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mercoledì 17 ottobre 2018

PRC Molfetta: “Avanti popolo, indietro non si torna”

Siamo compagne/i iscritte/i e dirigenti del Partito della Rifondazione Comunista, la più longeva soggettività della sinistra italiana che, tra pregi e difetti, ha il merito storico innegabile di aver resistito in questi 27 anni nel nostro paese, mantenendo un presidio democratico e di classe “in direzione ostinata e contraria”.

Siamo compagne/i liberamente e individualmente aderenti a Potere al Popolo!, un “movimento politico anticapitalista, internazionalista ed ecologista che intende organizzare e rappresentare tutte le sfruttate e gli sfruttati colpiti dal modello di sviluppo dominante in Italia, nell’Unione Europea e nel mondo”.

Non sappiamo, non possiamo, non vogliamo scindere né spaccare questa nostra identità plurale in questo momento storico delicato. Non accettiamo inviti, imposizioni né ultimatum a scegliere una di queste due identità da nessuno, sia che questi provengano dall’interno del Partito della Rifondazione Comunista o dall’interno di Potere al Popolo né tanto meno da altre organizzazioni. Il voto del 4 marzo ha dimostrato che è possibile lavorare alla costruzione di uno spazio politico in Italia alternativo alla destra e al centrosinistra; è possibile riportare all’entusiasmo compagne e compagni provenienti da storie diverse, ritornare nelle strade delle città, aprire case del popolo, spazi di mutualismo e di lotta, ridare una prospettiva al corpo militante di un partito sempre più smarrito.

Siamo consapevoli che prima e dopo il 4 marzo il percorso avviato con Potere al Popolo non è stato facile né sarà facile, sia per il contesto generale del paese sia per limiti comprensibili e legittimi di tutti gli attori coinvolti in un processo inedito in Italia, siano essi associazioni, centri sociali, collettivi, partiti, sindacati e libere individualità. Anni e anni di distanze fra tutti questi attori hanno prodotto naturalmente visioni differenti – tutte legittime – su cosa dovesse essere Potere al Popolo; hanno reso complicata la gestione solidale in seno al coordinamento nazionale provvisorio di Potere al Popolo all’indomani del 4 marzo; i punti di vista parziali di ognuno in questo coordinamento nazionale provvisorio sono prevalsi in modo scomposto fino a partorire il balletto di due proposte di Statuto alternative, poi emendate, poi con lo Statuto 2 pubblicato, poi non pubblicato nella premessa, poi ritirato nel giro di 24 ore.

Pensiamo che questi atteggiamenti scomposti, reciproci e incrociati nel coordinamento nazionale provvisorio hanno peccato di impazienza e irresponsabilità verso migliaia di persone, sia di iscritti e militanti di Rifondazione Comunista sia di attivisti e aderenti di Potere al Popolo.

Riteniamo che la scelta fatta dai sottoscrittori dello Statuto 2 di ritirare la proposta e non partecipare al voto, delegittimando la consultazione – anche a votazioni chiuse – ha rischiato e rischia di compromettere il percorso di Potere al Popolo; così come rischiano di comprometterlo quei sottoscrittori dello Statuto 1 che negano pari dignità a tutti coloro che hanno contribuito alla creazione di Potere al Popolo e si comportano come se fossimo in una fase pre-rivoluzionaria per cui la lotta esige di tacitare ogni deviazione dalla linea.

Siamo convinti che la scelta dei dirigenti nazionali di Rifondazione Comunista all’interno del coordinamento nazionale provvisorio di Potere al Popolo sia stata sbagliata. Facciamo loro presente che ci troviamo a un anno di distanza dal fallimento del percorso del “teatro Brancaccio” e non siamo intenzionati a ritrovarci in un altro fallimento strategico. È politicamente folle praticare e predicare per anni la linea della necessità di creare una nuova soggettività antiliberista e quando siamo impegnati finalmente in un progetto riaggregativo, rischiare di mandare all’aria quello che si sta realizzando.

Ci rendiamo conto che non tutto va bene e non tutto funziona a meraviglia in Potere al Popolo, ci rendiamo conto da noi che ci sono limiti e condizionamenti da superare, che non è qualcosa di perfetto ma riteniamo un suicidio politico non contribuire al suo perfezionamento, riteniamo politicamente miope delegittimare Potere al Popolo e quanto fatto finora anche da Rifondazione Comunista solo perché la realtà che si va costruendo – dopo anni di tentativi infruttuosi – non corrisponde esattamente, per filo e per segno, all’idea e all’immagine che qualche dirigente aveva in testa della nuova soggettività antiliberista.

Non intendiamo sacrificare quello che già c’è sull’altare di un’altra nuova cosa da costruire nel prossimo o remoto futuro, non vogliamo sacrificare il “poco o tanto” che abbiamo fatto finora con qualcos’altro che è ancora da fare. Vogliamo scrollarci di dosso questa maledizione di Sisifo per cui ogni volta dobbiamo ricominciare tutto da zero, così come vogliamo che Potere al Popolo diventi un movimento politico sempre più largo e inclusivo in cui non ci siano depositari di verità o “club riservati ai soci fondatori” che possano sindacare e dare giudizi sulle storie, sui percorsi e sulle proposte di altri aderenti o che etichettino alcuni aderenti come problema interno.

In tal senso non ci piace che la fuoriuscita di altre militanti e di altre organizzazioni – ad es. Pci prima e Sinistra Anticapitalista poi – venga ignorato come spia di un problema o salutato come un avanzamento nel rafforzamento di Potere al Popolo, non ci convince questo sentirsi quasi sollevati dall’“avere un problema in meno”, ci preoccupa questo credere che “epurandosi ci si rafforzi”.

Dopo anni con l’iniziativa di Potere al Popolo si è riusciti a riunire sotto lo “stesso tetto” compagne e compagni che in questi anni non hanno mai smesso di essere presenti nelle lotte sui territori per costruire un movimento di classe che andasse oltre il passaggio elettorale.

Non sottovalutiamo gli errori fatti dai componenti del coordinamento nazionale provvisorio che rappresentano altre soggettività politiche, non abbiamo condiviso le forzature fatte e la volontà di arrivare alla conta sullo Statuto, ma ci chiediamo anche come sia possibile che i dirigenti nazionali del nostro partito riescano a farsi isolare in un contesto nel quale, a fronte dei 9500 aderenti di Potere al Popolo, hanno l’onore di rappresentare 15.000 iscritti al Partito della Rifondazione Comunista.

Come compagne/i iscritte/i e dirigenti del Partito della Rifondazione Comunista, liberamente e individualmente aderenti a Potere al Popolo!, alla luce della consultazione online che si è tenuta e che fornisce finalmente un quadro di regole provvisorio e sperimentale per il primo anno di vita di Potere al Popolo, chiediamo:
- la ratifica delle consultazioni online sullo Statuto da parte di tutto il coordinamento nazionale provvisorio;
- le dimissioni dell’attuale coordinamento nazionale provvisorio, un minuto dopo la ratifica del voto;
la designazione nella prossima assemblea nazionale di un gruppo di 20 garanti – uno per Regione – che organizzi e gestisca la procedura di elezione del nuovo coordinamento nazionale secondo le regole statutarie;
- le dimissioni del segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista e la convocazione di un congresso nazionale straordinario del Partito della Rifondazione Comunista.

16 ottobre 2018

Le compagne e i compagni del Circolo “Palestina libera”

Partito della Rifondazione Comunista – Molfetta (Bari)


Per adesioni al documento, info e nuovi contributi: avantipopoloindietrononsitorna@gmail.com

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