Lo statuto del movimento 5 stelle romano, che prevede una multa di 150mila euro
ai consiglieri comunali della capitale in caso di uscita dal gruppo una
volta eletti, fa parte delle vicende commentabili con una parola sempre
in bocca al concittadino di Grillo, presidente del Livorno: belinate.
La multa ricorda involontariamente la
clausola di rescissione dei calciatori legati a contratto da società e a
forte richiesta. Perché è bene ricordare una cosa: al livello degli
affari che si giocano nella metropoli romana, e della posta in gioco su
molti temi, 150.000 euro un gruppo di interessi, per liberare un voto, può pagarli eccome.
Un comitato di base che vuol lanciare un messaggio politico d’emergenza
su temi come trasporti, scuola, verde pubblico tramite il comportamento
di un consigliere queste cifre non può permettersele. Il movimento 5
stelle è la più originale formazione politica istituzionale degli anni
’10. E’ emerso dal basso, contro le corporazioni della politica
istituzionale ed è un ottimo detonatore politico contro il
centro-sinistra, formazione politica sottomessa da sempre all’austerità
di Bruxelles-Francoforte e a tante cordate di potere bancario,
finanziario, immobiliare. E’ davanti a una complessa, e storica
piuttosto che importante, prova metropolitana come il voto e,
eventualmente, il governo romano. Governare Roma richiede una competenza che guarda alle grandi metropoli
del continente europeo ma che comprende, anche, la capacità di guardare
alla controversa complessità di metropoli come Ankara o il Cairo. Se il biglietto da visita deve essere, detto in linguaggio giornalistico, la supermulta per chi sgarra non ci siamo.
Anche perché, come abbiamo visto, la multa alza solo il valore
finanziario dell’uscita da un gruppo consigliare. Quando una metropoli
fa sentire la propria forza centrifuga non ci sono barriere finanziarie
che tengano.
Perché qui il problema non è
trovare la regola giusta per uno statuto ma dare, ed avere, linee di
indirizzo del governo urbano nella crisi. Il M5S può vincere a
Roma e dire la sua fino all’ultimo a Torino e, forse, a Bologna. Quali
sono le linee di governo delle città, su quale profilo di rinascita
urbana ci si attesta? Quali sono le conferenze per i futuri
amministratori, i quadri, gli elettori che vogliono crescere attorno a
questi temi? Non si governa con le leggi, né con gli statuti,
figuriamoci con i non statuti. Qui siamo di fronte ad un combinato di
decreti Madia-Renzi, non ancora terminato, che nega qualsiasi potere
pubblico nel governo reale del territorio. Il M5S nazionale come vuol
comportarsi, in materia, se prende il potere a Roma? Stessa cosa vale
per le leggi Monti, di governo del bilancio pubblico, uscite a fine
2011. Negano la possibilità stessa di un comune di fare indirizzo
all’economia e condannano i territori, e i loro servizi, al saccheggio
dei privati. Dove ci sono soldi da investire, ovvio. Per non parlare
della questione casa e dei rifiuti, temi finora lasciati alla
desertificazione renziana dei territori. Evidenziare il costo
della multa, sempre se vale voti sul piano dell’immagine e del governo
dei consigli comunali, non sposta di un millimetro l’esistenza di questi
temi da tempo lasciati ai privati, in qualche caso alle mafie, e solo
quando credono di ricavarne profitto. Perché poi con la
supermulta puoi anche tenere in mano un consiglio comunale ma se non hai
idee la botta arriva lo stesso. E quale concezione della politica
rivela l’idea della multa? Dalla fine della democrazia liberale, quando
il seggio era una sorta di proprietà come se fosse un appartamento nella
capitale, c’è sempre stata la tendenza ad affrancare gli eletti da
impellenti necessità materiali. Per evitare che potessero essere
ricattati economicamente.
Certo, e il M5S ha fatto bene ad
evidenziare il problema, da troppo tempo questa tendenza è diventata una
corsa all’arricchimento e fonte essa stessa di molteplici ricatti. Ma
in questo modo, al massimo, si spaventa qualcuno che fa i conti su
quanto può costare qualche parola. Non si fa emergere una nuova rete di
governo. Già perché finora il M5S ha fatto parlare di sé più per
un uso della rete legato alla democrazia deliberativa (dalle proposte
di legge alle espulsioni) che per l’innovazione legata all’intelligenza
collettiva delle rete. E’ quest’ultima che può risollevare i
territori non i voti in rete, ridotti a sondaggi d’opinione, o le multe.
Quanto alle critiche che sono venute dagli ascari renziani lasciamo
perdere. Stiamo parlando di gente alla quale non va bene neanche la
spenta e connivente Rai di nominati dallo stesso presidente del
consiglio. L’Italia ha problemi più seri di dover rispondere a questa
gente, che ha un livello di tossicodipenza dal potere tale da dover
entrare in terapia il giorno della mancata rielezione. Ma a problemi
seri si risponde con politiche serie, specie in un periodo denso di
pericoli come quello che ci sta preparando la crisi
bancaria-finanziaria.
Redazione, 10 febbraio 2016
Nessun commento:
Posta un commento