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12/04/2026

Ungheria contesa tra due destre. La risibilità del “meno peggio”

Dalla padella alla brace. Due destre si contendono il potere a Budapest. Una nazionalista che interloquisce con Usa e Russia, l’altra europeista che guarda a Bruxelles e alla Nato. Chiunque avesse una visione progressista in Ungheria domenica si troverà di fronte ad una alternativa del diavolo, niente affatto compensata dalla logica del “meno peggio”.

Alla vigilia del voto il premier ungherese Orban resta in bilico nei sondaggi con un netto sorpasso da parte del suo avversario Peter Magyar, salito al 51% di preferenze nelle ultime rilevazioni. Orban sarebbe al 41,1%. Su questi numeri peserà il voto del 21% degli indecisi e ai quali occorrerà aggiungere anche quelli dei cittadini ungheresi che vivono all’estero, una platea di quasi 400 mila persone con diritto di voto.

Il partito di centro-destra Fidesz, che è attualmente al governo, nei sondaggi viene sorpassato da quello di opposizione – anche lui di centro destra – Tisza, e questo nonostante la grande mobilitazione dei movimenti vicini a Orban e l’aperto sostegno del movimento Ma.Ga vicino a Trump, con l’intervento diretto di supporto a Orban da parte del vice presidente Vance che ha recentemente – e appositamente – visitato il paese.

Ma piuttosto esplicite sono anche le ingerenze esterne dell’Unione Europea sulle elezioni ungheresi. “L’Unione europea deve restare vigile e mi aspetto che l’esecutivo Ue, in caso di una vittoria di Orban, reagisca velocemente per assicurarsi che lui non abbia influenza sul Consiglio europeo” ha affermato l’eurodeputata olandese Tineke Strik, relatrice al Parlamento europeo per la situazione dello Stato di diritto in Ungheria.

A Orban l’Unione Europea ha sempre perdonato molto, ma da quando si è messo di traverso sugli aiuti economici e militari all’Ucraina ed ha interloquito con Putin non gliene hanno perdonato più nessuna.

Fino al 2022 contro l’Ungheria e la Polonia era aperto un procedimento di infrazione della Ue per violazione dei diritti democratici, ma lo schieramento oltranzista e guerrafondaio di Varsavia sulla guerra in Ucraina, ha visto “scomparire” ogni misura contro la Polonia lasciando vigenti solo quelle contro l’Ungheria. Un palese doppio standard tutto timbrato da Bruxelles. E’ evidente che il rapporto con la guerra in Ucraina condizionerà molto queste elezioni.

L’avversario di Orban, Peter Magyar, è tutt’altro che un uomo di progresso, al contrario, ma essendo meno ruvido con i circoli dominanti nell’Unione Europea, è diventato il loro uomo in Ungheria.

Nato a Budapest nel 1981, Magyar è un avvocato di 46 anni che ha militato in Fidesz – lo stesso partito di Orban – fin dal 2002. Per anni è stato parte integrante del sistema contro il quale oggi si scontra, occupando ruoli di prestigio nei consigli d’amministrazione di aziende di Stato e gestendo i rapporti tra il governo e il Parlamento Europeo.

La rottura è avvenuta nel 2024, in seguito allo scandalo che ha coinvolto la presidente Katalin Novák, accusata di aver concesso la grazia a un uomo condannato per aver coperto abusi sessuali su minori.

Magyar promette di ripristinare alcune libertà civili senza però rinunciare ai valori conservatori. E a Bruxelles va benissimo così.

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