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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

11/09/2014

L'undici settembre silenzioso di Matteo Renzi

Ma il governo Renzi esiste ancora? O, meglio, esiste un governo oltre il campo di immagini tenuto in piedi dalle tv? E' lecito dubitarlo perché anche i giornali, compresi quelli che a suo tempo hanno lanciato il governo Renzi, cominciano a pubblicare notizie che mettono in discussione non tanto la politica del governo ma la sua esistenza.

Cominciamo dall'elezione dei membri "laici", quelli che non fanno parte della magistratura, del CSM. Verranno eletti con un accordo PD-Forza Italia, che qualche voto lo fa pure perdere. Eppure anche l'accordo non tiene, i candidati ancora non passano e la tensione all'interno del Pd aumenta. Alimentando le tensioni già presenti nel (si fa per dire) partito sulla vicenda delle primarie per il candidato Pd alla presidenza dell'Emilia-Romagna. Partito che non solo non riesce ad avere una linea unitaria sulle prospettive del governo ma anche una sul mitico rigore, da applicare nel presente, che dovrebbe rappresentare la ragion d'essere del Pd (al netto della propaganda).

Così salta la riunione della spending review tra Renzi e i ministeri. Meglio così ma per uno che era partito per plasmare a nuovo l'Italia in pochi mesi, come da intenzioni manifestate, la differenza tra propaganda amplificata e realtà percepita si sta facendo troppo ampia. Anche perché tutti hanno capito che, una volta trovato l'accordo sulla spending review, si taglierà ovunque. E basta guardare i risultati del pur generoso (con Renzi) sondaggio di IPR Marketing sul governo del 41 per cento e degli ottanta euro: il 75 % degli intervistati non riscontra miglioramenti, dall'inizio dell'azione di questo esecutivo (il 50 dice "mi aspettavo di più" mentre il 20 "sta sbagliando tutto") mentre nella scala di priorità degli italiani ci stanno, per ultime, proprio le "riforme" che il governo Renzi dice di voler affrontare per prime (giustizia e legge elettorale). Ma, oltre all'opinione c'è la politica: le regioni, anche quelle PD, respingono i tagli mentre il primo vero nominato eccellente di Renzi, l'AD di Eni, è già inquisito per una storiaccia di tangenti.

Già poi c'è l'Europa: tra Pesc e commissione Ue, i due nominati accreditati come pro-Renzi (Mogherini e il francese Moscovici, esteri ed economia) sono già commissariati dalle nomine successive. E poi c'è la Bce: Draghi, ha intimato al governo Renzi di mettere le mani al debito, quello che il presidente del consiglio non voleva fare, a causa della crisi economica.
Sono frasi a spettro commissariamento, lo indichiamo per informare non certo perché crediamo che l'Italia debba seguire il fiscal compact. Buon ultimo, ma non simbolicamente, il famiglio triste del centrosinistra: Roberto Saviano. Lo scrittore campano, prono verso ogni istituzione, dall'arma dei carabinieri alle vestigia dello Zecchino d'oro, ha ruggito anche lui contro Renzi. Sull'Espresso ha definito l'attuale esecutivo "una commedia all'italiana" che non ha superato "la stagione delle pagliacciate". E, a parte le Picierno o i Nardella, caso unico di sindaco ventriloquo, cominciano a scarseggiare i difensori pubblici di Renzi.


Tutto in un giorno, tutto l'undici settembre. Quello silenzioso di Matteo Renzi. L'augurio è, ovviamente, che il presidente del consiglio non esca mai dalle macerie che gli stanno cadendo addosso. Anzi, ben vengano le prossime.

Redazione

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