Alla vigilia dei nuovi dazi che l’amministrazione Usa intende introdurre, gli analisti della banca d’affari Goldman Sachs, hanno rivisto al rialzo le previsioni nell’economia Usa di inflazione e disoccupazione, peggiorando allo stesso tempo quelle sulla crescita economica.
In una nota pubblicata domenica, la banca d’affari Usa afferma: “Continuiamo a credere che il rischio derivante dai dazi del 2 aprile sia maggiore di quanto molti operatori di mercato abbiano precedentemente ipotizzato”.
Relativamente all’inflazione, le ultime stime di Goldman Sachs prevedono che il suo indice di riferimento, ovvero quello che esclude i prezzi di cibo ed energia, raggiungerà il 3,5% nel 2025, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto alla previsione precedente e ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Federal Reserve.
Un fattore che, a giudizio degli analisti, si tradurrà in una crescita economica debole. Le ultime previsioni mettono in conto una crescita annualizzata dello 0,2% nel primo trimestre e dell‘1% per l’intero anno con un calo di 0,5 punti percentuali rispetto alla previsione precedente. Peggiorano anche le stime sul mercato del lavoro con un tasso di disoccupazione del 4,5%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto alla precedente previsione.
Complessivamente, Goldman Sachs prevede ora una probabilità di recessione del 35% nei prossimi 12 mesi, rispetto al 20% della previsione precedente.
Le previsioni di Goldman Sachs indicano di conseguenza una crescente possibilità che l’economia degli Stati Uniti finisca in stagflazione, cioè una fase caratterizzata da bassa crescita economica e alta inflazione.
Ma non sarebbe una novità. Gli Stati Uniti finirono infatti nella stagflazione tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80. All’epoca, la Federal Reserve aumentò drasticamente i tassi di interesse, mandando l’economia in recessione scegliendo di combattere l’inflazione invece che sostenere la crescita economica.
Questa volta non sarà così. Goldman Sachs prevede infatti che la Fed taglierà il tasso di riferimento tre volte quest’anno, con incrementi di un quarto di punto percentuale, rispetto alla precedente previsione di due tagli dei tassi.
“Abbiamo anticipato al 2025 il taglio solitario del 2026 previsto dalla Fed e ora ci aspettiamo tre tagli consecutivi quest’anno a luglio, settembre e novembre, il che lascerebbe invariata la nostra previsione di tasso finale al 3,5%-3,75%”, affermano gli analisti della Goldman Sachs.
Sullo sfondo c’è la partita sui dazi. Secondo quanto riporta il quotidiano economico Wall Street Journal, l’amministrazione Trump starebbe lavorando per definire che tipo di dazi imporre a partire dal 2 aprile. Il presidente Trump – si legge sul giornale – sarebbe propenso ad adottare tariffe reciproche e differenziate. Ma non vengono esclusi dazi universali del 20%, che colpirebbero tutti i Paesi che hanno scambi commerciali con gli Usa.
Infine, e non certo per importanza, il boss del fondo di investimento BlackRock, Larry Fink, in una lettera agli azionisti rileva che lo status del dollaro come valuta di riserva globale “non è garantito per sempre”. Il messaggio di Fink è un chiaro segnale d’allarme per gli Stati Uniti: “Se gli Usa non tengono sotto controllo il loro debito, se i deficit continuano a crescere, l’America rischia di perdere quella posizione a favore di asset digitali come i bitcoin”.
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