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venerdì 18 gennaio 2019

I forcaioli del pensiero scatenati contro lo scrittore Daniel Pennac

L’autore di romanzi come la “Fata carabina”, il “Paradiso degli Orchi” e di tutta la saga del “capro espiatorio” Benjamin Malaussén, è costretto a fare i conti proprio con uno dei suoi personaggi più riusciti. Ma Daniel Pennac più che un capro espiatorio sembra essere diventato l’agnello sacrificale dei furori forcaioli della destra e di settori del M5S.

Accade in Toscana, nella città di Empoli dove il prossimo 11 aprile è stato invitato Daniel Pennac per una conferenza letteraria. Lo scrittore francese però nel 2004 fu tra i firmatari di un appello per la difesa dello “scrittore” Cesare Battisti, rifugiato politico prima in Francia, poi in Brasile e in questi giorni arrestato in Bolivia ed estradato in Italia dove è stato posto nel carcere di Oristano per alcuni omicidi a sfondo politico nei primissimi anni Ottanta.

Apriti cielo! Il consigliere comunale del gruppo di destra Fratelli d’Italia, Andrea Poggianti e il M5S di Empoli hanno criticato la scelta del sindaco di invitare lo scrittore francese.

“O l’intellettuale si ricrede o come Centrodestra ci opporremo alla presenza in pompa magna e sotto il vessillo del Comune di Empoli di uno che difese il terrorista comunista che uccise 4 italiani innocenti”, queste le parole del neofascista Poggianti. Il M5S ha addirittura avviato una raccolta firme per impedire che Pennac venga ad Empoli: “Un assassino con un carico di due condanne all’ergastolo non può averle scontate con 37 anni di latitanza in paesi che lo hanno ospitano, protetto e gli hanno dato pure la cittadinanza. Non è per vendetta, ma sia fatta giustizia e quindi proprio per questo prendiamo le distanze da chiunque dimostri, con più o meno sollecitudine e/o coinvolgimento, l’intenzione di chiedere per lui riduzioni di pena, ne prenda le difese oppure ne dimostri comprensione o empatia” scrivono nella loro lettera i M5S empolitani, “Non possiamo né vogliamo accogliere nella nostra città chi lo considera una vittima e che, quindi, lo vorrebbe libero” dicono riferendosi esplicitamente allo scrittore Daniel Pennac.

Ma come stanno effettivamente le cose? Daniel Pennac scrisse nel 2004 una lettera a Cesare Battisti che, dopo aver usufruito dello status di rifugiato politico, era stato arrestato dalle autorità francesi che avevano accolto le sollecitazioni del governo di destra in Italia (c’era Berlusconi e la Lega al governo, ndr). Decine di personalità della cultura e della politica francese scrissero un appello per la liberazione di Cesare Battisti. L’appello sortì effetto e Battisti riuscì a recarsi, come rifugiato politico, in Brasile, uno status che gli è stato riconosciuto fino all’insediamento di un presidente fascista dichiarato come Bolsonaro.

Anche se di questi tempi di inquietanti chiaroscuri (più i secondi che il primo purtroppo) la raccolta e l’esame delle informazioni non sembra appartenere al raziocinio, ci sforziamo di mettere i lettori in condizione di avere gli elementi che servono a dare giudizi di merito e non fanfaronate forcaiole. Atteggiamenti insopportabili e vergognosi come quelli che stiamo vedendo ad Empoli, e che combatteremo punto su punto, metro per metro, almeno finché le libertà democratiche consentiranno di farlo.

Qui di seguito la lettera scritta nel 2004 da Daniel Pennac a Cesare Battisti:

“Caro Cesare Battisti, non la conosco, non l’ho mai letta e certamente non l’avrei seguita nella sua giovanile partecipazione alla lotta armata. Questo mi lascia tanto più libero di dirle la vergogna che provo per ciò che il mio governo le sta facendo e che, attraverso di lei, minaccia, probabilmente altri rifugiati italiani. Il 10 luglio 1880, nove anni appena dopo la Comune di Parigi (insurrezione che fece più di 30.000 morti!), i condannati vennero graziati e amnistiati. Siamo nel 2004, i fatti che le vengono imputati (i più gravi dei quali non sono stati provati), risalgono a quasi trent’anni fa, e lei è di nuovo gettato in prigione, tradito dal paese (che le aveva garantito asilo), e consegnato a quello che le rifiuta il perdono. Come spiegare alle giovani generazioni una tale regressione del costume politico? E come far capire a coloro che ci governano, che agendo in tal modo essi creano il clima di disperazione che ha spinto alla lotta armata l’adolescente che lei era negli anni `70? Certo, i ministri passano e il sostegno che molti le stanno dimostrando durerà più a lungo dei nostri rispettivi governi; ma è una magra consolazione, se pensiamo a quale società può nascere da comportamenti in cui si può tradire la parola data da un capo di stato, e in cui la giustizia si apparenta alla vendetta – se non viene addirittura imbavagliata. Naturalmente, spero con tutto il cuore di sbagliarmi e che il mio governo, sensibile agli argomenti che gli sono stati presentati, resterà fedele alla garanzia di protezione che le è stata data. Coraggio dunque, sperando di vederla presto, libero.”

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