di Chiara Cruciati
In meno di una settimana
le vittime degli scontri tra forze governative e opposizioni islamiste
nel sud della Siria hanno raggiunto il centinaio, tra soldati
dell’esercito di Damasco e miliziani ribelli. Il fronte meridionale è di
nuovo aperto dopo l’avanzata repentina dei qaedisti del Fronte al-Nusra
alla fine dello scorso anno, che erano riusciti a strappare territorio
alle opposizioni moderate, Esercito Libero in testa.
La scorsa settimana il presidente Assad, che dopo quattro
anni di guerra civile controlla un terzo del paese, ha lanciato la
controffensiva a sud della capitale, verso le strategiche province di
Daraa e Quneitra. Le truppe di Damasco, con il fondamentale appoggio
militare di Hezbollah e delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, hanno
riassunto il controllo di numerosi villaggi alle porte di Quneitra e,
quindi, del Golan. La fanteria, usando principalmente
artiglieria pesante (il maltempo pare abbia impedito per ora l’utilizzo
dei raid aerei), è avanzata in poche ore nelle campagne di Daraa,
rioccupando Deir al-Adas, Deir Maker, al-Danaji, Tal Mehri, Tal
al-Sayyad, Tal al-Arous.
Una serie di villaggi che collegano Damasco al sud del paese e le cui
vie interne erano utilizzate dai ribelli per rifornirsi di armi, cibo,
miliziani. Di civili non ce n’è quasi più l’ombra – hanno
raccontato alla stampa alcuni soldati governativi – tutti fuggiti due
anni fa dopo l’offensiva delle opposizioni. In alcune comunità
le abitazioni abbandonate sono oggi utilizzate dai ribelli come
magazzini per le munizioni, i missili, i mortai e il cibo. Sui missili –
continuano i soldati intervistati da al-Akhbar – sta in bella vista la
bandiera degli Emirati Arabi.
Obiettivo, far cadere quella che pareva ormai una roccaforte delle
opposizioni moderate e islamiste, area che è principale via di
collegamento (e di offensiva militare) tra il sud e la capitale. Per
farlo il governo punta oggi a isolare i ribelli e rompere la continuità
territoriale delle zone occupate. Dietro, sta la necessità di
sradicare quei gruppi di opposizioni moderate che si sono così
stabilizzate a sud da intrattenere stabili rapporti con Israele: un rapporto
delle Nazioni Unite di due mesi fa analizzava 18 mesi di stretta
collaborazione tra ribelli moderati siriani e Tel Aviv, scambio di
informazioni di intelligence e aiuti umanitari ai combattenti feriti.
Per riprendere il triangolo Damasco-Daraa-Quneitra, Assad ha
dispiegato 5mila uomini, una delle azioni di controffensiva militare più
ampie da quando scoppiò la guerra civile, nel 2011. La presenza degli
alleati libanesi e iraniani (tanto significativo che il numero totale delle truppe pro-Assad potrebbe raggiungere le 10mila unità)
è la dimostrazione dell’importanza che assume oggi la ripresa di una
regione al confine con Israele e con il Golan occupato, dove l’esercito
di Tel Aviv non ha mancato di mandare il suo personale messaggio
bombardando postazioni di Hezbollah lo scorso 18 gennaio.
Hezbollah, a sud della Siria, è la reale guida dell’esercito di
Damasco: presente fin da subito sul campo con 5mila uomini per frenare
le opposizioni ad Assad, il movimento sciita guidato da Nasrallah sa
bene quanto strategica sia la regione di Quneitra, collegamento naturale
tra Giordania, Libano e Israele. “Sarà un’operazione dai risultati
tremendi”, ha commentato Naim Qassem, capo in seconda di Hezbollah e
vice segretario del partito. Perché per Quneitra passa il
rafforzamento dell’asse sciita in Medio Oriente, una battaglia
dall’enorme significato simbolico e geograficamente strategico. Ecco
perché sul campo, accanto ai miliziani di Hezbollah e ai soldati
siriani, ci sono anche comandanti iraniani, tra cui – dicono alcuni
media arabi – Suleimani, capo dell’unità Al-Quds dei pasdaran, lo stesso
presente sul campo di battaglia iracheno.
Così Teheran, che riallaccia le relazioni con Hamas a Gaza e si
garantisce una presenza a nord del territorio israeliano, in Golan,
punta a circondare simbolicamente Israele e a premere con più forza il
proprio stivale sul governo siriano, oggi “anello debole” dell’asse
sciita.
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