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mercoledì 30 gennaio 2019

Venezuela - Israele suibito con Guaidò, arabi spaccati su Maduro

di Michele Giorgio – il Manifesto

Nessuna sorpresa. Si può riassumere così l’atteggiamento dei paesi del Medio Oriente verso il tentativo di golpe che gli Usa e i suoi alleati stanno cercando di realizzare in Venezuela per abbattere il presidente Nicolas Maduro e sostituirlo con il suo avversario Juan Guaido. Lo scomparso Hugo Chavez era stato aperto sostenitore dei diritti dei palestinesi e critico delle politiche israeliane e di quelle statunitensi nella regione. E altrettanto si è mostrato Maduro. Non meraviglia che Israele, stretto alleato dell’Amministrazione Trump, si sia aggiunto subito alla lista di Stati che hanno riconosciuto Guaido presidente ad interim del Venezuela.

«Israele si unisce agli Stati Uniti, al Canada, alla maggior parte dei paesi latinoamericani ed europei nel riconoscere la nuova leadership in Venezuela», ha annunciato domenica il premier israeliano Netanyahu. Venezuela e Israele sono stati spesso ai ferri corti. Caracas ha condannato le offensive militari messe in atto dallo Stato ebraico, in particolare quelle del 2006 in Libano e del 2014 contro Gaza. E si è schierata contro le politiche di Washington e Tel Aviv nei confronti dell’Iran. Da qui l’immediata condanna del golpe in atto da parte di Tehran, alla quale si è aggiunta la Turchia di Erdogan, non certo per vicinanza ideologiche al chavismo ma a causa dei contrasti che ancora regnano nelle relazioni tra Ankara e Washington. Ieri Burhanettin Duran, editorialista del quotidiano turco filo governativo Daily Sabah, ha spiegato che Erdogan, primo leader al mondo a condannare la mossa di Guaido, non ha dimenticato che Maduro si schierò con lui e contro il tentato colpo di stato in Turchia del luglio 2016 mentre, ha aggiunto, gli Stati Uniti hanno avuto una linea ambigua.

Pieno appoggio a Maduro giunge dal movimento sciita libanese Hezbollah, alleato dell’Iran, che da anni guarda con simpatia al Venezuela. Il quotidiano di Beirut al Akhbar, vicino al fronte “8 Marzo”, lo schieramento di forze politiche capeggiato da Hezbollah, ha scritto che «I poveri del mondo arabo sostengono Maduro e il governo venezuelano contro i tentativi degli Stati Uniti di rovesciare la rivoluzione di quel paese perché vedono tanti punti in comune tra la situazione in Venezuela e ciò che sta accadendo in Medio Oriente». Il quotidiano libanese inoltre critica quella parte di sinistra occidentale che dimenticando di aver fallito in casa e di essere stata estromessa dal potere, ora accusa Chavez e Maduro di non essere stati in grado di costruire una economia produttiva per il loro paese.

Tacciono (per ora) ma dietro le quinte appoggiano Guaido le monarchie sunnite alleate degli Usa che, a differenza del Venezuela, godono agli occhi di Trump di un diritto all’immunità pur essendo lontane dall’idea di democrazia. Nei Territori occupati la popolazione, l’Olp e i partiti politici, inclusi Fatah e Hamas, si sono schierati con Maduro, ma l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen non ha ancora espresso una posizione chiara.

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