In linea con l’atteggiamento neocoloniale e sbruffone del Trump-style, la serie di incontri trilaterali – Usa, Iran, con il Pakistan ospite e mediatore già offeso una prima volta (il «dossier Libano» che faceva parte dell’accordo, ma secondo Israele e poi Washington no, come se il mediatore fosse un bugiardo preso per strada) – gli Stati Uniti hanno aperto il primo incontro mentendo su ogni singolo passo.
Prendiamo le notizie date dal sito statunitense Axios, considerato in Medio Oriente un terminale mediatico del Mossad:
«i media iraniani hanno riferito che la delegazione iraniana ha accettato di tenere colloqui diretti dopo che i colloqui indiretti hanno fatto progressi e dopo che l’Iran ha ricevuto assicurazioni sul fatto che Israele avrebbe sospeso i suoi attacchi su Beirut e sul Libano meridionale. Non è chiaro se tale impegno sia stato effettivamente assunto da Israele.
La stampa iraniana ha anche affermato che gli Stati Uniti avrebbero acconsentito allo sblocco dei fondi iraniani congelati, ma un funzionario statunitense ha smentito tale affermazione».
Erano le due precondizioni poste da Teheran e la delegazione americana, guidata peraltro dal vicepresidente J.D. Vance, si è esibita subito nel solito gioco delle tre carte: ha detto «sì» nel chiuso della stanza con il premier pakistano Sharif, in modo da far almeno partire gli incontri, e subito dopo ha smentito davanti al mondo qualsiasi impegno in quel senso.
Il tutto mentre le tv sia iraniane che arabe diffondevano la «buona novella» in questi termini: «gli Stati Uniti hanno accettato le due condizioni poste dall’Iran per l’avvio di questi colloqui: il raggiungimento di un cessate il fuoco concreto che includa l’Iran e l’Asia occidentale, e lo sblocco dei fondi iraniani congelati».
La cosa più grave, però, è che negli stessi minuti – secondo quanto riferito allo stesso sito da un anonimo funzionario statunitense – diverse navi della Marina statunitense avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz.
Una sfida esplicita all'Iran ad aprire il fuoco e prendersi la colpa di aver fatto saltare un abbozzo di trattativa.
Il tutto mentre una delegazione «pesante» dei vertici di Teheran – il ministro degli esteri Araghci, il presidente del Parlamento Ghalibaf, il governatore della Banca centrale e altri parlamentari – è di fatto fuori dal Paese ed esposta a possibili agguati sionisti durante il viaggio di ritorno in patria.
Nel frattempo arrivava la smentita, stavolta da parte iraniana, verso la possibile provocazione più grave: «Un funzionario della sicurezza ha smentito che navi della Marina statunitense avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz sabato». Definendo una bufala l’affermazione di Axios «giunta nonostante il fatto che, da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco nella guerra di aggressione tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, nessuna nave abbia attraversato lo Stretto».
In realtà, subito dopo, la tv di stato ha spiegato che è stato lanciato un avvertimento a una nave militare americana che sarebbe stata attaccata entro 30 minuti se avesse varcato lo Stretto, sostenendo che il vascello si è ritirato dopo l’avvertimento.
“Le forze armate iraniane hanno segnalato la situazione al team negoziale in Pakistan, il quale ha immediatamente informato la controparte americana, tramite il mediatore pakistano, che se la nave avesse continuato ad avvicinarsi allo stretto, sarebbe stata attaccata entro 30 minuti, il che avrebbe rappresentato un duro colpo per i colloqui in corso”, ha detto il capo della Marina, Baghaei, precisando che gli Stati Uniti hanno quindi ordinato alla nave di fermarsi.
Ora si tratta di vedere chi stia raccontando balle per gonfiare la propria propaganda (abbiamo un forte sospetto che siano gli Usa) e chi invece cerca di mantenere la trattativa dentro i limiti della praticabilità, smentendo la violazione oggettiva del «cessate il fuoco» per non far saltare subito il tavolo.
La responsabilizzazione del mediatore pakistano anche per quanto riguarda le informazioni e i movimenti militari sembra per ora una scelta efficace.
Se le cose sono andate grosso modo così, verrebbe confermato che Trump ha un bisogno disperato di qualcosa che lo faccia apparire “vincente”, anche se completamente falso. Mentre l’Iran ha un bisogno egualmente fortissimo di chiudere la partita con un minimo di certezze sul futuro a medio termine.
La ricerca ossessiva del “colpo ad effetto” da parte Usa, però, sta diventando – dopo la ferma intenzione genocida di Israele – il principale ostacolo a qualsiasi soluzione negoziata seriamente. Ed espone la stessa amministrazione Trump a figuracce clamorose: dopo la fallita “rapina dell’uranio iraniano” si aggiunge quella odierna della nave mandata a provocare e costretta a ritirarsi velocemente. Obbligando così il Pentagono ad inventarsene un’altra, magari più pericolosa ancora.
La trattativa è partita, comunque. Ma è chiaro che la lastra di ghiaccio su cui si cammina è più sottile di quella del lago di Braies, qualche giorno fa...
In aggiornamento, per forza di cose...
Prendiamo le notizie date dal sito statunitense Axios, considerato in Medio Oriente un terminale mediatico del Mossad:
«i media iraniani hanno riferito che la delegazione iraniana ha accettato di tenere colloqui diretti dopo che i colloqui indiretti hanno fatto progressi e dopo che l’Iran ha ricevuto assicurazioni sul fatto che Israele avrebbe sospeso i suoi attacchi su Beirut e sul Libano meridionale. Non è chiaro se tale impegno sia stato effettivamente assunto da Israele.
La stampa iraniana ha anche affermato che gli Stati Uniti avrebbero acconsentito allo sblocco dei fondi iraniani congelati, ma un funzionario statunitense ha smentito tale affermazione».
Erano le due precondizioni poste da Teheran e la delegazione americana, guidata peraltro dal vicepresidente J.D. Vance, si è esibita subito nel solito gioco delle tre carte: ha detto «sì» nel chiuso della stanza con il premier pakistano Sharif, in modo da far almeno partire gli incontri, e subito dopo ha smentito davanti al mondo qualsiasi impegno in quel senso.
Il tutto mentre le tv sia iraniane che arabe diffondevano la «buona novella» in questi termini: «gli Stati Uniti hanno accettato le due condizioni poste dall’Iran per l’avvio di questi colloqui: il raggiungimento di un cessate il fuoco concreto che includa l’Iran e l’Asia occidentale, e lo sblocco dei fondi iraniani congelati».
La cosa più grave, però, è che negli stessi minuti – secondo quanto riferito allo stesso sito da un anonimo funzionario statunitense – diverse navi della Marina statunitense avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz.
Una sfida esplicita all'Iran ad aprire il fuoco e prendersi la colpa di aver fatto saltare un abbozzo di trattativa.
Il tutto mentre una delegazione «pesante» dei vertici di Teheran – il ministro degli esteri Araghci, il presidente del Parlamento Ghalibaf, il governatore della Banca centrale e altri parlamentari – è di fatto fuori dal Paese ed esposta a possibili agguati sionisti durante il viaggio di ritorno in patria.
Nel frattempo arrivava la smentita, stavolta da parte iraniana, verso la possibile provocazione più grave: «Un funzionario della sicurezza ha smentito che navi della Marina statunitense avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz sabato». Definendo una bufala l’affermazione di Axios «giunta nonostante il fatto che, da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco nella guerra di aggressione tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, nessuna nave abbia attraversato lo Stretto».
In realtà, subito dopo, la tv di stato ha spiegato che è stato lanciato un avvertimento a una nave militare americana che sarebbe stata attaccata entro 30 minuti se avesse varcato lo Stretto, sostenendo che il vascello si è ritirato dopo l’avvertimento.
“Le forze armate iraniane hanno segnalato la situazione al team negoziale in Pakistan, il quale ha immediatamente informato la controparte americana, tramite il mediatore pakistano, che se la nave avesse continuato ad avvicinarsi allo stretto, sarebbe stata attaccata entro 30 minuti, il che avrebbe rappresentato un duro colpo per i colloqui in corso”, ha detto il capo della Marina, Baghaei, precisando che gli Stati Uniti hanno quindi ordinato alla nave di fermarsi.
Ora si tratta di vedere chi stia raccontando balle per gonfiare la propria propaganda (abbiamo un forte sospetto che siano gli Usa) e chi invece cerca di mantenere la trattativa dentro i limiti della praticabilità, smentendo la violazione oggettiva del «cessate il fuoco» per non far saltare subito il tavolo.
La responsabilizzazione del mediatore pakistano anche per quanto riguarda le informazioni e i movimenti militari sembra per ora una scelta efficace.
Se le cose sono andate grosso modo così, verrebbe confermato che Trump ha un bisogno disperato di qualcosa che lo faccia apparire “vincente”, anche se completamente falso. Mentre l’Iran ha un bisogno egualmente fortissimo di chiudere la partita con un minimo di certezze sul futuro a medio termine.
La ricerca ossessiva del “colpo ad effetto” da parte Usa, però, sta diventando – dopo la ferma intenzione genocida di Israele – il principale ostacolo a qualsiasi soluzione negoziata seriamente. Ed espone la stessa amministrazione Trump a figuracce clamorose: dopo la fallita “rapina dell’uranio iraniano” si aggiunge quella odierna della nave mandata a provocare e costretta a ritirarsi velocemente. Obbligando così il Pentagono ad inventarsene un’altra, magari più pericolosa ancora.
La trattativa è partita, comunque. Ma è chiaro che la lastra di ghiaccio su cui si cammina è più sottile di quella del lago di Braies, qualche giorno fa...
In aggiornamento, per forza di cose...
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Ore 21:30 – “L’affermazione del comandante del CENTCOM secondo cui navi americane si starebbero avvicinando ed entrando nello Stretto di Hormuz viene categoricamente smentita”, ha dichiarato il portavoce del quartier generale centrale delle Guardie della Rivoluzione.
Allo stesso tempo, ha sottolineato che le forze armate iraniane hanno il controllo assoluto sul passaggio di qualsiasi imbarcazione attraverso lo Stretto di Hormuz.
Ore 21 – Le agenzie iraniane riferiscono che il team di negoziatori statunitensi ha avanzato richieste eccessive quando le squadre negoziali a Islamabad sono entrate nella fase di scambio dei testi.
“Sebbene, dopo i colloqui di persona tra esperti delle delegazioni iraniana e americana a Islamabad, le due parti fossero passate alla fase di scambio di testi per raggiungere un quadro comune per i negoziati, la delegazione americana ha ostacolato il progresso del processo con le sue ripetute richieste eccessive”, ha riferito il corrispondente dell'agenzia Tasnim a Islamabad.
Le consultazioni sono tuttora in corso, ma l’Iran insiste nel preservare i propri successi militari e sottolinea che i diritti della nazione iraniana devono essere garantiti. La questione dello Stretto di Hormuz è una di quelle che suscitano forti disaccordi.
Ore 19:30 – I corrispondenti riferiscono che la prima fase dei negoziati faccia a faccia tra Iran e Stati Uniti, mediati dal Pakistan a Islamabad, si è conclusa.
I team di esperti delle delegazioni negoziali iraniana e americana, impegnati in colloqui per diverse ore sabato, dopo aver concluso una fase di discussioni in presenza, si stavano scambiando testi scritti riguardanti gli argomenti in discussione.
Ore 19:15 – Gli USA non hanno rinunciato a provocare ancora, raddoppiando la posta rispetto al primo tentativo di entrare nello Stretto. “Due navi da guerra americane stanno transitando nello Stretto di Hormuz per un’operazione di sminamento”. Lo riferisce il Comando centrale Usa in un post sui social media.
Il Centcom annuncia che “la USS Frank E. Peterson e la USS Michael Murphy hanno attraversato lo stretto nell’ambito di una missione più ampia volta a garantire che sia completamente libero dalle mine navali precedentemente posizionate dai pasdaran”. La logica sembra sempre la stessa: “noi facciamo quello che ci pare, anche quando facciamo finta di trattare”.
Ore 19 – Le agenzie iraniane riferiscono che i colloqui tra le delegazioni iraniana e americana sono andati oltre la fase delle linee guida generali e sono entrati in discussioni dettagliate e tecniche su una serie di questioni, dopo cicli di dialoghi e consultazioni preliminari.
Gli esperti di entrambe le parti stanno attualmente studiando nel dettaglio alcune delle questioni sollevate nei negoziati.
Sebbene i colloqui fossero programmati per un giorno, vi era la possibilità di prolungarli di un ulteriore giorno per continuare le discussioni a livello di esperti, senza che la questione fosse ancora stata decisa in via definitiva.
Una fonte del team negoziale iraniano, ha confermato che l’entità dei progressi nei colloqui determinerà se la permanenza della delegazione iraniana a Islamabad verrà prolungata o meno. Ma non sono state ancora rese note informazioni in merito ai risultati dei lavori dei comitati specializzati.
Il programma iniziale prevedeva il rientro della squadra iraniana a Teheran sabato sera. Il fatto che si prolunghi è giudicato positivo.
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