Il governo yemenita e i ribelli Huthi avrebbero firmato stamane un accordo che potrebbe mettere fine alla crisi politica che sta lacerando il paese da diverse settimane con proteste represse duramente da Sanaa’. A rivelarlo è un membro del governo che si sta occupando delle negoziazioni.
Nelle ultime settimane gli huthi avevano bloccato la
strada principale che porta all’aeroporto di Sana’a, organizzando sit-in
di protesta fuori i palazzi ministeriali. Le loro richieste sono state
principalmente due: le dimissioni del governo e il ritorno dei sussidi
per il carburante.
Secondo quanto riferisce un negoziatore
all’agenzia Reuters, l’accordo è stato firmato dal governatore di Sana’a
Abd al-Qader Helal e dal rappresentante dei ribelli Hussein al-Ozzi.
L’intesa raggiunta prevederebbe una riduzioni dei prezzi del carburante e
la formazione di un nuovo governo. Gli Huthi smantellerebbero le tende
di protesta solo quando sarà formato un nuovo esecutivo.
I progressi in corso tra le autorità yemenite e i ribelli sembrerebbero confermati dagli stessi protagonisti.
Il sito del Ministero della Difesa parla di “uno sviluppo politico
imminente” e sottolinea che “sono in corso negoziazioni per nominare un
nuovo primo ministro”. Ottimismo filtra anche tra gli Huthi. “Il dialogo
con il governo è ripreso”, ha dichiarato alla Reuters Mohammed
al-Bekheity, membro del politburo del gruppo sciita. “Se Dio vuole,
questo è l’inizio di una svolta”.
A inizio settembre il presidente yemenita Abd Rabbo
Mansour Hadi aveva presentato un accordo in cui era previsto un
abbassamento dei costi del carburante del 30% e in cui si chiedeva agli
Huthi di unirsi ad un nuovo governo di unità nazionale. La proposta fu
però rigettata dai ribelli sciiti.
Dopo le proteste della “Primavera araba” del 2011 e la cacciata di Ali Abdullah Saleh (nemico giurato dei ribelli sciiti), Sana’a ha provato (blandamente) a coinvolgere politicamente gli Huthi. Ma i tentativi sono sempre falliti. I combattimenti tra gli Huthi e governo e tribù sostenute da Sana’a sono durati a intermittenza per mesi al nord del Paese e si sono estesi anche in altre province giungendo anche nella capitale.
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