Il giorno dopo le manifestazioni per la Nakba, in cui hanno perso la
vita due ragazzi palestinesi uccisi dal fuoco israeliano in
Cisgiordania, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese
(Anp) Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è atterrato in Venezuela in cerca del
sostegno di Caracas per il riconoscimento dello status di osservatore in
tre organizzazioni latinoamericane: l’Unione delle nazioni sudamericane; l’Alleanza bolivariana per le Americhe; la Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi.
Abbas incontrerà il presidente venezuelano Nicolas Maduro per parlare della questione e dei falliti negoziati con Israele, e visiterà la tomba di Hugo Chavez. L’Anp
nel novembre del 2012 ha ottenuto lo status di osservatore alle Nazioni
Unite e adesso prosegue questo cammino diplomatico di riconoscimento
internazionale della Palestina, scatenando la strenua opposizione di Tel
Aviv. E prosegue anche la riconciliazione con il movimento
islamico Hamas che governa la Striscia di Gaza, sotto assedio israeliano
dal 2007.
Anche questa osteggiata dagli israeliani. È di ieri la notizia di una prima intesa tra Hamas e Fatah sulla riunificazione delle forze di sicurezza palestinesi. Uno degli ostacoli più grandi sulla strada della riconciliazione, iniziata a fine aprile. Il primo ministro di Gaza, Ismail Haniyeh, ha detto all’agenzia palestinese Ma’an che c’è un accordo e che Hamas lo rispetterà: “Abbiamo
accettato ogni dettaglio del file sulla sicurezza, siamo impegnati a
rispettarlo”, ma “non rinunceremo all’arma della resistenza e non
abbandoneremo la resistenza”.
Inoltre, Haniyeh ha assicurato che non sarà licenziato alcun
dipendente pubblico quando sarà formato il governo di unità nazionale.
Il piano di riconciliazione prevede che Abbas formi un esecutivo tecnico
entro la fine del mese di maggio e il principale compito del governo
sarà organizzare le elezioni entro il 2015. Il cammino è
disseminato di scetticismo, anche da parte degli stessi palestinesi che
hanno visto fallire altri tentativi di riavvicinamento tra Hamas e
Fatah, ma la situazione attuale apre uno spiraglio sul successo
dell’impresa. Hamas in questo momento è isolato e alle prese
con grossi problemi finanziari, soprattutto a causa della chiusura delle
frontiere da parte dell’Egitto. Finora ha mostrato disponibilità
“liberando” la residenza del presidente dell’Anp a Gaza, utilizzata come
una sede della sicurezza del movimento.
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