Il momento più significativo dell’ingresso di uomini e mezzi USA in Moldavia si è comunque verificato proprio il 3 maggio, allorché colonne di manifestanti, guidati dal Partito socialista e al grido di “Non abbiamo bisogno della Nato” e “Abbasso la Nato”, sono riuscite a bloccare per alcune ore l’avanzata del battaglione statunitense, a varie riprese, a partire dal passaggio della frontiera con la Romania, a Sculeni, fino al poligono di Negrești, a nordovest di Kišinëv.
La presidente dell’Associazione dei veterani di Moldavia, Alla Mironik, ha dichiarato a Sputnik, che la Moldava “ha vissuto e vive tranquillamente nelle condizioni dell’indipendenza, della sovranità e della neutralità” e dunque non ha bisogno di essere inglobata nell’Alleanza atlantica. “La maggior parte dei moldavi” ha detto, “percepiscono la presenza di mezzi militari Nato come una violenza sul proprio stato”. Il leader del Partito Socialista, Igor Dodon, ha dichiarato che l’ingresso di mezzi militari USA e la loro esposizione nella piazza centrale della capitale “è una mancanza di rispetto verso gli interessi nazionali della Moldavia e la memoria dei suoi cittadini”. I deputati socialisti, ha detto Dodon, “hanno richiesto al presidente della repubblica la convocazione urgente del Consiglio supremo di difesa, per discutere la questione”. Sul sito di Sputnik Moldavia è stato inserito addirittura un questionario in cui si chiede se si è d’accordo o meno che i mezzi militari USA vengano esposti nella piazza centrale di Kišinëv in occasione del prossimo 9 maggio, nell’anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista. Sembra che addirittura il presidente della repubblica, Nicolae Timofti, non certo un portabandiera della sinistra, si sia espresso contro tale esposizione di mezzi Nato.
Di fatto, però, la maggioranza della Commissione difesa del parlamento ha rigettato la proposta della frazione socialista di esprimere una posizione sulla presenza della forza Nato. I deputati socialisti avevano posto all’ordine del giorno la discussione “circa l’ingresso dei militari USA in Moldavia, dal momento che ciò è avvenuto in contrasto con le norme previste dalla nostra legislazione sull’ingresso di militari in territorio moldavo”. Il presidente della commissione ha giustificato l’ingresso della colonna USA ricordando che “dal 2006 militari Nato partecipano a manovre in Moldavia, nell’ambito della collaborazione tra la repubblica e la Nato”.
L’ingresso di truppe USA e Nato in Moldavia si è riflesso anche in alcune prese di posizione dei comunisti della Repubblica di Transdnistria, che hanno dichiarato come “mentre i militari Nato si trovano sul territorio della Moldavia, nella Transdnistria si infittisce la retorica nazionalista antirussa e questa non è una coincidenza casuale, condotta come è da organi di stampa finanziati da fonti estere, con l’obiettivo di separare la Transdnistria dalla Russia, svolgendo propaganda pro-ucraina”.
In generale, sull’allargamento a est della Nato, era intervenuto nei giorni scorsi anche il politologo statunitense Stephen Cohen, dichiarando che “l’avvicinamento sempre più deciso della Nato alle frontiere russe ricorda l’azione della Germania fascista”. L’Alleanza atlantica, ha detto Cohen, “espande le proprie forze in terra, in aria e per mare” ed è proprio l’Alleanza che agisce da provocatore, mentre Washington e Bruxelles dichiarano che sarebbe la Russia a organizzare provocazioni contro la Nato. “Simile comportamento può ricordare ai cittadini russi l’attacco della Germania nel 1941, l’ultima volta in cui tali forze nemiche furono mobilitate alle frontiere del paese””, ha detto Cohen.
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