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mercoledì 23 gennaio 2019

Europeismo e sovranismo, due facce della stessa falsa medaglia

La politica malata è dominata da parole malate. Riforma è una parola che ha rovesciato il suo significato sociale. Nata come momento della marcia verso il progresso sociale, ora è diventata la realizzazione dei programmi socialmente devastanti del liberismo. “Più riforme”, chiedono UE e FMI e lavoratori e poveri sanno che esse saranno contro di loro.

Anche sinistra è una parola malata. Non per i suoi valori storici di eguaglianza e giustizia, ma per la pratica di chi concretamente la sinistra ha rappresentato. E persino la parola umanitario ha visto il suo significato ferocemente ribaltato nel suo mostruoso opposto della “guerra umanitaria”. E umanitari sono gli accordi europei coi tagliagole libici per fermare i migranti prima del mare.

È in questo mare di significati rovesciati che la destra reazionaria e fascista ha potuto risorgere in Europa usando come arma fondamentale la denuncia della ipocrisia dominante: “siete feroci anche voi, ma vi travestite da buoni, questo vi impedisce di fare bene il lavoro necessario”. Così la destra accumula consenso e finisce per sottomettere anche chi si dichiara “né di destra né di sinistra”, cioè chi usa i significati falsi per giustificare il suo non scegliere tra quelli veri.

Ora due nuove parole malate si preparano a dominare il confronto politico in vista delle elezioni europee: europeismo e sovranismo, fieramente contrapposti.

Gli “europeisti” sbandierano la democrazia, la libertà e la pace di settanta anni, vantandoli come successi incontrovertibili dell’Unione Europea. I “sovranisti” a loro volta contesta(va)no la UE nel nome della sovranità dei popoli, messa in gabbia da un potere burocratico e autoritario sovranazionale.

La realtà è che entrambe le parole coprono una montagna di menzogne. La democrazia e la libertà dei popoli europei sono false, se un sistema di regole liberiste e autoritarie impone ad ogni paese la sua forma nazionale di distruzione dei diritti del lavoro e dello stato sociale, cioè delle conquiste europee più avanzate che le classi dominanti del continente vogliono cancellare.

Quanto alla pace, in Europa in realtà essa è stata messa in discussione appena nata la UE, all’inizio degli anni '90, con la guerra in Jugoslavia. E da allora la UE, forte di un rapporto sempre più stretto con la NATO, ha delocalizzato a sud e a est le guerre come le fabbriche. Partecipando a tutte le guerre nel Mediterraneo, nel Medio Oriente, nell’Est Europa. Dove la nuova guerra fredda contro la Russia ha portato a quella calda in Ucraina. Dove la UE antifascista sostiene un governo di cui fanno parte riconosciuta ed integrante forze dichiaratamente neonaziste.

Il “sovranismo” si afferma come reazione alle promesse mancate e alla ipocrisia dell’“europeismo”, ma rivela subito la propria menzogna. Esso non è il raggiungimento di una maggiore indipendenza e democrazia popolare, ma solo una diversa forma di subordinazione del popolo alle regole di sempre. Il principio fondamentale del “sovranismo” è prima gli italiani, gli ungheresi, i francesi, i tedeschi e così via.

Con questo prima, il “sovranismo” riconosce l’inevitabilità delle politiche di rigore e austerità della UE e per questo pretende la selezione sociale tra chi è popolo e chi non lo è. “I soldi non ci sono per tutti, quindi prima il nostro popolo”, quello vero senza migranti, poveri, fannulloni, mestatori sociali, antipatrioti, comunisti, ecc. Ogni “sovranista” allunga la catena degli esclusi a secondo dei gusti e delle circostanze.

Il popolo dei “sovranisti” non è la nazione della rivoluzione francese, non è la cittadinanza che lotta per l’eguaglianza, ma un popolo etnico selezionato. Il “sovranismo” promette al suo popolo di cambiare la UE, ma appena va al governo ne accetta tutte le regole liberiste fondamentali, chiude i porti ai migranti e fa a gara per aprirsi ai capitali. Più soldi, meno persone con gli stessi diritti. Il “sovranismo” è tutto qui.

Europeismo e sovranismo oggi sono la finta alternativa della politica europea. Essi sono due forme diverse dello stessa ideologia del libero mercato ed esprimono entrambi nazionalismo, o più in grande o più in piccolo. E alla fine propongono le stesse cose: cambiare la UE dall’interno, nuove regole che la rendano più vicina ai popoli, finirla con le politiche di austerità. E al di là delle parole, verso i migranti fanno la stessa politica criminale.

La recente conversione di Le Pen e Salvini all’“europeismo” dimostra quanto i due fronti siano vicini e amalgamabili. “Europeismo” e “sovranismo” sono le due spalle sulle quali si regge il potere delle classi dominanti, oggi si dice élite. Élite che possono spostare l’equilibrio del potere su una spalla o sull’altra, a seconda delle circostanze, pur di conservarlo ben saldo.

“Europeismo” e “sovranismo” oggi sono due menzogne che mandano lampi di verità solo nelle reciproche accuse. “Europeismo” e “sovranismo” si scontreranno fieramente nella campagna elettorale europea e poi si metteranno d’accordo come hanno già fatto in Austria.

Chi crede che siano possibili un europeismo o un sovranismo di sinistra, si condanna alla subalternità e alla inutilità. Una sinistra vera, cioè socialista, comunista, anticapitalista, popolare, che voglia ricostruirsi oltre le macerie di quella finta, deve preventivamente rompere con europeismo e sovranismo.

La UE è un sistema di potere ingiusto e sbagliato che bisogna abbattere, mentre “europeismo” e “sovranismo” – quel sistema – vogliono salvarlo e perpetrarlo.

In fondo è una verità semplice; la sinistra vivrà se la capirà, altrimenti sparirà dal continente dove è nata.

Nella foto: il sovranista Kurtz e l’europeista Macron.

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