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mercoledì 23 gennaio 2019

Israele non esclude attacchi in Iraq

di Stefano Mauro

“In caso di attacco, Washington non interverrà in nessun caso, visto che Tel Aviv ha il pieno diritto di difendersi dalla minaccia iraniana”. Nel suo recente tour mediorientale il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha informato il primo ministro iracheno Adel Abdel Mahdi di un eventuale attacco israeliano contro le basi delle Hashed Shaabi (UMP o Unità di Mobilitazione Popolare a maggioranza sciita, ndr) nella provincia di Anbar e lungo il confine con la Siria.

Minacce che sono state accolte dal premier iracheno Mahdi con grande preoccupazione per le possibili ripercussioni in tutta l’area, visto il già non idilliaco rapporto con le truppe americane presenti ancora nel paese. La tensione, infatti, tra le UMP e le truppe di Washington è sempre alta a causa soprattutto delle continue accuse, da parte irachena, di “supporto e sostegno” alle cellule di Daesh presenti e attive lungo la zona di confine tra Iraq e Siria.

Riguardo al progressivo ritiro americano dall’Iraq, annunciato recentemente da Trump, uno dei principali esponenti delle UMP, Qassem Mosleh, ha dichiarato alla televisione al Masdar, che la presenza delle truppe di Washington è “aumentata nel paese e costituisce un ostacolo alle azioni militari delle UMP contro le milizie di Daesh ancora presenti nella regione di Anbar”. “Le forze americane, in concomitanza con le minacce israeliane di colpirci” – ha ribadito Mosleh – “mirano a sostenere e rafforzare Daesh nella regione con l’obiettivo di giustificare la presenza di Washington a tempo indeterminato nel nostro paese”.

Alle minacce di Pompeo, il premier Mahdi ha risposto che le Hashed Shaabi costituiscono “un’organizzazione militare ufficiale, sostenuta e finanziata dal parlamento iracheno”, nata con l’obiettivo, quasi raggiunto,  di liberare e difendere il paese dalla minaccia jihadista di Daesh, come avvenuto in questi anni.

Il fastidio, sia americano sia israeliano, sta soprattutto nel fatto che le UMP siano state create e formate nel 2014 dalla Brigata Al Quds del generale iraniano Suleimani, quando l’intero Iraq del nord era nelle mani delle milizie jihadiste di Al Baghdadi, e siano, quindi, una diretta emanazione di Teheran. Una delle principali formazioni all’interno delle Hashed è, infatti,  Harakat Al Nujaba (considerato l’Hezbollah iracheno) la cui principale missione è la lotta contro l’Isis, il terrorismo jihadista e la completa liberazione delle alture del Golan dalla presenza israeliana.

Molto meno diplomatica  la risposta di uno dei principali comandanti della UMP, Moin al Kazemi, che ieri in un’intervista rilasciata al canale  curdo Rudaw ha etichettato le minacce israeliane come uno “strumento per mettere sotto pressione il fragile governo del premier Mahdi” ed ha ribadito che “qualsiasi possibile attacco porterà a delle conseguenze in tutta l’area”.

“Israele non deve giocare con il fuoco” – ha concluso al Kazemi – “perché Tel Aviv sa bene che apparteniamo all’asse della Resistenza, insieme a siriani, libanesi e palestinesi, e che un possibile conflitto porterebbe all’apertura di più fronti contro il territorio israeliano lungo tutti quei territori occupati illegalmente in Palestina, Siria e Libano”.

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