Motivi di natura geologica anche per i ghiacciai del Pamir che alimentano una rete fluviale che sovrasta la regione afghana, ma lo stesso Tajikistan, e per altri aspetti il Pakistan, sono soggetti alle variabili metereologiche responsabili di gravi problemi esistenziali. Comunque un radicato risvolto del controllo del territorio e delle condizioni di vita della gente dipendono dall’assenza d’investimenti e dalla povertà. L’agricoltura alternativa al prolifico papavero da oppio viene finanziata esclusivamente dalla Banca Mondiale con tutto il ritorno politico del caso. Incentivi di mezzi come quelli per l’irrigazione non arrivano ai contadini che s’arrangiano come possono. Se la percentuale di povertà nel Paese s’aggira sul 50% in quelle lande sale al 63%, dal dollaro al giorno pro capite di Kabul si scende allo 0.40 $ e le stime sulla malnutrizione e la mortalità infantile salgono alle stelle. Buona parte dell’economia dell’assistenza negli anni dell’occupazione Isaf è stata ed è gestita dalle nazioni che partecipano alla missione, nella fascia settentrionale si tratta delle truppe tedesche. Deleteria è poi l’assenza di controllo dello Stato centrale sui territori. In effetti un controllo esiste, quello dei signori della guerra diventati businessmen e massicci edificatori in aree demaniali.
Sono loro i creatori di due nuovi volti della capitale. Nella zona est di Kabul hanno creato i famosi quartieri per la middle class dei giovani che vengono cooptati dalla politica (Abdullah e Ghani ne hanno sicuramente). Le due Shahrak - Tala’i e Aria - sono centri residenziali dove abitano i nuovi ricchi della “democratizzazione” del Paese, in appartamenti anche da 200.000 dollari, prezzi pazzeschi anche per un afghano che lavora come dipendente pubblico, guadagnando fra i 30 e 40 euro mensili. Di fatto una speculazione perché i signori del mattone se non razziano direttamente quei terreni, li ottengono a prezzi stracciati. L’esempio l’ha dato l’ex vicepresidente Khalili, leader del partito Wahdat, acquistandoli a 6 dollari al metro quadro e rivendendoli a 1.000. L’altro lucro criminoso è l’edificazione selvaggia come quella realizzata nelle aree ovest di Kabul (Siabangi e Safa) sui terreni golenali, e in alcuni casi nel letto stesso del fiume quand’è in secca. Costruzioni travolte dalle piogge alluvionali di primavera. L’abbandono della stessa capitale nei servizi primari, come i canali di scolo, che hanno aggravato le inondazioni delle scorse settimane espongono il sindaco Muhammad Nowandesh alle ire degli abitanti. Lui si è subito lavato le mani accusando i mafiosi del territorio, su cui per anni la vigilanza sua e del governo centrale è stata nulla.
Fonte

Nessun commento:
Posta un commento