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giovedì 31 gennaio 2019

Francia - Daspo contro le manifestazioni politiche


Ieri l’Assemblea Nazionale – uno dei due rami del parlamento d’Oltralpe, insieme al Senato – ha dato il suo consenso a due importanti provvedimenti, nell’ambito della discussione (che riprenderà venerdì sul terzo punto del “pacchetto” legislativo) sulla cosiddetta “legge anti-casseurs”.

La discussione si è svolta sulla traccia di una proposta promossa dal capogruppo di LR (forza politica d’opposizione di destra) all’indomani delle manifestazioni del primo maggio scorso, ma discussa in senato l’autunno scorso, prima dell’inizio della marea gialla il 17 novembre.

Sebbene l’esecutivo neghi che si tratti di una legge “ad hoc”, la proposta di metterla in discussione era stata preannunciata da Eduard Philippe, qualche settimana fa, con la ripresa vigorosa della partecipazione agli Atti di protesta del fine settimana dei GJ e l’emergere nell’opinione pubblica della questione delle violenze della polizia, tema imposto dai numerosi feriti gravi – tra cui un morto e numerosi stati comatosi – succedutesi negli ultimi mesi a causa delle armi non letali a disposizione delle forze dell’ordine francesi.

Le pallottole di gomma (ex-flash ball) LBD di 40 mm di diametro e letali se ricevute in un raggio 25 metri dal lancio, le granate dispersive e stordenti contenenti 25 grammi di TNT GLI-14 e una tipologia di bossoli di lacrimogeni con la testa metallica, sono le armi che hanno causato amputazioni, ferite gravi (con perdita della vista in alcuni casi e fratture gravi al viso) di cui l’ultimo episodio più mediatizzato è stato il ferimento di una delle figure più conosciute del movimento dei GJ sabato a Parigi, Jerome Rodrigues.

Sono 97 i feriti gravi recensiti fino a sabato. David Dufresne ha avviato una ricerca scrupolosa ed una denuncia puntuale (caso per caso) ripresa integralmente da Mediapart. Il giornalista ha sottolineato come la violenza abbia riguardato per la stragrande maggioranza dei casi “persone comuni” e non “militanti politici” come nel passato.

Un’inchiesta del giornale indipendente Reporterre riporta come in questi due mesi ci siano stati più ferimenti di quanti ne siano avvenuti in due anni!

Il governo, per voce del ministro dell’Interno Castaner, ma anche dello stesso presidente Macron, nega gli episodi di violenza poliziesca e allo stesso tempo pone il veto al bando di queste armi “intermedie” (secondo la definizione ufficiale) chieste dall’opposizione politica (LFI, PCF, NPA), sociale (i GJ), sindacale (CGT) e dalle associazioni come la Lega dei Diritti dell’Uomo.

Proprio la “Lega” e Amnesty International Francia avevano denunciato i giorni scorsi il carattere liberticida delle misure legislative che si sarebbero discusse, fortemente lesive di un diritto di manifestare, già messo fortemente in discussione durante il periodo della promulgazione dell'”Etat d’Urgence” successivo agli attentati del 2015, in cui – come riporta Amnesty – a 700 persone era stato impedito di manifestare per volontà dei prefetti, grazie al potere concessagli dal regime dello stato d’eccezione che ha di fatto lasciato profonde tracce nella società francese post-Bataclan.

Andiamo con ordine, e per comprendere il clima citiamo il ministro dell’interno C. Castaner, che ha parlato di provvedimenti presi contro “brutes” con “sete di chaos”, dalle due alle trecento persone!

Tre sono i punti principali, di cui due discussi e “conclusi” da martedì: le misure prefettizie di diffida dalle manifestazioni politiche – mutuate dai precedenti ordinamenti legislativi in termini di tifo organizzato – l’introduzione del travisamento (totale o parziale) come reato penale e terzo (che sarà discusso venerdì) la possibilità di far pagare ai manifestanti i danneggiamenti prodotti.

Una proposta di legge composta da 8 articoli, a cui sono stati proposti 263 emendamenti, alcuni dei quali da parte di alcuni deputati della stessa maggioranza (LERM e MoDem).

Sul primo punto è stata scartata l’ipotesi che la diffida sia data solo in caso di una condanna precedente per reati correlati allo svolgimento di atti violenti durante le manifestazioni. Il prefetto potrà interdire la partecipazione alla manifestazione arbitrariamente – come nell’ “Etat d’urgence” – in caso giudichi che la presenza di quell’individuo “costituisca una minaccia di particolare gravità per l’ordine pubblico”.

L’infrazione della diffida, della durata minima di un mese, su tutto il territorio nazionale comporterebbe sei mesi di carcere ed una multa di 7500 Euro.

Verrà creato uno schedario che affiancherà quello attuale per le persone ricercate – l’FPR – le cui tracce decaderanno ad un mese dalla diffida, qualora non sussista “pericolo”. In questo modo il daspo verrà dato non più, come prevedeva la legge, in caso di condanna penale, come è stato il caso di numerosi GJ condannati di fatto, il più delle volte, senza che venisse loro contestato alcun reato specifico, se non la partecipazione ad una manifestazione.

“È una deriva completa. Si è tornati al regime di Vichy”, ha tuonato durante il dibattito in Assemblea Nazionale Charles De Courson, dell’Unione Democratici e Indipendenti, in un acceso scontro con Michel Fauvergue, ex-direttore dell’unità d’intervento della polizia nazionale (RAID), ora deputato delle file di En Marche e grande sostenitore della legge.

Se non è stato introdotto un vero “perimetro di protezione” attorno alle zone teatro delle manifestazioni, mutuando il dispostivo da Euro 2016 di calcio, sarà possibile comunque perquisire veicoli ed effetti personali fino a 24 ore prima dell'evento, e non è affatto chiaro cosa potrà essere ritenuto “un’arma”.

Ora per le manifestazioni parigine, grazie ad una interpretazione estesa di una legge contro la criminalità giovanile – in realtà tesa a impedire ai banlieusards di recarsi in centro – è già possibile farlo; e quindi di fatto si fa diventare dispositivo legislativo (estendendolo oltre la capitale) una pratica di controllo preventivo che ha limitato la libertà di manifestare.

Altro punto essenziale è l’introduzione del reato penale di “travisamento totale e parziale” – un anno di prigione e 15000 Euro di multa – che dà la possibilità di fermare per interrogare e di mettere in “guarde à vue” chi viene colto travisato. La legge ritiene “travisamento” anche l’indossare elementari dispositivi protettivi che limitano gli effetti delle “armi non letali” o il getto di acqua ad alta pressione tramite l’uso degli idranti. Le persone fermate dovranno “provare che avevano un buon motivo per essere mascherati”.

La discussione terminerà probabilmente martedì 5 febbraio, giorno dello sciopero generale, e poi riprenderà a metà marzo dopo la riformulazione complessiva del testo legislativo. Poi verrà affrontato lo scoglio della costituzionalità di tale pacchetto e quello ipotetico della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Intanto in Francia lo stato di eccezione permanente diviene sempre più la regola. Non denunciarlo è una complicità come quella su cui si interrogava il protagonista del romanzo di Tabucchi: “Sostiene Pereira”. Pereira, non chiuse gli occhi di fronte al Salazarismo, mentre buona parte dei media nostrani non stanno davvero facendo lo stesso rispetto ai crimini del macronismo.

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