Il settore della raffinazione petrolifera in Italia è in crisi già da qualche anno e dismette. Ma se Eni svendesse la raffineria di Livorno agli avventurieri o trasformasse la raffineria in deposito si materializzerebbe un duplice problema: quello lavorativo e quello della bonifica e della riconversione. Lunedì sciopero dei dipendenti Eni di Livorno e dell'indotto.
Dal 2010 ad oggi sono oltre 3000 i posti di lavoro persi in Italia nel settore della raffinazione petrolifera. La scure non ha risparmiato nessuno, dallo stabilimento TotalErg di Roma al Tamoil di Cremona, dalla Saras di Moratti a Sarroch all'Api-IP a Falconara fino all'Eni di Gela. Tutte raffinerie vendute o trasformate in depositi o ridimensionate. Perché questa crisi?
I motivi sono multipli e svariano da un drastico calo di consumi dopo la crisi del 2008, a una concorrenza sia dei paesi in fase di sviluppo avanzato (Cina, India) sia dei biocarburanti (Brasile in testa) per passare da una serie di innovazioni tecnologiche che sviluppano forme alternative di energia. Infine il gas naturale che sta sostituendo il petrolio come combustibile fossile che ha costi inferiori e maggiore disponibilità.
I dati sono spietati. Uno stabilimento fa profitto se ha almeno un tasso di utilizzo dell'85% mentre al momento la media italiana è del 72%. Eni stima che la capacità di raffinazione fra il 2008 e il 2013 sia stata di -13% e che fra il 2014 e il 2017 sarà di -22%. Se oggi sulle strade italiane viaggiano poco più di 17 milioni di veicoli, nel 2025 è previsto che saranno 2 milioni meno. Poi c'è il problema del petrolio che nella sua fase di disponibilità discendente è sempre più costoso da estrarre e difficile da raffinare. Ai costi elevati c'è anche da aggiungerci che il greggio "mediterraneo" è stato scosso in questi anni da fattori di instabilità (vedi la Libia) e che la bolletta energetica italiana è superiore alla media europea.
E quindi? Certamente la soluzione non è quella che dicono alcuni petrolieri. Secondo loro per rilanciare il settore servono più automobili in giro, meno tasse, meno vincoli burocratici (cioè meno vincoli su salute, ambiente, emissioni e bonifiche). In poche parole siccome subiamo la concorrenza di India, Cina e Russia bisogna portare i nostri standard a livello dei loro.
Le soluzioni sono altre. Intanto Eni deve prendersi le sue responsabilità e traghettare le raffinerie per evitare il disastro sociale. Solo un gigante come Eni, con partecipazione pubblica al 30%, ha la forza di poter riconvertire un settore. In altre parti d'Italia è stata fatta una proposta di riconversione green con prodotti chimici e petroliferi innovativi e biocarburanti. Non che sia la manna dal cielo, perché green può voler dire tutto e nulla e una buona parte dei biocarburanti sono un disastro per l'umanità. Ma una soluzione va trovata. Poi c'è il problema delle bonifiche. Perché qualunque cosa accada, dopo anni di profitti, Eni non può lasciare in balìa di sé stessa una porzione di territorio così vasta che se non bonificata è destinata all'abbandono e all'impossibile riconversione anche per il migliore dei progetti di questo mondo. Eni ha una responsabilità pubblica, sociale e ambientale, verso questo territorio. Non sono quindi ammesse fughe o svendite a chi "strizzerebbe" le ultime gocce di profitto per poi andarsene lasciando qui un terreno nocivo su cui crescerebbe il deserto.
Redazione, 10 ottobre 2014
Di seguito un breve riassunto di cosa è stato deciso dalla assemblea dei lavoratori Eni di Livorno e delle ditte appaltatrici
Oggi in Raffineria ENI si è svolta dalle 10:00 alle 11:00 l’assemblea dei lavoratori sia di ENI che delle ditte appaltatrici. Brevemente è’ stato deciso quanto segue:
- Mantenimento del blocco degli straordinari da parte personale ENI
- Alle 8 ore di sciopero indette da ENI per lunedì 13, partecipa sempre per 8 ore anche il personale delle ditte appaltatrici, con presidio fuori dei cancelli della Raffineria;
- Iniziando quindi da lunedì 13, mantenimento del presidio giornaliero fuori della Raffineria, tutti i giorni; auspicata la presenza dei lavoratori di altre realtà livornesi
- Incontro in Prefettura a Livorno martedì 14 alle 17:00 per conferma scritta del tavolo di trattative a Roma per il giorno 23 Ottobre, comunicato verbalmente ieri mattina ai sindacati nell’incontro in regione a Firenze
- Altre eventuali iniziative da imbastire a seconda della risposta avuta il 14
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