Il giovane rampollo della famiglia,
nonché amministratore delegato del gruppo Eataly, ha concesso nella
mattinata di mercoledì una breve intervista ad un giornalista de il Fatto Quotidiano.
A partire dal look esibito (distinto, ma
non elegante; sobrio, ma non sciatto) tutto concorre a fare dei tre
brevissimi minuti del video un moderno manifesto di abilità e capacità
comunicativa. L’atteggiamento generale mostrato da Francesco
Farinetti si situa a metà strada tra l’instabile frenesia di stampo
positivista che ama esibire Andrea Della Valle, presidente onorario
della squadra viola, e la finzione della presenza-ascolto alla quale
segue il presunto diritto-dovere di scegliere, espressione del renzismo
dilagante. L’empatia che l’ascoltatore prova nei confronti
dell’intervistato è immediata, aiutata peraltro dalla capacità di
Farinetti di non presentare se stesso e l’azienda come infallibili,
seppur sempre animati da un’incrollabile fede nel lavoro, nel progresso,
e nel quotidiano miglioramento. Il primo duplice obiettivo di Farinetti
è quello di demistificare quanto detto dai lavoratori licenziati e di
limitarne l’autorevolezza politica e personale. Il rischio che corre è
ovviamente quello di apparire semplicemente come una delle due parti in
causa, con l’aggravante dell’innegabilità dei tre licenziamenti
avvenuti. In altri termini, quando alcuni tuoi coetanei sono appena
stati maldestramente buttati fuori dall’azienda che dirigi
esclusivamente per meriti dinastici, appare evidente che la
possibilità di attrarsi una buona dose di antipatia sia alta. Al
contrario però, l’amministratore delegato schiva abilmente il suddetto
pericolo evitando sia la contrapposizione frontale con i lavoratori, sia
apparentemente abdicando al desiderio di fornire la propria versione
dei fatti, limitandosi invece a quella che appare una semplice ricostruzione di quanto successo per il nobile ed alto fine della verità dei fatti. L’elemento determinante qui è quella straordinaria, orribile, geniale espressione i nostri ragazzi. Vi
è tutto qui. In primo luogo, vi è la retrocessione degli uomini e delle
donne a ragazzi, garzoni di bottega con qualifica limitata e soggetti
per loro natura immaturi, acerbi, dotati di straordinari slanci
positivi, ma anche di incomprensibili amnesie ed errori banali.
Secondariamente, si nega a questi un’alterità rispetto all’azienda.
Nello specifico, questa è la diretta ed esplicita applicazione del
pensiero di Oscar Farinetti, il padre dell’intervistato, quando immagina
i sindacati come novecentesche creature ormai superate. Inutili perché
nel modello neo-corporativo il conflitto non è più tra dipendenti e
proprietario all’interno dell’azienda, ma tra imprese che competono nel
presunto libero mercato. Questo richiede unità e coesione interna e
presuppone un modello paternalistico di attenzione verso i propri
dipendenti, fintamente rappresentati come figli adottivi da educare alle
ferree leggi della concorrenza globale.
Le capacità comunicative di Francesco
Farinetti contagiano anche il giornalista. Questi, non solamente si
accoda al linguaggio imposto dal suo intervistato (in uno straordinario
ribaltamento dei ruoli) definendo ragazzi i lavoratori
dipendenti, ma incentra le proprie domande su elementi secondari,
mancando completamente il bersaglio principale, quello attorno al quale
ruota l’intera vicenda (al riguardo si potrebbe anche avanzare sospetti
di scarsa abilità giornalistica oppure di aperta malafede). Infatti, la
prima e semplice domanda sarebbe dovuta essere: per quale ragione sono stati licenziati i tre lavoratori?
Questo è infatti il motivo che ha portato alla proclamazione dello
sciopero. Ancora più grave, il giornalista non mette in dubbio la bontà
di quanto affermato dal rampollo Farinetti, accogliendo, ad esempio,
come normale e logica un’ampia variazione di organico in un’attività
che, al netto dei picchi dicembrini e natalizi (peraltro comuni alla
quasi totalità delle attività commerciali), è certamente a-stagionale e
florida in tutti i periodi dell’anno. Molto banalmente chiediamo, cosa
dovrebbero fare le circa quaranta persone presenti in organico la
vigilia di Natale ma senza lavoro in altri periodi? I bagnini a San
Vincenzo durante la stagione estiva?
Detto questo, alla strategia messa in
campo da Farinetti, e dalla classe padronale in generale, è comunque
possibile reagire attraverso un costante smascheramento delle loro
tecniche comunicative ed attivando un’infaticabile opera di
decriptazione della realtà. Infatti, se non è certamente
possibile impedire al finto interessato rampollo di utilizzare
espressioni che sottolineano la sua propensione al dialogo, è sempre
lecito riconoscerne l’assoluta strumentalità e falsità; se non possiamo
ovviamente zittirlo quando appella i dipendenti come i nostri ragazzi,
possiamo rispondere rimarcando i confini che separano un proprietario
da un dipendente, s-personalizzando il più possibile la controparte, che
ambirebbe invece ad essere chiamata con il nome di battesimo,
attraverso l’utilizzo della qualifica professionale: l’amministratore
delegato. Questo infatti è ciò che Francesco Farinetti rimane: un grigio figlio-di dedito esclusivamente alla massimizzazione del profitto familiare.
Per la stesura dell’articolo rivolgiamo un ringraziamento speciale a Silvia.
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