Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

15/05/2016

ThyssenKrupp. Condanne confermate, nonostante la “clemenza” del pg

Alla fine ha prevalso il buon senso, se non proprio la giustizia. La Cassazione ha confermato le condanne dell’appello bis nei confronti dei sei imputati per il rogo alla Thyssen nel quale, nel dicembre 2007, morirono 7 operai. La pena più alta è di 9 anni e 8 mesi inflitta all’ad Harald Espenhahn, quella più bassa, di 6 anni e 3 mesi per i manager Marco Pucci e Gerald Priegnitz. Condannati inoltre gli altri dirigenti Daniele Moroni a 7 anni e 6 mesi, Raffaele Salerno a 7 anni e 2 mesi e Cosimo Cafueri a 6 anni e 8 mesi. E’ stato così confermato il verdetto della Corte d’Assise d’Appello di Torino del 29 maggio 2015.

La sentenza è arrivata alla fine di una giornata carica di rabbia, ovviamente da parte dei parenti delle vittime, che avevano assistito increduli alla richiesta dell’accusa – il procuratore generale Paola Filippi – che aveva chiesto di annullare la sentenza e rinviare tutto il processo di nuovo in appello, ritenendo “troppo alte” le condanne comminate in secondo grado, già molto più “gentili” rispetto a quelle comminate in primo grado.

I familiari, sbollita la rabbia mattutina, hanno accolto con comprensibile sollievo la conferma del verdetto d’appello. “E’ una vittoria, una vittoria per noi e per tutte le vittime morte sul lavoro. Oggi ascoltando le richieste del pg abbiamo pianto di rabbia. Ora possiamo andare dai nostri ragazzi al cimitero e dire che finalmente c’è stata giustizia e ci sono pene severe, anche se il nostro dolore è per sempre”.

“Prendiamo atto con rispetto del dispositivo della sentenza”. Così la Thyssenkrupp sulla decisione della Cassazione per il rogo di Torino. L’azienda ha fatto conoscere la sua posizione attraverso una nota. “Esprimiamo nuovamente il nostro cordoglio alle vittime e alle loro famiglie. Thyssenkrupp è profondamente addolorata che in uno dei suoi stabilimenti si sia verificato un incidente così tragico. Faremo il possibile affinché tale disgrazia non accada mai più”.

Formule verbali dovute, dopo una condanna definitiva, ma assolutamente ipocrite. Il processo ha dimostrato infatti che l’azienda era perfettamente consapevole dei rischi per i lavoratori in un impianto come quello di Torino, mai più upgraded in attesa di chiudere e trasferire tutte le lavorazioni residue nello stabilimento di Terni.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento