Uscita dall'Euro ma non dall'UE tramite referendum consultivo, reddito di cittadinanza e molto altro. Per ora nel programma di volontà di governo dei 5 stelle c'è molta confusione. E nel frattempo per governare da soli c'è l'assalto agli elettori di destra
L’intervista di Minoli a Di Battista,
condotta dall’ex giornalista di Rai 2 per mettere in difficoltà il
proprio interlocutore, in effetti qualcosa di inaccettabile lo fa venire
fuori. Ad esempio, la solita riduzione dell’antifascismo,
da parte di Di Battista, a problema archeologico. Operazione oltretutto
curiosa nel momento in cui, con un convinto no al referendum, lo stesso Movimento 5 stelle ha difeso la costituzione nata dall’antifascismo. A
Di Battista, che è persona gentile e alla mano, sembra sfuggire un
elemento essenziale che non sta solo nelle sue convinzioni ma di tutto
il Movimento 5 stelle: tutte le volte che viene invocata la
violazione della democrazia, e i pentastellati lo fanno regolarmente, ci
si appella a qualcosa di elementare introdotto nelle nostre società
proprio dall’antifascismo. L’idea che tutta la società debba, e
possa, reagire di fronte alla violazione della democrazia. Al
contrario, tanto più l’antifascismo viene mummificato (e qui non ci
riferiamo a Di Battista) o reso archeologico (e qui i Di Battista ci
mettono del proprio) tanto più la violazione della democrazia rischia di
essere vista come un male accettabile. Del resto antifascismo e democrazia, in molte forme molto diverse tra loro, sono sinonimi.
Negare l’attualità dell’antifascismo,
come elemento costituente della vita sociale, è rendere debole
l’attualità della democrazia. E’ un ABC oggi dimenticato, non per colpa
del M5S ma della sinistra ci mancherebbe. Ma così la democrazia di
base, la partecipazione, l’informazione – tutti strumenti del fare
politica invocati dal M5S – vengono meno come valore nella società
proprio nel momento in cui l’antifascismo viene delegittimato anche
dagli stessi esponenti pentastellati. Lo stesso autoritarismo – che è
sempre chiamato in causa, invece del più militante antifascismo, quando
si pensa che la democrazia venga messa in pericolo – diviene in questo
modo un concetto vago, poco spendibile nelle dinamiche di comunicazione.
Ma, registri di condoglianze per Fidel a parte, che servono per le
cerimonie delle nostre parti, la netta impressione è che il Movimento 5 stelle abbia già fatto il pieno di consensi a sinistra,
basta vedere il poco di consenso elettorale rimasto ai partiti della
sinistra istituzionale. Non a caso alcuni elementi di un
programma di sinistra, come il reddito di cittadinanza, rimangono
qualificanti per il M5S. Magari in una veste paternalistica, molto
adatta alle mediazioni nei gruppi parlamentari ma poco alle economie
innervate di tecnologia, ma rimangono. Il punto è che, a
prescindere dalla legge elettorale che verrà fuori il prossimo anno, il
M5S, visto che vuol governare da solo (nemmeno la DC di De Gasperi e
Scelba lo fece), ha bisogno di crescere ulteriormente. E per crescere
sta andando a pescare dove i voti ci sono e la loro rappresentanza
politica è più debole (visti Berlusconi e Salvini) ovvero a destra.
E quindi l’antifascismo diventa archeologico proprio per questa
esigenza, autoreferenziale, di governare da solo che ha il Movimento 5
stelle.
Naturalmente in questi casi la
confusione sarà massima: da una parte continueranno le aperture a
destra, dall’altra si cercherà, per non perdere elettorato acquisito, di
tranquillizzare a sinistra. In nome di un pragmatismo paziente
formato santità da regno dei cieli, di questa confusione, si potrebbe
anche fare finta di nulla. Non fosse altro perché è proprio questa
confusione a creare il M5S per quello che è: un potente detonatore del
sistema politico. Fino ad esaurimento della dinamite, s’intende.
Il punto è che la confusione non
solo rimane a livello, per così dire, ideologico ma aumenta sul piano
dei lineamenti di programma economico. Una cosa da nulla se
non fosse che l’Italia è in declino economico da un quarto di secolo. Di
sicuro una cosa, paradossalmente, tranquillizza: solo le dittature in
economia hanno le idee chiare. Pinochet sperimentò le teorie economiche
dei Chicago Boys sulla pelle dei cileni, Hitler nominò ministro
dell’economia Hjalmar Schacht, già presidente della Banca di Germania,
quello dell’epica battaglia contro l’inflazione, legato (toh) a J.P
Morgan. Schacht portò la disoccupazione in Germania, in pochissimi anni,
da sei milioni di unità a zero. Il dettaglio della seconda guerra
mondiale, visto che l’occupazione di massa tedesca era legata al riarmo,
qui lo tralasciamo. Insomma, nel movimento 5 stelle, per calmare tutti
quelli che parlano di fascismo alle porte, il problema non sta nel piano
dittatoriale nascosto dietro l’angolo, pronto per essere eseguito. Non
si deve, venga perdonato il gioco di parole, confondere la confusione
strutturale del movimento 5 stelle con il fascismo alle porte.
Piuttosto si deve notare come questa confusione sia produttiva per
prendere voti a destra e sinistra e quindi far saltare questo sistema
politico, mentre sia distruttiva quando si tratta di impostare delle
politiche di uscita dal declino italiano. E quindi ricostruire il paese.
E qui, appunto, Di Battista quando si è dilungato, su Die Welt,
sulla visione dell’economia del M5S ha confermato di aggiungere
confusione economica a confusione politica. Ecco qualche pillola di Dibattistanomics. Mettiamo come titolo un paio di slogan su cui basta un breve commento.
– Uscita dall’Unione monetaria ma non dall’Unione Europea
Deve essere chiaro a tutti
favorevoli o contrari: se salta l’Euro in Italia, terza economia
dell’Eurozona, salta l’Euro nel suo complesso. Se salta l’Euro salta l’unione europea.
Non c’è via di mezzo. Salta una moneta sulla quale sono modellati,
anche per i paesi non euro, governance continentale multilivello della
concorrenza, dei trasporti, della ricerca, della finanza, dei sistemi di
pagamento, del diritto, dei trasporti etc. Prendersela con chi ci ha
portato fino a questo punto di rischio è lecito. Sperare in soluzioni da
Facebook no. Le soluzioni radicali, auspicabili quando il capitale è in
salute figuriamo ora che non lo è, devono essere praticabili.
Altrimenti si fa il dottor Stranamore a propria insaputa. E con queste
frasi i fatti sono due: o non si sa a cosa si va incontro o lo si tace.
In ogni caso non si danno soluzioni all’altezza del problema che è
drammatico e gigantesco.
– Referendum consultivo sull’uscita dall’euro.
In concreto sarebbe la paralisi del paese, una volta che il M5S vincesse le elezioni.
Nessuna politica economica si potrebbe mettere in piedi in attesa del
Day one (il referendum) perché rimanere o lasciare significa politiche
economiche troppo diverse. Non esistono politiche di transizione in
questi casi. Non solo, se una volta vincessero i “leave”, all’inglese,
ci sarebbe il dettaglio di un paese ancora più paralizzato perché uscito
politicamente ma non economicamente dall’euro. Visto che passare dal
referendum, oltretutto consultivo, alla rottura dell’eurozona, e alla
rinegoziazione di centinaia di trattati bilaterali, di ogni tipo, con
quasi tutti i paesi del mondo, e con l’universo bancario-finanziario, sarebbe più complicato che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Perché, se i problemi si vogliono prendere sul serio vanno tarati nella
giusta dimensione, uscire dalla moneta unica è persino più complicato e
rischioso che uscire dall’Ue. Lo scenario più probabile, in una situazione del genere, qui vede le borse incenerire
l’Italia all’istante dopo la più spettacolare fuga di capitali di
sempre. E senza strumenti alternativi causa indeterminatezza della
situazione. Insomma, il trionfo di una economia alla Pol-Pot,
azzeramento dell’economia occidentale in un paese solo, senza bisogno di
arrestare mezza Cambogia.
Basterebbero i due punti prima esposti
per fermarsi. Ma bisogna anche capire che, di fronte a ostacoli
insormontabili, il M5S una volta al governo non si comporterebbe come il
dottor Stranamore, non preparerebbe colpi di stato o distruggerebbe un
continente. Semplicemente applicherebbe, moltiplicandoli, i
comportamenti adottati nelle città: polemiche interne, paralisi,
tattiche di prolungamento della propria sopravvivenza. Ci
fermiamo quindi solo a rilevare, con qualche flash, il persistere di
convinzioni di cui Di Battista si fa portavoce. Ad esempio a
sovradeterminare la rappresentanza delle piccole e medie imprese,
insistendo sul loro finanziamento da parte della fiscalità generale,
quando l’evoluzione tecnologica le sta severamente selezionando. Così
come il sistema bancario, che, con l’evoluzione tecnologica, non sarà
più lo stesso. Non essendo già più quell’oggetto, tratto da chissà quale
slide, di cui parlano i 5 stelle. La retorica delle startup, della
piccola e media industria andrebbe irrobustita di almeno due visioni
ampiamente realistiche: una sul tipo di forma di estrazione della
ricchezza da supportare nell’evoluzione tecnologica del credito, della
produzione e della logistica. Altrimenti, leggendo Di Battista, entra in
vigore solo un meccanismo di detassazione che tiene in vita le
asfittiche PMI italiane solo finché lo stato può detassare e finché le
banche fanno credito (a tenersi larghi). Eppoi come si incrocia questa
visione con la politica industriale del paese e tenendo conto della vera
riforma del lavoro, e delle reazioni sociali, che il M5S vorrebbe fare:
il reddito di cittadinanza. Ci fermiamo qui,
consapevoli che in queste, a tratti generose, dichiarazioni
sull’economia la confusione, come si vede, non manca. Come
quella che vuole l’erogazione del reddito di cittadinanza subordinata
alla ricerca attiva di un lavoro. Misura surreale quando, causa una
miscela tra disoccupazione tecnologica e cambiamenti dell’economia, ci
sono zone del paese che il lavoro come lo conosciamo ora non lo vedranno
più. Ma è inutile, quando i due lineamenti guida di un
programma politico (separazione Ue e euro, referendum sull’euro) nel
migliore dei casi non tengono, accanirsi nei dettagli. Il M5S è un
movimento giovane è anche possibile che, sbattendo la testa con la
realtà, trovi una strada più legata a solide impostazioni che a tattiche
di marketing.
Solo che chi vuol governare da solo, qui
ed ora, deve avere le idee molto chiare. Altrimenti non la casta e i
poteri forti ma la realtà e la storia presenteranno un conto molto,
molto salato. Ma per ora limitiamoci a osservare il 2017 di confusione.
Redazione, 12 dicembre 2016
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