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martedì 29 gennaio 2019

L’ autonomia differenziata: come sempre, prima il Nord!

In questi anni di crisi la coperta si è fatta corta, le risorse scarseggiano e per competere con le altre potenze mondiali l’UE ha bisogno di mercati in cui i prodotti possono essere venduti senza concorrenza, per far sopravvivere il sogno degli Stati Uniti d’Europa fondati sul commercio del carbone e dell’acciaio c’è bisogno dei PIIGS.

I maiali come li definisce l’economia occidentale altro non sono che Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna; ma anche tra i maiali non è che tutti se la passino alla grande. Durante la crisi del 2008 alcune riviste che trattano di materie economiche intravedevano nell’unità d’Italia il problema dello sviluppo delle regioni del nord. Senza il sud, qualcuno sosteneva, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna potrebbero avere i tassi di crescita dell’Austria o della Germania. Quindi la soluzione per le destre e i liberali in Europa sarebbe stata quella di buttare a mare i Piigs e salvarsi. Niente di più falso!

Non solo perché diversi studi economici hanno dimostrato che gli sprechi al sud non sono molto differenti da quelli che ci sono nelle regioni del nord (https://goo.gl/VBLuQj9) ma senza la possibilità di avere un mercato in cui vendere le merci senza concorrenza il sogno europeo morirebbe domani stesso. Cosi come gli USA utilizzano alcuni stati sud americani per vendere la propria sovrapproduzione, scippando di fatto le materie prime che questi paesi hanno, per poi rivenderle trasformate sotto forma di beni, ed impedendo con una serie di dazi e accordi che gli stessi paesi latino americani sviluppino una loro industria locale.

Cosi anche in UE e con modalità simili in Italia, le “locomotive” del nord possono contare sul “carbone” che proviene dal mezzogiorno. Mano d’opera altamente qualificata a basso costo, lo SVIMEZ ha calcolato che negli ultimi 10 anni sono emigrati da sud verso nord oltre 200.000 laureati, per un costo in termini di diritto allo studio e formazione di quasi 30 miliardi (https://goo.gl/wMZxTc); un mercato di riserva in cui le merci possono essere buttate senza la minima possibilità di competere, 7 prodotti su 10 che vengono acquistati dai meridionali provengono da aziende che hanno la sede legale al nord, nessuna banca che possa finanziare un ipotetico sviluppo industriale delle imprese meridionali.

A questo si unisce il fatto che negli ultimi 20 anni le risorse messe a disposizione delle regione e dei comuni meridionali sono tagliate drasticamente, solo il comune di Napoli ha subito un taglio dei finanziamenti dallo stato centrale pari a 100 milioni di euro l’anno.

Con la riforma del Titolo V della Costituzione la parola mezzogiorno è scomparsa dal testo, per lasciare il posto a quella dell’autonomia. Non che sia contrario ad una maggiore autonomia degli enti locali, anzi credo che si debba ragionare spingendo in quella direzione, ma cosi come si sta facendo in questi anni il risultato è semplicemente quello di dare l’autonomia di operare in un contesto nazionale ad alcune regioni (quelle più ricche) che però possono decidere in ogni momento le regole del gioco in base alle proprie esigenze.

Come ad esempio il meccanismo di premialità dei comuni virtuosi; è chiaro che in un contesto di forte squilibrio come quello italiano, dove il 70% dei comuni in predissesto o dissesto sono meridionali, premiare i comuni cosiddetti virtuosi equivale a dire che chi è più ricco lo sarà sempre di più e chi è povero continuerà ad esserlo. Questo a discapito dei cittadini meridionali, che se anche avessero dei pessimi amministratori,una volta cambiati democraticamente attraverso le elezioni, dovrebbero comunque pagare i danni delle gestioni precedenti neanche a produrre disastri fossero stati loro.

Ovviamente esiste un partito che ha incarnato al massimo questo mantra, la Lega Nord, ma pensare che sia un affare dei soli leghisti è un profondo errore. In Italia esiste un partito del nord, che si muove trasversalmente da destra a sinistra, che occupa posti di potere e che fa muro ogni qual volta c’è da decidere su come spostare le risorse nel paese. Gli esempi possono essere molti a partire dalle delocalizzazioni, che hanno sempre visto penalizzati i siti industriali meridionali rispetto a quelli settentrionali delle stesse compagnie o la riforma della scuola e dell’università voluta nel 2008 dalla ministra Gelmini e mai toccata dai governi che si sono succeduti negli anni. Il risultato ? Le università d’eccellenza del nord ricevono sempre più finanziamenti pubblici a scapito di quelle del sud, in Veneto le borse di studio raggiungono i 9000 al mese mentre in Campania siamo intorno ai 3000 euro.

Questo processo durato decenni ora sta vedendo la chiusura del cerchio, il sogno di Bossi, Borghezio e Calderoli sta per realizzarsi: con l’accordo sull’autonomia differenziata la Lega ha compiuto il suo progetto politico per il quale era nata.

Nonostante Salvini abbia cambiato nome e slogan al partito, mentre si parla di immigrati e sicurezza, sparando frasi ad effetto per provocare indignazione e polarizzare il dibattito politico, nelle stanze dei bottoni si preparano le procedure per una mossa tutta a favore delle regioni settentrionali.

Chiamarla secessione è quanto mai errato, perché l’obiettivo della 3 regioni del nord non è quello di essere indipendenti, sarebbe troppo nobile per la ruberia che invece questi signori stanno mettendo in campo.

Il punto, a cui ambiscono Salvini, Zaia and company, è poter tenere per se stessi tutte le risorse che vogliono ma continuare ad agire all’interno di una mercato nazionale. In poche parole vogliono la possibilità di gestire in autonomia i propri servizi, la propria tassazione e allo stesso tempo avere la possibilità di continuare a vendere sul mercato nazionale i prodotti delle proprie industrie, magari bloccando la possibilità di far muovere la forza lavoro a meno che non sia l’economia del nord a chiederlo.

Qui non si tratta di essere contro o a favore rispetto ad un processo federalista, il punto è davvero un altro.

In questi anni per giustificare quest’operazione nei confronti dell’opinione pubblica si è utilizzato il metodo della disinformazione, per anni ci siamo sentiti dire che il sud è la patria dello spreco, che i meridionali sono tutti furbetti, a cui piace il divano e che poco sopportano sapone e lavoro.

Soprattutto negli ultimi anni, venuto meno il ruolo degli stati nazione all’interno del contesto europeo, il mantra è stato che ognuno deve pensare a se per la propria crescita e che quindi se nel nord pagano più tasse è giusto che queste tasse restino sui territori.

Questa operazione propagandistica si sostiene su due menzogne: la prima è che le regioni del nord pagano più tasse, ovviamente è falso! In Italia la tassazione (esclusa quella su base regionale o comunale) si paga in base al proprio reddito non rispetto al luogo in cui si risiede, è una tassazione procapite. Quindi al massimo bisognerebbe chiedersi come mai in alcune regioni esiste una concentrazione di reddito alto maggiore rispetto alle altre, basti pensare che la media dei salari in Lombardia è di 35.000 euro procapite il doppio di quella della Campania con 18.000 euro. La seconda omissione è che per far salire le statistiche del Pil e dire che il 40% della ricchezza di concentra in Lombardia, Veneto e Emilia si utilizzano misurazioni quanto meno discutibili. Ad esempio potremmo citare le compagnie petrolifere dell’Eni che estraggono e lavorano petrolio in Basilicata e Sicilia ma hanno sede legale al nord quindi vanno ad ingrossare il Pil di quelle regioni.

Per citare solo l’ultimo caso: il Caffè Borbone, praticamente un prodotto presente in tutte le case dei napoletani, ma che è stato acquisito da una Holding milanese e da qualche mese ha la sua sede legale in Lombardia. Vuol dire che i soldi dei napoletani, i loro acquisti, vanno ad ingrossare ancora una volta il Pil di un’altra regione. Questo vale per Impregilo, Tangenziale Spa ecc. ecc.

Per questo è fondamentale lottare contro questo tipo di autonomia differenziata, perché se il patto repubblicano è morto e qualcuno ha intenzione di cambiare le regole del gioco a proprio favore, bisogna fare in modo che questa ulteriore rapina non avvenga. Se ci deve essere la secessione che ci sia, che le regioni del nord vadano per conto loro, lasciando però le risorse sui nostri territori, smettendo di utilizzare il sud come una colonia interna.

E’ troppo presto per sognare una meridione libero dal ricatto delle fonti fossili, che costruisca un mercato unico con il resto dei popoli del mediterraneo, mettendo fino alle tante morti che vediamo ogni giorno nei nostri mari.

Intanto bisogna evitare che Lombardia, Veneto e Emilia Romagna si tengano 50 miliardi di gettito fiscale solo per loro, mettendo in ginocchio i servizi essenziali al sud nei prossimi anni.

Bisogna spiegare alle persone che se la sanità non funziona, non ci sono i pullman, gli asili chiudono e per curarti devi fare migliaia di km non è solo colpa di qualche cattivo amministratore.

Ricordare a tutti e tutte che il partito del nord è ancora vivo e vegeto, che il suo Capitano sta operando in pieno accordo con i suoi tirapiedi, buttando fumo negli occhi con la storia dei porti chiusi e mentre tutti sono distratti si lascia ancora una volta il sud in ginocchio.

Intanto però una piccola cosa la possiamo fare tutti, provare a comprare prodotti locali a km zero, fare in modo che ogni centesimo di denaro pubblico venga speso sui territori è il modo più rapido per mettere le basi per un futuro in queste terre.

Specialmente gli euro che arriveranno per il reddito di cittadinanza, bisogna fare in modo che non diventino un ulteriore regalo alle imprese del nord e ai politici che foraggiano, mentre ci accusano di essere dei fannulloni amanti del divano e della pacchia. Sono pronti a venderci di tutto per rapinare ancora una volta la nostra gente lasciando solo il deserto alle nostre spalle.

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