www.edizionipgreco.it/libri/antropologia-storia/l-orchestra-rossa-i-servizi-segreti-sovietici-nella-guerra-al-nazifascismo.html)

Questo contributo è una rielaborazione ridotta dell’introduzione al volume pubblicato.

*****

Hastings, autore di una voluminosa ricostruzione storica sui servizi segreti nella Seconda Guerra Mondiale, afferma che: «per tutti i primi ventidue mesi della guerra, mentre i britannici si sforzavano di squarciare la coltre di nebbia che ne oscurava la visuale sul Continente, i russi furono in grado di continuare a spiare praticamente senza ostacoli» grazie alla rete di 117 informatori.ii

Ne L’Orchestra Rossa, si narrano le vicende di ciò che la storia ha reso noto con il nome che gli apparati di sicurezza del Reich diedero all’organizzazione dei “pianisti”, che attraverso apparecchiature di trasmissione radiofonica sparse nel Vecchio Continente inviavano messaggi cifrati in URSS.

Queste erano informazioni preziose per chi subì il 22 giugno del 1941 l’aggressione delle truppe nazi-fasciste con “L’Operazione Barbarossa”, le cui tappe di preparazione erano state debitamente segnalate dagli apparati di intelligence sovietica al “Centro”.

La pianificazione finale dell’invasione dell’Unione Sovietica ebbe inizio nell’estate del 1940 e la direttiva 21 (Fall, caso o operazione, Barbarossa), fu completata il 18 dicembre 1940.

Il testo di tale operazione recitava: «il grosso dell’Armata [Rossa] posizionata nella Russia occidentale deve essere distrutta in operazioni effettuate con decisione, che comportino una forte penetrazione da parte di avanguardie corazzate, evitando il ripiegamento di formazioni in grado di combattere nelle grandi estensioni del territorio russo. Mediante rapidi inseguimenti si deve poi raggiungere una linea dietro la quale l’aviazione russa non sia più in grado di attaccare i territori della Germania»iii.

L’Unione Sovietica venne impegnata sul proprio territorio dall’occupazione militare nazi-fascista che da ipotetica BlitzKrieg divenne l’impegno più gravoso per la macchina militare di Hitler, Mussolini e dei loro alleati, risultando essere la vera “tomba” del fascismo.

Il prezzo della vittoria per la parte sovietica fu di ben più di 25 milioni di morti.

Per l’“Orchestra Rossa” la dirigenza nazista allestì una squadra di spionaggio nominata “Sonderkommando Rote Kapelle”, per l’appunto “Orchestra Rossa”, con il compito di intercettarla ed annientarla, o piegarla alle proprie esigenze di intossicazione informativa tipica del lavoro di contro-spionaggio attraverso il Funkspiel: ovvero messaggi falsi con i quali depistare i sovietici facendoli passare per i dispacci dell’Orchestra.

Tre erano le principali zone operative della Rete.

In Olanda-Belgio-Francia ben presto occupate dal III Reich, gli uomini e le donne sotto la direzione della GRU (Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenye), una delle due branche dello spionaggio sovietico, riuscirono ad agire per una quindicina di mesi, prima del loro smantellamento, con la cattura di una gran parte dei suoi membri uccisi dopo essere stati sottoposti alla tortura sistematica. A questa sorte, dopo la loro cattura, non andarono incontro “Otto” Alias Trepper e “Kent” Alias Gurevič, le figure più rilevanti della Rete che trascorsero comunque, dopo la guerra 10 e 15 anni nelle carceri sovietiche, la cui esperienza è raccontata nelle rispettive auto-biografie iv.

«L’Orchestra Rossa» riporta B.P. Boschesi in Le più grandi battaglie della II Guerra Mondiale «poté contare nella primavera del 1942 sul più perfetto sistema di informazioni che si potesse immaginare: Kent dava informazioni da Marsiglia; Vasilij Maksimovic forniva notizie dal quartier generale tedesco installato all’Hotel Majestic; Anna Maksimova aveva primizie per il fatto di far parte della segreteria dell’ambasciatore tedesco a Parigi Otto Abetz; Romeo Springer era in contatto con il console americano di Lione e con l’ex-ministro belga Bathazar. Questi altri abilissimi agenti consentivano a Trepper di informare Mosca sui maggiori lavori eseguiti dalla Wehrmacht in tutto lo scacchiere occidentale, sui movimenti delle truppe tedesche, sugli affari interni francesi, sulle iniziative americane, sulle condizioni morali e psicologiche dei soldati e degli ufficiali tedeschi, sulla fronda che dall’interno cominciava a mettere in discussione Hitler e il nazismo. Sul piano militare, il frutto più importante fu una massa di informazioni che consentirono ai sovietici di preparare con cura le condizioni ideali per la battaglia di Stalingrado dell’autunno successivo, l’evento che doveva decidere la guerra sul fronte orientale»v.

Nella relativamente più sicura Svizzera, resa una sorta di “zona franca” per i servizi segreti delle potenze alleate a causa del suo ruolo di neutralità, ma non aliena alle forti pressioni delle potenze dell’Asse – in cui la Germania nazista aveva intercettato tre differenti stazioni radio, le cosiddette “Tre rosse” (“Die Rote Drei”), la rete “Lucy” agì a più riprese e per un maggiore periodo di tempo.

Il suo operato fu il frutto del lavoro dell’anglo-tedesca Ursula Kuczynski e di Maria Poliakowa che successivamente rientrata a Mosca, sarà il supervisore del lavoro degli agenti sovietici all’ovest durante tutto il periodo della “Grande Guerra Patriottica”. Successivamente il comunista ungherese S.Rado riuscì dal ’43 a raccogliere informazioni di grande qualità, divenendo di fatto l’uomo di punta dell’intelligence sovietica nel Vecchio Continente.

A Berlino nel “cuore” della Germania nazista stessa, insospettabili quadri dirigenti del Reich, insieme a vecchi militanti comunisti, lavoravano costantemente per la sconfitta del regime e non semplicemente per una uscita di scena di Adolf Hitler. La loro rete sovrapponeva pericolosamente le funzioni di intelligence per l’URSS a quelle propriamente resistenziali, e venne completamente smantellata nell’estate del 1942.

Janusz Piekalkiewicz, in Spie, soldati, agenti speciali, afferma: «Dalla metà del giugno 1941 il gruppo Schulze Boysen-Harnack trasmette, con l’aiuto di apparecchi radio, i quali sono stati consegnati dall’ambasciata sovietica, notte per notte le sue informazioni sui particolari strategici e tattici a Mosca. Vengono trasmessi in tutto più di 500 rapporti, inoltre descrizioni di nuovi aerei da battaglia come per esempio il Messer Schmitt 210, apparecchi di localizzazione, razzi antiaerei e altri armi segrete»vi

Bisogna ricordare che nel 1942, nel giro di una notte, i muri di Berlino vennero tappezzati di manifesti nei quali si leggeva: «PARADISO NAZISTA = GUERRA, FAME, MENZOGNA, GESTAPO. ANCORA PER QUANTO?».

Il libro di Perrault ai tempi colmò una lacuna profonda nella storia del Secondo Conflitto Mondiale in particolare della resistenza anti-nazista, che fu portata avanti in gran parte da militanti comunisti provenienti dalle fila del movimento operaio: la cui narrazione in Occidente era stata “affidata”, come vedremo, più ai suoi “carnefici” che ai suoi “protagonisti” per le esigenze sopravvenute con la “Guerra Fredda” vii.

Formatisi alla “dura scuola” della lotta di classe, dove i margini tra azione legale e attività clandestina erano spesso labili – e le due sfere erano spesso per così dire sovrapposte e intercambiabili per un comunista dell’epoca, votato alla causa e senza alcuna reverenza della “legalità borghese” – , erano stati attivi sia nel proprio paese d’origine come nei paesi in cui per vari motivi furono costretti ad immigrare.

Spesso avevano partecipato a quel fondamentale apprendistato per la resistenza anti-fascista europea che furono le Brigate Internazionali durante la guerra civile spagnola.

La formazione a Mosca per i militanti dell’Internazionale Comunista poi attivi nell’intelligence sovietica era spesso l’ultima tappa, o un passaggio intermedio, per chi si era fatto già le ossa sul campo fuggendo alle strette maglie della repressione statale, come sembra affermasse Berzin, vecchio militante bolscevico e architetto dei servizi segreti sovietici: un agente del servizio informazioni sovietico deve possedere tre qualità: testa fredda, cuore caldo, nervi d’acciaio.

La parabola politico-esistenziale del “Grand Chef” Leopold Trepper, a capo dell’Organizzazione è paradigmatica della formazione dei quadri comunisti che operarono in quegli anni: ebreo di umili origini di un villaggio della Polonia, è costretto a immigrare dalla propria terra d’origine a causa della repressione politica che gli rende impossibile procurarsi un lavoro dopo un periodo d’incarcerazione, andando in Palestina.

Trepper, insieme ad alcuni coetanei che condivideranno con lui la militanza anche all’interno dell’“Orchestra” si scontra contemporaneamente con la potenza coloniale britannica e la borghesia ebraico-sionista.

Quest’ultima sfruttava la mano d’opera dell’emigrazione ebraica, così come i “dannati della terra” arabi, mentre i notabili locali d’inclinazione reazionaria che erano pronti a sfruttare l’odio anti-ebraico promosso contro la mano d’opera immigrata dall’Europa per minare alla base l’unità tra gli sfruttati e consolidare il loro potere.

Il futuro “Grand Chef” contribuì a creare una organizzazione arabo-ebraica: “l’Unità” che propugnava appunto l’unione degli sfruttati “rompendo” con una prassi organizzativa che escludeva gli arabi dal sindacato.

Dopo un periodo di prigionia terminato in seguito ad uno sciopero della fame ad oltranza – anche grazie al discreto clamore che ebbe nella madre-patria inglese – rientrò dalla Palestina storica per continuare la propria militanza tra le fila del proletariato multi-nazionale in Francia nel ‘29, per cui il Partito Comunista d’Oltralpe aveva creato specifiche organizzazioni su base etnico-linguistica.

L’immigrazione ebraica dell’est era parte integrante e fondamentale del Movimento Operaio francese, tenendo conto tra l’altro che proprio Italia e Polonia erano i maggiori bacini da cui l’Esagono, dopo l’ecatombe della Prima Guerra Mondiale, aveva attinto per il suo sviluppo industriale.

Parigi, dove si trasferì Trepper, dopo aver soggiornato per un breve periodo a Marsiglia, era uno dei Pivot della rinascita economica francese.

La militanza in queste organizzazioni, in cui confluivano le porzioni meno garantite della classe operaia e maggiormente esposte alla repressione del razzismo istituzionale dello stato francese che li rendeva permanentemente in pericolo d’espulsione, saranno l’apprendistato per molti “stranieri” che combatterono poi in Francia tra le file dei Franc-Tireurs Partisans composte da immigrati (FTP-MOI), di cui l’esempio universalmente più conosciuto è il cosiddetto “Groupe Manouchian” dal nome del suo capo che guidò la lotta armata a Parigi contro l’occupante nazista, tenendolo in scacco con una serie impressionante di azioni di guerriglia urbana.

Missak Manouchian era un dirigente comunista di origini armene scampato al genocidio del suo popolo per mano del nascente stato turco moderno, formatosi politicamente tra le file del movimento operaio e comunista a Parigi diresse un composita formazione della resistenza parigina composta tra l’altro da ebrei dell’est, antifascisti italiani, repubblicani iberici.

Per tornare a Trepper, venne poi formato come “agente” a Mosca dove giunse nel ‘32 e dopo una missione in Francia, gli verrà affidato nel ’38 il compito di mettere su prima della deflagrazione della Seconda Guerra Mondiale, la Rete di raccolta di informazioni e della loro trasmissione in URSS sulla macchina da guerra del Terzo Reich.

Svolgerà questa missione a Bruxelles e poi a Parigi attraverso la copertura di una azienda che riuscirà addirittura a entrare nel cospicuo giro d’affari legato all’Occupante Nazista, rendendola di fatto autonoma dal punto di vista finanziario e interna ai circoli di potere dell’Occupante, così come del personale diplomatico dei paesi dell’Asse.

E se esistono punti di vista discordanti su cosa avvenne realmente dopo la sua cattura e sulla veridicità del “Grande Gioco” che Trepper intraprese con gli apparati nazisti che pensavano di avvalersi della sua collaborazione, il lavoro dell’“Orchestra” per quanto lo si voglia spogliare dell’“allure” di leggenda, rimane comunque fondamentale: dopo la caduta dei suoi membri, ad eccezione di “Lucy”, non vennero più fornite informazioni di quella qualità al Centro, nonostante la letteratura russa sull’argomento rivendichi una continuità anche nella stessa Germania.

Note
i# Il Grande Gioco, Leopold Trepper, Arnaldo Mondadori Editore, 1976

ii# Guerra Segreta. Spie, codici e guerriglieri 1939-1945, Max Hastings, Neri Pozza Editore, 2016

iii# La Grande Guerra Patriottica dell’Armata Rossa 1941-1945, David M.Glantz, Jonathan House, Libreria Editrice Goriziana, 2010

iv# L’autobiografia di Anatolij Gurevič, Un certain Monsiuer Kent, non tradotta in italiano, è uscita in Francia nel 1995 per Grasset. Fu rilasciato sulla parola nel 1960, ma gli furono concesse la riabilitazione e una piccola pensione solo nel 1991, dopo avere trascorso la sua vita come operaio di fabbrica. Un riesame post-sovietico dei documenti di guerra del GRU dimostrò che i suoi primi messaggi radio del 1943 diretti a Mosca contenevano l’indicazione convenuta che stava trasmettendo sotto il controllo del nemico. Morì nel 2009.

v# Le grandi battaglie della II Guerra Mondiale, B.P.Boschesi, Arnoldo Mondadori Editore, 1973

vi# Spie, soldati, agenti speciali, Janusz Piekalkiewicz, Bietti, 1970

vii# Questa rimozione compiuta dalla storiografia occidentale, ha fatto che si che la prima sintetica storia sulla resistenza comunista in Germania disponibile in italiano dall’ascesa del potere di Hitler al 1945, sia stata pubblicata nel 2011, trattandosi di una traduzione del libro di T. Derbent per la casa editrice Zambon.

Fonte