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giovedì 31 gennaio 2019

La CUP catalana con il Venezuela bolivariano

Anche in Catalunya vale l’efficace affermazione secondo la quale “sul Venezuela ci si unisce e ci si divide”: mentre il presidente del consiglio spagnolo, il segretario del PSOE Pedro Sanchez, fa proprio l’ultimatum dell’UE a Maduro, la Candidatura d’Unitat Popular (CUP) esprime il suo deciso sostegno alla repubblica bolivariana. A fianco delle classi subalterne e dei popoli impegnati nella costruzione di un’alternativa, la CUP denuncia i progetti delle élite politico finanziarie, si tratti di quelle europee o americane. E invita a manifestare il sostegno al Venzuela di Maduro: gli anticapitalisti e indipendentisti si confermano il soggetto politico catalano che più ha scommesso sulla rottura della catena di comando che unisce Barcellona a Madrid e ai centri di potere targati UE o USA. Una scommessa resa più evidente anche dalla decisione di non partecipare elle prossime elezioni europee, motivata dal rifiuto di rendersi complici di istituzioni definite capitaliste e imperialiste, dedite tra l’altro al razzismo istituzionale, per le quali non passa il processo di liberazione nazionale e che secondo l’ex diputata Mireia Boya rappresentano quanto di più lontano dalla formazione catalana. Rifiutando la cornice dell’UE, la CUP ripropone l’internazionalismo e l’alleanza con le forze politiche e i movimenti che lavorano dal basso per la rottura degli equilibri esistenti. E ribadisce il suo sostegno al Venezuela bolivariano, come si legge nel comunicato di alcuni giorni fa, tradotto qui di seguito.

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Difendiamo la sovranità popolare! I Països Catalans con il Venezuela!

Ieri, 23 gennaio 2019, il popolo del Venezuela ha sofferto un duro colpo alla propria sovranità. Ieri, 23 gennaio 2019, il presidente del Parlamento Juan Guaidó si è autoproclamato presidente anche del potere esecutivo facendo un colpo di stato e delegittimando quello che il popolo venezuelano aveva deciso e confermato nell’urna: l’unico presidente è Nicolàs Maduro.

Come sinistra indipendentista rifiutiamo questa violazione della sovranità del popolo venezuelano e ne denunciamo quale principale responsable gli Stati Uniti. Critichiamo frontalmente qualsiasi ingerenza esterna nella vita politica di un popolo libero e sovrano e invitiamo a partecipare a tutte le mobilitazioni convocate d’ora in avanti per sostenere esplicitamente il legittimo governo del Venezuela.

Rispetto per il Venezuela!

Sulla sovranità popolare e la legittimità democratica.

Il 20 maggio 2018 il Venezuela ha celebrato le elezioni presidenziali in un contesto di tensione politica in cui una parte dell’opposizione ha deciso di fare appello all’astensione e di non presentarsi alle elezioni, con l’obbiettivo di delegittimare il processo elettorale, cosí come aveva già fatto in precedenza. Si è trattato di un contesto segnato anche dalla violenza contro le istituzioni e dall’ingerenza esterna della Colombia, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

Nonostante questo contesto, le elezioni hanno fatto registrare una partecipazione del 46,07% e un sostegno al presidente Maduro del 67,8% (che rappresenta il 31,7% del censo elettorale). Vi hanno partecipato 16 partiti, mentre 3 hanno deciso di non farlo, considerando illegittimo il processo elettorale (nonostante fosse stato anticipato proprio su richiesta dell’opposizione).

Le elezioni sono state monitorate da 150 osservatori, 14 commisssioni elettorali provenienti da otto paesi diversi, due missioni elettorali specifiche, 18 giornalisti internazionali, un europarlamentare e una delegazione tecnico-elettorale della Centrale Elettorale Russa.

Il sistema elettorale è stato lo stesso con il quale si svosero le elezioni del 2015, certificato dalla Fondazione Jimmy Carter come un sistema pulito e assolutamente garantista, con il quale era risultata vincente l’opposizione. Opposizione che ora giudica illegittimo lo stesso sistema elettorale, calpestando la sovranità del popolo del Venezuela. Nessun candidato che partecipò al processo elettorale (del 2015) ne impugnò i risultati.

Oltre a queste elezioni, se ne sono celebrate altre di carattere locale vinte dai candidati delle organizzazioni socialiste, cosicché sono nati nuovi Consigli Comunali mentre altri si sono consolidati come spazi di democrazia diretta e participativa. Spazi costruiti a partire dalla base, che rafforzano la sovranità popolare e fanno avanzare il progetto bolivariano.

Sulle ingerenze esterne e gli interessi geostrategici e ideologici.

Solo 17 minuti dopo questo attacco alla democrazia, il presidente degli Stati Uniti ha esplicitato il suo riconoscimento di Juan Guaidó come presidente ad interim. Lo hanno seguito il Canada, la Colombia, l’Argentina, il Brasile e il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk.

La rapida reazione mostra in modo nitido la relazione diretta tra questi stati, e specialmente tra gli Stati Uniti e l’opposizione di destra, che ha sempre goduto del loro sostegno politico e economico. Si tratta di un ulteriore esempio dei piani della potenza americana nel continente, che hanno già influenzato i cambiamenti in altri paesi: con Sebastián Piñera in Cile, Iván Duque in Colombia, Mauricio Macri in Aregntina e recentemente Jair Bolsonaro in Brasile. Un continente in mano all’estrema destra alleata della spoliazione, dell’imperialismo, del neoliberalismo e della repressione.

Allo stesso modo nello stato spagnolo il Partido Popular, Ciudadanos e Vox hanno tardato pochi minuti a dare il loro sostegno e a richiedere il riconoscimento ufficiale ed esplicito di Juan Guaidó. Gli stessi partiti che negano i diritti politici e sociali di tutto un popolo, che calpestano la sovranità popolare e la democrazia, sostengono i colpi di stato, come fecero anche nel 2002 nel caso di quello fallito proprio in Venzuela.

Questi appoggi hanno una chiara spiegazione geostrategica: il Venzuela è il paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo e un alleato per gli interessi in America Latina sia della Russia, paese con cui negoziava proprio quest’anno l’apertura di una base militare nel Caribe, che della Cina, che a settembre gli ha concesso un prestito di 5.000 milioni di dollari per far fronte alla situazione di embargo economico e finanziario internazionale nel quale si trovava. L’intenzione di Donald Trump di spingere il Venezuela in un conflitto civile ci fa pensare in un altro modello di Guerra Fredda diretto contro la Russia e la Cina, in una nuova tappa internazionale.

Dall’altra parte Bolivia, Cuba, Uruguay e Messico hanno chiaramente preso posizione a fianco di Maduro, coscienti di ciò che può significare questa minaccia per i loro rispettivi paesi e per il progetto politico della costruzione di una alternativa nel continente e nel mondo. Come ha detto Pasqualina Curcio, Dottoressa in Scienze Politiche dell’Università Simón Bolívar: “La strategia è chiara, ripetere mille volte la menzogna per trasormarla in verità e distruggere qualsiasi alternativa che si opponga all’imperialismo. Bisogna smontare la menzogna. È illegittimo ed è un vero e proprio tentativo di usurpazione il fatto che alcuni settori dell’opposizione pretendano vivere del sostegno straniero dei governi imperialisti per poter esercitare una autorità che né il popolo né la Costituzione gli attribuisce”.

Ripetiamo mille volte queste verità.

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