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martedì 29 gennaio 2019

Salvini ci ripensa: “non fatemi processare per la Diciotti”

I dintorni di Palazzo Chigi, in questi giorni, stanno diventando pericolosi. Da lì dentro piove di tutto...

La richiesta di autorizzazione a procedere, avanzata dal Tribunale dei ministri, contro Matteo Salvini per il caso della nave militare Diciotti – bloccata per sei giorni sul molo, senza far scendere né naufraghi né l’equipaggio (marinai militari italiani, mica scafisti...) – sta prendendo una piega diversa da quella immaginata nei primi giorni.

Lì per lì molti commentatori l’avevano presa come un “favore fatto a Salvini”, che avrebbe ingigantito la sua capacità di fare la vittima mentre sta “facendo gli interessi degli italiani”. E lo stesso ministro dell’interno ci aveva creduto, tanto da dire sprezzante “non chiedo l’immunità parlamentare” (da senatore eletto in Calabria).

Sulla base di questa valutazione, anche gli alleati pentastellati avevano anticipato un voto favorevole in Giunta autorizzazioni a procedere, certi di non fare un dispetto all’irascibile alleato e, contemporaneamente, di presentarsi come “coerenti” davanti alla propria – e scossa – base elettorale.

Ieri, invece, il ministro ha inviato una lettera ufficiale chiedendo alla Giunta di negare l’autorizzazione. Secondo lui “il processo non va fatto” perché “ai sensi dell’articolo 9, comma terzo, della legge costituzionale n. 1/1989, il Senato nega l’autorizzazione «ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo».”

La Giunta dovrebbe perciò decidere se le decisioni di Salvini a proposito della Diciotti siano o no riconducibili in quell’ambito di discrezionalità puramente politica.

E’ evidente che, leggendo bene le carte inviate dal Tribunale dei ministri, gli avvocati di Salvini abbiano capito di non poter essere totalmente certi dell’assoluzione e quindi abbiano consigliato una linea d’azione meno spavalda. Nei passi formali, almeno...

Tradotto: chiedi che sia fatta valere l’immunità e mettiti al sicuro (prudenza), ma sbraita pure quanto vuoi sul piano della comunicazione politica.

La marcia indietro ha messo nei guai i Cinque Stelle, che a questo punto non possono più votare perché il loro alleato vada a processo, rischiando una condanna. E quindi sono stati costretti per la milionesima volta a giravoltare rispetto ai propri “principi sacri”. “Dopo le ultime posizioni di Salvini, le condizioni sono cambiate: nel Movimento 5 Stelle esiste una prassi, si vota sì all’autorizzazione a procedere. Ma quella della Diciotti è stata una decisione collegiale che ha investito tutto il Governo”, aveva commentato un imbarazzatissimo Emilio Carelli durante un talk show su Sky.

E a stretto giro è arrivato il soccorso governativo, con il povero Toninelli immolato sulla linea: “Io sono come ministro dei Trasporti responsabile della navigazione, fino all’attracco. Salvini è responsabile della sicurezza sulla terra ferma. Sulla Diciotti la decisione l'abbiamo presa insieme, io, lui, il presidente del Consiglio e tutto il Governo del Parlamento. Se processano Salvini devono processare anche me e tutto il Governo. Se vogliono farlo diventare un processo al Governo ci siamo tutti”.

I rapporti tra potere politico e magistratura non sono mai stati idilliaci, ma che il “governo del cambiamento” sia obbligato a fare esattamente come tutti quelli precedenti, beh... è un fatto politicamente serio. Di quelli che in varia misura si pagano alle elezioni... Come avevamo scritto qualche settimana fa, “Sui migranti Salvini ha costruito in poco tempo la sua personale fortuna. Sui migranti può perderla”.

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