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lunedì 28 gennaio 2019

Dall’Atto XI allo sciopero generale

L’atto undici di sabato 26 gennaio ha dimostrato la capacità di tenuta del movimento in Francia, mentre la marcia filo-macronista svoltasi domenica a Parigi dei “foulards rouges” (poco più di diecimila persone) si è dimostrata un flop, se doveva rappresentare la maggioranza silenziosa d’Oltralpe.

Anche questo sabato, la repressione poliziesca ha colpito duro soprattutto a Parigi, dove i partecipanti a ciò che doveva essere la “nuit jaune” annunciata da Eric Drouet sono stati violentemente sgomberati, svuotando completamente Place de la Republique dalle sette e mezzo di sera, con uso di granate, lacrimogeni e idranti appeno due ore dopo il concentramento.

Quella che doveva essere “la più grande rotatoria di Francia”, dove sono confluite migliaia di persone dopo i cortei svoltesi nella capitale, sul modello dei presidi dei GJ sorti dal 17 novembre su tutto l’Esagono ed in continuità con le Nuit Debut organizzate contro la “lois travaille” durante il governo Hollande è stata preventivamente annichilita con una azione di forza: “ci sono più sbirri che manifestanti” ha dichiarato un manifestante, “ci vediamo la settimana prossima”.

Nel pomeriggio, uno delle figure di spicco del movimento, J. Rodriguez è stato centrato in volto alla Bastille e rischia di perdere la vista a causa di un proiettile di “arma non letale” che ha mietuto dall’inizio delle proteste, un numero impressionante di feriti gravi (ed un morto), e di cui l’opposizione politico sociale chiede l’abolizione, tra cui la CGT e la Ligue des Droits de l’Homme.

Sempre nel pomeriggio il corteo del NPA – organizzazione della sinistra radicale organica alle mobilitazioni – a Parigi è stato attaccato ripetutamente dal gruppo neo-nazista degli “zouaves” che vestivano dei GJ.

L’NPA e la France Insoumise, insieme ad una buona parte dei GJ – come ha dimostrato l'“assemblea delle assemblee” di Commercy – si è schierata con forza per la partecipazione allo sciopero del 5 febbraio proclamato dalla CGT, e ha appoggiato l’idea venuta da più esponenti dei GJ – tra cui Eric Drouet e “Fly Rider” – di trasformarlo in “sciopero generale indeterminato”.

I numeri della mobilitazione di sabato, sono stati, soprattutto nelle realtà fuori dalla capitale gli stessi di quello precedente, in alcuni casi “le marce per il clima” e i GJ hanno sfilato assieme, in altre le giacche flou e quelle rosse del sindacato, come a Marsiglia hanno manifestato insieme.

Questa settimana inizierà la discussione sulla cosiddetta “Lois Anti-casseur”, ripresa da una proposta di legge del capo-gruppo di LR al Senato discussa lo scorso autunno, che restringe fortemente il diritto di manifestazione, mutuando le formule della “diffida” dai provvedimenti contro il “tifo organizzato”, introducendo il reato penale per il travisamento – che ora prevede una sanzione – e introducendo pene pecuniarie per i danneggiamenti.

La leader del RN (ex-FN), Marine Le Pen, ha annunciato che voterà favorevolmente a questo provvedimento, di fatto legittimando l’ennesima torsione autoritaria che fino ad ora si è sviluppata impedendo preventivamente la partecipazione alle mobilitazioni – in particolare a Parigi – nei numerosissimi fermi per interrogatori e “guarde à vue” e comminando pesanti condanne, spesso per reati d’opinione o per una sorta di “compartecipazione psichica” al di là delle condotte individuali.

I GJ chiedono sempre più a gran voce l’amnistia per i reati commessi durante le mobilitazioni e la liberazione dei propri compagni incarcerati, oltre alla cessazioni delle violenze poliziesche e l’abolizione dei vari dispositivi "non letali" (granate stordenti e dispersive, LBD cioè proiettili di gomma e alcune tipologie di lacrimogeni). Anche questo sabato negli epicentri delle mobilitazioni come Tolosa, Bordeaux, Marsiglia, Lione, Caen, Rouen, per non citarne che alcuni, così come nei centri minori (Avignone, Tours, Nimes, Ales, Bencançon, ecc.), migliaia di persone hanno sfilato, meno di 70.000 cioè in leggero calo per le cifre governative che avevano stimato la partecipazione della settimana scorsa attorno alle 84 mila.

Come sempre la stampa locale con propri operatori sul campo e i media più indipendenti, oltre alle numerose fonte di informazione diretta create dal movimento danno cifre più elevate. Il “Grand Debat” voluto da Emmanuel Macron e la costituzione di liste GJ – aspramente criticate anche dalle figure di spicco del movimento – non hanno minimamente intaccato la capacità di mobilitazione, ed il movimento tenta di strutturarsi maggiormente a livello regionale appoggiandosi alle assemblee generali cittadine che ormai accompagnano stabilmente i presidi alle rotatorie e nei terreni messi a disposizione da singoli cittadini.

Lo sciopero generale, sarà in ogni caso un momento cruciale che potrebbe fare cambiare ulteriormente ordine di grandezza al maggior movimento di rottura prodottosi negli ultimi anni su tutto il continente ed un “inedito” nella storia politica francese contemporanea.

Tenendo conto delle posizioni filo-golpiste esposte Macron nei confronti della situazione venezuelana, ci auguriamo con tutto il cuore che si realizzi il punto che accomuna il vasto fronte di lotta francese: la sue dimissioni. E aggiungiamo noi, che il macronismo si dissolva per sempre come un peto nell’universo cosmico.

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