Nel disincanto di una popolazione che ha ormai ha subìto di tutto, le elezioni anticipate in Grecia hanno visto riconfermare l'opzione di Tsipras e del governo di Syriza. Con un astensionismo che ha raggiunto quasi il 50%, il partito di Alexis Tsipras ha ottenuto il 35% dei consensi. L'ex premier di sinistra, nonostante il tradimento delle promesse elettorali di gennaio e l'accettazione del memorandum capestro dell'Unione Europea, ha confermato la vittoria elettorale di gennaio e si prepara a guidare il Paese nuovamente in coalizione con i nazionalisti di Anel come in questi otto mesi precedenti. Il suo partito Syriza ha ottenuto poco più del 35% e 145 seggi, un punto percentuale e cinque seggi in meno del voto di gennaio, ma con i dieci seggi di Anel la maggioranza dentro i 300 seggi del parlamento di Atene è assicurata. I fascisti di Alba Dorata, si confermano come il terzo partito e guadagnano consensi. Ma il primo partito nelle elezioni di ieri è stato quello dell'astensione, infatti questa volta ben il 45% degli elettori greci è rimasto a casa, otto punti percentuali in più rispetto a gennaio.
Nessuno dei 25 deputati ribelli di Syriza tornerà in Parlamento, Unità Popolare, nata dalla scissione di Syriza, non ce l'ha fatta a superare la soglia di sbarramento del tre per cento. Ce l'ha fatta invece il Kke, il Partito Comunista di Grecia, irriducibile oppositore di Tsipras e del suo governo, che ha superato il 5% e ottenuto 15 deputati. Il partito conservatore Nea Demokratia, si è fermato al 28% ed ha ammesso la sconfitta.
Il risultato greco conforta i tecnocrati di Bruxelles. Il presidente dell'Eurogruppo Dijsslbolem, si è congratulato per il successo elettorale e si è detto "impaziente" di vedere la formazione di "un nuovo governo con un forte mandato per proseguire le riforme".
Fonte
Pessimo risultato perché premia uno dei peggiori voltagabbana visti di recente e i fascisti.
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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17/08/2015
Alba Dorata: il processo e la “nuova” linea politica
A margine degli importanti sviluppi politici si è conclusa la prima fase del processo sul caso Alba Dorata. Il tribunale di Koridallòs si è già riunito 14 volte, ma per entrare nel cuore del processo si dovrà aspettare settembre e la riapertura delle udienze.
In tutto questo tempo Alba Dorata è letteralmente scomparsa. Non ci riferiamo solo all’assenza dall’aula dei dirigenti dell’organizzazione, ma anche alla totale mancanza di qualsiasi iniziativa pubblica da parte della «terza forza politica del paese». Le attività di A.D. sono confinate tra le quattro mura di alcune sedi e sono limitate ad alcune appariscenti sortite per diffondere le riviste dell’organizzazione.
Un indizio della perdita di seguito è proprio la costante diminuzione delle vendite del settimanale «di punta» dell’organizzazione. Secondo i dati dell’agenzia Europa, la tiratura del giornale «Embròs», il cui primo numero aveva venduto 7.500 copie, e che nel 2013 aveva una tiratura stabile di più di 4.000 copie e di più di 3.000 nel 2014, ora è limitata a 1.900 copie.
La nuova linea politica
Contrariamente alle previsioni di alcuni analisti, secondo cui Alba Dorata avrebbe tentato di sfruttare la congiuntura politica per cavalcare l’onda anti memorandum dei nuovi indignati, l’organizzazione nazista usa toni incredibilmente bassi, ponendosi come una normale formazione parlamentare ed evitando le note provocazioni sia all’interno che all’esterno del Parlamento.
L’assenza pianificata dei dirigenti dal processo è sicuramente finalizzata a evitare identificazioni tra il circolo più stretto intorno a Michaloliakos e gli autori materiali dei crimini dell’organizzazione. In un’intervista sul sito bankingnews al giornalista e ammiratore di A.D. Petros Leotsakos, Michaloliakos ha chiaramente distinto i parlamentari di Alba Dorata dagli altri membri imputati: «I parlamentari di Alba Dorata saranno tutti assolti, perché non c’è nessuna accusa; quelle di organizzazione a delinquere sono cadute. Per quanto riguarda gli altri, i capi sezione e i loro aiutanti, se in tribunale verrà dimostrato che hanno commesso atti illegali se ne assumeranno la responsabilità, ma noi saremo assolti».
Scaricare i propri camerati è stata una tattica costante del Capo in tutti i processi in cui erano imputati membri dell’organizzazione.
Ma l’assenza fisica di Michaloliakos dall’aula del tribunale non significa che l’organizzazione non controlli lo svolgimento del processo. Un ruolo importante è giocato dal fratello e avvocato del Capo, il penalista Takis Michalolias, anche lui membro storico dell’estrema destra greca e stretto collaboratore del dittatore Papadòpoulos. È lui che ha assunto la difesa del vicecapo dell’organizzazione Antonios Androutsopoulos (Periandros) in due processi, riuscendo a depoliticizzare il caso e ad evitare il coinvolgimento degli altri dirigenti.
La presenza del penalista assicura la corrispondenza della linea di difesa con la linea ufficiale del partito nazista. Quando ci sono tentativi di deviare da questa linea, i “ribelli” si pentono immediatamente, ritrattando le loro dichiarazioni e adeguandosi alla linea comune.
Ad esempio, un avvocato aveva dichiarato di voler presentare un documento che dimostrava che tutti gli imputati erano membri di Alba Dorata, rivelazione che avrebbe compromesso il tentativo di distinguere il Capo e i parlamentari dagli altri imputati. Dopo l’interruzione del processo l’avvocato ha dichiarato che non avrebbe più presentato questo documento, scatenando le proteste della parte civile.
Un altro esempio è l’adeguamento di tutti gli avvocati della difesa alla linea del Capo contro la registrazione delle udienze, nonostante gli strepiti iniziali per la trasmissione in diretta delle udienze stesse!
Nella medesima intervista al sito economico filo Alba Dorata dall’eloquente titolo «La Grecia ora non ha altra scelta al di là dell’euro – SYRIZA non corre rischi a breve termine», Michaloliakos sembrerebbe un… centrista moderato: «L’euro lo abbiamo pagato caro, a peso d’oro. Non siamo in debito con loro, sono loro in debito nei nostri confronti. Se usciamo ora dall’euro faremo un regalo agli Europei e ai creditori. La dracma è l’obiettivo finale nazionale, ma ora non è il momento. La Grecia ha una produzione nazionale devastata, quindi non può avere una moneta nazionale. La Grecia adesso non ha scelta. Per la Grecia c’è solo l’euro e a caro prezzo».
La finalità di questa scelta politica è palese. Artemis Mattheòpoulos l’aveva anticipata in un’intervista al Corriere della Sera del 25/04/2015, quando aveva dichiarato che Alba Dorata auspicava la permanenza della Grecia nell’Eurozona.
Nazionalismo a la carte, dunque. La finalità di questa linea è duplice. L’obiettivo più urgente è rafforzare l’immagine dei dirigenti come politici moderati e rispettosi della legge, perché lo stesso Michaloliakos e la sua squadra possano fare un atterraggio morbido. Un primo segno del fatto che questa tattica funziona, è l’alleggerimento delle misure cautelari imposte al Capo e ai suoi stretti collaboratori dopo il termine della detenzione provvisoria di diciotto mesi.
Ma c’è un secondo obiettivo, più a lungo termine.
Alba Dorata, nonostante le belle parole per SYRIZA e l’insistente retorica anti memorandum, sembra riportare sul tavolo il piano Baltakos, cioè l’informale collaborazione dell’area più vasta della destra. Con le dichiarazioni sull’euro Michaloliakos in realtà strizza l’occhio alla Nea Dimokratia di domani.
Si dichiara disposto a formare dopo le elezioni una collaborazione informale (o aperta) con Nea Dimokratia, dopo che ovviamente Antonis Samaràs, accusato da A.D. di essere il responsabile della supposta cospirazione contro l’organizzazione nazista, sarà stato allontanato dalla dirigenza del partito.
Patrasso indica la strada
Di fronte a questo metodo, che mira a vanificare il processo sul caso Alba Dorata e a legittimare l’esistenza dell’organizzazione nazista, il sistema politico sembra incapace di reagire. Il governo Samaràs ha la responsabilità di non aver mosso un dito per mesi dopo gli arresti del settembre 2013 e di aver ritardato di proposito il processo, ma anche il governo SYRIZA non era preparato e non si è occupato della questione, come se bastasse l’antifascismo “genetico” della sinistra per «vincere tutti i mali».
Certo, i messaggi inviati in ogni direzione dal nuovo Parlamento – prima di tutto alla Giustizia – convalidavano le argomentazioni di Alba Dorata sulle «persecuzioni politiche». Accecati dall’agenda politica monodimensionale della lotta anti memorandum, alcuni sono arrivati a includere in questo «fronte» anche l’organizzazione nazista, conferendo ai militanti del partito nazista l’alone di perseguitati politici. Quando anche la presidente del Parlamento è sembrata seguire questa linea, i messaggi sono diventati assordanti.
Ma alcuni rappresentanti locali hanno tentato di seguire una linea diversa. Anche in questo caso, però, il governo non è stato pronto a prendere una posizione netta per difendere la democrazia dai suoi camaleontici nemici.
All’inizio di giugno il sindaco di Patrasso Kostas Peletidis si è rivolto a enti e servizi della città per chiedere di evitare di fornire qualsiasi tipo di sostegno all’organizzazione nazista: «Rendiamo noto che i servizi del Comune di Patrasso non desiderano sostenere, in alcun modo, le attività politiche di Alba Dorata, poiché questa è un’organizzazione criminale nazista. Ciò significa, tra l’altro, che non faciliteremo le cose al gruppo parlamentare di A.D. fornendo dati provenienti dai nostri servizi, né metteremo loro a disposizione spazi del Comune per apparizioni pubbliche dell’organizzazione» (n. prot. 2490/70160/9.6.2015).
Sono seguite le proteste di Alba Dorata e l’interrogazione parlamentare di Michail Arvanitis-Avrami (n. 353/15.6.2015), che ha definito «calunniatorie» le dichiarazioni del sindaco e ha accusato quest’ultimo di aver violato la Costituzione. Il caso è arrivato in Parlamento, dove il ministro degli Interni ha risposto all’interrogazione.
Voutsis ha dichiarato che si tratta di una questione politica («è una posizione politica di cui è responsabile il sindaco di Patrasso, posizione che sicuramente sarà giudicata anche dai cittadini e dall’opinione pubblica»), ma ha comunque preso le distanze («lo dico chiaramente, nonostante non sia d’accordo con questa posizione politica. Perché evidentemente oltre ai diritti che vi spettano, visto che siete stati eletti, ci sono anche questioni che riguardano la vita pubblica locale, per cui bisogna avere in qualsiasi modo accesso ai dati, per fare luce»). La sua conclusione è che non verranno avviati procedimenti disciplinari contro il sindaco, nonostante il ministro non sia d’accordo con la sua decisione.
Il parlamentare di Alba Dorata ha dichiarato di «ammirare» le parole di Voutsis e lo ha presentato praticamente come un sostenitore delle teorie di A.D. sulle persecuzioni politiche da parte del governo Samaràs: «Vi ricordo di denunciare il governo Nea Dimokratia – PASOK, perché perseguita Alba Dorata e vuole la sua scomparsa. Voglio che ve lo ricordiate. Questo andrà a vostro onore». Arvanitis ha poi accusato Liana Kanneli [KKE, n.d.t.] di essere «il capo della folla che strepita fuori da Korydallòs», cosa assolutamente non vera, e ha rivelato il motivo della sua inquietudine: «Cosa succederebbe se tutti i sindaci o la maggior parte di loro ripetessero ogni giorno che “Alba Dorata è un’organizzazione criminale”?».
Ma è proprio questo il punto. Alba Dorata vuole far dimenticare il carattere nazista e criminale dell’organizzazione e attacca il sindaco Peletidis, eletto con il sostegno del KKE, che fa esattamente ciò che la sua coscienza antifascista gli impone di fare. Circa i dati richiesti da Alba Dorata, ricordiamo che dal primo momento in cui è entrata in Parlamento, nel 2012, il patito nazista ha chiesto dati sulla presenza di bambini profughi negli asili nido, provocando reazioni di indignazione.
L’allora ministro degli Interni Evripidis Stilianidis è stato quindi costretto a revocare il documento iniziale con cui chiedeva alle amministrazioni locali i dati richiesti da Ilias Panaghiòtaros con un’interrogazione parlamentare (4.10.2012) e si è limitato a fornire le percentuali di Greci e stranieri.
Lo sdegno provocato è stato grande, poiché pochi mesi prima Panaghiòtaros aveva confessato a cosa servissero questi dati: «Appena ne butteremo fuori un paio dagli ospedali, capiranno come funziona. Andremo fuori dagli asili nido per far entrare i figli dei Greci».
Quindi tutti i sindaci democratici, e tutti i ministri che affrontano A.D. come un partito qualsiasi, dovrebbero seguire l’esempio di Peletidis. Purtroppo nel governo solo il ministro dell’Immigrazione Tassìa Christodoulopoulou segue la strada di Nikos Dendias, che dall’apertura del processo nei confronti dei dirigenti dell’organizzazione, accusati di essere i capi di un’organizzazione criminale, si è rifiutato di rispondere alle interrogazioni degli albadorati.
Nonostante il disaccordo con il sindaco di Patrasso, Voutsis ha comunque dichiarato di non credere alla teoria sulle persecuzioni politiche sostenuta da Arvanitis: «Personalmente non credo né ho mai creduto, e nessuno tra noi l’ha mai detto, che si tratti di un complotto, visto che l’intervento della Giustizia è arrivato solo dopo un gran numero di azioni violente, che saranno giudicate in tribunale, e che in questo momento è in corso, anche se con molte interruzioni, il processo che riguarda il suo partito».
Ma la vicenda prosegue. Con un decreto «straordinario», il segretario generale ad interim dell’Amministrazione Locale Dionisios Panaghiotòpoulos il 22/07/2015 ha ritenuto nulla la delibera del sindaco di Patrasso, poiché non esiste nessuna legge, nessuna sentenza o delibera di un consiglio comunale che la giustifichino.
Il redattore del testo aggiunge in tono ironico: «Non ci è nota nessuna sentenza con cui il partito Coalizione Popolare Alba Dorata venga definito organizzazione a delinquere, di conseguenza la negazione al partito in questione dell’esercizio dei diritti e dei privilegi riconosciuti agli altri partiti non può essere ricondotta a nessun motivo legale in vigore che potrebbe giustificarla» (num. prot. 76853/8102).
La risposta del Comune di Patrasso è stata immediata. Il consiglio comunale della città si è riunito il 29/07 e ha accolto a larga maggioranza (35 su 37 presenti) la proposta del sindaco contro il documento dell’Amministrazione Locale, «che in sostanza annulla il ruolo politico del Consiglio Comunale e del Sindaco», ricordando che alle elezioni politiche del 25 gennaio era stato deciso all’unanimità di non concedere spazi pubblici ad Alba Dorata. E conclude: «Per quanto riguarda l’esistenza o meno di una sentenza sulla definizione di organizzazione a delinquere per quanto riguarda Alba Dorata, c’è qualcosa di più importante. La storia del nostro popolo, che ha pagato con il sangue l’occupazione nazifascista. Le atrocità dei nazisti e il massacro di Kalavrita non sono lontane e ne sono la testimonianza. Ci sono anche le recenti azioni di Alba Dorata, come il brutale omicidio di Pavlos Fyssas, e molte altre circostanze. Il carattere criminale di Alba Dorata è emanato dalla sua ideologia nazista, che non è mai stata nascosta».
Per quanto riguarda le garanzie Costituzionali e l’assenza di un «motivo legittimo», qualcuno dovrebbe informare il segretario generale che proprio in base alle accuse di organizzazione a delinquere è iniziato un processo parallelo per la protezione dello Stato dalle attività di Alba Dorata. La prima misura presa dal Parlamento pochi giorni dopo gli arresti dei membri dell’organizzazione è stata la sospensione dei finanziamenti pubblici al partito (22/10/2013).
Un emendamento compreso nella legge 4203/2013 prevede che in caso di procedimenti penali e imposizione di misure provvisorie di detenzione a carico di un dirigente di partito o di un quinto dei parlamentari di un partito, i finanziamenti statali e il sostegno finanziario sono temporaneamente sospesi. Il medesimo articolo afferma che «è prevista la sospensione dei finanziamenti se i reati delle persone fisiche di cui sopra sono stati commessi nel contesto delle attività del partito o in nome del partito a cui esse appartengono».
Questo emendamento è stato approvato dall’allora maggioranza del governo Samaràs, ma anche da SYRIZA, che ha partecipato alla stesura finale.
Recentemente il Consiglio di Stato ha respinto le obiezioni di Alba Dorata e il decreto è stato ritenuto assolutamente legittimo e costituzionale, poiché non in contrasto con quanto stabilito dalla CEDU.
I difensori dell’ultima ora
Il processo ad Alba Dorata prosegue a riflettori spenti, proprio come il doppio atteggiamento di alcuni politici, mentre nuove facce iniziano a prendere le difese dell’organizzazione, riproducendo con diversi pretesti la propaganda sulle «persecuzioni politiche».
Il paradosso è che iniziano a muoversi in questa direzione anche i media con un volto «antifascista». Abbiamo visto la rivista «Hot Doc» di Kostas Vaxevanis spezzare una lancia in favore delle teorie di Alba Dorata, dedicando tutto il numero di agosto a Isìdoros Doiakos, adottando la relativa propaganda dell’organizzazione sul procuratore che ha sottoposto al Tribunale di Secondo Grado la proposta per rinviare a giudizio la dirigenza del partito.
Il relativo «documento» è un audio di pochi secondi in cui si sente un uomo, la cui voce ricorda quella di Antonis Samaràs, rivolgere a una persona sconosciuta queste parole: «di’ a quello alto, Panathinaikakias, che i prossimi tre che andranno li deve fottere».
Secondo l’interpretazione di Kassidiaris, “Panathinaikakias” sarebbe Doiakos, e i tre a cui si fa cenno sarebbero alcuni dirigenti di Alba Dorata. Come c’era da aspettarsi, questo «reportage» di Kostas Vaxevanis è stato subito ripreso da giornali in buoni rapporti con Alba Dorata. Prima «Parapolitikà» (1.8) e poi «Dimokratia» (2.8).
Sul valore del «documento» basterà dire che Kassidiaris lo ha presentato in Parlamento il 10/12/2014, perché veniva discussa la richiesta di sospensione dell’immunità parlamentare dello stesso Kassidiaris per il video Baltakos. Ma il parlamentare di A.D. lo aveva citato per la prima volta nell’aprile del 2014, con molti sottintesi, minacciando che se l’indagine giudiziaria fosse proseguita, l’avrebbe reso pubblico!
Da allora «Hot Doc» segue le accuse di Kassidiaris. Questo sviluppo indica dove può arrivare il caso se i riflessi antifascisti della società si indeboliscono e le garanzie istituzionali della democrazia non funzionano.
Alba Dorata utilizza un metodo oscuro, tra intercettazioni, ricatti e minacce aperte per prendere in ostaggio la Giustizia.
È l’ultima carta in mano ai dirigenti di Alba Dorata, ma, contemporaneamente, è un ulteriore elemento rivelatorio sul modo in cui il partito nazista gestisce il potere.
di Tassos Kostòpoulos, Ada Psaràs, Dimitris Psaràs
Fonte: efsyn.gr
Traduzione di AteneCalling.org
Fonte
In tutto questo tempo Alba Dorata è letteralmente scomparsa. Non ci riferiamo solo all’assenza dall’aula dei dirigenti dell’organizzazione, ma anche alla totale mancanza di qualsiasi iniziativa pubblica da parte della «terza forza politica del paese». Le attività di A.D. sono confinate tra le quattro mura di alcune sedi e sono limitate ad alcune appariscenti sortite per diffondere le riviste dell’organizzazione.
Un indizio della perdita di seguito è proprio la costante diminuzione delle vendite del settimanale «di punta» dell’organizzazione. Secondo i dati dell’agenzia Europa, la tiratura del giornale «Embròs», il cui primo numero aveva venduto 7.500 copie, e che nel 2013 aveva una tiratura stabile di più di 4.000 copie e di più di 3.000 nel 2014, ora è limitata a 1.900 copie.
La nuova linea politica
Contrariamente alle previsioni di alcuni analisti, secondo cui Alba Dorata avrebbe tentato di sfruttare la congiuntura politica per cavalcare l’onda anti memorandum dei nuovi indignati, l’organizzazione nazista usa toni incredibilmente bassi, ponendosi come una normale formazione parlamentare ed evitando le note provocazioni sia all’interno che all’esterno del Parlamento.
L’assenza pianificata dei dirigenti dal processo è sicuramente finalizzata a evitare identificazioni tra il circolo più stretto intorno a Michaloliakos e gli autori materiali dei crimini dell’organizzazione. In un’intervista sul sito bankingnews al giornalista e ammiratore di A.D. Petros Leotsakos, Michaloliakos ha chiaramente distinto i parlamentari di Alba Dorata dagli altri membri imputati: «I parlamentari di Alba Dorata saranno tutti assolti, perché non c’è nessuna accusa; quelle di organizzazione a delinquere sono cadute. Per quanto riguarda gli altri, i capi sezione e i loro aiutanti, se in tribunale verrà dimostrato che hanno commesso atti illegali se ne assumeranno la responsabilità, ma noi saremo assolti».
Scaricare i propri camerati è stata una tattica costante del Capo in tutti i processi in cui erano imputati membri dell’organizzazione.
Ma l’assenza fisica di Michaloliakos dall’aula del tribunale non significa che l’organizzazione non controlli lo svolgimento del processo. Un ruolo importante è giocato dal fratello e avvocato del Capo, il penalista Takis Michalolias, anche lui membro storico dell’estrema destra greca e stretto collaboratore del dittatore Papadòpoulos. È lui che ha assunto la difesa del vicecapo dell’organizzazione Antonios Androutsopoulos (Periandros) in due processi, riuscendo a depoliticizzare il caso e ad evitare il coinvolgimento degli altri dirigenti.
La presenza del penalista assicura la corrispondenza della linea di difesa con la linea ufficiale del partito nazista. Quando ci sono tentativi di deviare da questa linea, i “ribelli” si pentono immediatamente, ritrattando le loro dichiarazioni e adeguandosi alla linea comune.
Ad esempio, un avvocato aveva dichiarato di voler presentare un documento che dimostrava che tutti gli imputati erano membri di Alba Dorata, rivelazione che avrebbe compromesso il tentativo di distinguere il Capo e i parlamentari dagli altri imputati. Dopo l’interruzione del processo l’avvocato ha dichiarato che non avrebbe più presentato questo documento, scatenando le proteste della parte civile.
Un altro esempio è l’adeguamento di tutti gli avvocati della difesa alla linea del Capo contro la registrazione delle udienze, nonostante gli strepiti iniziali per la trasmissione in diretta delle udienze stesse!
Nella medesima intervista al sito economico filo Alba Dorata dall’eloquente titolo «La Grecia ora non ha altra scelta al di là dell’euro – SYRIZA non corre rischi a breve termine», Michaloliakos sembrerebbe un… centrista moderato: «L’euro lo abbiamo pagato caro, a peso d’oro. Non siamo in debito con loro, sono loro in debito nei nostri confronti. Se usciamo ora dall’euro faremo un regalo agli Europei e ai creditori. La dracma è l’obiettivo finale nazionale, ma ora non è il momento. La Grecia ha una produzione nazionale devastata, quindi non può avere una moneta nazionale. La Grecia adesso non ha scelta. Per la Grecia c’è solo l’euro e a caro prezzo».
La finalità di questa scelta politica è palese. Artemis Mattheòpoulos l’aveva anticipata in un’intervista al Corriere della Sera del 25/04/2015, quando aveva dichiarato che Alba Dorata auspicava la permanenza della Grecia nell’Eurozona.
Nazionalismo a la carte, dunque. La finalità di questa linea è duplice. L’obiettivo più urgente è rafforzare l’immagine dei dirigenti come politici moderati e rispettosi della legge, perché lo stesso Michaloliakos e la sua squadra possano fare un atterraggio morbido. Un primo segno del fatto che questa tattica funziona, è l’alleggerimento delle misure cautelari imposte al Capo e ai suoi stretti collaboratori dopo il termine della detenzione provvisoria di diciotto mesi.
Ma c’è un secondo obiettivo, più a lungo termine.
Alba Dorata, nonostante le belle parole per SYRIZA e l’insistente retorica anti memorandum, sembra riportare sul tavolo il piano Baltakos, cioè l’informale collaborazione dell’area più vasta della destra. Con le dichiarazioni sull’euro Michaloliakos in realtà strizza l’occhio alla Nea Dimokratia di domani.
Si dichiara disposto a formare dopo le elezioni una collaborazione informale (o aperta) con Nea Dimokratia, dopo che ovviamente Antonis Samaràs, accusato da A.D. di essere il responsabile della supposta cospirazione contro l’organizzazione nazista, sarà stato allontanato dalla dirigenza del partito.
Patrasso indica la strada
Di fronte a questo metodo, che mira a vanificare il processo sul caso Alba Dorata e a legittimare l’esistenza dell’organizzazione nazista, il sistema politico sembra incapace di reagire. Il governo Samaràs ha la responsabilità di non aver mosso un dito per mesi dopo gli arresti del settembre 2013 e di aver ritardato di proposito il processo, ma anche il governo SYRIZA non era preparato e non si è occupato della questione, come se bastasse l’antifascismo “genetico” della sinistra per «vincere tutti i mali».
Certo, i messaggi inviati in ogni direzione dal nuovo Parlamento – prima di tutto alla Giustizia – convalidavano le argomentazioni di Alba Dorata sulle «persecuzioni politiche». Accecati dall’agenda politica monodimensionale della lotta anti memorandum, alcuni sono arrivati a includere in questo «fronte» anche l’organizzazione nazista, conferendo ai militanti del partito nazista l’alone di perseguitati politici. Quando anche la presidente del Parlamento è sembrata seguire questa linea, i messaggi sono diventati assordanti.
Ma alcuni rappresentanti locali hanno tentato di seguire una linea diversa. Anche in questo caso, però, il governo non è stato pronto a prendere una posizione netta per difendere la democrazia dai suoi camaleontici nemici.
All’inizio di giugno il sindaco di Patrasso Kostas Peletidis si è rivolto a enti e servizi della città per chiedere di evitare di fornire qualsiasi tipo di sostegno all’organizzazione nazista: «Rendiamo noto che i servizi del Comune di Patrasso non desiderano sostenere, in alcun modo, le attività politiche di Alba Dorata, poiché questa è un’organizzazione criminale nazista. Ciò significa, tra l’altro, che non faciliteremo le cose al gruppo parlamentare di A.D. fornendo dati provenienti dai nostri servizi, né metteremo loro a disposizione spazi del Comune per apparizioni pubbliche dell’organizzazione» (n. prot. 2490/70160/9.6.2015).
Sono seguite le proteste di Alba Dorata e l’interrogazione parlamentare di Michail Arvanitis-Avrami (n. 353/15.6.2015), che ha definito «calunniatorie» le dichiarazioni del sindaco e ha accusato quest’ultimo di aver violato la Costituzione. Il caso è arrivato in Parlamento, dove il ministro degli Interni ha risposto all’interrogazione.
Voutsis ha dichiarato che si tratta di una questione politica («è una posizione politica di cui è responsabile il sindaco di Patrasso, posizione che sicuramente sarà giudicata anche dai cittadini e dall’opinione pubblica»), ma ha comunque preso le distanze («lo dico chiaramente, nonostante non sia d’accordo con questa posizione politica. Perché evidentemente oltre ai diritti che vi spettano, visto che siete stati eletti, ci sono anche questioni che riguardano la vita pubblica locale, per cui bisogna avere in qualsiasi modo accesso ai dati, per fare luce»). La sua conclusione è che non verranno avviati procedimenti disciplinari contro il sindaco, nonostante il ministro non sia d’accordo con la sua decisione.
Il parlamentare di Alba Dorata ha dichiarato di «ammirare» le parole di Voutsis e lo ha presentato praticamente come un sostenitore delle teorie di A.D. sulle persecuzioni politiche da parte del governo Samaràs: «Vi ricordo di denunciare il governo Nea Dimokratia – PASOK, perché perseguita Alba Dorata e vuole la sua scomparsa. Voglio che ve lo ricordiate. Questo andrà a vostro onore». Arvanitis ha poi accusato Liana Kanneli [KKE, n.d.t.] di essere «il capo della folla che strepita fuori da Korydallòs», cosa assolutamente non vera, e ha rivelato il motivo della sua inquietudine: «Cosa succederebbe se tutti i sindaci o la maggior parte di loro ripetessero ogni giorno che “Alba Dorata è un’organizzazione criminale”?».
Ma è proprio questo il punto. Alba Dorata vuole far dimenticare il carattere nazista e criminale dell’organizzazione e attacca il sindaco Peletidis, eletto con il sostegno del KKE, che fa esattamente ciò che la sua coscienza antifascista gli impone di fare. Circa i dati richiesti da Alba Dorata, ricordiamo che dal primo momento in cui è entrata in Parlamento, nel 2012, il patito nazista ha chiesto dati sulla presenza di bambini profughi negli asili nido, provocando reazioni di indignazione.
L’allora ministro degli Interni Evripidis Stilianidis è stato quindi costretto a revocare il documento iniziale con cui chiedeva alle amministrazioni locali i dati richiesti da Ilias Panaghiòtaros con un’interrogazione parlamentare (4.10.2012) e si è limitato a fornire le percentuali di Greci e stranieri.
Lo sdegno provocato è stato grande, poiché pochi mesi prima Panaghiòtaros aveva confessato a cosa servissero questi dati: «Appena ne butteremo fuori un paio dagli ospedali, capiranno come funziona. Andremo fuori dagli asili nido per far entrare i figli dei Greci».
Quindi tutti i sindaci democratici, e tutti i ministri che affrontano A.D. come un partito qualsiasi, dovrebbero seguire l’esempio di Peletidis. Purtroppo nel governo solo il ministro dell’Immigrazione Tassìa Christodoulopoulou segue la strada di Nikos Dendias, che dall’apertura del processo nei confronti dei dirigenti dell’organizzazione, accusati di essere i capi di un’organizzazione criminale, si è rifiutato di rispondere alle interrogazioni degli albadorati.
Nonostante il disaccordo con il sindaco di Patrasso, Voutsis ha comunque dichiarato di non credere alla teoria sulle persecuzioni politiche sostenuta da Arvanitis: «Personalmente non credo né ho mai creduto, e nessuno tra noi l’ha mai detto, che si tratti di un complotto, visto che l’intervento della Giustizia è arrivato solo dopo un gran numero di azioni violente, che saranno giudicate in tribunale, e che in questo momento è in corso, anche se con molte interruzioni, il processo che riguarda il suo partito».
Ma la vicenda prosegue. Con un decreto «straordinario», il segretario generale ad interim dell’Amministrazione Locale Dionisios Panaghiotòpoulos il 22/07/2015 ha ritenuto nulla la delibera del sindaco di Patrasso, poiché non esiste nessuna legge, nessuna sentenza o delibera di un consiglio comunale che la giustifichino.
Il redattore del testo aggiunge in tono ironico: «Non ci è nota nessuna sentenza con cui il partito Coalizione Popolare Alba Dorata venga definito organizzazione a delinquere, di conseguenza la negazione al partito in questione dell’esercizio dei diritti e dei privilegi riconosciuti agli altri partiti non può essere ricondotta a nessun motivo legale in vigore che potrebbe giustificarla» (num. prot. 76853/8102).
La risposta del Comune di Patrasso è stata immediata. Il consiglio comunale della città si è riunito il 29/07 e ha accolto a larga maggioranza (35 su 37 presenti) la proposta del sindaco contro il documento dell’Amministrazione Locale, «che in sostanza annulla il ruolo politico del Consiglio Comunale e del Sindaco», ricordando che alle elezioni politiche del 25 gennaio era stato deciso all’unanimità di non concedere spazi pubblici ad Alba Dorata. E conclude: «Per quanto riguarda l’esistenza o meno di una sentenza sulla definizione di organizzazione a delinquere per quanto riguarda Alba Dorata, c’è qualcosa di più importante. La storia del nostro popolo, che ha pagato con il sangue l’occupazione nazifascista. Le atrocità dei nazisti e il massacro di Kalavrita non sono lontane e ne sono la testimonianza. Ci sono anche le recenti azioni di Alba Dorata, come il brutale omicidio di Pavlos Fyssas, e molte altre circostanze. Il carattere criminale di Alba Dorata è emanato dalla sua ideologia nazista, che non è mai stata nascosta».
Per quanto riguarda le garanzie Costituzionali e l’assenza di un «motivo legittimo», qualcuno dovrebbe informare il segretario generale che proprio in base alle accuse di organizzazione a delinquere è iniziato un processo parallelo per la protezione dello Stato dalle attività di Alba Dorata. La prima misura presa dal Parlamento pochi giorni dopo gli arresti dei membri dell’organizzazione è stata la sospensione dei finanziamenti pubblici al partito (22/10/2013).
Un emendamento compreso nella legge 4203/2013 prevede che in caso di procedimenti penali e imposizione di misure provvisorie di detenzione a carico di un dirigente di partito o di un quinto dei parlamentari di un partito, i finanziamenti statali e il sostegno finanziario sono temporaneamente sospesi. Il medesimo articolo afferma che «è prevista la sospensione dei finanziamenti se i reati delle persone fisiche di cui sopra sono stati commessi nel contesto delle attività del partito o in nome del partito a cui esse appartengono».
Questo emendamento è stato approvato dall’allora maggioranza del governo Samaràs, ma anche da SYRIZA, che ha partecipato alla stesura finale.
Recentemente il Consiglio di Stato ha respinto le obiezioni di Alba Dorata e il decreto è stato ritenuto assolutamente legittimo e costituzionale, poiché non in contrasto con quanto stabilito dalla CEDU.
I difensori dell’ultima ora
Il processo ad Alba Dorata prosegue a riflettori spenti, proprio come il doppio atteggiamento di alcuni politici, mentre nuove facce iniziano a prendere le difese dell’organizzazione, riproducendo con diversi pretesti la propaganda sulle «persecuzioni politiche».
Il paradosso è che iniziano a muoversi in questa direzione anche i media con un volto «antifascista». Abbiamo visto la rivista «Hot Doc» di Kostas Vaxevanis spezzare una lancia in favore delle teorie di Alba Dorata, dedicando tutto il numero di agosto a Isìdoros Doiakos, adottando la relativa propaganda dell’organizzazione sul procuratore che ha sottoposto al Tribunale di Secondo Grado la proposta per rinviare a giudizio la dirigenza del partito.
Il relativo «documento» è un audio di pochi secondi in cui si sente un uomo, la cui voce ricorda quella di Antonis Samaràs, rivolgere a una persona sconosciuta queste parole: «di’ a quello alto, Panathinaikakias, che i prossimi tre che andranno li deve fottere».
Secondo l’interpretazione di Kassidiaris, “Panathinaikakias” sarebbe Doiakos, e i tre a cui si fa cenno sarebbero alcuni dirigenti di Alba Dorata. Come c’era da aspettarsi, questo «reportage» di Kostas Vaxevanis è stato subito ripreso da giornali in buoni rapporti con Alba Dorata. Prima «Parapolitikà» (1.8) e poi «Dimokratia» (2.8).
Sul valore del «documento» basterà dire che Kassidiaris lo ha presentato in Parlamento il 10/12/2014, perché veniva discussa la richiesta di sospensione dell’immunità parlamentare dello stesso Kassidiaris per il video Baltakos. Ma il parlamentare di A.D. lo aveva citato per la prima volta nell’aprile del 2014, con molti sottintesi, minacciando che se l’indagine giudiziaria fosse proseguita, l’avrebbe reso pubblico!
Da allora «Hot Doc» segue le accuse di Kassidiaris. Questo sviluppo indica dove può arrivare il caso se i riflessi antifascisti della società si indeboliscono e le garanzie istituzionali della democrazia non funzionano.
Alba Dorata utilizza un metodo oscuro, tra intercettazioni, ricatti e minacce aperte per prendere in ostaggio la Giustizia.
È l’ultima carta in mano ai dirigenti di Alba Dorata, ma, contemporaneamente, è un ulteriore elemento rivelatorio sul modo in cui il partito nazista gestisce il potere.
di Tassos Kostòpoulos, Ada Psaràs, Dimitris Psaràs
Fonte: efsyn.gr
Traduzione di AteneCalling.org
Fonte
14/07/2015
Syriza implode, Alba Dorata gongola: “salveremo noi la Grecia”
L’avevano detto, i neonazisti in salsa greca, dopo la vittoria di Syriza alle elezioni del 25 gennaio scorso: “la sinistra fallirà e arriverà il nostro momento”.
E puntualmente i picchiatori in giacca e cravatta, tornano all’attacco ora che Alexis Tsipras ha tirato i remi in barca e accettato il più umiliante e sconvolgente dei memorandum imposti dell’Unione Europea, che di fatto rendono Atene un protettorato di Berlino e Bruxelles.
Qualche giorno fa, quando il quarantenne primo ministro ha spiazzato i suoi fans offrendo ai ‘creditori’ un piano di sacrifici, tagli e privatizzazioni ben più impattante di quello appena rifiutato dal 61% degli elettori nel referendum del 5 luglio, i parlamentari di Alba Dorata letteralmente gongolavano mentre sui loro scranni parlamentari esibivano i cartelli con su scritto ‘Oxi’.
In questi ultimi mesi gli squadristi sono stati buoni, hanno organizzato qualche piccolo presidio o corteo ma hanno rinunciato alle tradizionali spedizioni punitive contro immigrati, intellettuali, gay, attivisti di sinistra, a parte qualche episodio minore. Tutta la scena doveva essere – hanno pensato i “chrisiavgites” – per Alexis Tsipras e per il suo “inevitabile fallimento”. Ora che la caporetto di Syriza e dei Greci Indipendenti – competitori questi ultimi diretti dell’estrema destra – è sotto gli occhi di tutti i neonazisti ellenici si preparano a incassare, forti di un sostegno negli apparati di sicurezza e nelle alte sfere che non è mai tramontato, e di un sostegno popolare che potrebbe crescere nei settori delusi e spaventati dall’incapacità della sinistra europeista di mantenere le sue promesse.
"Syriza ha fallito, dimostrando di non essere differente da Pasok e Nea Demokratia. La Grecia tornerà presto al voto e noi siamo pronti a prenderci la nostra responsabilità se verrà il nostro turno" dice in una intervista a La Repubblica Theodoros Koudounas, uno dei fondatori e dei dirigenti di Alba Dorata. “In sei mesi di governo non hanno combinato nulla. Se non fare leggi per gay e immigrati che tanto costano solo una firma sotto una norma" dice quello che il quotidiano romano definisce uno dei leader dei “Nazionalisti ellenici”. La solita propaganda becera dei picchiatori in doppio petto. Ma poi Koudounas dice una cosa interessante, confermando i sospetti, su cui abbiamo spesso scritto in passato, su una strategia volta a riciclare Alba Dorata come partito di estrema destra ma presentabile che l’oligarchia ellenica possa utilizzare per compensare il crollo della destra storica di Nuova Democrazia. “Il nostro momento sta arrivando. La gente ci voterà. Come è successo in Finlandia, Olanda e Estonia. L’unico problema è che forse il nostro turno arriva un po’ troppo presto. Se andassimo alle urne ora saremmo appena al 12-13%, secondo i nostri sondaggi. Ma appena usciremo dal processo inscenato da Nea Dimokratia contro i vertici del nostro partito vareremo una rifondazione di Alba Dorata e a quel punto varremo il 25% dei voti. Tutti hanno capito che quel processo è una messa in scena, ne verremo fuori puliti. E dietro le sbarre ci sarà chi – come Samaras & C. – ha messo in ginocchio il nostro paese".
In realtà l’operazione di riciclo di Chrisi Avghi, o almeno di gran parte di essa, una volta ripulita di qualcuno degli elementi più impresentabili, vede la regia proprio di alcuni settori di estrema destra interni al partito dell’ex premier Antonis Samaras. Sono noti i rapporti diretti tra il braccio destro di Samaras – Tais Baltakos – e altri dirigenti di Nea Dimokratia provenienti da organizzazioni ultranazionaliste e neofasciste degli anni ’70 e ’80 con gli assassini del rapper antifascista Pavlos Fyssas.
Inoltre, con un tempismo più che sospetto, alcuni massimi dirigenti di Alba Dorata sotto processo con accuse gravissime – omicidio, istigazione a delinquere, racket – sono stati scarcerato proprio nei giorni scorsi, giusto giusto per poter partecipare alla campagna dell’estrema destra contro la capitolazione di Atene di fronte ai creditori. Tra questi c’è Ilias Kasidiaris, uno dei più violenti leader di Chrisi Avghi, rilasciato all’inizio di luglio dopo 12 mesi di detenzione per decisione della magistratura, contro il parere espresso dal pubblico ministero. Kasidiaris non è l’unico dei boss di Alba Dorata ad essere liberato nonostante la sua pericolosità sociale e politica, prima di lui a piede libero ci sono finiti Michaloliakos, Lagos, Pappas e altri. Ma in quei casi la scarcerazione era un atto dovuto in quanto i processati avevano già scontato il massimo della detenzione preventiva prevista dalla legislazione greca, diciotto mesi. Ma nel caso di Kasidiaris la corte ha deciso che era il caso di farlo rilasciare dopo solo un anno, in quanto non vi era “pericolo di fuga” (nonostante il picchiatore si sia più volte sottratto all’arresto dopo alcune delle sue ‘bravate’) o pericolo di ‘reiterazione del reato’.
In alcuni ambienti della sinistra radicale ellenica – al esempio tra i curatori del sito Golden Dawn Watch che segue le vicende processuali a carico dei neonazisti – la notizia della liberazione anticipata di un pezzo da novanta come Kasidiaris ha fatto suonare più di un campanello d’allarme. Dietro la decisione, è la tesi, c’è una decisione politica. Di chi? Alba Dorata ha molti amici nelle alte sfere, magistratura compresa. E anche nei partiti filo Troika, che potrebbero sdoganare e agevolare, come scrivevamo, una versione 2.0 della formazione di estrema destra per orientare su posizioni populiste e xenofobe un malcontento popolare che inevitabilmente crescerà dopo la trasformazione di Atene in protettorato di Bruxelles e Berlino. In fondo la violenza dei chrisiavgites è compatibile con gli interessi degli oligarchi locali, a partire dagli armatori. Nel programma del partito, al contrario di quanto spesso si creda, non figura affatto un'uscita della Grecia dall'Eurozona.
Nella sinistra estrema molti si chiedono cosa abbia fatto la classe dirigente di Syriza in questi cinque mesi di governo, per portare a termine seriamente un processo contro il partito di Michaloliakos scaturito da un’inchiesta per reati gravissimi che però langue visibilmente e probabilmente si concluderà con il solito buco nell’acqua.
Fonte
E puntualmente i picchiatori in giacca e cravatta, tornano all’attacco ora che Alexis Tsipras ha tirato i remi in barca e accettato il più umiliante e sconvolgente dei memorandum imposti dell’Unione Europea, che di fatto rendono Atene un protettorato di Berlino e Bruxelles.
Qualche giorno fa, quando il quarantenne primo ministro ha spiazzato i suoi fans offrendo ai ‘creditori’ un piano di sacrifici, tagli e privatizzazioni ben più impattante di quello appena rifiutato dal 61% degli elettori nel referendum del 5 luglio, i parlamentari di Alba Dorata letteralmente gongolavano mentre sui loro scranni parlamentari esibivano i cartelli con su scritto ‘Oxi’.
In questi ultimi mesi gli squadristi sono stati buoni, hanno organizzato qualche piccolo presidio o corteo ma hanno rinunciato alle tradizionali spedizioni punitive contro immigrati, intellettuali, gay, attivisti di sinistra, a parte qualche episodio minore. Tutta la scena doveva essere – hanno pensato i “chrisiavgites” – per Alexis Tsipras e per il suo “inevitabile fallimento”. Ora che la caporetto di Syriza e dei Greci Indipendenti – competitori questi ultimi diretti dell’estrema destra – è sotto gli occhi di tutti i neonazisti ellenici si preparano a incassare, forti di un sostegno negli apparati di sicurezza e nelle alte sfere che non è mai tramontato, e di un sostegno popolare che potrebbe crescere nei settori delusi e spaventati dall’incapacità della sinistra europeista di mantenere le sue promesse.
"Syriza ha fallito, dimostrando di non essere differente da Pasok e Nea Demokratia. La Grecia tornerà presto al voto e noi siamo pronti a prenderci la nostra responsabilità se verrà il nostro turno" dice in una intervista a La Repubblica Theodoros Koudounas, uno dei fondatori e dei dirigenti di Alba Dorata. “In sei mesi di governo non hanno combinato nulla. Se non fare leggi per gay e immigrati che tanto costano solo una firma sotto una norma" dice quello che il quotidiano romano definisce uno dei leader dei “Nazionalisti ellenici”. La solita propaganda becera dei picchiatori in doppio petto. Ma poi Koudounas dice una cosa interessante, confermando i sospetti, su cui abbiamo spesso scritto in passato, su una strategia volta a riciclare Alba Dorata come partito di estrema destra ma presentabile che l’oligarchia ellenica possa utilizzare per compensare il crollo della destra storica di Nuova Democrazia. “Il nostro momento sta arrivando. La gente ci voterà. Come è successo in Finlandia, Olanda e Estonia. L’unico problema è che forse il nostro turno arriva un po’ troppo presto. Se andassimo alle urne ora saremmo appena al 12-13%, secondo i nostri sondaggi. Ma appena usciremo dal processo inscenato da Nea Dimokratia contro i vertici del nostro partito vareremo una rifondazione di Alba Dorata e a quel punto varremo il 25% dei voti. Tutti hanno capito che quel processo è una messa in scena, ne verremo fuori puliti. E dietro le sbarre ci sarà chi – come Samaras & C. – ha messo in ginocchio il nostro paese".
In realtà l’operazione di riciclo di Chrisi Avghi, o almeno di gran parte di essa, una volta ripulita di qualcuno degli elementi più impresentabili, vede la regia proprio di alcuni settori di estrema destra interni al partito dell’ex premier Antonis Samaras. Sono noti i rapporti diretti tra il braccio destro di Samaras – Tais Baltakos – e altri dirigenti di Nea Dimokratia provenienti da organizzazioni ultranazionaliste e neofasciste degli anni ’70 e ’80 con gli assassini del rapper antifascista Pavlos Fyssas.
Inoltre, con un tempismo più che sospetto, alcuni massimi dirigenti di Alba Dorata sotto processo con accuse gravissime – omicidio, istigazione a delinquere, racket – sono stati scarcerato proprio nei giorni scorsi, giusto giusto per poter partecipare alla campagna dell’estrema destra contro la capitolazione di Atene di fronte ai creditori. Tra questi c’è Ilias Kasidiaris, uno dei più violenti leader di Chrisi Avghi, rilasciato all’inizio di luglio dopo 12 mesi di detenzione per decisione della magistratura, contro il parere espresso dal pubblico ministero. Kasidiaris non è l’unico dei boss di Alba Dorata ad essere liberato nonostante la sua pericolosità sociale e politica, prima di lui a piede libero ci sono finiti Michaloliakos, Lagos, Pappas e altri. Ma in quei casi la scarcerazione era un atto dovuto in quanto i processati avevano già scontato il massimo della detenzione preventiva prevista dalla legislazione greca, diciotto mesi. Ma nel caso di Kasidiaris la corte ha deciso che era il caso di farlo rilasciare dopo solo un anno, in quanto non vi era “pericolo di fuga” (nonostante il picchiatore si sia più volte sottratto all’arresto dopo alcune delle sue ‘bravate’) o pericolo di ‘reiterazione del reato’.
In alcuni ambienti della sinistra radicale ellenica – al esempio tra i curatori del sito Golden Dawn Watch che segue le vicende processuali a carico dei neonazisti – la notizia della liberazione anticipata di un pezzo da novanta come Kasidiaris ha fatto suonare più di un campanello d’allarme. Dietro la decisione, è la tesi, c’è una decisione politica. Di chi? Alba Dorata ha molti amici nelle alte sfere, magistratura compresa. E anche nei partiti filo Troika, che potrebbero sdoganare e agevolare, come scrivevamo, una versione 2.0 della formazione di estrema destra per orientare su posizioni populiste e xenofobe un malcontento popolare che inevitabilmente crescerà dopo la trasformazione di Atene in protettorato di Bruxelles e Berlino. In fondo la violenza dei chrisiavgites è compatibile con gli interessi degli oligarchi locali, a partire dagli armatori. Nel programma del partito, al contrario di quanto spesso si creda, non figura affatto un'uscita della Grecia dall'Eurozona.
Nella sinistra estrema molti si chiedono cosa abbia fatto la classe dirigente di Syriza in questi cinque mesi di governo, per portare a termine seriamente un processo contro il partito di Michaloliakos scaturito da un’inchiesta per reati gravissimi che però langue visibilmente e probabilmente si concluderà con il solito buco nell’acqua.
Fonte
29/04/2015
La destra europeista
Come la Lega qualche giorno fa, anche
Alba Dorata s’incarica di smentire da sé la prosopopea mediatica che
continua a dipingere certa estrema destra come contraria agli interessi
europeisti, presuntamente anti-euro, in realtà perfettamente integrata
al sistema economico neoliberista. Oggi è Artemios Matthaiopoulos,
deputato del partito nazista, a svelare la direzione di marcia del
partito in un’intervista al Corriere della Sera di sabato 25 aprile: “Veniamo all’euro. Meglio fuori o dentro? Dentro. Perché? Abbiamo già pagato a caro prezzo l’ingresso. Sarebbe assurdo pagare anche l’uscita”.
Questo passaggio, apparentemente espresso di sfuggita e senza
spiegazioni esaustive, risulta però essere centrale all’interno di un
ragionamento più generale (e infatti il giornalista lo coglie in pieno,
titolando il pezzo: Anche Alba Dorata vuole restare nell’eurozona. “Assurdo uscire”).
Perché certa estrema destra, dalla Lega Nord al Front National passando
per Alba Dorata, Jobbik o l’Ukip, guadagna voti quasi esclusivamente
grazie a sponsor politico-mediatici interessati a descrivere questi come
unica alternativa all’euro e alla Ue. Sebbene Renzi et similia non
siano i migliori governanti possibili, sebbene l’euro non abbia portato
quei vantaggi che ci aspettavamo – sembrano dirci i commentatori più
accreditati – meglio loro che l’alternativa neofascista à la Alba
Dorata. Il problema è che Alba Dorata, e ancor di più Lega Nord e Fn,
non sono “alternativi” al sistema produttivo, economico e politico
attuale, ma solo una degenerazione di quel modello. Non c’è insomma
ipotesi di una Grecia o una Francia “fascistizzate” fuori dalla Ue, ma perfettamente compatibili dentro i meccanismi comunitari, una volta smussata certa retorica razzistoide non consona al politicamente corretto europeista.
Non è un discorso massimalista. Anche
noi crediamo sia “meglio” Tsipras che Alba Dorata, così come sia meglio
fare politica con Renzi o Berlusconi al governo che con Salvini o
Casapound. Per un semplice fatto di agibilità, di formalità democratiche
in un certo senso “garantiste”, meglio inchiodare la liberaldemocrazia
alle sue contraddizioni che formazioni neofasciste che di queste
contraddizioni se ne sbatterebbero allegramente. Il problema politico
però è un altro. A differenza del racconto generalista, tali formazioni
di estrema destra non rappresentano un’alternativa, seppur
capitalistica, al dominio del capitale transnazionale europeista, quello
guidato da una borghesia internazionale globalizzata che punta alla
costruzione di un polo imperialista europeo. Insomma, con la Lega Nord
al governo non ci sarebbe alcuna uscita dall’euro, nessun ritorno ad una
borghesia nazionale “produttivista”, nessuna inversione di rotta con la
dinamica finanziaria, nessun ritorno in auge del modello piccola-media
impresa attraverso cui garantire una crescita economica “bloccata” dalle
direttiva comunitarie. E’ bene evidenziarlo, visto che certo
“anti-europeismo” viene affibbiato a tali formazioni che tutto sono
tranne che anti-europeiste.
Oggi la piccola-media borghesia
impoverita, tanto socialmente quanto nelle sue espressioni politiche,
non ha alcuna possibilità di imporre un ordine del discorso; di “stringere alleanze” con settori di classe diversi dal
suo; di muoversi autonomamente nello scenario
politico europeo. Se storicamente è sempre così, oggi più che mai questa
categorizzazione spuria risulta impossibilitata ad agire da sé, perché
l’unico obiettivo economico che si pone, quello di salvaguardare il
proprio tenore di vita, può avvenire cercando di agganciarsi al carro
del capitalismo vincitore, non quello di salvaguardare “interessi
nazionali” con pezzi di proletariato (altro discorso si avrebbe in
presenza di forti rappresentanze del lavoro dipendente salariato capaci
di attrarre quote di borghesia impoverita). Dunque, le espressioni
politiche di tale borghesia, a cominciare da Alba Dorata, non possono
immaginarsi altrove se non nel grande capitale.
Ciò che invece potrebbe in teoria essere
possibile è scegliere un capitalismo avverso agli interessi Ue, come
quello russo o cinese. Un discorso irreale per paesi troppo legati alla
storia europea, come Spagna o Italia, ma che potrebbe essere realistico
se immaginato per la Grecia. Ma questo significherebbe la rottura con la
Ue, e abbiamo visto come tale scenario non sia realizzabile da queste
forze politiche. A meno di una “metabolizzazione” del distacco greco da
parte dello stesso grande capitale, come sembra stia avvenendo da parte
della Germania. A quel punto non sarebbe più la Grecia ad uscire, ma il
resto della Ue ad espungerla dal corpo europeista. Non più una rottura
allora, gravida di potenzialità positive, ma un'espulsione che ne
decreterebbe la definitiva marginalizzazione. Uno scenario che sta
venendo pensato dal cuore della Ue.
26/04/2015
Il processo ad Alba Dorata: minacce, provocazioni e omissioni
Lo scorso 20 aprile, in una speciale aula di tribunale approntata all’interno del carcere di Korydalos, alla periferia di Atene, è iniziato il processo a decine di leader e militanti del partito nazista ellenico Alba dorata, accusati di appartenenza a un'organizzazione criminale, di omicidio e di altri gravi reati. Dopo neanche due ore l’udienza è stata rinviata al prossimo 7 maggio perché uno degli imputati non aveva nominato un avvocato.
In un clima di tensione alla prima udienza hanno partecipato 44 dei 69 imputati, mentre il fondatore e leader di Alba dorata Nikolaos Michaloliakos e altri dirigenti del partito sono stati rappresentati dai loro avvocati. I procuratori hanno protestato contro la sospensione temporanea e hanno chiesto che il processo venga spostato in un'aula più grande per permettere la partecipazione della stampa. La prima sessione si è tenuta come scrivevamo in una sala speciale del carcere di massima sicurezza di Korydalos, a dieci chilometri da Atene. Il sindaco di questa località, Stavros Kasimatis, ha chiesto più volte di trasferire il processo, evidenziando che il carcere si trova vicino ad alcune scuole e che potrebbe diventare un luogo di ritrovo di neonazisti. Alla prima udienza si sono presentate 92 delle 131 persone chiamate a testimoniare nel processo, fra cui il sindaco di Atene, Yorgos Kaminis. Dalle prime ore del mattino, in una strada che conduce al carcere, hanno manifestato migliaia di antifascisti, migranti, lavoratori, esponenti politici mentre dalla parte opposta, protetti dalla polizia, un centinaio di militanti di Chrysi Avghi ha lanciato slogan e alcuni estremisti di destra hanno anche picchiato tre amici del rapper Pavlos Fyssas mentre si recavano in tribunale per testimoniare, mandandone uno in ospedale.
Proprio in concomitanza con il processo varie realtà antifasciste hanno denunciato il comportamento del giornale Proto Thema che incredibilmente ha pubblicato per intero la lista con tutti i nomi dei testimoni chiamati dall’accusa contro i dirigenti di Alba Dorata. Proto Thema, che da anni pubblica articoli tendenti a dare del movimento neonazista un’immagine edulcorata e che ispiri simpatie nell’opinione pubblica si è prestato così ad un esplicito ed inaccettabile gesto di intimidazione per conto del partito nazista contro i testimoni, esponendoli al rischio di ritorsioni e minacce da parte dei picchiatori agli ordini di Michaloliakos e degli altri gerarchi.
Di seguito vi proponiamo alcuni articoli sul processo e su alcuni temi inerenti l’estrema destra e le protezioni di cui gode negli apparati, tratti dal blog Atenecalling.org
Continua qui
In un clima di tensione alla prima udienza hanno partecipato 44 dei 69 imputati, mentre il fondatore e leader di Alba dorata Nikolaos Michaloliakos e altri dirigenti del partito sono stati rappresentati dai loro avvocati. I procuratori hanno protestato contro la sospensione temporanea e hanno chiesto che il processo venga spostato in un'aula più grande per permettere la partecipazione della stampa. La prima sessione si è tenuta come scrivevamo in una sala speciale del carcere di massima sicurezza di Korydalos, a dieci chilometri da Atene. Il sindaco di questa località, Stavros Kasimatis, ha chiesto più volte di trasferire il processo, evidenziando che il carcere si trova vicino ad alcune scuole e che potrebbe diventare un luogo di ritrovo di neonazisti. Alla prima udienza si sono presentate 92 delle 131 persone chiamate a testimoniare nel processo, fra cui il sindaco di Atene, Yorgos Kaminis. Dalle prime ore del mattino, in una strada che conduce al carcere, hanno manifestato migliaia di antifascisti, migranti, lavoratori, esponenti politici mentre dalla parte opposta, protetti dalla polizia, un centinaio di militanti di Chrysi Avghi ha lanciato slogan e alcuni estremisti di destra hanno anche picchiato tre amici del rapper Pavlos Fyssas mentre si recavano in tribunale per testimoniare, mandandone uno in ospedale.
Proprio in concomitanza con il processo varie realtà antifasciste hanno denunciato il comportamento del giornale Proto Thema che incredibilmente ha pubblicato per intero la lista con tutti i nomi dei testimoni chiamati dall’accusa contro i dirigenti di Alba Dorata. Proto Thema, che da anni pubblica articoli tendenti a dare del movimento neonazista un’immagine edulcorata e che ispiri simpatie nell’opinione pubblica si è prestato così ad un esplicito ed inaccettabile gesto di intimidazione per conto del partito nazista contro i testimoni, esponendoli al rischio di ritorsioni e minacce da parte dei picchiatori agli ordini di Michaloliakos e degli altri gerarchi.
Di seguito vi proponiamo alcuni articoli sul processo e su alcuni temi inerenti l’estrema destra e le protezioni di cui gode negli apparati, tratti dal blog Atenecalling.org
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20/04/2015
Atene. Al via il processo contro Alba Dorata. I nazisti aggrediscono i testimoni
Si è aperto questa mattina ad Atene, in un clima blindato e di estrema tensione, il maxi processo a carico di 69 tra eletti, dirigenti e militanti del partito neonazista greco Alba Dorata.
La prima udienza del processo che presumibilmente durerà parecchi mesi si è tenuta in un tribunale appositamente realizzato all’interno del carcere di massima sicurezza di Korydallos, alla periferia della capitale. Il procedimento ha avuto luogo in un’aula superaffollata ed evidentemente inadatta allo scopo: del resto i numeri del processo sono assai consistenti, perché oltre ai 69 imputati occorre annoverare i giudici, circa 120 tra avvocati, assistenti e rappresentanti delle parti civili e 300 tra testimoni ed osservatori dell’associazione Goldenwatch. Non invece i giornalisti, la maggior parte dei quali non hanno avuto accesso al tribunale.
Il procedimento penale è scattato a partire dalle indagini che, dopo l’omicidio del cantante rapper antifascista Pavlos Fyssas – noto come Killah P – il 17 settembre del 2013 da parte di Giorgos Roupakias, un militante del partito neonazista reo confesso, segnarono un netto cambio di atteggiamento da parte della magistratura, della stampa e dell’establishment ellenico. Se fino a quel momento le continue scorribande razziste, i pestaggi, le aggressioni e le minacce contro immigrati e esponenti del mondo della sinistra, dell’arte e della cultura da parte dei dirigenti e delle squadracce di Chrysi Avghi avevano goduto di una sostanziale impunità – oltre che della simpatia di alcuni media che hanno fatto la fortuna dell’estrema destra in contemporanea col manifestarsi della grave crisi economica che ha investito il paese – a partire dall’autunno del 2013 la magistratura ha impresso una svolta mettendo di fatto sotto accusa tutta la cupola del partito e numerosi parlamentari della formazione.
E così 18 deputati eletti nelle elezioni del giugno del 2012 insieme ad altri 52 dirigenti e militanti della formazione lo scorso 4 febbraio sono stati rimandati a giudizio dal Consiglio dei giudici della Corte d’Appello con l’accusa di formare una vera e propria ‘organizzazione criminale’ dedita ai pestaggi brutali – sfociati anche in omicidi – nei confronti dei suoi “nemici ideologici” e degli immigrati, ma anche ad una serie di attività illecite come il traffico di droga e di armi, il racket nei confronti dei commercianti e addirittura lo sfruttamento della prostituzione. Si tratta di accuse gravi che, se condurranno ad una condanna, potrebbero costare ai dirigenti d Chrysi Avghi anche 20 anni di reclusione.
Ma non si tratta, contrariamente a quanto affermano gli imputati che gridano al complotto contro di loro, di un processo politico. Quello che si è aperto oggi ad Atene non è infatti un processo contro l’ideologia neonazista professata da Alba Dorata, o contro il suo carattere eversivo e paramilitare, bensì un ‘normale’ processo contro le attività criminali svolte da un pezzo del partito.
Un pezzo consistente, comunque, visto che tra gli imputati figurano il fondatore e leader del partito Nikos Michaloliakos e il suo braccio destro Christos Pappas, oltre ai deputati Ilias Kasidiaris, Yannis Lagos, Ilias Panagiotaros, Konstantinos Barbarousis, Stathis Boukouras, che in qualche modo rappresentano il cerchio magico costituito attorno al ‘duce’ del movimento e che muovono i fili di un movimento organizzato sulla base di logiche piramidali e militari.
Solo 44 imputati si sono presentati stamattina in aula. Non solo non si sono visti né Michaloliakos né Pappas, che avendo già scontato 18 mesi di detenzione preventiva sono da qualche tempo a piede libero, ma neanche il portavoce della formazione Ilias Kasidiaris, ancora in condizione di detenzione così come altri 8 imputati. La maggior parte dei neonazisti finiti sotto processo sono stati arrestati nel corso di una maxi retata nel settembre del 2013 e rinchiusi proprio nel carcere di Korydallos.
Nonostante le gravissime accuse più che documentate contro i chrisyavgites, alle scorse elezioni del 25 gennaio il partito di estrema destra ha ottenuto il 6.3% dei voti e l’elezione di 17 deputati, in terza posizione dopo Syriza e Nea Dimokratia, riconfermando di fatto quello che tre anni fa era stato un vero e proprio exploit. Incredibilmente al parlamento di Atene sono tornati anche 13 dei 18 deputati finiti sotto processo, il che dimostra che la formazione di estrema destra gode nel paese di un radicamento assai consistente.
Mentre in aula il procedimento si avviava in un clima di evidente caos, tenuti a una certa distanza dal supercarcere da un imponente dispositivo di polizia, circa duemila antirazzisti e antifascisti hanno manifestato per chiedere una giusta e esemplare condanna nei confronti dei killer neonazisti. Per permettere ai propri iscritti di partecipare alla manifestazione il sindacato Adedy ha anche indetto uno sciopero regionale dalle 7.30 alle 11.30 di questa mattina in alcuni comparti, così come hanno fatto alcuni sindacati del settore marittimo.
I manifestanti e le autorità locali hanno chiesto anche che il procedimento penale venga spostato in una sede più grande e centrale che permetta anche alla stampa e ad un vasto panorama di associazioni e gruppi interessati di assistere e partecipare. Poco dopo l'inizio comunque l'udienza è stata sospesa e rinviata al prossimo 7 maggio in quanto Nikos Papavasileiou – uno degli imputati accusato dell'incendio doloso di un bar gestito da immigrati – deve ancora nominare un legale che lo rappresenti. La corte dovrà anche decidere se spostare o meno il procedimento in un luogo più consono. In questo senso si è espressa anche l'amministrazione del quartiere che oggi di fatto è stato completamente militarizzato ed ha dovuto imporre la chiusura delle scuole, molte delle quali sorgono proprio accanto all'improvvisato tribunale.
Nel frattempo presidi e manifestazioni sono stati organizzati anche in altre città della Grecia da realtà della sinistra e antirazziste.
Purtroppo davanti al carcere c'erano pure parecchi picchiatori di Alba Dorata che oltre a lanciare i loro truci slogan hanno anche aggredito fisicamente alcuni dei compagni di Pavlos Fyssas che si recavano in tribunale per testimoniare, mandandone uno all'ospedale senza che la polizia intervenisse. All'interno dell'aula invece i numerosi parenti degli imputati presenti non hanno fatto mancare minacce e provocazioni nei confronti dei testimoni e agli avvocati delle parti civili.
Nel mondo politico greco e nella società sono alti l'interesse e l'attesa per l’esito del maxi processo sul quale ovviamente le pressioni e le ingerenze politiche non si contano. Per molti anni i neonazisti sono stati coccolati e sostenuti dalla grande stampa, coperti politicamente da Nuova Democrazia e da altre formazioni di centrodestra, protetti da pezzi degli apparati di intelligence e di sicurezza e foraggiati dagli armatori e da altri ambienti padronali. Il partito neonazista appariva la migliore e meno pericolosa alternativa rispetto alla possibile ascesa dell’estrema sinistra in un periodo in cui la popolazione greca scioperava e scendeva nelle strade quotidianamente contro l’applicazione da parte dei governi fantoccio di Atene delle misure draconiane dettate dalla Troika europea. L’establishment ha tollerato aggressioni, pestaggi, scorrerie razziste e omicidi in nome del bilanciamento della crescita della sinistra radicale da parte di un movimento che a parole era contro l’austerity e l’Unione Europea ma che in verità non ha mai preso di mira gli esponenti del sistema politico, imprenditoriale o finanziario greco o continentale. Anzi, vittime degli attacchi dei neonazisti sono stati sempre immigrati, sindacalisti, attivisti sociali e politici della sinistra ed esponenti della cultura, a dimostrazione che Alba Dorata è un partito d’ordine e non certo antisistema, come d’altronde dimostra il forte sostegno al movimento di estrema destra da parte di migliaia di agenti di polizia, di pezzi dell’esercito e dei servizi segreti che hanno aiutato Michaloliakos e soci a reperire armi, a realizzare campi d’addestramento militare in patria e all’estero, a depistare le poche indagini scattate fino al 2013 a carico di loro dirigenti e militanti.
Negli ultimi due anni l’atteggiamento dell’establishment rispetto a Chrysi Avghi sembra però essere cambiato. Una parte della classe dirigente conservatrice ellenica infatti, ben rappresentata all’interno della direzione di Nea Dimokratia e in particolare nell’entourage dell’ex premier Samaras che ha stretti legami con ambienti della destra eversiva nel quale molti ‘conservatori’ hanno militato in passato, preme su Alba Dorata affinché si rifondi come forza di destra presentabile. Ripulita dei suoi dirigenti più scalmanati e compromessi, previo cambio di simbologia e denominazione, la formazione neonazista potrebbe diventare un’utilissima stampella di estrema destra ‘costituzionale’ da affiancare a Nea Dimokratia permettendo così a Samaras e soci di tornare al potere sfruttando il populismo di Michaloliakos e camerati, prezioso nel momento in cui il governo Syriza-Anel si trova in evidente difficoltà nel mantenere le promesse elettorali di fronte all’intransigenza dell’Unione Europea. Bruxelles e Francoforte, che lo facciano in maniera cosciente o meno poco importa, stanno lavorando per aprire la strada ad un’ennesima svolta a destra della Grecia dopo un eventuale fallimento del programma riformista di Syriza. Il che rende lecito aspettarsi che il maxi processo apertosi oggi a Korydallos si possa chiudere con alcune condanne ma non particolarmente pesanti. Un avvertimento e un invito ai dirigenti di Alba Dorata da parte dell’establishment ellenico affinché Chrysi Avghi si converta in una stampella di una destra di governo in difficoltà più di quanto i neonazisti greci non siano già stati fino a questo momento.
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La prima udienza del processo che presumibilmente durerà parecchi mesi si è tenuta in un tribunale appositamente realizzato all’interno del carcere di massima sicurezza di Korydallos, alla periferia della capitale. Il procedimento ha avuto luogo in un’aula superaffollata ed evidentemente inadatta allo scopo: del resto i numeri del processo sono assai consistenti, perché oltre ai 69 imputati occorre annoverare i giudici, circa 120 tra avvocati, assistenti e rappresentanti delle parti civili e 300 tra testimoni ed osservatori dell’associazione Goldenwatch. Non invece i giornalisti, la maggior parte dei quali non hanno avuto accesso al tribunale.
Il procedimento penale è scattato a partire dalle indagini che, dopo l’omicidio del cantante rapper antifascista Pavlos Fyssas – noto come Killah P – il 17 settembre del 2013 da parte di Giorgos Roupakias, un militante del partito neonazista reo confesso, segnarono un netto cambio di atteggiamento da parte della magistratura, della stampa e dell’establishment ellenico. Se fino a quel momento le continue scorribande razziste, i pestaggi, le aggressioni e le minacce contro immigrati e esponenti del mondo della sinistra, dell’arte e della cultura da parte dei dirigenti e delle squadracce di Chrysi Avghi avevano goduto di una sostanziale impunità – oltre che della simpatia di alcuni media che hanno fatto la fortuna dell’estrema destra in contemporanea col manifestarsi della grave crisi economica che ha investito il paese – a partire dall’autunno del 2013 la magistratura ha impresso una svolta mettendo di fatto sotto accusa tutta la cupola del partito e numerosi parlamentari della formazione.
E così 18 deputati eletti nelle elezioni del giugno del 2012 insieme ad altri 52 dirigenti e militanti della formazione lo scorso 4 febbraio sono stati rimandati a giudizio dal Consiglio dei giudici della Corte d’Appello con l’accusa di formare una vera e propria ‘organizzazione criminale’ dedita ai pestaggi brutali – sfociati anche in omicidi – nei confronti dei suoi “nemici ideologici” e degli immigrati, ma anche ad una serie di attività illecite come il traffico di droga e di armi, il racket nei confronti dei commercianti e addirittura lo sfruttamento della prostituzione. Si tratta di accuse gravi che, se condurranno ad una condanna, potrebbero costare ai dirigenti d Chrysi Avghi anche 20 anni di reclusione.
Ma non si tratta, contrariamente a quanto affermano gli imputati che gridano al complotto contro di loro, di un processo politico. Quello che si è aperto oggi ad Atene non è infatti un processo contro l’ideologia neonazista professata da Alba Dorata, o contro il suo carattere eversivo e paramilitare, bensì un ‘normale’ processo contro le attività criminali svolte da un pezzo del partito.
Un pezzo consistente, comunque, visto che tra gli imputati figurano il fondatore e leader del partito Nikos Michaloliakos e il suo braccio destro Christos Pappas, oltre ai deputati Ilias Kasidiaris, Yannis Lagos, Ilias Panagiotaros, Konstantinos Barbarousis, Stathis Boukouras, che in qualche modo rappresentano il cerchio magico costituito attorno al ‘duce’ del movimento e che muovono i fili di un movimento organizzato sulla base di logiche piramidali e militari.
Solo 44 imputati si sono presentati stamattina in aula. Non solo non si sono visti né Michaloliakos né Pappas, che avendo già scontato 18 mesi di detenzione preventiva sono da qualche tempo a piede libero, ma neanche il portavoce della formazione Ilias Kasidiaris, ancora in condizione di detenzione così come altri 8 imputati. La maggior parte dei neonazisti finiti sotto processo sono stati arrestati nel corso di una maxi retata nel settembre del 2013 e rinchiusi proprio nel carcere di Korydallos.
Nonostante le gravissime accuse più che documentate contro i chrisyavgites, alle scorse elezioni del 25 gennaio il partito di estrema destra ha ottenuto il 6.3% dei voti e l’elezione di 17 deputati, in terza posizione dopo Syriza e Nea Dimokratia, riconfermando di fatto quello che tre anni fa era stato un vero e proprio exploit. Incredibilmente al parlamento di Atene sono tornati anche 13 dei 18 deputati finiti sotto processo, il che dimostra che la formazione di estrema destra gode nel paese di un radicamento assai consistente.
I manifestanti e le autorità locali hanno chiesto anche che il procedimento penale venga spostato in una sede più grande e centrale che permetta anche alla stampa e ad un vasto panorama di associazioni e gruppi interessati di assistere e partecipare. Poco dopo l'inizio comunque l'udienza è stata sospesa e rinviata al prossimo 7 maggio in quanto Nikos Papavasileiou – uno degli imputati accusato dell'incendio doloso di un bar gestito da immigrati – deve ancora nominare un legale che lo rappresenti. La corte dovrà anche decidere se spostare o meno il procedimento in un luogo più consono. In questo senso si è espressa anche l'amministrazione del quartiere che oggi di fatto è stato completamente militarizzato ed ha dovuto imporre la chiusura delle scuole, molte delle quali sorgono proprio accanto all'improvvisato tribunale.
Nel frattempo presidi e manifestazioni sono stati organizzati anche in altre città della Grecia da realtà della sinistra e antirazziste.
Purtroppo davanti al carcere c'erano pure parecchi picchiatori di Alba Dorata che oltre a lanciare i loro truci slogan hanno anche aggredito fisicamente alcuni dei compagni di Pavlos Fyssas che si recavano in tribunale per testimoniare, mandandone uno all'ospedale senza che la polizia intervenisse. All'interno dell'aula invece i numerosi parenti degli imputati presenti non hanno fatto mancare minacce e provocazioni nei confronti dei testimoni e agli avvocati delle parti civili.
Nel mondo politico greco e nella società sono alti l'interesse e l'attesa per l’esito del maxi processo sul quale ovviamente le pressioni e le ingerenze politiche non si contano. Per molti anni i neonazisti sono stati coccolati e sostenuti dalla grande stampa, coperti politicamente da Nuova Democrazia e da altre formazioni di centrodestra, protetti da pezzi degli apparati di intelligence e di sicurezza e foraggiati dagli armatori e da altri ambienti padronali. Il partito neonazista appariva la migliore e meno pericolosa alternativa rispetto alla possibile ascesa dell’estrema sinistra in un periodo in cui la popolazione greca scioperava e scendeva nelle strade quotidianamente contro l’applicazione da parte dei governi fantoccio di Atene delle misure draconiane dettate dalla Troika europea. L’establishment ha tollerato aggressioni, pestaggi, scorrerie razziste e omicidi in nome del bilanciamento della crescita della sinistra radicale da parte di un movimento che a parole era contro l’austerity e l’Unione Europea ma che in verità non ha mai preso di mira gli esponenti del sistema politico, imprenditoriale o finanziario greco o continentale. Anzi, vittime degli attacchi dei neonazisti sono stati sempre immigrati, sindacalisti, attivisti sociali e politici della sinistra ed esponenti della cultura, a dimostrazione che Alba Dorata è un partito d’ordine e non certo antisistema, come d’altronde dimostra il forte sostegno al movimento di estrema destra da parte di migliaia di agenti di polizia, di pezzi dell’esercito e dei servizi segreti che hanno aiutato Michaloliakos e soci a reperire armi, a realizzare campi d’addestramento militare in patria e all’estero, a depistare le poche indagini scattate fino al 2013 a carico di loro dirigenti e militanti.
Negli ultimi due anni l’atteggiamento dell’establishment rispetto a Chrysi Avghi sembra però essere cambiato. Una parte della classe dirigente conservatrice ellenica infatti, ben rappresentata all’interno della direzione di Nea Dimokratia e in particolare nell’entourage dell’ex premier Samaras che ha stretti legami con ambienti della destra eversiva nel quale molti ‘conservatori’ hanno militato in passato, preme su Alba Dorata affinché si rifondi come forza di destra presentabile. Ripulita dei suoi dirigenti più scalmanati e compromessi, previo cambio di simbologia e denominazione, la formazione neonazista potrebbe diventare un’utilissima stampella di estrema destra ‘costituzionale’ da affiancare a Nea Dimokratia permettendo così a Samaras e soci di tornare al potere sfruttando il populismo di Michaloliakos e camerati, prezioso nel momento in cui il governo Syriza-Anel si trova in evidente difficoltà nel mantenere le promesse elettorali di fronte all’intransigenza dell’Unione Europea. Bruxelles e Francoforte, che lo facciano in maniera cosciente o meno poco importa, stanno lavorando per aprire la strada ad un’ennesima svolta a destra della Grecia dopo un eventuale fallimento del programma riformista di Syriza. Il che rende lecito aspettarsi che il maxi processo apertosi oggi a Korydallos si possa chiudere con alcune condanne ma non particolarmente pesanti. Un avvertimento e un invito ai dirigenti di Alba Dorata da parte dell’establishment ellenico affinché Chrysi Avghi si converta in una stampella di una destra di governo in difficoltà più di quanto i neonazisti greci non siano già stati fino a questo momento.
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23/03/2015
Tre riflessioni sull'orlo dell'abisso
Ultimamente mi capita così di rado di essere d’accordo con le cose che scrive il mio amico Bifo che quando succede sento l’esigenza di rendere pubblico l’evento. Mi riferisco all’articolo “Tre riflessioni sull’orlo dell’abisso”, apparso su “Alfabeta2” e dedicato alla situazione politica europea.
A onore del vero trattasi di accordo parziale, nel senso che al ragionamento di Bifo mancano alcuni passaggi che cercherò di esplicitare più avanti, ma veniamo al dunque. Bifo sostiene di fatto un’unica tesi, sviluppandola da tre punti di vista.
La tesi è che le uniche forze politiche che appaiano oggi in grado di opporsi alla violenza ordoliberista, incarnata dalla leadership tedesca dell’Europa, sono le destre reazionarie. I tre punti di vista che la sostanziano sono, nell’ordine:
1) il fallimento dell’alternativa rappresentata dai movimenti eredi della tradizione del '68;
2) il carattere velleitario dei tentativi di opporre le ragioni della democrazia a quelle della “matematica finanziaria”;
3) il ritorno del mito della superiorità ariana: dall’arroganza militare dei gerarchi all’arroganza finanziaria dei banchieri.
Punto uno. Il fallimento delle ragioni di un europeismo progressista, libertario, egualitario, scrive Bifo, si consuma nel 2005, anno in cui la Francia vota per il referendum sull’adesione alla Costituzione europea. I lavoratori francesi sono consapevoli che votare sì avrebbe sancito “la sottomissione definitiva del loro salario alle regole ferree del neoliberismo: competizione feroce fra i lavoratori, riduzione costante del salario, aumento costante del tempo di lavoro”. Viceversa Cohn Bendit e Toni Negri – icone del movimento post sessantottino – invitano a votare sì, considerando comunque positivo il superamento dello stato nazione. In nome di un’affermazione puramente formale del principio anti-sovranista, commenta Bifo, si aprono le porte all’ascesa del nazionalismo di destra che, da quel momento, appare agli occhi dei proletari francesi (e non solo) come la sola difesa contro la dittatura finanziaria di Berlino.
Concordo ma dissento sulla data: il suicidio dei movimenti sociali come alternativa credibile al progetto neoliberista risale a molto prima, almeno agli anni Ottanta. La rinuncia alla lotta per difendere e organizzare gli interessi e i diritti collettivi delle classi subordinate, cui subentra quella che Boltanski ha efficacemente definito la “critica artistica” al capitalismo (rivendicazione di libertà individuale, riconoscimento identitario, “autenticità” e diritti civili variamente declinati in chiave femminista, ecologista, pacifista, ecc.) segnano un netto distacco fra sinistre radicali e lotta di classe.
Di più: i valori culturali dei movimenti (autonomia, centralità della persona, orizzontalismo, degerarchizzazione delle istituzioni economiche e politiche, libera creatività individuale, ecc.) diventano, come ancora Boltanski ha ben descritto, le colonne portanti di quel nuovo spirito del capitalismo che ha consentito la disarticolazione del corpo di classe e lo sviluppo di nuove, sofisticate forme di (auto) sfruttamento. Paradossalmente, ciò che viene conservato della tradizione antagonista sono i suoi aspetti più obsoleti, vedi la fedeltà a una tradizione “internazionalista” pateticamente inadeguata a fronteggiare la realtà di un’epoca in cui lo scontro di classe assume la forma del confronto fra mobilità globale dei capitali e resistenza locale delle classi subordinate. Così, invece di ripensare la sovranità popolare in chiave post nazionale (vedi i movimenti latinoamericani) si regala il tema della resistenza locale al nazionalismo reazionario.
Punto due. Riferendosi all’impossibilità di Syriza di mantenere le promesse elettorali, Bifo scrive: “non penso che siano dei traditori. Penso che abbiano tentato di fare qualcosa che non si può fare… opporre la democrazia alla matematica finanziaria… Hanno tentato di rovesciare l’irreversibile, di evitare l’inevitabile”. Poi cita un’affermazione dei nazisti di Alba dorata: “Adesso Syriza ci proverà e fallirà. Poi verrà il nostro turno”.
La violenza scatenata del finanzismo, commenta Bifo, richiama la violenza speculare del fascismo identitario (che per inciso, vedi la lezione del nazifascismo fra le due guerre, non fermerebbe affatto la marcia trionfale del capitalismo). Già, ma se è vero, come lo stesso Bifo scrive, che “democrazia è divenuta una parola ripugnante e ipocrita”, non sarebbe il caso di ragionare su una resistenza violenta (non in senso militare) che non sia speculare a quella finanzista?
Syriza è davvero disarmata: è davvero impensabile fronteggiare il nemico disdettando il debito, nazionalizzando le banche, riconfigurando la collocazione geopolitica della Grecia (fuori dalla Ue e dalla Nato) dichiarando insomma guerra alla guerra dichiarata dai nazi liberisti?
Punto tre. Sul fatto che nella cultura tedesca, in barba alle mutazioni del dopoguerra, covi tuttora un demone razzista e imperialista credo non sussistano dubbi: i banchieri tedeschi che esigono che gli altri popoli “meridionali, pigri e ambigui” facciano i compiti a casa manifestano la stessa arrogante aspirazione al dominio dei nonni nazisti sullo “spazio vitale” europeo, anche se non fanno più le guerre in prima persona ma per procura (ieri in Jugoslavia, oggi in Ucraina).
Anche qui concordo, ma mi pare manchi qualcosa. Cosa rispondiamo all’interrogativo: e allora? Non abbiamo nulla da dire in merito agli obiettivi politici che i popoli meridionali, pigri e ambigui dovrebbero darsi e alle forme di lotta da adottare per realizzarli?
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A onore del vero trattasi di accordo parziale, nel senso che al ragionamento di Bifo mancano alcuni passaggi che cercherò di esplicitare più avanti, ma veniamo al dunque. Bifo sostiene di fatto un’unica tesi, sviluppandola da tre punti di vista.
La tesi è che le uniche forze politiche che appaiano oggi in grado di opporsi alla violenza ordoliberista, incarnata dalla leadership tedesca dell’Europa, sono le destre reazionarie. I tre punti di vista che la sostanziano sono, nell’ordine:
1) il fallimento dell’alternativa rappresentata dai movimenti eredi della tradizione del '68;
2) il carattere velleitario dei tentativi di opporre le ragioni della democrazia a quelle della “matematica finanziaria”;
3) il ritorno del mito della superiorità ariana: dall’arroganza militare dei gerarchi all’arroganza finanziaria dei banchieri.
Punto uno. Il fallimento delle ragioni di un europeismo progressista, libertario, egualitario, scrive Bifo, si consuma nel 2005, anno in cui la Francia vota per il referendum sull’adesione alla Costituzione europea. I lavoratori francesi sono consapevoli che votare sì avrebbe sancito “la sottomissione definitiva del loro salario alle regole ferree del neoliberismo: competizione feroce fra i lavoratori, riduzione costante del salario, aumento costante del tempo di lavoro”. Viceversa Cohn Bendit e Toni Negri – icone del movimento post sessantottino – invitano a votare sì, considerando comunque positivo il superamento dello stato nazione. In nome di un’affermazione puramente formale del principio anti-sovranista, commenta Bifo, si aprono le porte all’ascesa del nazionalismo di destra che, da quel momento, appare agli occhi dei proletari francesi (e non solo) come la sola difesa contro la dittatura finanziaria di Berlino.
Concordo ma dissento sulla data: il suicidio dei movimenti sociali come alternativa credibile al progetto neoliberista risale a molto prima, almeno agli anni Ottanta. La rinuncia alla lotta per difendere e organizzare gli interessi e i diritti collettivi delle classi subordinate, cui subentra quella che Boltanski ha efficacemente definito la “critica artistica” al capitalismo (rivendicazione di libertà individuale, riconoscimento identitario, “autenticità” e diritti civili variamente declinati in chiave femminista, ecologista, pacifista, ecc.) segnano un netto distacco fra sinistre radicali e lotta di classe.
Di più: i valori culturali dei movimenti (autonomia, centralità della persona, orizzontalismo, degerarchizzazione delle istituzioni economiche e politiche, libera creatività individuale, ecc.) diventano, come ancora Boltanski ha ben descritto, le colonne portanti di quel nuovo spirito del capitalismo che ha consentito la disarticolazione del corpo di classe e lo sviluppo di nuove, sofisticate forme di (auto) sfruttamento. Paradossalmente, ciò che viene conservato della tradizione antagonista sono i suoi aspetti più obsoleti, vedi la fedeltà a una tradizione “internazionalista” pateticamente inadeguata a fronteggiare la realtà di un’epoca in cui lo scontro di classe assume la forma del confronto fra mobilità globale dei capitali e resistenza locale delle classi subordinate. Così, invece di ripensare la sovranità popolare in chiave post nazionale (vedi i movimenti latinoamericani) si regala il tema della resistenza locale al nazionalismo reazionario.
Punto due. Riferendosi all’impossibilità di Syriza di mantenere le promesse elettorali, Bifo scrive: “non penso che siano dei traditori. Penso che abbiano tentato di fare qualcosa che non si può fare… opporre la democrazia alla matematica finanziaria… Hanno tentato di rovesciare l’irreversibile, di evitare l’inevitabile”. Poi cita un’affermazione dei nazisti di Alba dorata: “Adesso Syriza ci proverà e fallirà. Poi verrà il nostro turno”.
La violenza scatenata del finanzismo, commenta Bifo, richiama la violenza speculare del fascismo identitario (che per inciso, vedi la lezione del nazifascismo fra le due guerre, non fermerebbe affatto la marcia trionfale del capitalismo). Già, ma se è vero, come lo stesso Bifo scrive, che “democrazia è divenuta una parola ripugnante e ipocrita”, non sarebbe il caso di ragionare su una resistenza violenta (non in senso militare) che non sia speculare a quella finanzista?
Syriza è davvero disarmata: è davvero impensabile fronteggiare il nemico disdettando il debito, nazionalizzando le banche, riconfigurando la collocazione geopolitica della Grecia (fuori dalla Ue e dalla Nato) dichiarando insomma guerra alla guerra dichiarata dai nazi liberisti?
Punto tre. Sul fatto che nella cultura tedesca, in barba alle mutazioni del dopoguerra, covi tuttora un demone razzista e imperialista credo non sussistano dubbi: i banchieri tedeschi che esigono che gli altri popoli “meridionali, pigri e ambigui” facciano i compiti a casa manifestano la stessa arrogante aspirazione al dominio dei nonni nazisti sullo “spazio vitale” europeo, anche se non fanno più le guerre in prima persona ma per procura (ieri in Jugoslavia, oggi in Ucraina).
Anche qui concordo, ma mi pare manchi qualcosa. Cosa rispondiamo all’interrogativo: e allora? Non abbiamo nulla da dire in merito agli obiettivi politici che i popoli meridionali, pigri e ambigui dovrebbero darsi e alle forme di lotta da adottare per realizzarli?
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14/07/2014
Atene: in carcere il picchiatore nazista Kasidiaris
Quando i suoi camerati erano finiti in manette, nei mesi scorsi, accusati di essere i mandanti dell’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, il picchiatore Ilias Kasidiaris aveva in qualche modo assunto il controllo del movimento neonazista ellenico. Una volta finiti in carcere Michaloliakos e altri dirigenti nazionali e locali di Alba Dorata, era stato proprio lui a guidare il partito verso gli ottimi risultati delle elezioni amministrative ed europee di maggio, portando l’estrema destra violenta e razzista a percentuali da sogno ad Atene e nel resto dell’Attica.
Ma nel weekend l’ex candidato alla carica di sindaco della capitale, noto a livello internazionale per le botte in diretta tv a due deputate di Syriza e del Partito Comunista che lo contestavano, è finito in manette anche lui. Portando così a nove il numero di deputati del movimento nazista arrestati – uno in realtà è a piede libero ma sottoposto a pesanti misure restrittive – nell’ambito della maxi inchiesta che dopo anni di coperture politiche, protezioni e distrazioni ha finalmente puntato il dito contro Chrysi Avgì, accusata di essere una ‘organizzazione criminale’ (al di là quindi della sua identità politica) dedita ad aggressioni, omicidi, traffico d’armi, racket della prostituzione e chi più ne ha più ne metta.
Le accuse nei confronti del portavoce attuale di Alba Dorata sono anche più gravi di quelle che hanno portato Michaloliakos ed altri parlamentari nelle celle del carcere di Korydalos.
L’esagitato Kasidiaris dovrà infatti rispondere, davanti ai pm Ioanna Klapa e Maria Dimitropoulou, di possesso illegale di armi per un’organizzazione criminale che aveva lo scopo di ordire un colpo di stato, con la complicità dei servizi segreti ellenici, il cui numero due (responsabile delle intercettazioni) lo scorso settembre venne defenestrato repentinamente mentre vari esponenti delle forze dell’ordine e delle forze armate complici con l’estrema destra vennero destituiti o addirittura arrestati. Nelle più di 20 pagine del mandato d’arresto i magistrati accusano Kasidiaris di essere un soggetto pericoloso pronto a commettere nuovi reati.
Come aveva già fatto in passato in occasione degli arresti dei suoi camerati il deputato ha denunciato il presunto complotto in atto contro “gli unici che difendono la Grecia e i suoi interessi”. Mentre gli agenti di polizia si apprestavano ad eseguire l’ordine di arresto, alcune centinaia di militanti di Alba Dorata hanno manifestato davanti al tribunale di Atene scandendo slogan contro i magistrati, i giornalisti e i ‘nemici della Grecia’. Un mese fa circa il parlamento ellenico ha votato a stragrande maggioranza per togliere l’immunità al ‘duce’ di Chrysi Avgì, Nikos Michaloliakos, e ad altri deputati che ora verranno processati.
Leggi: Alba Dorata non è nazista? Alcune foto rivelatrici
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Ma nel weekend l’ex candidato alla carica di sindaco della capitale, noto a livello internazionale per le botte in diretta tv a due deputate di Syriza e del Partito Comunista che lo contestavano, è finito in manette anche lui. Portando così a nove il numero di deputati del movimento nazista arrestati – uno in realtà è a piede libero ma sottoposto a pesanti misure restrittive – nell’ambito della maxi inchiesta che dopo anni di coperture politiche, protezioni e distrazioni ha finalmente puntato il dito contro Chrysi Avgì, accusata di essere una ‘organizzazione criminale’ (al di là quindi della sua identità politica) dedita ad aggressioni, omicidi, traffico d’armi, racket della prostituzione e chi più ne ha più ne metta.
Le accuse nei confronti del portavoce attuale di Alba Dorata sono anche più gravi di quelle che hanno portato Michaloliakos ed altri parlamentari nelle celle del carcere di Korydalos.
L’esagitato Kasidiaris dovrà infatti rispondere, davanti ai pm Ioanna Klapa e Maria Dimitropoulou, di possesso illegale di armi per un’organizzazione criminale che aveva lo scopo di ordire un colpo di stato, con la complicità dei servizi segreti ellenici, il cui numero due (responsabile delle intercettazioni) lo scorso settembre venne defenestrato repentinamente mentre vari esponenti delle forze dell’ordine e delle forze armate complici con l’estrema destra vennero destituiti o addirittura arrestati. Nelle più di 20 pagine del mandato d’arresto i magistrati accusano Kasidiaris di essere un soggetto pericoloso pronto a commettere nuovi reati.
Come aveva già fatto in passato in occasione degli arresti dei suoi camerati il deputato ha denunciato il presunto complotto in atto contro “gli unici che difendono la Grecia e i suoi interessi”. Mentre gli agenti di polizia si apprestavano ad eseguire l’ordine di arresto, alcune centinaia di militanti di Alba Dorata hanno manifestato davanti al tribunale di Atene scandendo slogan contro i magistrati, i giornalisti e i ‘nemici della Grecia’. Un mese fa circa il parlamento ellenico ha votato a stragrande maggioranza per togliere l’immunità al ‘duce’ di Chrysi Avgì, Nikos Michaloliakos, e ad altri deputati che ora verranno processati.
Leggi: Alba Dorata non è nazista? Alcune foto rivelatrici
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11/06/2014
In carcere un altro deputato nazista, ma il premier Samaras “inciucia” con Alba Dorata
Ancora guai per i nazisti ellenici sul fronte giudiziario, mentre dal punto di vista politico ed elettorale le indagini che hanno portato in carcere metà del suo gruppo dirigente non hanno influito granché sul crescente consenso di cui Alba Dorata gode della disastrata società greca.
Alle ultime elezioni europee, infatti, la formazione di estrema destra ha ottenuto 531.000 voti, il 9,4%, e tre eurodeputati, due dei quali sono militari a riposo (uno è stato un alto dirigente prima della Nato e poi degli ambienti militari dell’Unione Europea). Anche alle elezioni amministrative quello di Chrysi Avgi è stato un vero e proprio exploit, ottenendo 26 consiglieri regionali nelle 12 regioni in cui si è votato e 14 consiglieri comunali, 4 dei quali ad Atene.
Le giudici che gestiscono le indagini contro Chrysi Avgì hanno deciso ieri l’arresto per un altro deputato del partito di estrema destra, Nikos Kuzilos, accusato di dirigere una organizzazione criminale, andando così a far compagnia a suoi sette camerati parlamentari già in carcere mentre altri sono a piede libero in attesa di giudizio. Kuzilos è stato accusato, insieme a un altro dirigente intermedio di Alba Dorata, di aver partecipato ad un raid squadrista contro un centro sociale nel quartiere ateniese di Keratsini lo scorso anno, la stessa zona dove qualche mese dopo un commando di neonazisti aggredì e assassinò l’operaio e rapper antifascista Pavlos Fyssas. Naturalmente il nuovo arresto ha fornito l’opportunità al portavoce di Alba Dorata, Ilias Kasidiaris, di presentare il suo partito come vittima di un complotto affermando che non c’è alcuna prova concreta contro Kuzilos.
La scorsa settimana a finire nelle maglie della magistratura ellenica era stato un altro deputato di Chrysi Avgì, Dimitris Kukutsis, per i quali i giudici hanno deciso gli arresti domiciliari con la possibilità di uscire di casa solo per partecipare ai lavori parlamentari e per recarsi dal medico. E domani toccherà a Eleni Zarulia, la moglie del duce di Alba Dorata Nikolaos Michaloiakos, comparire davanti alla corte per rispondere delle accuse di appartenenza e direzione di una banda criminale, cioè il partito di cui però il governo e la magistratura non hanno messo in cantiere la messa al bando.
Però il 4 giugno scorso il parlamento di Atene ha tolto l’immunità a vari eletti di Alba Dorata che ora potranno essere processati in quanto accusati di possesso illegale di armi e di archivi illegali.
Ma è stato lo stesso Michaloliakos, in un intervento durissimo contro quella che ha chiamato la ‘pseudo-democrazia’ che perseguita il suo gruppo politico, a svelare che sono tuttora in corso i contatti con Yorgos Muritis, il responsabile comunicazione del primo ministro Antonis Samaras, e due ministri dell’attuale esecutivo. Come abbiamo già scritto in passato alla piena tolleranza e copertura rispetto alle scorribande naziste le classi dirigenti elleniche hanno da alcuni mesi sostituito un’altra strategia. Da una parte il partito è stato decapitato da una lunga serie di arresti e tacciato di essere nientemeno che un’organizzazione criminale, ma dall’altra alcuni esponenti di punta di Nuova Democrazia insistono - in privato - con i neonazisti affinché trasformino Alba Dorata, previo un cambio di nome e l’espulsione di alcuni degli squadristi più compromessi, in una forza di destra presentabile disponibile a rinforzare un centrodestra assediato dall’ascesa delle sinistre radicali e di nuove formazioni ‘anticasta’.
Svelando le pressioni tutt’ora in corso Michaloliakos ha rinfocolato accuse e polemiche nei confronti del centrodestra che già due mesi fa condussero alle dimissioni del capo di gabinetto di Samaras, Panagiotis Baltakos, dopo la pubblicazione di un video in cui era ritratto mentre parlava amichevolmente con il portavoce dei neonazisti e gli assicurava un intervento a favore dei deputati di Chrysi Avgì finiti in carcere.
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Alle ultime elezioni europee, infatti, la formazione di estrema destra ha ottenuto 531.000 voti, il 9,4%, e tre eurodeputati, due dei quali sono militari a riposo (uno è stato un alto dirigente prima della Nato e poi degli ambienti militari dell’Unione Europea). Anche alle elezioni amministrative quello di Chrysi Avgi è stato un vero e proprio exploit, ottenendo 26 consiglieri regionali nelle 12 regioni in cui si è votato e 14 consiglieri comunali, 4 dei quali ad Atene.
Le giudici che gestiscono le indagini contro Chrysi Avgì hanno deciso ieri l’arresto per un altro deputato del partito di estrema destra, Nikos Kuzilos, accusato di dirigere una organizzazione criminale, andando così a far compagnia a suoi sette camerati parlamentari già in carcere mentre altri sono a piede libero in attesa di giudizio. Kuzilos è stato accusato, insieme a un altro dirigente intermedio di Alba Dorata, di aver partecipato ad un raid squadrista contro un centro sociale nel quartiere ateniese di Keratsini lo scorso anno, la stessa zona dove qualche mese dopo un commando di neonazisti aggredì e assassinò l’operaio e rapper antifascista Pavlos Fyssas. Naturalmente il nuovo arresto ha fornito l’opportunità al portavoce di Alba Dorata, Ilias Kasidiaris, di presentare il suo partito come vittima di un complotto affermando che non c’è alcuna prova concreta contro Kuzilos.
La scorsa settimana a finire nelle maglie della magistratura ellenica era stato un altro deputato di Chrysi Avgì, Dimitris Kukutsis, per i quali i giudici hanno deciso gli arresti domiciliari con la possibilità di uscire di casa solo per partecipare ai lavori parlamentari e per recarsi dal medico. E domani toccherà a Eleni Zarulia, la moglie del duce di Alba Dorata Nikolaos Michaloiakos, comparire davanti alla corte per rispondere delle accuse di appartenenza e direzione di una banda criminale, cioè il partito di cui però il governo e la magistratura non hanno messo in cantiere la messa al bando.
Però il 4 giugno scorso il parlamento di Atene ha tolto l’immunità a vari eletti di Alba Dorata che ora potranno essere processati in quanto accusati di possesso illegale di armi e di archivi illegali.
Ma è stato lo stesso Michaloliakos, in un intervento durissimo contro quella che ha chiamato la ‘pseudo-democrazia’ che perseguita il suo gruppo politico, a svelare che sono tuttora in corso i contatti con Yorgos Muritis, il responsabile comunicazione del primo ministro Antonis Samaras, e due ministri dell’attuale esecutivo. Come abbiamo già scritto in passato alla piena tolleranza e copertura rispetto alle scorribande naziste le classi dirigenti elleniche hanno da alcuni mesi sostituito un’altra strategia. Da una parte il partito è stato decapitato da una lunga serie di arresti e tacciato di essere nientemeno che un’organizzazione criminale, ma dall’altra alcuni esponenti di punta di Nuova Democrazia insistono - in privato - con i neonazisti affinché trasformino Alba Dorata, previo un cambio di nome e l’espulsione di alcuni degli squadristi più compromessi, in una forza di destra presentabile disponibile a rinforzare un centrodestra assediato dall’ascesa delle sinistre radicali e di nuove formazioni ‘anticasta’.
Svelando le pressioni tutt’ora in corso Michaloliakos ha rinfocolato accuse e polemiche nei confronti del centrodestra che già due mesi fa condussero alle dimissioni del capo di gabinetto di Samaras, Panagiotis Baltakos, dopo la pubblicazione di un video in cui era ritratto mentre parlava amichevolmente con il portavoce dei neonazisti e gli assicurava un intervento a favore dei deputati di Chrysi Avgì finiti in carcere.
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03/04/2014
“Alba Dorata ha il sostegno dello Stato”. Parla l’autore di Debtocracy e Catastroika
“Il partito di estrema destra Alba Dorata ha il sostegno dello Stato degli attori politici ed economici chiave”. A denunciarlo è il giornalista greco Aris Chatzistefanou, autore dei documentari Debtocracy e Catastroika, e alle prese con un nuovo lavoro dal titolo: “Fascism Inc”.
Spiega Chatzistefanou, intervistato da Corina Tulbure sul quotidiano spagnolo Publico: “Alba Dorata non va avanti da solo. Dietro i muscoli e i suoi membri violenti contraddistinti dalla svastica si nasconde una rete di copertura economica e anche di polizia. Per decenni, l’estrema destra è stato un serpente addormentato che il sistema non ha usato ma che teneva lì, a disposizione. Ci sono sempre state collaborazioni a vario livello tra estrema destra e sistema. E’ davvero paradossale che oggi il governo dica di essersi reso conto della pericolosità dell’estrema destra perché questo pericolo è stato creato e mantenuto ad arte”.
Secondo Aris Chatzistefanou le indagini che si stanno conducendo provano ad esempio che i finanziamenti sui quali può contare Alba Dorata non provengono dalla sua base, ma più che altro dal sostegno massiccio degli imprenditori. In particolare i soldi arrivano dagli armatori, che inoltre controllano i media che danno ampio spazio alle farneticazioni del partito. “Per anni essere di Alba Dorata era come essere una star. La stampa ha concesso loro un enorme protagonismo”.
Ai finanziamenti si sommano le coperture concesse dagli apparati di sicurezza. In alcuni documenti resi noti da Wikileaks si informa che Nikolaos Michaloliakos, leader di Alba Dorata attualmente in carcere, avrebbe agito come agente dei servizi segreti ellenici. “Naturalmente lui nega”.
I magistrati greci hanno chiesto al Parlamento di togliere l’immunità a nove deputati neonazisti accusati di essere implicati nell’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas. Quando i capi di Alba Dorata sono stati arrestati i consensi per il movimento sono calati da un 15-20% fino al 10, ma poi hanno ricominciato a risalire e comunque non sembra che lo Stato abbia alcuna intenzione di mettere fuori legge questo partito.
Il documentarista non sembra essere, comunque, convinto che la messa fuori legge sia una soluzione duratura al problema dell’estrema destra. “Non bisogna dimenticare che sono un partito politico di massa. Metterli fuori legge li renderebbe più forti, aumenterebbe i loro adepti. E’ un problema politico, non di legge. Ciò che accadrà in futuro con Alba Dorata ha a che fare con una domanda: "che cos’è il fascismo? E’ legato alla crisi economica o è solo un fenomeno sociale?". Io credo che è direttamente legato alla fase di crisi finanziaria ed economia che viviamo da anni, e quindi occorre cercare una soluzione a questa crisi. In Spagna e in Portogallo sono state applicate le stesse dure politiche di austerità ma non esiste nulla di simile ad Alba Dorata. Però non bisogna dimenticare che in Grecia il potere d’acquisto è calato del 35%, mica del 10%, il che significa che con l’avanzare della crisi anche in altri paesi europei potranno espandersi movimenti come Alba Dorata”.
La violenza dei membri dell’estrema destra nelle strade è accompagnata e appoggiata dalla repressione poliziesca contro i cittadini, resa possibile da nuove leggi varate negli ultimi anni. Dopo le proteste contro le misure di austerità del 2008, il governo ha creato delle forze speciali di polizia denominate Delta, formate da agenti antisommossa non identificabili incaricati di disperdere le manifestazioni. “La missione di questa unità è attaccare, disperdere e ferire le persone che partecipano alle manifestazioni” spiega a Publico l’antropologo Dimitris Dalakoglou, che da tempo documenta lo stato d’assedio permanente imposto ad Atene negli ultimi anni dalla Troika. "Se durante una protesta un poliziotto ti accusa di infrangere la legge e hai la faccia coperta, il reato diventa un reato grave. Ma con tutti i gas tossici che usano è ovvio che ti copri la faccia” dice Dalakoglou. Nel 2013, durante i tre scioperi generali indetti dai sindacati, il Governo ha obbligato la gente a tornare al lavoro. “La legge sulla precettazione dei lavoratori che scioperano esiste più o meno dai primi anni dopo la dittatura. Negli ultimi mesi il governo ha applicato questa legge tre volte. Questo è un Stato autoritario perché non esiste più il consenso e l’accordo tra il cittadino e le istituzioni. Prima lo Stato usava sia il bastone sia la carota, ora solo il bastone” denuncia l’antropologo. Anche se alle prossime elezioni l’ultradestra prenderà in Grecia meno voti delle precedenti, per Chatzistefanou il pericolo continua a persistere, basato sulla polarizzazione a destra della scena politica. "Il pericolo reale non risiede solo nella presenza al governo di partiti di estrema destra, ma anche nel fatto che questi partiti riescano a imporre la propria agenda nel cosiddetto centro politico. Se analizziamo ciò che dice Nuova Democrazia sugli immigrati il loro discorso si avvicina molto a quello di Alba Dorata. I centri di internamento per migranti (CIE) sono stati istituiti e aperti dal partito socialdemocratico Pasok. Tutto si muove verso destra".
Secondo Dimitris Dalakoglou Nuova Democrazia concede spazio all’estrema destra boicottando misure legali contro il razzismo, come la legge fatta naufragare nel 2012, perché avrebbe colpito Alba Dorata.
"Alba Dorata ha trovato le porte del parlamento aperte da coloro che dall’interno delle altre forze politiche e delle istituzioni concedono spazi e credibilità all’estrema destra anche se indirettamente. Come dimostriamo nel nostro documentario, anche Hitler e Mussolini hanno trovato le porte aperte, al di là dell’appoggio o meno delle masse. I grandi industriali e il centro politico sono la chiave del potere” ricorda Chatzistefanou.
Al di là di Alba Dorata e delle durissime misure di austerità adottate in Grecia che alimentano l’ascesa dell’estrema destra, per Aris Chatzistefanou l’auge dei partiti xenofobi estremisti in Europa è direttamente legata alla crisi e ai tagli. “Queste elezioni europee ci diranno che in Europa esiste il fascismo. Come diceva Walter Benjamin: ogni fascismo segnala una rivoluzione persa. (…) Si dimostra che il capitalismo e la democrazia sono incompatibili. Oggi lottare contro il fascismo vuol dire lottare contro questo sistema”.
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03/11/2013
Strategia della tensione? Dubbi sull’attacco ad Alba Dorata
Due neonazisti morti e un altro ferito attualmente in condizioni gravi: è questo il bilancio dell’agguato di ieri sera ad Atene davanti alla sede di Alba Dorata nel quartiere periferico di Neo Eraklio. Si è trattato di una vera e propria esecuzione: i due attentatori sono arrivati davanti alla sede neonazista attorno alle 19, a bordo di moto di grossa cilindrata, sono scesi, si sono avvicinati, hanno puntato le loro pistole semiautomatiche Zastava contro gli estremisti di destra che sostavano davanti all’ingresso e hanno aperto il fuoco con precisione. Sul terreno sono rimasti un 22enne e un 27enne (nella foto qui in basso), uno raggiunto da un solo preciso colpo alla testa, l’altro da due colpi, uno alla testa e l’altro al petto.
A pochissima distanza, proprio al momento dell’attacco, alcuni testimoni hanno notato un’automobile con a bordo alcune persone che forse rappresentavano un ‘gruppo di sostegno’ pronto ad intervenire nel caso in cui qualcosa fosse andato storto. Sul terreno gli investigatori hanno ritrovato 15 bossoli calibro 9 mm. Il ferito, un ventinovenne, è stato sottoposto ad una delicata operazione ed è ora in prognosi riservata anche se i medici non lo considerano più in pericolo di vita.
Quindi pensare che qualche gruppo della consistente galassia extraparlamentare sia passato all’azione con un attacco esemplare è più che lecito. Ma quale gruppo? L’azione non è stata rivendicata, e a quanto è dato sapere non esiste oggi nel paese un’organizzazione dotata di una tale ‘professionalità’ militare. Perché non ha colpito prima i responsabili dell’omicidio del rapper? E perché non ha puntato al 'duce' di Alba Dorata invece di far fuori due suoi tirapiedi?
Un altro particolare non torna del tutto. Pochi minuti dopo l’attacco di ieri a Neo Eraklio il parlamentare nazista Germenis ha denunciato che l’agguato è avvenuto subito dopo che la polizia ha smesso di proteggere la sezione presa di mira. “Il governo ci ha lasciato nudi così abbiamo potuto essere uccisi” ha detto enfaticamente Garmenis all’Associated Press. “Avevamo ricevuto minacce in quell’ufficio, e avevamo informato la stazione di polizia locale. Hanno avuto poliziotti in borghese fuori dall’ufficio ogni giorno fino ad oggi”. Gli attentatori tenevano d’occhio la sede 24 ore su 24 da giorni oppure qualcuno all’interno degli apparati di sicurezza ha informato il commando della rimozione della protezione?
Anche la tempistica dell’attacco è sospetta. Dopo anni di completa e totale impunità proprio recentemente la magistratura ellenica e gli apparati di sicurezza erano stati costretti a colpire la cupola di Alba Dorata, arrestando e accusando il fondatore Michaloliakos ed altri 5 deputati di essere a capo di una organizzazione criminale dedita ad aggressioni ed estorsioni. Erano emerse numerose responsabilità dirette dei dirigenti dell’estrema destra e il radicamento del movimento nazista nelle forze di polizia e nell’esercito; erano state trovate armi in alcuni nascondigli e individuati finanziatori. Niente di risolutivo e definitivo, per carità. Tanto che pochi giorni fa il parlamento di Atene ha votato la sospensione del finanziamento pubblico ai nazisti. Ma varando una contestatissima legge che potrebbe essere applicata in futuro a qualsiasi altro partito i cui dirigenti si rendano responsabili di attività illegali.
La doppia esecuzione di ieri non colpisce affatto l’estrema destra, in realtà la legittima e potrebbe rivitalizzarne attività e consenso. Trasformando un movimento violento e al servizio del padronato greco in ‘vittima’ se non addirittura in ‘martire’. Non è un caso che gli esponenti dei partiti di governo – cioè le marionette della troika – parlino insistentemente ora di bloccare e reprimere con determinazione gli ‘opposti estremismi’, rafforzando un discorso da anni tipico delle prese di posizione di Nea Dimokratia e Pasok rispetto allo scontro tra estrema destra ed estrema sinistra. Un discorso legittimato proprio dall’attacco di ieri sera contro Alba Dorata. In Grecia in molti parlano già di ‘strategia della tensione’ a proposito degli eventi delle ultime ore. Ora all’interno degli apparati dello stato sarà più facile colpire e criminalizzare qualsiasi mobilitazione antifascista in nome della lotta agli “opposti estremismi” e coloro che all’interno della politica e della polizia parteggiano per i nazisti avranno le mani più libere.
All'interno della stessa sinistra, poi, i 'pompieri' avranno maggiori argomenti contro i settori militanti e popolari che non ne possono più di denunce simboliche e negli ultimi mesi sono passati alla pratica dell'antifascismo militante.
Di seguito riportiamo un interessante intervento di Stelios Kouloglou, tradotto dal blog Atene Calling (http://atenecalling.org).
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Il parastato crea dei martiri per Alba Dorata
La provocazione è grossa. Ricorda “gli anni di piombo” in Italia negli anni ’70 e gli attacchi assassini dei servizi segreti che venivano attribuiti alla Sinistra. Da sei settimane ormai, i neonazisti erano passati alla difesa, il Parlamento aveva approvato la revoca dell’immunità parlamentare dei suoi deputati e le indagini sulle sue attività criminali stavano andando avanti. Secondo informazioni attendibili, in questo week-end erano programmati nuovi arresti di membri di Alba Dorata. Solo alcuni feretri avrebbero potuto fermare un ulteriore smantellamento.
Già nei giorni precedenti, degli osservatori attendibili dello “Spazio Patriota”, che seguono da vicino gli sviluppi, prevedevano un “grande attacco” che avrebbe capovolto la scena. Gli assassini dei membri di Alba Dorata hanno fatto esattamente questo: hanno offerto ai neonazisti i testimoni di cui avevano tanto bisogno. Alcuni minuti dopo l’omicidio, il detective Kassidiaris [deputato di Alba Dorata, n.d.t.] aveva già scoperto tutto. Gli attori erano “dei terroristi di sinistra”, che il sistema politico corrotto aveva lasciato liberi, mentre metteva in carcere “combattenti” ammiratori di Hitler. I complici morali “sono i media che ci diffamano”, ha concluso il deputato di Alba Dorata, insieme agli altri suoi colleghi che si sono recati sul luogo del delitto. Gli albadorati sembrano aver ritrovato già lo stile aggressivo che li aveva contraddistinti prima dell’omicidio di Pavlos Fyssas. Il clima era cambiato: “è giusto che i deputati di Alba Dorata siano arrabbiati”, ha concluso la presentatrice del TG di Antenna Tv neanche un’ora dopo l’omicidio!
Ovviamente, in realtà, ad ogni atto oscuro, come sono tutti gli atti terroristi, una delle domande principali è: chi è il responsabile? Nel caso degli omicidi di Neo Iraklio, il governo non è tra gli agevolati. Può darsi che con i nuovi omicidi facciano dimenticare, per il momento, le nuove misure finanziarie richieste dalla Troika e la crisi nervosa del governo (il direttore del giornale “To Vima” prevedeva stamattina una possibile caduta del governo bi-partito), ma il clima dell’instabilità politica che viene creato sottolinea che il governo controlla sempre di meno gli sviluppi.
Da quanto sembra, ha perso il controllo anche del parastato. Forse le indagini nella casa e nell’ufficio di Karchimàkis [ex-deputato del Pasok, n.d.t.], cosa che porta oggettivamente in una posizione ancora più difficile il Pasok, destabilizzando ulteriormente il governo, erano indirizzate in questa direzione.
La cosa certa è che i due assassini inaugurano un nuovo ciclo di sangue, che se le mani del parastato non verranno tagliate, non si fermerà qui. La prossima vittima sarà probabilmente dall’altra parte, per agevolare così la strategia della tensione che il Megaro Maximou [residenza del Primo Ministro, n.d.t.] ha inaugurato per far fronte alla Sinistra, ma che adesso ritorna come un boomerang contro lui stesso. O meglio, contro coloro che non hanno del tutto perso la propria calma, di fronte alla prospettiva di perdere il potere…
La cosa più probabile è che, nei giorni successivi, qualche organizzazione terrorista ignota o sparita per anni possa assumersi la responsabilità dell’attacco omicida. Invece di ricominciare con le sciocchezze sugli opposti estremismi, il governo dovrebbe smantellare il parastato, trovare gli assassini e continuare lo smantellamento dell’altra organizzazione criminale che spera ora, con due testimoni come bandiera, di rientrare nel gioco. E i fatti di oggi hanno rilevato che la sua presenza è distruttiva per il Paese e la normalità politica.
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28/10/2013
La Golden Police, un sindacato di Alba Dorata nella Polizia greca
Qualche mese fa alcune centinaia di poliziotti erano pronti a lanciare " la Polizia di Alba Dorata" , cioè un ramo sindacale della polizia che fosse ufficialmente affiliato con Golden Dawn.
I poliziotti erano in contatto diretto con parlamentari di estrema destra che erano pronti ad incitare gli ufficiali di polizia ad adottare posizioni estremiste contro stranieri e altri gruppi sociali.
Tuttavia, nel momento in cui gli alti gradi della polizia sono venuti a conoscenza di questo piano sindacale, hanno fatto si di annullare il lancio di questo nuovo sindacato, in quanto un collegamento ufficiale tra la polizia e alba dorata avrebbe danneggiato gravemente l'immagine della polizia greca in patria e all'estero.
D'altra parte, altri sindacalisti di polizia hanno riferito a "To Vima" che, quando hanno pubblicato comunicati per difendere i loro colleghi a Creta e Anavyssos vittime del bullismo da parte della polizia di Alba Dorata, da Atene con forza è stato "proposto" loro di "mantenere un basso profilo perché [i bulli] erano mandati dai parlamentari".
"To Vima" scopre il caso più importante che sottolinea l' affinità di una parte importante della polizia greca con Golden Dawn, un caso già esaminato dal Dipartimento degli Affari Interni della polizia greca.
"Golden Riserva "!
Il movimento (!) di "Polizia d'oro" o "Riserva d'oro", come hanno pensato di rinominarlo, apparve per la prima volta nel maggio 2013 alle elezioni locali di Atene come parte dell'Unione dei poliziotti greci, i membri sono circa 8500.
L'Avvocato Mr. Vaios Skambardonis, rappresentante legale del sindacato, dice: "Alcuni mesi fa nel sindacato di polizia era stata presa una decisione politica di avviare un sistema elettorale multi- partisan. Abbiamo individuato 15-20 agenti interni al movimento che sono stati affiliati con GD: stavano organizzando il lancio di una partito indipendente per le elezioni".
"Sono stato personalmente coinvolto in questo" - afferma di aver incontrato i membri di alto grado di alcuni partiti politici e anche con il Ministero della pubblica sicurezza. "Ci venne dato l'ordine di formare una lobby contro il partito di GD in modo che GD non sarebbe stata una piattaforma ufficiale nelle forze di polizia, ma alla fine abbiamo evitato di essere iscritti presso l'ufficio sindacale, e abbiamo visto che dopo le elezioni c'è stata una diminuzione nei numeri di iscritti, dal momento che, a quanto pare, il sindacato senza GD sembrerebbe non rappresentare le idee politiche degli ufficiali più alti di grado... "
Secondo altri ufficiali, i rappresentanti provenivano dalla Special Branch di Attica, ovvero da quei reparti interni alla polizia di Atene che appartengono ai settori della Polizia antisommossa, il Corpo della polizia di strada e da altri rami simili.
Un Sindacalista attivo della polizia greca che abbiamo incontrato lo scorso Giovedi sera ha detto: "Gli ufficiali che sostenevano la corsa per le elezioni sindacali con l'estrema destra hanno detto che avrebbero chiamato il loro partito "Polizia d'oro" [Chrysi Astynomia]. Alcuni hanno detto che sarebbe stato meglio il nome "Riserva d'oro" [Chrysi Efedreia].
La nostra idea è che, nonostante fossero un nuovo settore sindacale, avrebbero ottenuto almeno il 10% dei voti. Tuttavia, c'era il pericolo di essere ridicolizzati sia in Grecia che a livello internazionale a causa della rappresentanza ufficiale di Golden Dawn nella polizia. Inoltre, così facendo si sarebbe promosso ufficialmente che le forze di polizia possano avere delle proprie opinioni circa il trattamento degli stranieri, circa il ruolo di estremisti di destra, ecc. Devo dire però che un paio di persone che sono stati gli iniziatori della "polizia d'Oro" alla fine hanno trovato un posto per concorrere alla carica di rappresentanti di altri partiti".
"Ci veniva detto di non criticare i parlamentari di GD".
Un altro tema che illustra la dimensione della infiltrazione di GD nella polizia greca e la confusione tra gli agenti di polizia di alto grado si trova nelle relazioni di altri sindacalisti fatte al giornale "To Vima".
Secondo questi rapporti, "quando abbiamo osato criticare la GD per i loro commenti offensivi nei confronti di altri agenti di polizia ci hanno detto dalla Questura di calmarci e di non diventare aggressivi. Una risposta simile è venuta dal quartier generale, dopo gli arresti di alcuni membri della sede di GD di Anavyssos (dove sono stati arrestati alcuni dei loro membri perché coinvolti in diverse attività illegali). Allo stesso modo, abbiamo ricevuto le stesse comunicazione quando membri di GD hanno attaccato un membro del partito comunista e quando alcuni parlamentari di GD hanno offeso alcuni agenti di polizia a Creta " .
di Vasilis G. Labropoulos
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11/10/2013
Grecia: Alba Dorata minaccia testimoni e giornalisti
Il camionista Georgios Roupakias, 45 anni, sicario del partito nazista ellenico Chrysi Avgì (Alba Dorata), reo confesso dell'uccisione del rapper antifascista Pavlos Fyssas, questa mattina è stato condotto davanti ai giudici che conducono le indagini per essere interrogato nuovamente. Questo pomeriggio alle 18:00, la Commissione competente del Parlamento greco esaminerà la richiesta della magistratura circa la revoca dell'immunità parlamentare a tre deputati di Alba Dorata - Giorgos Germenis, Efstathios Boukouras e Panayotis Iliopoulos - che diversi testimoni sotto protezione hanno descritto come "quadri dirigenti del partito con ruoli di primo piano" nell’organizzazione e nella gestione delle attività violente, delle aggressioni e delle altre attività squadristiche del movimento. Da fonti giudiziarie si è intanto avuta conferma che i magistrati stanno valutando l'eventualità di elevare nuove imputazioni a carico di Ilias Kasidiaris, Ilias Panayotaros e Nikos Michos, i tre parlamentari dello stesso partito arrestati, interrogati e poi rimessi incredibilmente in libertà nei giorni scorsi senza neanche imporre loro il pagamento di una cauzione.
Michaloliakos e i suoi, intanto, continuano a minacciare apertamente coloro che li accusano. Minacce così serie che l’Unione dei Giornalisti Ellenici, l’Esiea, ha chiesto ufficialmente al governo di Atene di proteggere i suoi iscritti dalle minacce di Alba Dorata. Da più parti si denuncia che in queste ore l’organizzazione di Alba Dorata è impegnata nelle redazione di una vera e propria ‘lista nera’ fatta di nomi e cognomi di giornalisti da punire a causa delle loro denunce nei confronti delle attività violente di Chrysi Avgi. Gli arresti hanno permesso a molte redazioni di essere un po’ più coraggiose nelle inchieste sui dirigenti neonazisti e sulla loro ideologia, pubblicando vecchi e nuovi documenti in cui emerge il carattere ideologicamente razzista e antisemita del partito fondato da Michaloliakos ormai decenni fa e entrato nel parlamento di Atene, lo scorso anno, col 7%. Tutte cose già note, per lo più, ma che il grande pubblico in Grecia non ha mai avuto l’opportunità di conoscere, vista la tolleranza o l’aperta complicità che molti media hanno accordato ad Alba Dorata o per interesse politico o perché spaventati proprio dalle possibili ritorsioni.
Alba Dorata non si limita a minacciare solo i giornalisti, ma nel suo mirino sono finiti anche alcuni importanti testimoni utilizzati dai giudici della Corte Suprema di Atene per comporre un dossier sulle attività criminali dei neonazisti e ordinare gli arresti. Qualche ora fa sul sito web del partito di Michaloliakos è apparso un post inquietante e inequivocabile che da una parte minaccia di rendere noti i nomi dei testimoni protetti, e dall’altra ricorda che sono molti gli agenti di polizia sostenitori di Alba Dorata. Scrive l’anonimo estensore del ‘comunicato’: «Lo sa la Corte che gli agenti di polizia che proteggono i testimoni non hanno votato l'Elas (l'esercito popolare di liberazione greco, cioè i partigiani, ndr)? Sapete cosa passava per la mente a ogni poliziotto nelle urne?». Il riferimento è al fatto che più di metà degli agenti di Polizia in servizio ad Atene e a Salonicco lo scorso anno ha votato per l’estrema destra, in particolare gli appartenenti ai corpi speciali Mat e Dias. Non sembra una minaccia a vuoto, visto che il nome di un primo importante testimone teoricamente sotto protezione è già stato rivelato giorni fa, apparentemente per un errore.
Fonte
Michaloliakos e i suoi, intanto, continuano a minacciare apertamente coloro che li accusano. Minacce così serie che l’Unione dei Giornalisti Ellenici, l’Esiea, ha chiesto ufficialmente al governo di Atene di proteggere i suoi iscritti dalle minacce di Alba Dorata. Da più parti si denuncia che in queste ore l’organizzazione di Alba Dorata è impegnata nelle redazione di una vera e propria ‘lista nera’ fatta di nomi e cognomi di giornalisti da punire a causa delle loro denunce nei confronti delle attività violente di Chrysi Avgi. Gli arresti hanno permesso a molte redazioni di essere un po’ più coraggiose nelle inchieste sui dirigenti neonazisti e sulla loro ideologia, pubblicando vecchi e nuovi documenti in cui emerge il carattere ideologicamente razzista e antisemita del partito fondato da Michaloliakos ormai decenni fa e entrato nel parlamento di Atene, lo scorso anno, col 7%. Tutte cose già note, per lo più, ma che il grande pubblico in Grecia non ha mai avuto l’opportunità di conoscere, vista la tolleranza o l’aperta complicità che molti media hanno accordato ad Alba Dorata o per interesse politico o perché spaventati proprio dalle possibili ritorsioni.
Alba Dorata non si limita a minacciare solo i giornalisti, ma nel suo mirino sono finiti anche alcuni importanti testimoni utilizzati dai giudici della Corte Suprema di Atene per comporre un dossier sulle attività criminali dei neonazisti e ordinare gli arresti. Qualche ora fa sul sito web del partito di Michaloliakos è apparso un post inquietante e inequivocabile che da una parte minaccia di rendere noti i nomi dei testimoni protetti, e dall’altra ricorda che sono molti gli agenti di polizia sostenitori di Alba Dorata. Scrive l’anonimo estensore del ‘comunicato’: «Lo sa la Corte che gli agenti di polizia che proteggono i testimoni non hanno votato l'Elas (l'esercito popolare di liberazione greco, cioè i partigiani, ndr)? Sapete cosa passava per la mente a ogni poliziotto nelle urne?». Il riferimento è al fatto che più di metà degli agenti di Polizia in servizio ad Atene e a Salonicco lo scorso anno ha votato per l’estrema destra, in particolare gli appartenenti ai corpi speciali Mat e Dias. Non sembra una minaccia a vuoto, visto che il nome di un primo importante testimone teoricamente sotto protezione è già stato rivelato giorni fa, apparentemente per un errore.
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06/10/2013
Alba Dorata: sotto inchiesta 300 poliziotti
Lo scorso dicembre, interrogato da un giornalista della rivista «Unfollow» sul grado di pericolosità dei neonazisti di Alba Dorata, il ministro dell’Ordine Pubblico Nikos Dendias assicurò che si trattava “solo di un partito politico” e che non aveva “nessuna relazione strutturale con la Polizia”. All’epoca l’esponente dell’estrema destra interno al partito di governo Nea Dimokratia aveva sguinzagliato i suoi agenti in una maxiretata che portò alla cattura nella sola Atene di migliaia di migranti, rinchiusi poi nei CIE senza processo né condanna (come avviene in Italia, del resto).
Rileggere quanto affermò Dendias solo pochi mesi fa, alla luce di ciò che si sta scoprendo dopo l’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, risulta assai utile per comprendere il grado di copertura che l’esecutivo targato troika ha sempre assicurato agli squadristi in questi anni. E che smentisce la dichiarazioni di circostanza da parte di alcuni ministri sul presunto pugno di ferro usato con i dirigenti di Alba Dorata.
Ieri è stato arrestato un militare non più in servizio ricercato per la sua complicità nell’omicidio, la sera del 17 settembre, di Killah P nel quartiere di Keratsini. Il soldato, che si sospetta sia un militante di Chrysi Avgi, aveva parlato al telefono con Giorgos Roupakias, l’assassino reo confesso del 34enne operaio metalmeccanico, solo un’ora prima dell’agguato, e poi ancora 3 minuti dopo aver accoltellato la vittima. Il ruolo dei militari nella rete di complicità con i neonazisti ellenici emerge in modo sempre più inquietante. Recentemente il quotidiano To Vima ha pubblicato un’intervista a un militante dell’organizzazione – probabilmente un infiltrato – che ha raccontato di campi di addestramento militare gestiti da elementi delle forze armate e dei corpi speciali. L’intervistato raccontò che migliaia di squadristi erano stati addestrati, alle arti marziali ma anche all’uso delle armi, “nelle aree di Rafina, Parnitha, Fyli, Porto Germeno, Mani, Evia e altri luoghi. La nostra principale preoccupazione è nascondere bene le armi ad esempio all’interno di alcuni club di ultras o in appartamenti affinché non siano trovate e comunque impossibili da ricondurre a noi”.
Si sapeva che i neonazisti ellenici avevano forti agganci tra le forze di polizia e l’esercito, e che molti appartenenti ai reparti antisommossa avevano votato per la formazione di estrema destra durante le elezioni dello scorso anno che portarono Alba Dorata in parlamento con 18 deputati e il 7%. Nei giorni scorsi una decina di agenti sono stati arrestati. Ma ora si scopre che più di trecento poliziotti di diversi corpi e in diversi territori sono stati destituiti dai loro incarichi o trasferiti su decisione del Ministero per l’Ordine Pubblico perché accusati di aver partecipato alle azioni violente degli squadristi o di averle coperte e agevolate.
Nelle ultime ore si è consegnato alla polizia un altro ricercato, il responsabile dei neonazisti nel quartiere di Perama, Anastasios Pantathís, accusato di essere tra gli organizzatori dell’agguato realizzato da una cinquantina di camicie brune contro 9 militanti comunisti lo scorso 12 settembre. Tra gli aggrediti, molti dei quali furono poi ricoverati in ospedale con gravi ferite, c’erano militanti del KKE e del KNE – il Partito Comunista e la Gioventù Comunista – e anche il presidente del sindacato dei portuali. Secondo alcune testimonianze Pantathís, che coordinò il pestaggio insieme ad altri tre responsabili di zona, è stato riconosciuto da alcune delle vittime proprio mentre partecipava all’agguato. Pantathís è accusato di aver coordinato e partecipato ad un altro pestaggio, lo scorso anno sempre a Perama, contro una famiglia di pescatori egiziani, uno dei quali fu ridotto quasi in fin di vita.
Nel frattempo la polizia ha arrestato anche Themis Skordeli, una candidata di Alba Dorata alle prossime elezioni amministrative di Atene. Ricercata da giorni, nella sua abitazione gli inquirenti hanno trovato 145mila euro in contanti.
L’allarme per le attività violente dei neonazisti si è esteso in questi giorni anche a Cipro, dove le autorità locali hanno avviato un'inchiesta sulle attività paramilitari condotte sull'isola dal partito di estrema destra Elam (Ethniko Laiko Metopo, Fronte Nazional-popolare) considerato un'emanazione di Alba Dorata.
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Rileggere quanto affermò Dendias solo pochi mesi fa, alla luce di ciò che si sta scoprendo dopo l’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, risulta assai utile per comprendere il grado di copertura che l’esecutivo targato troika ha sempre assicurato agli squadristi in questi anni. E che smentisce la dichiarazioni di circostanza da parte di alcuni ministri sul presunto pugno di ferro usato con i dirigenti di Alba Dorata.
Ieri è stato arrestato un militare non più in servizio ricercato per la sua complicità nell’omicidio, la sera del 17 settembre, di Killah P nel quartiere di Keratsini. Il soldato, che si sospetta sia un militante di Chrysi Avgi, aveva parlato al telefono con Giorgos Roupakias, l’assassino reo confesso del 34enne operaio metalmeccanico, solo un’ora prima dell’agguato, e poi ancora 3 minuti dopo aver accoltellato la vittima. Il ruolo dei militari nella rete di complicità con i neonazisti ellenici emerge in modo sempre più inquietante. Recentemente il quotidiano To Vima ha pubblicato un’intervista a un militante dell’organizzazione – probabilmente un infiltrato – che ha raccontato di campi di addestramento militare gestiti da elementi delle forze armate e dei corpi speciali. L’intervistato raccontò che migliaia di squadristi erano stati addestrati, alle arti marziali ma anche all’uso delle armi, “nelle aree di Rafina, Parnitha, Fyli, Porto Germeno, Mani, Evia e altri luoghi. La nostra principale preoccupazione è nascondere bene le armi ad esempio all’interno di alcuni club di ultras o in appartamenti affinché non siano trovate e comunque impossibili da ricondurre a noi”.
Si sapeva che i neonazisti ellenici avevano forti agganci tra le forze di polizia e l’esercito, e che molti appartenenti ai reparti antisommossa avevano votato per la formazione di estrema destra durante le elezioni dello scorso anno che portarono Alba Dorata in parlamento con 18 deputati e il 7%. Nei giorni scorsi una decina di agenti sono stati arrestati. Ma ora si scopre che più di trecento poliziotti di diversi corpi e in diversi territori sono stati destituiti dai loro incarichi o trasferiti su decisione del Ministero per l’Ordine Pubblico perché accusati di aver partecipato alle azioni violente degli squadristi o di averle coperte e agevolate.
Nelle ultime ore si è consegnato alla polizia un altro ricercato, il responsabile dei neonazisti nel quartiere di Perama, Anastasios Pantathís, accusato di essere tra gli organizzatori dell’agguato realizzato da una cinquantina di camicie brune contro 9 militanti comunisti lo scorso 12 settembre. Tra gli aggrediti, molti dei quali furono poi ricoverati in ospedale con gravi ferite, c’erano militanti del KKE e del KNE – il Partito Comunista e la Gioventù Comunista – e anche il presidente del sindacato dei portuali. Secondo alcune testimonianze Pantathís, che coordinò il pestaggio insieme ad altri tre responsabili di zona, è stato riconosciuto da alcune delle vittime proprio mentre partecipava all’agguato. Pantathís è accusato di aver coordinato e partecipato ad un altro pestaggio, lo scorso anno sempre a Perama, contro una famiglia di pescatori egiziani, uno dei quali fu ridotto quasi in fin di vita.
Nel frattempo la polizia ha arrestato anche Themis Skordeli, una candidata di Alba Dorata alle prossime elezioni amministrative di Atene. Ricercata da giorni, nella sua abitazione gli inquirenti hanno trovato 145mila euro in contanti.
L’allarme per le attività violente dei neonazisti si è esteso in questi giorni anche a Cipro, dove le autorità locali hanno avviato un'inchiesta sulle attività paramilitari condotte sull'isola dal partito di estrema destra Elam (Ethniko Laiko Metopo, Fronte Nazional-popolare) considerato un'emanazione di Alba Dorata.
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02/10/2013
Già liberi i dirigenti di Alba Dorata
“Pugno duro dello stato contro Alba Dorata” continuano a scrivere i grandi quotidiani. Ma a ben guardare quello che accade ad Atene in queste ore non sembra proprio. Anzi. Il colpo alla dirigenza del partito neonazista ellenico è stato forte, indubbiamente: decine di arresti, accuse gravissime, denuncia dei legami con la criminalità comune e pezzi dei servizi di sicurezza.
Nelle scorse ore è stato arrestato un ex comandante della Polizia. L’ufficiale, a capo del commissariato di Agios Panteleimon, popolare quartiere nel centro della capitale greca, è accusato di ‘abuso di potere’, ‘falsa testimonianza’, 'commercio d’armi’ e di avere attivamente coperto i militanti neonazisti impegnati in numerosi attacchi contro i lavoratori immigrati. Il capo del commissariato avrebbe operato per impedire agli aggrediti di presentare regolare denuncia o per evitare che le denunce fossero analizzate dai suoi agenti.
Man mano che continuano le indagini scattate dopo l’assassinio da parte di un commando neonazista del rapper Pavlos Fyssas i magistrati dell’Aero Pago di Atene continuano ad emettere mandati di cattura, mentre alcuni dei ricercati si sono resi irreperibili.
Tra ieri e oggi, intanto, i maggiori dirigenti di Alba Dorata, quattro dei sei deputati arrestati durante la retata di sabato scorso, sono passati davanti al giudice per essere interrogati, acclamati come eroi e ‘vittime del sistema’ da un centinaio di squadristi in maglietta nera che li hanno accolti all’ingresso dell’Accademia Militare ateniese di Evripidion gridando slogan come “Gloria e onore per Alba Dorata” e “no alla prigione per i nazionalisti”. I magistrati hanno confermati nei loro confronti le accuse di associazione a delinquere, omicidio, aggressione e riciclaggio, ed hanno quindi incriminato Ilias Panagiotaros, Yannis Lagos, Nikos Michos e il portavoce del partito Ilias Kasidiaris.
Nonostante le gravissime accuse, il pericolo che facciano sparire importanti prove o che fuggano all’estero prima del processo, Panagiotaros, Michos e Kasidiaris sono stati rilasciati su cauzione di 50 mila euro. Scelta incredibile, se si pensa che Ilias Kasidiaris, ‘noto’ per aver aggredito due deputate di sinistra in diretta tv, è candidato per Alba Dorata alla carica di sindaco di Atene e fino a qualche giorno fa i sondaggi lo accreditavano di un 20% dei consensi. Secondo le indagini Kasidiaris è il responsabile delle cosiddette ‘squadre d’assalto’, le squadracce dedite all’aggressione e al pestaggio di immigrati, omosessuali e avversari politici di sinistra. Tanto per non perdere il vizio, appena liberato dopo l’udienza, uscendo dal tribunale, Kasidiaris ha aggredito alcuni giornalisti che volevano intervistarlo al grido di “Ebrei e giornalisti traditori”.
Nelle prossime ore i giudici decideranno la sorte del numero uno del partito, Nikolaos Michaloliakos, e del numero due Christos Pappas: sono considerati i capi - anzi, i Fuhrer - di una vera e propria organizzazione criminale gestita in maniera verticale, e nei loro domicili sono state ritrovate numerose armi.
L’unico di cui la magistratura ha confermato l’arresto è stato finora Yannis Lagos, accusato di riciclaggio di denaro, ricatto e possesso illegale di armi. Secondo le intercettazioni telefoniche realizzate dai servizi segreti Lagos, in passato già denunciato e indagato per estorsione e induzione alla prostituzione (ma senza conseguenze penali), era stato informato preventivamente dai suoi scagnozzi del quartiere di Nicea e Keratsini, ad Atene, dell'imminente omicidio del rapper Pavlos Fyssas. Secondo i documenti resi noti dai servizi segreti ellenici, Lagos era l’addetto per il partito alla gestione delle estorsioni nei confronti di numerosi negozi della capitale, alla quale gli squadristi neonazisti impongono di pagare il pizzo in cambio di ‘protezione’ (cioè per evitare ritorsioni e pestaggi), ed anche del traffico di prostitute, naturalmente straniere. Tra l’altro più volte alcuni media ellenici hanno denunciato che la moglie del ‘duce’ di Alba Dorata, Eleni Zarulia, anche lei deputata neonazista, è la vera proprietaria insieme al fratello di un bordello nel centro della capitale, il noto ‘hotel’ New Dream.
La cosa che più colpisce - e inquieta - una parte dell’opinione pubblica ellenica è che l’informativa dei servizi segreti sulla cupola del partito neonazista è pesantissima, e dipinge un quadro del movimento anche più grave di quanto non si sapesse. Da anni l’ingellicence di Atene teneva sotto controllo Michaloliakos e i suoi picchiatori, ma non è mai intervenuta per fermarli. Un ‘ritardo’ che è costato la vita a Pavlos Fyssas e ad altre vittime degli squadristi, per lo più cittadini immigrati. I responsabili dei servizi segreti (EYP) si difendono, ricordando che agli inizi del 2012 presentarono un rapporto durissimo sulle malefatte di Chrysi Avgi, che però il Ministro degli Interni e il resto dell’esecutivo decisero di archiviare.
Ed ora quello che era stato descritto come il brutale colpo ai neonazisti deciso venerdì notte da governo e servizi di sicurezza potrebbe alleggerirsi; i capi dell’organizzazione criminale sono già a piede libero e già non si parla più di mettere il movimento fuori legge, al massimo di congelargli il finanziamento pubblico.
A dimostrare gli stretti agganci tra i neonazisti e i cosiddetti partiti costituzionali c’è anche il fatto che l’avvocato difensore del picchiatore Kasidiaris è un noto esponente del partito del Premier Antonis Samaras. Nuova Democrazia ha espulso immediatamente Pavlos Sarakis, ma il personaggio era stato anche candidato nel partito alle scorse elezioni. Non era proprio un semplice iscritto, per capirsi.
E non è l'unico, dentro Nea Dimokratia, a parteggiare per i neonazisti. Lo ha detto chiaro e tondo, su twitter, Failos Kranidiotis, consigliere del primo ministro Samaras tuttora al suo posto: "Non posso condannare i patrioti e i nazionalisti. Conservo le mie 'pallottole' per i miei veri avversari". E poi ancora: "Le aggressioni di Alba Dorata agli immigrati esistono solo nell'immaginazione e nella propaganda idiota dei giornalisti progressisti".
Se questi sono i democratici...
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Grecia. Alba Dorata non è finita
Intervista all’autore di Debtocracy e Catastroika, che lavora al nuovo progetto sui neo nazisti in Grecia.
“La notizia degli arresti dei leader di Alba Dorata in Grecia ci ha colti di sorpresa. Per un istante ci siamo chiesti se avesse senso andare avanti, ma è stato uno smarrimento che è durato pochi minuti. Perché è ancora più importante, adesso, lavorare su questo movimento e su quello che rappresenta nell’anima della Grecia e per i gangli del suo potere”. Aris Hatzistefanou parla con il tono di voce di coloro che hanno pensato molto a quello che dicono. Occhiali leggeri, da intellettuale, volto da ragazzo per bene, uno di quelli che sembra sempre più giovane della sua età.
Aris è in Italia, per le riprese del nuovo documentario, che racconterà le origini e l’ascesa del movimento neo nazista in Grecia. L’arresto di Nikos Michaloliakos, leader assoluto del partito Alba Dorata, è la conseguenza della dura accusa di aver fondato un’organizzazione criminale, legata all’omicidio del rapper 34enne Pavlos Fyssas, attivista di sinistra, ucciso da un militante di Alba Dorata il 18 settembre scorso. Qualcosa, adesso, si muove? “Non c’è dubbio che le grandi proteste seguite all’omicidio abbiamo posto pressione sul governo: la gente è scesa in strada, in modo compatto, l’esecutivo doveva dare un segnale”, spiega il documentarista. “Ma questo deve comportare una riflessione profonda, perché altrimenti sfugge il contesto. In primo luogo la ferma e rabbiosa reazione dei greci di fronte a questo assurdo omicidio non cancella la vergogna del silenzio che, per anni, ha avvolto le violenze dei militanti di Alba Dorata contro i migranti. Per certo si hanno notizie anche di vittime, ma da persone invisibili non hanno ricevuto alcuna attenzione. E poi Alba Dorata non ha mai agito fuori dal sistema, ma sempre nella sua cornice”.
L’autore di Debtocracy e di Catastroika, due documentari cult ormai, anche fuori dalla Grecia, che ribaltano il racconto dei media mainstream sulla crisi e sulla austerità, non si smentisce. “Le radici di Alba Dorata vanno cercate nel clima del secondo dopoguerra. Un pantano nel quale una debole borghesia ha finanziato e sostenuto delle bande che in origine erano legate alle truppe di occupazione nazi-fasciste. La stessa cultura, lo stesso aggressivo anti-comunismo che ha caratterizzato gli anni della guerra civile in Grecia e poi fino agli anni della dittatura dei colonnelli. Esiste, in Grecia, un’elite economica che utilizza – nei momenti storici di tensione sociale – un braccio armato per fermare le istanze progressiste della società, salvo fermarle quando esagerano o quando non servono più. È già successo, è successo ora con Alba Dorata, succederà ancora se non si contrasta alla radice questo meccanismo”.
Come si può descrivere questa elite? “Per capire bisogna uscire dalla visione con cui i media stanno raccontando questa crisi. La corruzione, ad esempio, è un problema reale e grave in Grecia. Ma se voi mi chiedete un’assurda classifica delle cause di questo disastro economico, la porrei al decimo posto. Ben prima vengono le responsabilità della politica e dei privilegiati dell’economia. Una categoria su tutti: gli armatori. La Grecia ha uno dei comparti marittimi più importanti al mondo, ma questa gente non ha mai pagato le tasse, con il ricatto del lavoro. In questo bisogna indagare, come per Alba Dorata bisogna non accontentarsi dell’arresto dei suoi leader, ma andare più a fondo”.
Indagando, per esempio, fino in fondo, nelle collusioni della polizia con questo movimento neonazista. “Sono d’accordo, ma non credo come si è detto e scritto che il 50 percento dei poliziotti abbia votato per loro. Una percentuale più credibile è quella del 20, 25 percento. Resta enorme, ma non saranno i due o tre personaggi minori che sono stati rimossi dai loro incarichi nella stessa operazione che ha portato all’arresto dei leader di Alba Dorata a fare pulizia. Non basta. Bisogna indagare tra i vertici della polizia, in quella cultura della violenza che troppo spesso resta impunita. E, dopo la polizia, sono altri che debbono essere chiamati in causa su Alba Dorata”.
Per esempio? “L’Unione europea, ad esempio. Quando a Bruxelles hanno deciso le ricette dell’austerity che hanno distrutto il mio Paese, l’ossessione di avere un parlamento gestibile ha spinto gli eurocrati a fare pressioni su Nea Democratia (il partito di centro-destra greco ndr) per allearsi con LAOS, partito di estrema destra, che oggi è stato cancellato dal successo elettorale di Alba Dorata, ma che ne condivide la stessa cultura di violenza. Quando, pur di realizzare il proprio disegno politico economico, l’Europa sdogana questo genere di formazioni diventa corresponsabile di quello che accade oggi”, spiega Aris.
Ue, polizia e poi? “I media. È stato gravissimo l’atteggiamento che per anni è stato tenuto verso Alba Dorata. Qualsiasi servizio su di loro ruotava attorno a una torbida comprensione. In fondo sono dei bravi ragazzi, dei patrioti, un po’ eccessivi, ma che sono solo preoccupati per quel che accade nel loro paese. C’è stato uno sdoganamento generale, la narrazione di un ‘fascismo dal volto umano’, che è stata gravissima. Io per pubblicare i miei lavori su Alba Dorata sono dovuto ricorrere al Guardian e alla Bbc, perché in Grecia nessuno voleva trasmettere le mie denunce”, racconta l’autore di Debtocracy.
In questo discorso, però, rischia di uscire innocente la sinistra greca. “No, la sinistra greca non è innocente. Alba Dorata, negli anni Ottanta, inizia a farsi vedere nei quartieri ad alta densità di immigrati. Solo negli anni Novanta si allarga, iniziando lentamente a formare una base popolare, un radicamento nelle pieghe della società. Un processo che è andato di pari passo con le difficoltà dello stato sociale. Le loro raccolte di generi di prima necessità, il loro andare di casa in casa ad ascoltare i problemi della gente, andava fatto dalla sinistra. Certo, in nessun paese al mondo si è lottato come in Grecia, ma manca una struttura capace di organizzare questa rabbia. La destra l’ha trovata in Alba Dorata, con la sua struttura militarizzata e gerarchica. E i soldi dei suoi finanziatori, che potete trovare nella stessa elite di cui parlavo prima, armatori compresi”.
Questa analisi stride, però, con il discorso pubblico anti sistema di Alba Dorata. “Appunto, è solo un discorso pubblico. In Parlamento, appena entrati, hanno appoggiato l’esenzione fiscale per gli armatori e non hanno mosso un dito contro le privatizzazioni selvagge del paese. Non hanno un programma, hanno solo slogan, che spesso coincidono con i partiti principali. Perché se si va oltre la violenza fisica e verbale, le posizioni difese da Alba Dorata in economia e contro i migranti, ad esempio, non sono molto differenti dal centro-destra e dal centro-sinistra”, spiega Aris.
Cosa accadrà adesso? “Difficile dirlo, ma sono molto preoccupato del discorso con cui il governo ha presentato la decisione di arrestare questa gente. La versione, fin dall’inizio, è stata che solo lo Stato può garantire l’ordine. Una versione secondo cui gli estremismi di destra e di sinistra sono la stessa cosa. Temo un’ondata repressiva contro i movimenti di protesta che, seppur divisi, in Grecia sono vivi. I docenti e il personale universitario hanno bloccato tutto con uno sciopero durissimo, la televisione pubblica resta occupata e lotta per sopravvivere. Ecco, temo che la repressione a destra serva a giustificare quella che si abbatterà indiscriminatamente su tutto quello che è protesta, resistenza, opposizione, e che non ha nulla a che vedere con i nazisti. Una repressione che serva a distogliere l’opinione pubblica in Grecia e nel mondo dal vero estremismo: quello di centro. Quello delle banche e della finanza, quello della totale distruzione della rete dei diritti sociali e dei diritti dei lavoratori, la dittatura della sottrazione della sovranità nazionale e del diritto di ogni popolo di eleggere i suoi governanti. Questo temo e lo vedo accadere ogni giorno nella vita dei miei connazionali”.
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