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10/12/2015

Siria: la NATO in una “lose-lose” situation

L’iniziativa turca di abbattere il SU-24 russo si sta rivelando un clamoroso errore strategico.

Alla coalizione NATO, ad un passo dall’essere estromessa dalla Siria, resta solo un’onorevole accordo con Assad.


I fatti sono noti, l’abbattimento del Sukhoi 24 avvenuto il 23 Novembre non è stato un episodio sfuggito di mano ma il segnale di apertura di una crisi profonda e gravissima lucidamente cercata. Che sia stato un tentativo di Erdogan di tirare in ballo la NATO per sostenere le sue ambizioni sulla parte di Siria confinante con la Turchia o che sia stato un atto concordato con gli USA, a questo punto conta poco. Di fatto la NATO non ha deluso le aspettative di Erdogan e seppur in modo lento e graduale si sta schierando sul teatro siriano senza coordinarsi con l’azione russa e quindi in antagonismo con essa.

L’azione dei Tornado britannici e dei Rafale francesi ha costituito poco più che un’interferenza nell’attività russa, gli obiettivi restano diversi, come segnalato dal giornalista siriano Naman Tarcha, gli aerei francesi nei primi raid conseguenti alla strage di Parigi bombardando la città di Raqqua hanno colpito una centrale elettrica danneggiando prevalentemente la popolazione civile:
Stessa cosa riescono a fare una decina di giorni dopo gli aerei USA:
Ma al di là dei diversi obiettivi, la coalizione NATO mostra in realtà la sua debolezza più che la forza, francesi e inglesi possono mettere insieme una quantità esigua di mezzi e il precedente della guerra in Libia, nella quale terminarono le munizioni dopo un mese di bombardamenti (vedi Washington Post: NATO runs short on some munitions in Libya), mostra una capacità militare molto più modesta di quello che si vorrebbe far credere.

Se lo scopo dell’intervento degli alleati europei appare quello di impedire un’affermazione russa e una conseguente Siria riunificata sotto Assad, l’azione turca si spinge oltre fino a cercare un casus belli con la Russia, qualcosa che ricorda molto da vicino l’incidente del Tonchino del 1964 quando con una simulata aggressione nord vietnamita alla nave USS Maddox venne dato il via alla guerra del Viet Nam.

Ma l’iniziativa turca ha avuto come conseguenza quella di creare le condizioni per il dispiegamento in territorio siriano del sistema di difesa missilistico S-400, forse il più efficiente attualmente sulla scena mondiale, come documentato da Russia Today il 26 novembre, a soli tre giorni dall’incidente con la Turchia:


Il raggio d’azione e le altissime prestazioni del sistema S300 – S400, dispiegato mettono l’intera regione sotto il suo controllo:


Le azioni degli aerei della Gran Bretagna sono state definite illegali, e anch’esse condotte con un numero esiguo di aerei come nel caso di quelli francesi. Ma quello che più va notato è il fatto che i bombardieri Tornado volano affiancati dai moderni Typhoon, aerei non adatti al bombardamento ma in grado di “vedere” meglio i jet russi (con i quali evidentemente non si coordinano) e di ingaggiare eventuali confronti con essi, fatto che denota la possibilità e il timore di uno scontro.
Per ultimi, e davvero ultimi, arriveranno i Tornado di una Germania che volendo mostrare i muscoli ha finito col mostrare invece la propria debolezza: su 66 Tornado teoricamente disponibili solo 29 sono in grado di volare, come denunciato dalla BBC: Syria conflict: Half of German Tornado jets ‘not airworthy’.

Contemporaneamente a queste iniziative, che complessivamente risultano addirittura goffe, la nuova capacità siriana di difendere in modo efficace e credibile il proprio spazio aereo ha avuto come conseguenza la prima denuncia da parte del governo di Damasco di quanto da sempre affermato in via ufficiosa: gli aerei della coalizione hanno come vero obiettivo non l’IS ma le forze dell’esercito regolare siriano e i suoi alleati. E così il 7 Dicembre il governo siriano denuncia per la prima volta un attacco degli aerei USA ad una propria caserma.

Adesso che l’esercito siriano è in grado di difendere il proprio spazio aereo un futuro attacco alle proprie postazioni potrebbe avere conseguenze serie, potrebbe portare ad una reazione legittima dal punto di vista del diritto internazionale e gli aerei attaccanti rischierebbero di trovare degli S-300/400 sulla via del ritorno. E se le leggi sono uguali per tutti, i siriani avrebbe maggiori giustificazioni di quante ne abbia avute la Turchia.

Se poi a seguito dell’eventuale abbattimento di un aereo NATO si pensasse ad una rappresaglia aerea o con missili cruise, questa sarebbe vanificata dallo stesso sistema S-300 /400; la realtà è che la Siria ormai non si può più sottoporre ad un “trattamento” irakeno o libico. Alla coalizione non resta che un’unica via d’uscita onorevole, quella di concordare con Damasco le azioni di bombardamento e combattere veramente, ed esclusivamente, l’IS.

E’ la fine di un’era. Ed è la fine di un progetto che voleva la NATO come gendarme del mondo. Di fronte alla prima vera guerra condotta contro strumenti e armamenti moderni l’alleanza si è rivelata senza i mezzi e la volontà per condurre una vera guerra. Ad eccezione degli USA gli altri alleati si mostrano titubanti e stentano infine a mettere insieme qualche decina di aerei per un intervento vicino i confini di casa. Si tratta inoltre di alleati che hanno già dimostrato di avere munizioni per un solo mese di combattimento e per di più effettuato contro nemici pressoché disarmati.

In ultima analisi possiamo dire di essere di fronte ad una vera e propria situazione di sconfitta per la NATO, e con essa giunge la fine dell’eccezionalismo americano. L’unica speranza è che negli USA riescano ad accettare questa realtà.

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